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di Antonio Nicoletta


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I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
Boicotta i treni, causa danno!

 

11 Settembre 2005 - Avevo già il sospetto, peraltro a suo tempo espresso in una serie di miei articoli, che il catastrofismo propagandato da  alcune centrali ecologico-terroristiche fosse fondato su alcune fandonie di facile presa sul pubblico.

La pubblicazione che nel 1972 fu sponsorizzata dal Club di Roma sotto il titolo «I limiti dello sviluppo», e tradotta in venti lingue e che è “madre di tutti i terrorismi” (e di tutte le fandonie, aggiungerei) riporta alcune deduzioni, o previsioni di cui voglio ricordare le seguenti:  l’oro sarebbe finito entro il 1981, lo zinco entro il 1990, il petrolio entro il 1992, il piombo, il rame e il metano entro il 1993. A questa seguì nel 1980 la gemma del presidente Carter, sponsor di un rapporto che annunziava come entro il 2000 il mondo sarebbe precipitato nella carestia, avrebbe assistito all’esaurimento delle risorse naturali ed all’esplosione delle nascite. La numerosa congerie di argomenti terroristici sfornati dalle centrali ecologistiche, di volta in volta cavalcati e poi abbandonati o per mancato verificarsi o perché passati di moda o addirittura per noia o palese futilità, è talmente rilevante, a parte qualche eccezione fondata,da rasentare il ridicolo: biodiversità a rischio, buco nell'ozono, clonazione, contaminazione falde acquifere, deglaciazione, desertificazione, dissesto idrogeologico, distruzione ecosistemi, effetto serra, el Niño, erosione delle coste, farine animali, fumo passivo, innalzamento dei mari, inquinamento  elettromagnetico, surriscaldamento del globo, virus polli, cementificazione, deforestazione, etc.

In conclusione un ammasso di punti eterogenei di cui ben pochi scientificamente fondati e quindi degni di attenzione e molti semplicemente legati all'emozione del momento o alla fisiologica e millenaria evoluzione del globo terrestre e ai relativi assestamenti. In tema di cementificazione, per esempio, va rilevato che essa coinvolge soltanto lo 0.35 per cento della superficie del pianeta. Per quanto riguarda poi la deforestazione va ricordato che la stessa è bilanciata da un'operazione opposta, la riforestazione, sempre dolosamente ignorata dagli ecologisti. Ancora un volta mi chiedo: Cui prodest ? Oramai sono centinaia le organizzazioni ambientalistiche (alimentate da chi?) abbondantemente foraggiate che hanno denunciato redditi milionari in dollari, con patrimoni che talvolta vanno oltre i 3 miliardi (sempre di dollari).

Questi allarmi ci hanno privato e continuano a privarci di risorse che smettono di diventare tali quando la loro presenza sul mercato cozza o ostacola la produzione e commercializzazione di succedanei, frutto delle attività di multinazionali, che mercè politici conniventi riescono a far vietare per legge prodotti che hanno il solo torto di non avere sponsor potenti.

L’amianto, per esempio, è un minerale che è praticamente gratis, ha un ruolo pressocchè infinito in innumerevoli applicazioni, ma ha il torto di bloccare il mercato di prodotti ottenuti industrialmente, molto più costosi, e di applicazione specialistica e differenziata.

Il DDT fu dichiarato cancerogeno in prossimità della data di scadenza del suo brevetto d’uso, precludendo così la commercializzazione aperta alla concorrenza e consentendo il monopolio di insetticidi di nuova generazioni a loro volta posti sotto brevetto.

La canapa, fiore all’occhiello di agricolture fondamentali in tante economie agricole, fornitrice di canapi, teli, vele, e tale da comparire, fra l’altro, sul francobollo che rappresentava l’attività dell’Emilia Romagna nella serie “Italia al lavoro” è stata posta all’indice come droga, quando l’alcol che da essa si ricavava e che veniva usato come carburante nelle prime auto, diede fastidio ai magnati del petrolio americani che avevano scoperto che nel loro prodotto era presente un nuovo possibile carburante, la benzina.

E si potrebbe continuare a citare innumerevoli altri esempi in campi anche non squisitamente ecologici.

Un certo numero di articoli e libri ha recentemente fatto la sua comparsa e fra questi vorrei citare “Gli affari del terrorismo ecologico- di Sergio Travaglia” ed il libro di Michael Crichton «Stato di paura», che contesta sostanzialmente le tesi catastrofiche degli ambientalisti.

Crichton dice che i poteri forti al governo hanno bisogno, per esercitare con sicurezza il loro potere, di instillare nei sudditi uno «stato di paura» che «sterilizzi» la capacità di pensare e di creare quindi grattacapi ai governanti. Eglicircoscrive la sua analisi a tempi assolutamente moderni e localizza nella caduta del muro di Berlino (1989) l'inizio del moderno «stato di paura». Con la caduta del muro, la paura reciproca e paralizzante del blocco occidentale e orientale era venuta a cadere e, con essa, la fine della minaccia nucleare e la gente tornava libera di pensare. Fu allora che i poteri forti negli Usa avvertirono il «vuoto di paura» che si andava creando e lanciarono nella mischia il missile dell'ambientalismo terroristico.

A questi aggiungiamo quanto, secondo gli studiosi riuniti a Erice per i Seminari internazionali sulle Emergenze Planetarie, e riportato da Antonio Zichichi, presidente dei Seminari, viene espresso di fronte alla prospettiva che le riserve di petrolio non saranno più sufficienti a soddisfare la crescente domanda di energia, per buona parte degli scienziati l'unico rimedio é quello che gli italiani hanno bandito da anni: il nucleare. La strada da ripercorre, ''tenendo conto che l'energia alternativa, a volere essere ottimisti, riesce a coprire appena il 10% del fabbisogno mondiale “. Anche se non esistono dati concreti sulle scorte di petrolio, molti scienziati concordano nell'affermare che tra 50 anni cominceranno i primi segnali negativi e che entro i prossimi 100 anni si potrebbe, addirittura, arrivare all'esaurimento. ''Oggi é possibile costruire reattori sicurissimi a patto che si eseguano i suggerimenti della comunità scientifica e non si privilegino gli interessi economici e industriali ''. Dati alla mano Zichichi sottolinea che ''con qualche chilogrammo di uranio riusciamo a produrre l'equivalente dell'energia prodotta con diecimila tonnellate di petrolio ''. ''E attenzione - aggiunge - il petrolio non é inesauribile; se non ricorriamo al nucleare rischiamo fra un secolo di ritornare alla candelà'. Ad Erice, tuttavia, ci sono fisici del calibro dello statunitense Richard Garwin, del Thomas J. Watson Research Center, favorevoli ''a potenziare la ricerca nel campo dell'energia alternativa: eolico e solare”. Nella comunità scientifica internazionale c'é poi chi lavora ad una terza via: la fusione nucleare. Un sogno, quello di imitare il sole, mai realizzato finora. ''Negli anni Cinquanta, quand'ero poco più che un ragazzo - ricorda Zichichi - si diceva che in 50 anni la fusione sarebbe stata una realtà. Oggi ci accorgiamo che non é così ''.

Chi si schiera in favore della fissione nucleare ricorda che ''mentre tutte le altre ipotesi sono basate su progetti, il nucleare é già una realtà ''.

Le soluzioni per sopperire al progressivo esaurimento delle fonti energetiche sono diverse e gli scienziati non sono concordi nelle scelte. Il professor Zichichi, smentendo clamorosamente speranze e previsioni di molti e polemizzando con la copertina di un noto settimanale d'attualità, ha dichiarato che "l'idrogeno non ci salverà per nulla".

"L'idrogeno è solo un conduttore, non una nuova sorgente energetica. Ha il vantaggio di non inquinare, ma il bilancio tra l'energia necessaria per utilizzarlo e quella che poi si può ricavare, è negativo".

Un altro argomento sul tappeto, quello delle scorie nucleari, pesante eredità dell'atomo, ha rappresentato un tema molto discusso, che ha trovato gli scienziati discordi anche se sembra  possibile arrivare a ridurre da 3000 a 100 anni la vita media di alcune scorie radioattive, attraverso processi di trasmutazione nucleare".

Sull'avversione di buona parte degli italiani alle centrali nucleari, ''Bisogna informare bene la gente, oggi esistono metodi sicuri anche per lo smaltimento delle scorie.

Consideriamo un ultimo elemento di colore le targhe sempre più sbiadite e anacronistiche dei «Comuni denuclearizzati». Rappresentano oggi soltanto un'immagine malinconica: quella del declino dell'industria italiana strangolata dall'alto prezzo dell'energia (spesso di origine nucleare) acquistata all'estero e di cui a suo tempo fu cancellata frettolosamente e surrettiziamente la produzione nazionale con la distruzione della relativa cultura tecnica.

E tornando ad un argomento caro ai nostri ecoterroristi, ancora ad Erice si è discusso sull’argomento: “I cambiamenti del clima”, di attualità nella "lunga estate calda", hanno più degli altri richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica. É indubbio che il nostro pianeta si stia riscaldando gradatamente negli ultimi 100 anni, come risulta da accurate rilevazioni della NASA e di altri Enti. Da 25 anni le temperature medie terrestri si sono innalzate, con un incremento medio di poco meno di un grado.  I periodi di caldo eccezionali sono stati più frequenti che in passato.

"Questa tendenza - ha dichiarato il professor Michael Mann, del dipartimento di Scienze Ambientali dell'Università della Virginia - è destinata a crescere e ci sono buoni motivi per ipotizzare un aumento medio di tre gradi della temperatura della Terra nei prossimi 50 anni. Le conseguenze potrebbero essere disastrose, perché quest'evento porterebbe alla scomparsa di molti ghiacciai e all'innalzamento del livello dei mari, con gravi danni sulle città a livello del mare".

Secondo Mann, il problema principale è di derivazione antropica e dipende soprattutto dalle emissioni gassose. La temperatura media del nostro pianeta è infatti cresciuta, in pochi decenni, con un incremento pari a quello avuto in molte migliaia di anni. Di diverso parere è il professor Zichichi, che assolve l'uomo e le sue attività, dichiarando che, secondo rigorose valutazioni quantitative, l'azione dell'uomo sul clima incide, al massimo, per il 10%.

"La climatologia - ha dichiarato - è una disciplina ancora da approfondire ed è paragonabile ad una fisica che non conosce gli atomi.

"Premesso che non esiste un'equazione del clima, non si può affermare con rigore matematico - ribadisce Zichichi - che le attività umane influiscano in modo determinante sui cambiamenti climatici. É necessario il rigore galileiano per impedire che tutti dicano il contrario di tutto".

Anche il professor Nir Shaviv, dell'Università ebraica di Gerusalemme è incredulo sulle responsabilità dell'uomo, perché con i suoi calcoli è giunto alla conclusione che sarebbe necessaria una quantità d'anidride carbonica nell'atmosfera tre volte maggiore di quella attuale, perché si abbiano effetti sensibili sul clima del pianeta.

Concluderei dicendo che in ogni caso, la terra tante volte riprende quello che è suo, e glaciazioni e desertificazioni cicliche avvenivano sulla terra ancora primi che l’uomo fosse presente.

La Groenlandia (Grunland, Greenland – terra verde) ha questo nome fortemente antitetico al suo aspetto attuale perché fino ad epoche storiche (quando ancora era abitata dai Vikinghi per intenderci) vi veniva coltivata la vite.

E non esisteva l’inquinamento indotto dall’uomo con gas serra, fluoroderivati et similia.


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