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Settembre 2005 - Avevo già il sospetto, peraltro a suo tempo
espresso in una serie di miei articoli, che il catastrofismo
propagandato da alcune centrali
ecologico-terroristiche fosse fondato su
alcune fandonie di facile presa sul pubblico.
La
pubblicazione che nel 1972 fu sponsorizzata dal Club di Roma sotto
il titolo
«I limiti dello sviluppo», e tradotta in venti lingue e che è “madre
di tutti i terrorismi” (e di tutte le fandonie, aggiungerei) riporta
alcune deduzioni, o previsioni di cui voglio ricordare le seguenti:
l’oro sarebbe finito entro il 1981, lo zinco entro il 1990,
il petrolio entro il 1992, il piombo, il rame e il metano entro il
1993. A
questa seguì nel 1980 la gemma del presidente Carter, sponsor di un
rapporto che annunziava come entro il 2000 il mondo sarebbe
precipitato nella carestia, avrebbe assistito
all’esaurimento delle risorse naturali ed all’esplosione delle
nascite. La numerosa congerie di
argomenti terroristici sfornati dalle centrali
ecologistiche, di volta in volta cavalcati e poi abbandonati
o per mancato verificarsi o perché passati di moda o addirittura per
noia o palese futilità, è talmente rilevante, a parte qualche
eccezione fondata,da rasentare il ridicolo:
biodiversità a rischio, buco nell'ozono, clonazione,
contaminazione falde acquifere, deglaciazione,
desertificazione, dissesto idrogeologico, distruzione ecosistemi,
effetto serra, el
Niño, erosione delle coste, farine animali, fumo passivo,
innalzamento dei mari, inquinamento elettromagnetico,
surriscaldamento del globo, virus polli, cementificazione,
deforestazione, etc.
In conclusione
un ammasso di punti eterogenei di cui ben pochi scientificamente
fondati e quindi degni di attenzione e
molti semplicemente legati all'emozione del momento o alla
fisiologica e millenaria evoluzione del globo terrestre e ai
relativi assestamenti. In tema di cementificazione, per esempio, va
rilevato che essa coinvolge soltanto lo 0.35 per cento della
superficie del pianeta. Per quanto riguarda poi la deforestazione va
ricordato che la stessa è bilanciata da un'operazione opposta, la
riforestazione, sempre dolosamente
ignorata dagli ecologisti. Ancora un volta
mi chiedo: Cui prodest ? Oramai sono
centinaia le organizzazioni ambientalistiche
(alimentate da chi?) abbondantemente foraggiate che hanno denunciato
redditi milionari in dollari, con patrimoni che talvolta vanno oltre
i 3 miliardi (sempre di dollari).
Questi allarmi
ci hanno privato e continuano a privarci di risorse che smettono di
diventare tali quando la loro presenza
sul mercato cozza o ostacola la produzione e commercializzazione di
succedanei, frutto delle attività di multinazionali, che mercè
politici conniventi riescono a far vietare per legge prodotti che
hanno il solo torto di non avere sponsor potenti.
L’amianto, per
esempio, è un minerale che è praticamente
gratis, ha un ruolo pressocchè infinito
in innumerevoli applicazioni, ma ha il torto di bloccare il mercato
di prodotti ottenuti industrialmente, molto più costosi, e di
applicazione specialistica e differenziata.
Il DDT fu
dichiarato cancerogeno in prossimità della data di scadenza del suo
brevetto d’uso, precludendo così la commercializzazione aperta alla
concorrenza e consentendo il monopolio di
insetticidi di nuova generazioni a loro volta posti sotto brevetto.
La canapa,
fiore all’occhiello di agricolture
fondamentali in tante economie agricole, fornitrice di canapi, teli,
vele, e tale da comparire, fra l’altro, sul francobollo che
rappresentava l’attività dell’Emilia Romagna nella serie “Italia al
lavoro” è stata posta all’indice come droga, quando l’alcol che da
essa si ricavava e che veniva usato come carburante nelle prime
auto, diede fastidio ai magnati del petrolio americani che avevano
scoperto che nel loro prodotto era presente un nuovo possibile
carburante, la benzina.
E
si potrebbe continuare a citare innumerevoli altri esempi in campi
anche non squisitamente ecologici.
Un certo
numero di articoli e libri ha
recentemente fatto la sua comparsa e fra questi vorrei citare “Gli
affari del terrorismo ecologico- di
Sergio Travaglia”
ed il libro di Michael
Crichton «Stato di paura», che contesta
sostanzialmente le tesi catastrofiche degli ambientalisti.
Crichton
dice che i poteri forti al governo hanno
bisogno, per esercitare con sicurezza il loro potere, di instillare
nei sudditi uno «stato di paura» che «sterilizzi» la capacità di
pensare e di creare quindi grattacapi ai governanti.
Eglicircoscrive la sua analisi a tempi
assolutamente moderni e localizza nella caduta del muro di Berlino
(1989) l'inizio del moderno «stato di paura». Con la caduta del
muro, la paura reciproca e paralizzante del blocco occidentale e
orientale era venuta a cadere e, con essa,
la fine della minaccia nucleare e la gente tornava libera di
pensare. Fu allora che i poteri forti negli Usa
avvertirono il «vuoto di paura» che si andava creando e lanciarono
nella mischia il missile dell'ambientalismo
terroristico.
A questi
aggiungiamo quanto, secondo gli studiosi riuniti
a Erice per i Seminari
internazionali sulle Emergenze Planetarie, e riportato da Antonio
Zichichi, presidente dei Seminari, viene
espresso di fronte alla prospettiva che le riserve di petrolio non
saranno più sufficienti a soddisfare la crescente domanda di
energia, per buona parte degli scienziati l'unico rimedio é quello
che gli italiani hanno bandito da anni: il nucleare. La strada da
ripercorre, ''tenendo conto che l'energia
alternativa, a volere essere ottimisti, riesce a coprire appena il
10% del fabbisogno mondiale “. Anche se
non esistono dati concreti sulle scorte di petrolio, molti
scienziati concordano nell'affermare che tra 50 anni cominceranno i
primi segnali negativi e che entro i prossimi 100 anni si potrebbe,
addirittura, arrivare all'esaurimento. ''Oggi
é possibile costruire reattori sicurissimi a patto che si eseguano i
suggerimenti della comunità scientifica e non si privilegino gli
interessi economici e industriali ''. Dati alla mano
Zichichi sottolinea
che ''con qualche chilogrammo di uranio riusciamo a produrre
l'equivalente dell'energia prodotta con diecimila tonnellate di
petrolio ''. ''E attenzione - aggiunge -
il petrolio non é inesauribile; se non ricorriamo al nucleare
rischiamo fra un secolo di ritornare alla
candelà'. Ad Erice, tuttavia, ci
sono fisici del calibro dello statunitense
Richard Garwin, del
Thomas J. Watson
Research
Center, favorevoli ''a potenziare la ricerca nel campo dell'energia
alternativa: eolico e solare”. Nella
comunità scientifica internazionale c'é poi chi lavora ad una terza
via: la fusione nucleare. Un sogno, quello di imitare il
sole, mai realizzato finora. ''Negli anni
Cinquanta, quand'ero poco più che un ragazzo - ricorda
Zichichi - si diceva che in 50 anni la
fusione sarebbe stata una realtà. Oggi ci accorgiamo che non é così
''.
Chi si schiera
in favore della fissione nucleare ricorda
che ''mentre tutte le altre ipotesi sono basate su progetti, il
nucleare é già una realtà ''.
Le soluzioni
per sopperire al progressivo esaurimento delle fonti energetiche
sono diverse e gli scienziati non sono concordi nelle scelte. Il
professor Zichichi, smentendo
clamorosamente speranze e previsioni di molti e polemizzando con la
copertina di un noto settimanale d'attualità, ha dichiarato che
"l'idrogeno non ci salverà per nulla".
"L'idrogeno è
solo un conduttore, non una nuova sorgente energetica. Ha il
vantaggio di non inquinare, ma il bilancio tra l'energia necessaria
per utilizzarlo e quella che poi si può ricavare, è negativo".
Un altro
argomento sul tappeto, quello delle scorie nucleari, pesante eredità
dell'atomo, ha rappresentato un tema molto discusso, che ha trovato
gli scienziati discordi anche se sembra
possibile arrivare a ridurre da
3000 a
100 anni la vita media di alcune scorie radioattive, attraverso
processi di trasmutazione nucleare".
Sull'avversione di buona parte degli italiani alle centrali
nucleari, ''Bisogna informare bene la
gente, oggi esistono metodi sicuri anche per lo smaltimento delle
scorie.
Consideriamo
un ultimo elemento di colore le targhe sempre più sbiadite e
anacronistiche dei «Comuni denuclearizzati». Rappresentano oggi
soltanto un'immagine malinconica: quella del declino dell'industria
italiana strangolata dall'alto prezzo dell'energia (spesso
di origine nucleare) acquistata
all'estero e di cui a suo tempo fu cancellata frettolosamente e
surrettiziamente la produzione nazionale con la distruzione della
relativa cultura tecnica.
E tornando ad
un argomento caro ai nostri ecoterroristi,
ancora ad Erice si è discusso
sull’argomento: “I cambiamenti del clima”, di
attualità nella "lunga estate calda", hanno più degli altri
richiamato l'attenzione dell'opinione pubblica. É indubbio che il
nostro pianeta si stia riscaldando gradatamente negli ultimi 100
anni, come risulta da accurate rilevazioni della NASA e
di altri Enti. Da 25 anni le temperature
medie terrestri si sono innalzate, con un incremento medio di poco
meno di un grado. I periodi di caldo eccezionali sono stati più
frequenti che in passato.
"Questa
tendenza - ha dichiarato il professor Michael
Mann, del dipartimento di Scienze
Ambientali dell'Università della Virginia
- è destinata a crescere e ci sono buoni motivi per ipotizzare un
aumento medio di tre gradi della temperatura della Terra nei
prossimi 50 anni. Le conseguenze potrebbero essere disastrose,
perché quest'evento porterebbe alla
scomparsa di molti ghiacciai e all'innalzamento del livello dei
mari, con gravi danni sulle città a livello del mare".
Secondo
Mann, il problema principale è di
derivazione antropica e dipende soprattutto dalle emissioni gassose.
La temperatura media del nostro pianeta è
infatti cresciuta, in pochi decenni, con un incremento pari a
quello avuto in molte migliaia di anni. Di diverso parere è il
professor Zichichi, che assolve l'uomo e
le sue attività, dichiarando che, secondo rigorose valutazioni
quantitative, l'azione dell'uomo sul clima incide, al massimo, per
il 10%.
"La
climatologia - ha dichiarato - è una disciplina ancora da
approfondire ed è paragonabile ad una fisica che non conosce gli
atomi.
"Premesso che
non esiste un'equazione del clima, non si può affermare con rigore
matematico - ribadisce
Zichichi - che le attività umane
influiscano in modo determinante sui cambiamenti climatici. É
necessario il rigore galileiano per
impedire che tutti dicano il contrario di tutto".
Anche il
professor Nir
Shaviv, dell'Università ebraica di Gerusalemme è incredulo
sulle responsabilità dell'uomo, perché con i suoi calcoli è
giunto alla conclusione che sarebbe
necessaria una quantità d'anidride carbonica nell'atmosfera tre
volte maggiore di quella attuale, perché si abbiano effetti
sensibili sul clima del pianeta.
Concluderei
dicendo che in ogni caso, la terra tante volte riprende quello che è
suo, e glaciazioni e desertificazioni cicliche avvenivano sulla
terra ancora primi che l’uomo fosse presente.
La Groenlandia
(Grunland,
Greenland – terra verde) ha questo nome
fortemente antitetico al suo aspetto attuale perché fino ad
epoche storiche (quando ancora era abitata dai
Vikinghi per intenderci) vi veniva coltivata la vite.
E
non esisteva l’inquinamento indotto dall’uomo con gas serra,
fluoroderivati et
similia. |