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11 Settembre 2005 - Mi meraviglia la meraviglia espressa da taluni lettori di fronte alla decisione del consiglio comunale di Genova (benché presa a maggioranza risicata – 23 si, 20 no e 1 astenuto) di esaltare e santificare il “sacrificio” del dimostrante Giuliani, vittima delle bieche, fasciste, cilene forze dell’ordine, mentre a viso coperto, dotato di nastro adesivo presumibilmente usato per confezionare bombe molotov e con un estintore in mano, era all’attacco di una camionetta di carabinieri assieme a tanti altri candidati linciatori. Il progetto, presentato dal consigliere Ds Morettini, prevede l’erezione di un cippo dedicato “a Carlo Giuliani, ragazzo, 20 luglio 2001”. Ora per quanto personalmente la mia umana pietà è tutta per il morto, non si può prescindere nel ricordo dal considerare come e perché questa morte è avvenuta. Il “ragazzo” è morto durante un’azione contro i poteri costituiti e contro

la democrazia che quel giorno è stata offesa e mortificata da agitatori politici che in maniera violenta manifestavano contro capi di stato che in assise concertavano come ridurre il debito delle nazioni più povere. Non è morto per la Patria, non è morto per salvare vite, non è stato martire politico né religioso.

Ora anche se si è increduli verso la decisione presa dall’amministrazione di Genova, la lettura della nostra storia moderna dovrebbe averci immunizzato da tale meraviglia.

Infatti, molte ricorrenze degli ultimi tempi mi sembrano dei “deja vu” di episodi di storia risorgimentale.

Esaltati e santificati furono Carlo Pisacane ed i fratelli Bandiera, traditori e disertori della propria parte, puniti dal popolo e condannati per invasione armata tendente all’abbattimento di governo legittimamente costituito. Non esiste paese o borgo, nella nostra penisola che non abbia una via od un monumento dedicato alla loro memoria.

Ci si meraviglia di Agnoletto e Casarini quando abbiamo avuto Mazzini e Garibaldi. La differenza fondamentale sta nel fatto che “questi” hanno poi vinto.

Ci si chiede chi manovra i GSF ed i BB, domande che allora si poneva chi doveva fronteggiare i “mille” visto che Cavour e V.E.II, della loro azione non ne sapevano niente, mentre ufficiali dell’esercito regolare piemontese erano stati inviati, in incognito, per partecipare “all’impresa”

Ci si chiede chi consente e finanzia i loro spostamenti, dimenticandosi delle sovvenzioni della massoneria inglese e dei succulenti contratti ottenuti dagli armatori Rubattino dal governo piemontese per aver messo a disposizione l’uso delle navi “Piemonte” e  “Lombardo.

E con riferimento alle armi, qual’è la nuova Talamone?

Infine, la CdL ha vinto, ma non la si lascia governare, frapponendo una miriade di ostacoli all’esercizio del governo, con azioni ed ostracismi che mi ricordano tanto le poche e tumultuose sedute del parlamento napoletano seguite alla concessione dello Statuto, conclusosi poi nelle barricate e negli atti di terrorismo.

Tutto questo condusse all’abbattimento del Regno delle Due Sicilie ed alla colonizzazione della nostra terra da parte dei piemontesi.

Come finirà stavolta?


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