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30 Novembre
2005 -
Su
“il Giornale” del 15/11 a firma Nino Materi viene riportato
l’articolo «Non si fuma in scena, spettacolo sospeso». In breve,
nel
corso dello spettacolo “Uno sguardo dal ponte” di Arthur Miller, in
cartellone al teatro Toniolo di Mestre, dopo pochi minuti
dall’inizio, il protagonista, nel più bello della rappresentazione
in palcoscenico, è costretto a spegnere il sigaro a causa delle
rimostranze di un’anziana spettatrice in prima fila.
Omettiamo la
cronaca della vicenda peraltro molto ben riportata in una spiritosa
intervista fatta dal giornalista all’attore floridiano Sebastiano Lo
Monaco, parte in causa della vicenda.
La parte
importante è, come dice Lo Monaco, che il divieto si riferisce al
fumo in platea e che la legge Sirchia prevede « che per ragioni
“artistiche” a teatro gli attori possono fumare. Anche per questo
sono sempre presenti dietro le quinte almeno due vigili del fuoco».
La puzza del sigaro evidentemente, non è piaciuta alla signora che
dalla prima fila fa partire la contestazione dicendo che era una
vergogna, che a teatro non si può fumare e che si stava ammorbando
l’aria».
Per chi non ha
letto l’articolo dirò che Lo Monaco, dopo una breve sospensione,
ricompare in palcoscenico con un portacenere e platealmente spegne
il sigaro.
La lezione che si
evince da questo episodio, è che dopo cinquecento anni che si fuma
di tutto e di più, solo negli ultimi anni, in una “moda” importata
dall’america, a seguito sembra di una guerra fra multinazionali
farmaceutiche e di produttori di sigarette, avvallata dall’assurda
concezione del “fumo passivo”, si sono armati gli igienisti duri e
puri, che dopo un certo numero di sceneggiate con estintori e
maschere antigas eseguite a ridosso dell’emanazione della legge
stessa, ora non sopportano nemmeno l’odore di un sigaro fumato per
esigenze di copione. (a proposito Sebastiano non fuma, come non fuma
neanche chi scrive).
Nella notizia
riportata dal “Corriere”viene resa evidente la metodologia della
demonizzazione attribuendo al “pubblico che fa smettere di fumare il
protagonista in scena” le rimostranze di una sola spettatrice. In
verità il titolo differisce dalla nota di cronaca. Ma tante volte la
gente si sofferma solo sulla lettura del titolo, et voilà il gioco è
fatto
Finirà che ad un
“vernissage” ci sarà chi protesterà per l’odore della vernice dei
quadri (che tante volte contiene composti aromatici), che ci sarà
chi protesterà alla rappresentazione della “via crucis” dove si
esibisce nel modo più crudo ed efferato una condanna a morte, si
protesterà per scene che non siano politicamente corrette e le
rappresentazioni dovranno essere emendate delle scene che possono
essere causa di turbamento per certe belle anime.
Io che son
vissuto in anni in cui andare a teatro, al cinema, a ballare,
significava immergersi in caligini che impediva alle volte di
vedersi, altro che nebbia in val padana, non dovrei essere più qui e
con me buona parte della mia generazione. Invece sono ancora a
domandarmi, se la spettatrice in prima fila, sapendo che il dramma
conteneva scene comprendenti fumo di sigaro non avrebbe fatto meglio
a starsene a casa oppure pensa che andando a vedere per esempio
“Morte di un commesso viaggiatore” non richiederà alla regia la
cancellazione dell’omicidio, visto che questo è vietato dalla legge. |