|
12
Giugno 2004 -
Ogni tanto
compaiono sui giornali o in televisione nuove icone del bello, del
santo, del giusto, non rivolte all’azione, ma all’infinita discussione
di temi politicamente corretti, quali pace e difesa dai grandi
inquinatori.
E tanto più ne
discutono quanto meno ne sanno, come per il calcio, per esempio.
Attualmente è molto
in voga predicare e spingere in direzione dell’adozione universale
delle macchine ad idrogeno; evidentemente non è molto diffusa la
conoscenza che tale elemento ci viene fornito dalla natura, libero,
sotto forma elementare, in quantità veramente esigue. A differenza del
metano o dell’anidride carbonica, di cui esistono e se ne scoprono
giacimenti sempre più grandi, l’idrogeno lo si deve produrre,
impiegando per questo, qualunque sia il processo adottato, molta
energia elettrica, spostando infine il problema e non risolvendolo,
semmai aggravandolo.
Il fatto è che
malgrado tutto dobbiamo fare i conti con quello che vogliamo e con
quello che abbiamo.
L’Etna, nel periodo
della sua ultima eruzione, e basta guardare le foto aeree per capirlo,
con un pennacchio di fumi e vapori che arrivava fino in Africa, ha
eruttato molto più di quanto non abbiano conferito all’atmosfera le
industrie e le auto siciliane da quando esistono. Che facciamo,
tappiamo i vulcani?
So che è molto più
facile essere ecologisti e pacifisti, e lo so sulla mia pelle, ma
vogliamo una buona volta affrontare i problemi anche se solo per
discuterne con minimo di discernimento scientifico?
Antonio Nicoletta |