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Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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VOGLIO RACCONTARE UNA STORIELLA CHE HO SENTITO IN SICILIA...
di Antonio Nicoletta


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I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
Boicotta i treni, causa danno!

 

21 Febbraio 2005 - La legge Sirchia che vieta il fumo in tutti i luoghi pubblici ed a qualsiasi titolo, mi turba fortemente in quanto non mi piace appartenere ad un popolo per il quale occorre una legge che lo obblighi ad un certo stile di vita che comunque al 90% aveva realizzato già solo col martellamento mediatico.

Ormai non si fumava più nei cinema, nei teatri, nei treni, negli aerei e se al bar o ristorante qualcuno avesse chiesto al vicino di non fumare, quasi certamente avrebbe avuto soddisfazione. E per quei casi in cui la richiesta non fosse stata accolta sono sicuro che un  accomodamento si sarebbe trovato. Sempre considerando che è mia esperienza che i modi dei non fumatori diventano sempre più aggressivi, man mano che i rigori di regolamenti o leggi aumentano.

Si fuma da centinaia di anni e l’unico episodio riportato dalle cronache e che riguarda questa abitudine è lo sciopero del fumo che si ebbe nell’ottocento nella Milano pre-unitaria allo scopo di ridurre gli introiti all’erario austriaco e recargli danno. I soldati e ufficiali austriaci, assieme ad appartenenti agli uffici pubblici, invece fumavano spavaldamente per attizzare il desiderio degli scioperanti. Ma questa è un’altra storia.

L’infuriare mass mediatico ha costretto alla ghettizzazione persone normalissime ed inoffensive se non sulla base di un supposto e non provato danno del fumo passivo, che se fosse solo in minima percentuale vero, quelli della mia età, assidui frequentatori durante la loro infanzia e giovinezza di cinema, teatri, bar, sale da biliardo e locali da ballo, non avrebbero potuto certamente arrivare all’età che hanno.

Hanno voluto una legge, e questa soluzione non mi convince sulla sua finalità. Non è per caso che si vuole saggiare la nostra propensione all’accomodamento ed all’ubbidienza? A questo riguardo mi viene in mente e voglio raccontare una storiella che ho sentito in Sicilia, terra nella quale vivo da quarant’anni: una donna, piangente, si rifugia dalla madre e risponde alla richiesta del perché piange dicendo “me maritu m’ha datu un tumpuluni” (mio marito mi ha dato uno schiaffo); la mamma minimizza dicendo che uno schiaffo alla fin fine non è niente, porta pazienza. E la ragazza fra le lacrime: “matri, nun chiangiu ‘ppu tumpuluni, mi scanto ca s’addricca” (mamma, non piango per lo schiaffo, ma ho paura che prenda l’abitudine).

Indovinate a chi mi fa pensare questo aneddoto?. Intanto con il divieto del fumo il nostro ineffabile ministro Sirchia, ha armato le mani degli estremisti antifumo di schizzetti ed estintori e non sappiamo se avrà il coraggio di fermarli là. Poi ha già annunziato un’altra crociata contro l’alcol e so da precedenti dichiarazioni che è pronto all’offensiva antiobesi.

Ci stiamo avviando verso un periodo buio di divieti e limitazioni che, cominciando con alibi e pretesti sulla volontà di tutelare la nostra salute, alla fine potrebbero risultare in test diretti a valutare il nostro spirito di adattamento e di sottomissione.

Mi dispiace che un ministro appartenente all’area delle mie simpatie politiche stia dimostrando degli estremismi così violenti, violando le libertà certe in nome di libertà supposte, scegliendo la via più impervia a incerte soluzioni di problemi che potevano essere risolti in altro modo e con più saggezza. 

Credo che mai come ora, valga il suggerimento di non tirare troppo la corda.


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