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29 Aprile
2005 - L’ex (grazie agli dei)
ministro Sirchia, nume tutelare della
salute degli italiani autoinvestito, ha
avuto gioco facile nella lotta contro il fumo ricorrendo soprattutto
alla fantasia resa credibile da una campagna martellante che ha
coinvolto i media di tutti i tipi, dei supposti danni resi dal fumo
passivo.
La mia
generazione (ho sessantaquattro anni) ha vissuto tutta la vita in
ambienti dove il fumo la faceva da padrone, e non parlando degli
ambienti familiari, che nelle generalizzazioni non fanno testo, ha
frequentato cinema, teatri, sale di
aspetto, treni, aerei, balere discoteche, bar , ristoranti e quanto
più si può pensare, in epoche in cui la sosta in questi luoghi
poteva sembrare l’immergersi in una camera a gas. Oggigiorno la
domanda che sorge spontanea è questa: era bello così?,
era buono?. Allora queste domande non le si
ponevano e non ce li ponevamo; sta di fatto che era così. La
nostra generazione, se in queste affermazioni, secondo me
forzatamente e alteratamente
interpretate, ci fosse solo un minimo di verità, dovrebbe esse
decimata, e molte avvisaglie avrebbero potuto
venire già dalle generazioni precedenti; ma di quelle si ricorda
come malattia sociale, riguardante i polmoni, la tubercolosi, che
era dovuta soprattutto alla denutrizione ed alla scarsa igiene e non
al fumo. Analizzando quei periodi si può ben vedere
quale è l’incidenza di un vero agente
negativo sulla salute umana.
Ma
tant’è, la propaganda ha avuto il suo
effetto e la ghettizzazione dei fumatori è potuta avvenire grazie
alla considerazione, fatta arma propria ed impropria da alcuni: “se
vuoi morire fallo pure ma non coinvolgermi nel tuo masochismo col
fumo passivo”.
Perché
altrimenti non si capirebbe la passività con cui lo stesso ministro
e i salutisti non ghettizzano i drogati e gli alcolisti “che tanto
circoscrivono il loro malanno solo sulla propria persona e sulla
propria famiglia”.
Eppure
anche questi non sono fenomeni da poco. Ma
la lotta agli stessi non è perseguita con lo stesso ardore, la
stessa animosità, con la stessa determinatezza, con lo stesso
dispendio di mezzi. Cosa c’è dietro?
E
parlando di passività perché non si persegue con la stessa
determinazione il “rumore passivo”?
Non è che
l’eccesso di rumore, subìto sempre e
comunque, ore notturne comprese, non
provochi i suoi danni; già la legge recita:
Secondo la legge quadro inquinamento acustico è l'introduzione
di rumore nell'ambiente abitativo o nell'ambiente
esterno tale da provocare:
-
fastidio o disturbo al riposo
ed alle attività umane,
-
pericolo per la salute umana,
-
deterioramento degli
ecosistemi, dei beni materiali, dei monumenti, dell'ambiente
abitativo o dell'ambiente esterno tale da interferire con le
legittime fruizioni degli ambienti stessi.
Ed
ha valori così descritti:
-
Valori
limite di immissione: il valore massimo
di rumore che può essere immesso da una o più sorgenti sonore
nell'ambiente abitativo o nell'ambiente esterno, misurato in
prossimità dei ricettori. I valori limite di
immissione sono distinti in: a) valori limite assoluti,
determinati con riferimento al livello equivalente di rumore
ambientale; b) valori limite differenziali, determinati con
riferimento alla differenza tra i livello equivalente di rumore
ambientale ed il rumore residuo.
-
Valori
di attenzione: il valore di rumore che
segnala la presenza di un potenziale rischio per la salute umana o
per l'ambiente.
-
Valori di
qualità: i valori di rumore da conseguire per realizzare gli
obiettivi di tutela previsti dalla legge quadro sull'inquinamento
acustico.
Dunque per
questo tipo di inquinamento è prevista la
possibilità di un possibile impatto
nocivo sulla salute umana, subdolo poiché a differenza del
degrado ambientale più conosciuto come
quello atmosferico e idrico, al rumore alla fine, "ci si abitua".
Per trovare fermi oppositori all'
inquinamento acustico, bisogna cercare fra gli "addetti ai lavori":
ecologisti, tecnici di acustica, audiologi
e le persone esposte a vere e proprie verdose
di rumore.
Eppure la fonosfera,
cioè l'ambiente acustico in cui viviamo, si presenta sempre
più densa di suoni, provenienti dalle sorgenti più disparate. Nelle
città, in particolare, il rumore di fondo,
cioè il brusio di un insieme di elementi come automobili, aerei,
moto, autobus, sirene diventa spesso continuo e lacerante, al punto
da togliere quasi completamente spazio a quello umano: allora si può
parlare di inquinamento acustico e di difficoltà oggettive di
sopravvivenza dell'uomo nella fonosfera,
sia dal punto di vista sociale, sia da quello strettamente
sanitario.
E l’evolversi della tecnologia piuttosto che migliorare la
situazione la peggiora.
Mettiamoci nei panni di chi abita, nelle varie città italiane, nei
pressi di siti dedicati ai concerti; specialmente d’estate, quando
si è costretti a stare con le finestre
aperte, si deve subire l’ondata di suoni a livelli incredibili di
decibels, sera dopo sera.
E le auto che non paghe del rumore che è loro
proprio, transitano con i finestrini aperti con gli stereo a
massimo volume che lanciano “dum” “dum”
“dum” con una violenza che si avverte
nei timpani e sul diaframma.
Ed
i petulanti telefonini, per i quali non esistono zone di rispetto
quali teatri, auditorium, chiese, treni, ombrelloni e così via.
E le radio, gli annunci pubblicitari, le musiche sempre e
comunque diffuse e che fanno da
implacabile, invadente, fastidiosa, colonna sonora alla nostra vita
quotidiana, costringendoci a subire, in quella che è la più
personale delle arti, i gusti e le scelte altrui.
Non sono per i divieti e le costrizioni, specialmente in quella
materia dove la convivenza può essere regolata dalla
buona educazione. Ma se ci si muove in
difesa della salute, non facciamo figli e figliastri: si tolleri
tutto o ci si difenda da tutto quello che è nocivo; ma ce
lo si dimostri e non si faccia un totem
delle proprie ubbie |