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7 Maggio
2005 - Dopo i risultati conseguiti dal pogrom antitabagisti
scatenato dalla legge Sirchia che ha trasformato buona parte del
popolo italiano in delatori, basando il suo potere mediatico sulla
supposta, e mai da nessuno provata, nefasta influenza sulla salute
del fumo passivo, i problemi dei duri e puri dell’antifumo italiano
si materializzano sul cosa farà il nuovo ministro Storace,
minacciando sfaceli se solo dovesse decidere di modificare
(naturalmente nel senso di una riduzione ) la legge sul fumo, o
meglio, contro i fumatori.
Dico contro i
fumatori poiché, fatte le debite tare sui supposti danni del fumo,
lo spirito della legge piuttosto che proteggere la salute dei non,
si accanisce contro i fumatori, appunto, ghettizzandoli e
colpevolizzandoli di ogni nequizia.
Ebbi già da
dire che mi piacerebbe che tanto impegno fosse applicato anche a
tante altre attività, di molte dei quali il riscontro a danno della
salute è più evidente, ma come si diceva una volta, guai a fissarsi.
E molti
segnali più incisivi e reali che non quelli dei danni derivati dal
fumo vengono ignorati, o almeno non vengono diffusi al grande
pubblico, non certamente per il timore di creare ansie, ma forse
perché non danno ritorno di immagine come altri.
Parlo della
notizia, colta su un quotidiano nazionale, dell’aumento dei casi di
TBC nei Paesi d’Europa e del progredire della resistenza di questa
malattia ai farmaci finora in uso.
La
tubercolosi, assieme alla malaria (anch’essa risorgente) è stata nei
secoli scorsi, addirittura fino al secondo dopoguerra, una delle
grandi piaghe dell’umanità. Persone di tutte le età, di tutte le
nazionalità, di ogni stato sociale contraevano e di nuovo possono
contrarre la TBC. Alla fine del 1800 e nei primi decenni del 1900 la
tubercolosi era la principale causa di morte nel mondo occidentale
USA compresi. Essa è una malattia provocata dal bacillo chiamato
Mycobacterium Tuberculosis, o BK (Bacillo di Koch), da Robert Koch
che lo scoprì nel 1882. È una malattia che nella maggior parte dei
casi interessa i polmoni, anche se qualsiasi organo del corpo può
esserne colpito. Il miglioramento delle condizioni di vita,
soprattutto per quanto riguarda l’igiene e l’alimentazione, e la
scoperta dei farmaci antitubercolari ne hanno ridotto moltissimo la
diffusione e la pericolosità. Tuttavia più di 25.000 persone si
ammalano ogni anno di TBC negli USA. Ma il problema è di dimensioni
mondiali. L’Organizzazione
Mondiale della Sanità calcola che oltre 2 miliardi di persone
abbiano infezione tubercolare, 8,8 milioni di nuovi casi si
sviluppano ogni anno con circa 3 milioni di morti soprattutto nei
Paesi in via di sviluppo dove il problema è drammatico per
l'inadeguatezza delle cure, costose per molte nazioni.
Le solite
cifre allarmiste dell’OMS? Può darsi, ma in questo caso è importante
considerare che la tubercolosi è una malattia definita e
monofattoriale. Cioè, l’ammalato di tubercolosi che muore, quasi
sempre muore per un solo fattore, cioè la malattia, per la TBC - a
differenza di tutto quello che si dice sul tabagismo, che viene
fatto entrare come concausa in tutte le morti, anche in quelle dove
il fattore di incidenza, multifattoriale, è minimo, dovendo dividere
la responsabilità, come concausa, con altri 40, 300, o migliaia di
fattori, a seconda della malattia. Le cifre della monofattoriale
tubercolosi sono dunque da considerarsi assai più attendibili.
Il bacillo
tubercolare si trasmette per contagio interumano, cioè da una
persona ammalata ad una sana. Chi è affetto da tubercolosi polmonare
o laringea fintanto che non viene adeguatamente curato può emettere
bacilli nell'aria circostante con la tosse, gli starnuti o
semplicemente parlando. I familiari, i colleghi di lavoro e chiunque
si trovi per molto tempo negli stessi ambienti con un ammalato può
inspirare il bacillo e infettarsi.
Secondo
recenti valutazioni uno studio del Centro documentazione salute
della Regione Emilia Romagna ha stimato che l'incidenza derivata
dalle notifiche di malattia nel 1995 era circa la metà di quella
reale, passando da 10.5 casi/100000 a 22.7/100000 considerando
retrospettivamente tutti i dati dei ricoveri nella regione.
Dal 1980 la
tubercolosi ha invertito il proprio trend secolare mostrando un
netto aumento dell’incidenza e giungendo a far registrare tra il
1997 ed il 2000 una incidenza pari a 8,7 milioni di nuovi casi per
anno ed una prevalenza di 1,86 miliardi di casi di infezione per
anno.
(Global Burden of Tuberculosis Estimated Incidence, Prevalence and
Mortality by Country.
JAMA. 1999;
282: 677-686.)
“La malattia
tubercolare è in definitiva patologia in lento ma progressivo
aumento. Sottovalutarla determinerebbe un danno in vite perse e
sofferenze enormi a detrimento di tutta l’umanità considerando che
tra il 2000 e il 2020 si stima che vi saranno circa un miliardo di
nuovi casi di infezione, 200 milioni di persone si ammaleranno e 35
milioni moriranno di tubercolosi se non sarà rafforzato il controllo
della malattia” (Raviglione e coll.)
Però la lotta
al fumo è di moda, è bella ed è nobile, e quindi miliardi di Euro
pubblici in Italia e in tutta Europa sono dirottati contro il fumo
che, con la sua multifattorialità (e quindi incertezza di mortalità
e causalità), è considerato più importante della monofattoriale
tubercolosi persino dall’OMS. Niente a che vedere con la miseria
delle morti per tubercolosi o malaria.
Quelle vanno citate sottovoce! |