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29 Novembre 2007 - Lo studio ha misurato l’Apparent Diffusion Coefficient (ADC – coefficiente di diffusione apparente) dell’elio-3, un isotopo dell’elio-2, nei polmoni di alcuni fumatori e non fumatori. L’elio-3 è stato magnetizzato da un laser e inalato dal paziente mentre è misto ad azoto. La sua diffusione apparente nei polmoni è stata osservata con uno scanner MRI (Magnetic Resonance Imaging). 

I pazienti erano 38 in tutto:

·         17 non fumatori che hanno detto di avere avuto poca esposizione al fumo passivo;

·         16 non fumatori che hanno detto di avere avuto molta esposizione al fumo passivo;

·         Cinque fumatori.

Lo studio vuol dare l’impressione di aver misurato in qualche modo l’effettiva esposizione dei non fumatori al fumo passivo e i presunti danni ai polmoni che esso “causa”.

Uno studio veramente scientifico è basato su rigorosa misura ad ogni passo del suo sviluppo. Se, in qualsiasi fase dello studio, le misure non sono affidabili, lo studio non ha valore perché i suoi risultati sono irreparabilmente compromessi. Già questo studio non soddisfa questa essenziale condizione perché non esiste verifica. I due gruppi di non fumatori, infatti, hanno auto-certificato le loro esposizioni al fumo passivo in modo assai simile a quello della scienza rottame epidemiologica basata su questionari circa vaghe memorie di esposizione al fumo di sigaretta e privi di verifica o reale quantificazione. Questo fatto, da solo, è già sufficiente a scartare i risultati a dispetto dell’alta tecnologia usata.

I coefficienti di diffusione apparente dei tre gruppi sono:

  • A (i non fumatori che hanno detto di avere avuto poca esposizione) = 0.0184
  • B (i non fumatori che hanno detto di avere avuto molta esposizione) = 0.0201
  • C (i fumatori) = 0.0327

Secondo quanto dice lo studio stesso:

  • La differenza tra C e A è statisticamente significativa; però:
  • La differenza tra C e B non è statisticamente significativa.
  • La differenza tra B e A non è statisticamente significativa.

In parole semplici ciò significa che la differenza tra la diffusione dell’elio nei polmoni di quelli che hanno detto di aver avuto poca esposizione e la diffusione di quelli che hanno detto di avere avuto molta esposizione è troppo piccola per avere alcun significato (0.0184 e 0.0201).

Lo studio quindi afferma che "i coefficienti di diffusione nei soggetti con alta esposizione erano più variabili di quelli con bassa esposizione, ma i valori medi erano simili“.  Inoltre: "il gruppo ad alta esposizione tendeva verso valori di coefficienti che erano o più alti o più bassi di quelli del gruppo a bassa esposizione", confermando ulteriormente che non c’era una differenza significativa tra quelli che hanno dichiarato un’alta esposizione e quelli che ne hanno dichiarato una bassa.

Ipotizziamo adesso che le autocertificazioni dei non fumatori siano accurate. In tal caso, se effettivamente il fumo passivo arrecasse danno ai polmoni, si sarebbe notata una netta differenza nella diffusione dell’elio tra non fumatori a bassa ed alta esposizione, indicando un danno incrementale da esposizione incrementale. Invece i risultati non hanno praticamente indicato differenza, dimostrandosi in contraddizione con le osservazioni fatte su tutte le sostanze veramente dannose, e cioè che il danno aumenta con l’esposizione. Questo fatto, da solo, è sufficiente a mettere in questione o la validità dello studio, oppure il postulato che il fumo passivo è una minaccia alla salute pubblica, come propagandato da La Stampa.

Ma i problemi non finiscono qui. L’informazione disponibile non sembra riportare differenze individuali tra i cinque fumatori – e ciò sarebbe un dato importante, perché è possibile che alcuni dei fumatori abbiano prodotto valori ADC simili a quelli dei non fumatori esposti al fumo passivo.

Lo studio conclude che “i nostri risultati suggeriscono che gli effetti del fumo passivo nei polmoni possano essere visti usando il “LTS GH3He diffusion MRI.”  […]  Gli effetti del fumo passivo nei polmoni possono essere visti usando, su una scala di tempi estesi, una diffusione globale di elio-3 iperpolarizzato con un sistema di immagine a risonanza magnetica.

Paroloni difficili a parte, tale conclusione non è possibile perché lo studio non ha misurato i valori ADC immediatamente dopo l’esposizione dei pazienti al fumo passivo. Conseguentemente le misure ottenute possono riferirsi a moltissimi altri fattori causali. Per citarne solo alcuni:

  • Genetica.
  • Malattie respiratorie.
  • Dieta.
  • Ambiente di lavoro.
  • Ambiente in generale.
  • Allergie.

Ancora una volta bisogna mettere l’enfasi sul fatto che esiste una miriade di altri fattori che – da soli o in combinazione – sono ben note cause di variabilità polmonare.

Inoltre, quanto riportato nella documentazione disponibile si riferisce a misure della durata di 1,54 secondi dopo l’inalazione di elio-3 e quindi rappresenta una condizione istantanea invece di un fenomeno integrato in un tempo sufficientemente rappresentativo.

L’estrema variabilità riportata tra i pazienti dimostra che il loro esiguo numero era insufficiente per trarre qualsiasi conclusione.

In conclusione questo studio è un modo elaborato per giustificare in nuova guisa le attribuzioni basate sul postulato che il fumo passivo fa male ai non fumatori – una cosa mai scientificamente dimostrata - e non certo dimostrata da questo studio. In questo caso però la precisione dell’alta tecnologia nasconde i soliti sforzi disperati per cercare di dimostrare ideologia con la scienza allo stesso modo di certi esperimenti “scientifici” dell’Unione Sovietica, che "dimostravano” che le piante crescono belle e grosse quando esposte alle frequenze musicali dell’Internazionale Socialista.

L’uso di macchinario di alta precisione e alta tecnologia nasconde una metodologia scadente e non-misure (come l’auto-dichiarata esposizione dei non fumatori al fumo passivo) per fornire supporto e una legittimità non meritata a un’agenda che, di nuovo, serve più gli interessi politici e/o di ingegneria sociale di fanatici salutisti antifumo e delle case farmaceutiche che quelli volti alla scoperta della verità scientifica.


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