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Sulla
rivista Panorama edizione 3 marzo 2005, la Storia di
Copertina, mette in evidenza i retroscena che regnano nella
politica di marketing delle case farmaceutiche, e nella stessa FDA,
<ostaggio dell’industria farmaceutica >. In sintesi, l’introduzione
di un nuovo farmaco comincia con le riviste mediche che riportano il
risultato delle ricerche fatte. Le riviste mediche, a loro volta,
vengono finanziate dalle case farmaceutiche. <Per fare carriera i
ricercatori devono pubblicare a più non posso lavori scientifici.
Siccome le riviste tendono ad accettare le buone notizie, che
dimostrano che un farmaco funziona, piuttosto che le cattive
notizie, si finisce per cercare di abbellire un po’ i risultati….A
parte le frodi scientifiche vere e proprie, più frequenti di quanto
non si pensi, alcuni sondaggi recenti hanno mostrato che nel 50%
circa degli studi ci sono dati rimaneggiati o falsificati >.
Sempre su Panorama, Marco Bobbio, cardiochirurgo all'ospedale
Molinette di Torino, dice: < Se un prodotto (farmaceutico – ndr) è
buono, innovativo, è facile commercializzarlo, se non lo è bisogna
spingerlo con vari mezzi. E quindi vengono adottate strategie di
marketing … medici compiacenti che accettano di scrivere articoli,
editoriali, commenti, presentare conferenze senza un’appropriata
verifica dei dati, spesso basandosi su quelli che passa l’industria
>.
Perché ho scritto questo? Perché quanto ho sintetizzato dalla
Storia di Copertina di Panorama, m’ha fatto venire in
mente sia i farmaci antifumo propagandati dalle case farmaceutiche
e, indirettamente, dal nostro Ministero della Salute, sia quanto
già detto in questo sito:
“MULTINAZIONALI
FARMACEUTICHE: GOVERNI IN TASCA, SALUTISMO IN VENDITA”.
La
lotta contro il fumo passivo (in pratica: lotta al fumatore) e i
prodotti di dissuefazione al fumo, vanno a braccetto: l’uno non può
fare a meno dell’altro. E’ chiaro chi ci sia nel retroscena della
battaglia contro i fumatori?
Visti i legami tra industria farmaceutica e medici, viene spontaneo
pensare che i medici siano conniventi. Su questo non sono d’accordo.
Non perché lupo non mangia lupo, ma perché conosco molti
colleghi, sulla onestà dei quali posso giurare, che sono convinti di
aiutare il prossimo combattendo il fumo e assolutamente senza
interessi personali. Anche loro sono uomini e, di conseguenza,
facili vittime della bombardante propaganda. D’altra parte, non
credo ci sia stato mai un medico, anche se fumatore, che abbia
consigliato ad un paziente di fumare, tranne, forse, qualche
psichiatra che abbia ritenuto che una sigaretta potesse agire da
paciere per un particolare soggetto. Penso anche che Sirchia possa
essere vittima della moda occidentale in voga da diversi anni,
specialmente oltre oceano. Non gli perdono, tuttavia, non solo di
aver plagiato quanto fatto dagli altri, ma di aver rincarato la dose
là dove non era necessario (per esempio: l’eliminazione della
carrozza fumatori e delle zone fumatori negli aeroporti). Non gli
perdono l’aver proibito il fumo persino nei circoli privati e negli
androni dei condomini e… mi fermo qui prima che la rabbia per lo
scippo della mia libertà mi rovini il sonno.
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