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Questa settimana ho illustrato (post
1 e
post 2) i tentativi di alcuni gruppi antifumo e loro sostenitori
di criminalizzare il fumo nelle case private, considerandolo una
forma di violenza sui bambini. Qui, avanzo l’ipotesi che questo
aspetto dell’agenda antifumo ha introdotto un nuovo elemento di
classismo nel Movimento.
Il resto della
storia
Il tentativo apparente almeno da parte di alcuni gruppi e
sostenitori antifumo di intervenire nelle abitazioni private e
costringere i genitori a adottare un certo comportamento riguardo
alla salute (non fumare in presenza dei loro bambini) anche senza le
prove che ciò comporti rischi gravi e immediati, non solo è
preoccupante per le sue implicazioni sull’autonomia dei genitori e
per i diritti individuali privati, ma anche perché rappresenta il
pregiudizio e la discriminazione su basi classiste.
Essenzialmente, quello che implica una tale politica è che le
classi di cittadini privilegiate e più colte (i non fumatori)
diranno ai cittadini meno privilegiati e meno colti (i fumatori)
come vivere le loro vite e come crescere i loro figli nella privacy
della loro stessa casa.
Il livello di scolarità è il più forte fattore di
prevedibilità dello status di fumatore. Così intervenire per
regolare i fumo in casa è in effetti un intervento per punire le
classi meno colte e meno benestanti per la loro scelta di vita non
salutare. Ma, dal momento che questo tentativo rimane unico nel suo
genere (non si pretende di regolamentare altri comportamenti dei
genitori che possano influire negativamente sulla salute dei figli)
ha l’aspetto di una questione di classe sociale, piuttosto che di un
vero tema di salute pubblica.
Non vedo nessuno reclamare multe per quei genitori che danno
da mangiare ai figli bistecca quattro volte alla settimana, anche se
probabilmente ciò rappresenta un pericolo per la loro salute e li
espone al rischio di malattie croniche. Non vedo nessuno reclamare
multe per quelli che mandano i figli in piscina senza lozione solare
per tutto il pomeriggio.
Se gli antifumo vogliono veramente aiutare i bambini esposti
al fumo passivo nelle loro case, perché non mettono a disposizione
dei genitori cure di cessazione gratuite? Si potrebbero usare le
tasse sul tabacco per aiutare direttamente questi fumatori, invece
di imporre tasse sui fumatori per sostenere programmi che non
c’entrano nulla col fumo e non aiutano coloro che ne hanno più
bisogno?
Classificare il fumo in presenza di bambini come violenza,
criminalizzare questo comportamento o renderlo illegale non fa nulla
per risolvere il problema della disparità sociale inerente al
problema del fumo. Al contrario estremizza il problema che dovrebbe
risolvere. |