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Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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L'elemento classista presente nel movimento antifumo
(Titolo articolo originale “On the Entrance of Classism into the Anti-Smoking Movement)

Traduzione dall’originale inglese di Lucio Marinelli

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Questa settimana ho illustrato (post 1 e post 2) i tentativi di alcuni gruppi antifumo e loro sostenitori di criminalizzare il fumo nelle case private, considerandolo una forma di violenza sui bambini. Qui, avanzo l’ipotesi che questo aspetto dell’agenda antifumo ha introdotto un nuovo elemento di classismo nel Movimento.

Il resto della storia

Il tentativo apparente almeno da parte di alcuni gruppi e sostenitori antifumo di intervenire nelle abitazioni private e costringere i genitori a adottare un certo comportamento riguardo alla salute (non fumare in presenza dei loro bambini) anche senza le prove che ciò comporti rischi gravi e immediati, non solo è preoccupante per le sue implicazioni sull’autonomia dei genitori e per i diritti individuali privati, ma anche perché rappresenta il pregiudizio e la discriminazione su basi classiste.

Essenzialmente, quello che implica una tale politica è che le classi di cittadini privilegiate e più colte (i non fumatori) diranno ai cittadini meno privilegiati e meno colti (i fumatori) come vivere le loro vite e come crescere i loro figli nella privacy della loro stessa casa.

Il livello di scolarità è il più forte fattore di prevedibilità dello status di fumatore. Così intervenire per regolare i fumo in casa è in effetti un intervento per punire le classi meno colte e meno benestanti per la loro scelta di vita non salutare. Ma, dal momento che questo tentativo rimane unico nel suo genere (non si pretende di regolamentare altri comportamenti dei genitori che possano influire negativamente sulla salute dei figli) ha l’aspetto di una questione di classe sociale, piuttosto che di un vero tema di salute pubblica.

Non vedo nessuno reclamare multe per quei genitori che danno da mangiare ai figli bistecca quattro volte alla settimana, anche se probabilmente ciò rappresenta un pericolo per la loro salute e li espone al rischio di malattie croniche. Non vedo nessuno reclamare multe per quelli che mandano i figli in piscina senza lozione solare per tutto il pomeriggio.

Se gli antifumo vogliono veramente aiutare i bambini esposti al fumo passivo nelle loro case, perché non mettono a disposizione dei genitori cure di cessazione gratuite? Si potrebbero usare le tasse sul tabacco per aiutare direttamente questi fumatori, invece di imporre tasse sui fumatori per sostenere programmi che non c’entrano nulla col fumo e non aiutano coloro che ne hanno più bisogno?

Classificare il fumo in presenza di bambini come violenza, criminalizzare questo comportamento o renderlo illegale non fa nulla per risolvere il problema della disparità sociale inerente al problema del fumo. Al contrario estremizza il problema che dovrebbe risolvere.


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