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In risposta ai miei tentativi di dare integrità scientifica
al movimento per il controllo del tabacco e aiutarlo a evitare danni
potenziali se perdesse la credibilità del pubblico, Smoke-Free
Pennsylvania mi ha pubblicamente “scomunicato” e buttato fuori dal
movimento.
Il mio collega - il direttore esecutivo dell’organizzazione
Smoke-Free Pennsylvania - col quale ho lavorato a stretto contatto
per più di dieci anni per combattere l’industria del tabacco - ha
affermato pubblicamente che io non faccio più parte del movimento
antifumo.
“Poiché gli alleati di Mike sono prima di tutto affiliati con
Forces (invece che con il movimento antifumo) è scorretto che Mike
continui a usare il termine “noi” quando si riferisce al movimento
antifumo”. Sarebbe meglio che da ora in poi Mike usasse
correttamente il termine “noi” riferendosi ai suoi colleghi di
Forces.
Il resto della storia
Voglio mettere in risalto questo attacco alla mia persona
solo perché è un importante esempio di un principio generale che ho
osservato nel movimento antifumo: non c’è spazio per il dissenso e
quando qualcuno esprime un’opinione che va contro al dogma stabilito
dal movimento, questi deve subire attacchi personali e venire
espulso, invece di aprire un dibattito sui temi trattati con
considerazioni basate su prove.
Gian Turci, il direttore esecutivo di Forces Italiana, una
volta esposte quelli che lui crede siano i 4 comandamenti del
movimento antifumo: il terzo comandamento è piuttosto interessante e
penso valga la pena di darci un’occhiata e di discuterlo in questa
sede:
“La salute pubblica è il valore più importante della società. Tutti
gli altri valori – come libertà, costituzionalità, verità,
l’economia, iniziativa privata, responsabilità personale e integrità
morale – sono assolutamente irrilevanti e/o devono sottomettersi
senza condizioni. Qualsiasi dissenso da questo credo definisce solo
il nemico da silenziare.”
In questo blog ho suggerito che il valore della verità deve
avere la precedenza sul nostro desiderio di far approvare i divieti
di fumo. (La verità è che io credo non sia utile per noi far passare
i divieti esagerando la scienza, ma facciamo a finta che questo sia
un caso in cui esagerare sulle affermazioni sia un aiuto reale per
la causa).
Sembra che Gian Turci abbia ragione. Il mio punto di vista
non è tollerato perché il movimento non permette alla verità di
ostacolare i suoi obiettivi. Così, invece di discutere le prove
scientifiche, la reazione prevalente è quella di attaccarmi e farmi
tacere.
Poniamo il caso, per esempio, che io abbia torto. Supponiamo
che una persona in buona salute entri in un ristorante fumoso ed
esca dopo mezz’ora con una stenosi arteriosa coronaria (il
restringersi delle arterie che forniscono sangue al cuore).
Se è così, allora la risposta alla mia affermazione che è
falso dire alla gente che ci vogliono più di trenta minuti per
sviluppare un indurimento delle arterie sarebbe fornire una prova
scientifica che ho torto. Produrre uno studio che dimostri che una
persona può sviluppare malattie cardiache dopo un’esposizione di
solo mezz’ora al fumo passivo.
Francamente, se qualcuno lo facesse, non solo mi zittirebbe,
ma chiederei scusa e ritratterei tutti i miei articoli recenti.
Ma sfortunatamente la verità è che non esiste uno studio del
genere. (Bisognerebbe dire fortunatamente, perché se uno studio così
esistesse significherebbe che la maggioranza della popolazione va
in giro con malattie cardiache e che i tassi di mortalità sarebbero
astronomicamente più alti di quelli che sono ora).
Invece no - la risposta è attaccare il dissidente e trattarmi
come se non facessi più parte del movimento antifumo. Se è vero che
non sono più nel movimento, allora era solo nelle vesti di spia che
la scorsa settimana passai due giorni al simposio scientifico della
FAMRI come esponente di un comitato di “Onorevoli Professori”
premiati per i loro sforzi nel contrastare le malattie causate dal
fumo passivo. E devo supporre che Forces sia d’accordo col divieto
totale di fumo in tutti i luoghi di lavoro, specialmente i casinò,
visto che come loro collega ho criticato aspramente l’esenzione dei
lavoratori dei casinò dalla protezione dai rischi del fumo passivo
sul loro posto di lavoro, davanti a centinaia di persone presenti
all'incontro.
E allora sono anche una specie di informatore “esterno” nella
mia carica di editore statistico per una delle due maggiori
pubblicazioni al mondo sulla scienza del controllo del tabacco (Tobacco
Control).
E devo anche credere che la mia attuale ricerca, la prima del
suo genere atta a dimostrare che il divieto di fumo nei ristoranti
porta a una enorme riduzione del numero di giovani che iniziano a
fumare, sia solo una finta mossa per ingannare i miei ex colleghi.
Il resto della storia è che ogni sfida del dogma stabilito
dal movimento e dalla sua agenda non può essere tollerata. Sembra
che non vi sia spazio per opinioni del genere: se sfidi il dogma sei
fuori. |