18 Gennaio 2004 - Sono un
fumatore. Sono, secondo il Ministro Sirchia, la persona meno
indicata per trattare l’argomento “fumo”. E questo semplicemente
perché sono un fumatore.
E’ vero che il ministro Sirchia è un medico, ma, salva la Sua
opinione quale medico, non vedo come possa trattare del problema
oltre il limite delle sue personali convinzioni come medico.
L’argomento è ben più vasto rispetto alle considerazioni tecniche
tutte discutibili del ministro (e, a quanto risulta dalla stampa e
dalle interviste video, esclusivamente a considerazioni tecniche il
ministro si attiene). Il solo a non aver compreso la vastità del
problema è il ministro e credo che questa sua non capacità
ampiamente documentata vada rispettata, e credo vada considerata nel
valutarne l’operato.
Se fossi un non fumatore, o meglio un fumatore pentito come sembra
sia il ministro, sarei certamente soddisfatto della norma Sirchia
perché mi toglie di torno una serie di miei personali problemi.
Però, se il problema è personale, mi viene voglia di chiedermi con
quale diritto possa essere contento di una norma che soddisfa il mio
interesse privato a scapito degli interessi dei miei consimili.
E di questo posso parlare, perché nulla entra con il fatto che io
sia un fumatore.
Ed allora di questo parlo.
Credo, con buona pace del ministro Sirchia e, con buona pace di chi
ha ritenuto di confidargli una responsabilità che evidentemente, a
mio giudizio, non coincide esattamente con le sue capacità, che uno
dei fondamenti del vivere civile consista nel rispetto di tutte le
espressioni sociali, anche di quelle che è più difficile
condividere, ma certamente non così difficile comprendere.
Governare è un esercizio di servizio, non un esercizio di potere.
Governare una qualsiasi società, sia una azienda sia una struttura
pubblica sia lo Stato stesso significa trovare le vie perché quella
società viva al meglio il suo tempo migliorandosi ed evolvendo sotto
il profilo civile.
Questo non significa concedere tutto a tutti o peggio, cosa che oggi
è molto praticata, promettere tutto a tutti oltre l’impossibile.
Significa molto più semplicemente (e difficilmente) fare in modo che
le diverse componenti dell’azienda, della struttura della quale si
ha responsabilità, trovino il modo di vivere e convivere al meglio
perché soltanto così si arriva ad un risultato aziendale o sociale
condiviso.
Anche la soddisfazione di bisogni “futili o inutili” è fondamentale
perché questi a tutto titolo fanno parte del buon vivere.
Tornando al problema di oggi, quello del fumo che considero soltanto
la punta di un iceberg ben più pericoloso per il vivere civile, non
posso che non essere d’accordo con le affermazioni del ministro
Sirchia quando afferma che non si tratta di proibizionismo.
Infatti è peggio.
E’ peggio perché a tutti i danni del proibizionismo storico (vedi
l’idiozia ed il danno per proibizionismo americano contro l’uso
dell’alcool) aggiunge violenti danni all’impianto della convivenza
civile.
E questi danni, fumatori o non fumatori, sono evidenti:
- Una parte della popolazione,
oggi, è sostanzialmente definita per legge come irresponsabile e
criminale tanto che si trova necessario, per legge applicare a
questa una sorta di ghettizzazione;
- La stessa parte di popolazione è
dalla legge assimilata agli untori di manzoniana memoria, perché
non si evidenzia tanto, nella legge, il reato che “l’untore”
provoca a sé stesso (mi è proibito tentare il suicidio con una
pistola) ma il danno che la mia “unzione” potrebbe provocare ad
altri;
- Si stabilisce il principio
Orwelliano di una società dove c’è qualcuno più uguale degli altri
(nel caso i non fumatori sono più uguali dei non fumatori e quindi
hanno più diritti);
- Si stabilisce il principio
dell’obbligo alla delazione arruolando per legge tutti i possibili
gestori di spazi aperti al pubblico, ma non necessariamente
pubblici, prevedendo pene pecuniarie consistenti (a quando le pene
corporali?);
Mi fermo qui, anche se c’è molto da
aggiungere, perché credo che quanto sopra sia di per sé stesso già
sufficiente per definire il danno che questa legge apporta alla
civile convivenza.
Se fossi un non fumatore, come forse potrà accadermi di essere nel
futuro, mi sentirei oggi quasi come un panda che, secondo le idee
del ministro Sirchia, ha necessità di leggi speciali per sperare di
sopravvivere.
Sarei onestamente offeso perché vedrei lesa la mia libertà personale
di accettare o meno amici, parenti o conviventi con il “vizio” come
la pesante propaganda televisiva e giornalistica definisce chiunque
abbia il piacere di assaggiare il piacere del fumo.
Sarei preoccupato al pensiero di quali libertà mi potranno essere
domani precluse quando i “panda” da salvare saranno altri (già oggi
lo stesso ministro anticipa temi quali l’alcool, l’obesità, ecc…)
E credo che nessuno possa considerare di aver raggiunto il massimo
della propria vita quando un ministro del suo governo lo tratta come
una Panda.
La mia urgente preoccupazione consiste nel fatto che il ministro,
forte evidentemente dell’appoggio incondizionato delle
multinazionali farmaceutiche dopo aver oggi indicato la possibilità
di distribuire gratuitamente (anche con i soldi dei non fumatori)
medicinali antifumo a sostegno della sua campagna, rivolga la sua
attenzione anche ad altri aspetti del civile convivere sostenendo e
preconizzando norme violentemente condizionanti le libertà
individuali come quella appena attuata.
Aggiungo che il ministro non ha mai fatto alcuna menzione
relativamente alle lobbies delle case farmaceutiche che pure
esistono e sono cariche di soldi, come lui stesso a suo tempo
denunciò annunciando il fermo delle sponsorizzazioni congressuali
mai nei fatti attuato.
Non vorrei, domani, poter far scorrere l’acqua nel water soltanto a
condizione di avervi prima gettato una pasticca di disinfettante di
una qualche casa farmaceutica (a norma e per norma) doverosamente
acquistata con mio danaro o con un Buono di Stato (il costo del
quale sarà sempre a mio carico).
E poi credo, contribuendo enormemente alle finanze dello Stato
grazie all’imposizione fiscale in essere su un bene di consumo del
quale lo Stato stesso ha il monopolio e del quale detiene il
pubblico spaccio, di avere il diritto, se non il dovere, di sentirmi
offeso quando nei fatti mi ritrovo poi ad essere per legge dallo
stesso Stato indicato come “untore” ed esposto come tale alla
pubblica berlina.
Una nota (tornando al basso livello civile imposto dalla normativa
antifumo). Sotto le mie finestre di casa (ho la fortuna di vivere a
Roma e ne sono felice essendo uno tra gli ultimi veri romani)
transitano decine di autobus dell’ATAC ogni giorno facendo
necessariamente soste forzate di vari minuti ciascuna.
Gli scarichi di queste macchine, per ovvi motivi, sono sul tetto, ed
io che abito al secondo piano dello stabile, godo appieno delle
emissioni.
Ovviamente i mezzi pubblici sono esenti da ogni rispetto delle
regole antinquinamento, con il pieno ed incondizionato consenso del
ministro della salute, che io debbo rispettare come automobilista.
Mi chiedo: Il ministro Sirchia, visto che sono un fumatore, in quale
statistica archivierà il mio decesso? |