|
10 Gennaio 2006 -
L’articolo tratta di un libro ,”The price of smoking, pubblicato da
poco dall’Istituto di Tecnologia del Massachussett…”, che calcola il
costo del fumatore sulla società, supponendo che inizi a fumare a 24
anni. Fortunatamente su 100.000 ventiquattrenni, solo 74.000
fumatori arriveranno a 65 anni, contro 87.000 non fumatori…un bel
risparmio. Eppure, nonostante ciò, se sommiamo i costi delle ore di
lavoro perse, delle malattie cardiache e polmonari e relativi
interventi chirurgici, delle assicurazioni, i costi delle lezioni e
della riabilitazione per i bambini nati sottopeso da madri
fumatrici, i costi degli incendi, si arriva ad una
cifra di 203 miliardi di dollari!!!
L’articolo si conclude con un invito:”Forse è arrivato il momento
che chi amministra la sanità chieda a quelli che vendono sigarette,
di contribuire ai costi del Servizio Sanitario.”
Bravo Dott. Remuzzi!
Tutto giusto, tutto vero, tranne un piccolo dettaglio: il libro non
è stato pubblicato da poco, ma è uscito dal MIT
più di un anno fa, per il resto, come non essere d’accordo?
Ebbene sì, sono iniziative di questo genere che ci fanno sperare in
un futuro più roseo e in un mondo migliore…
Un mondo in cui
la Fiat contribuisca ai costi per tutti gli incidenti stradali
causati dalle sue auto;
in cui i gestori
delle piste di sci risarciscano ossa rotte e ferite lacero-contuse
causate dalla loro neve;
in cui i produttori
di caffè siano chiamati a rispondere, perbacco, di tutte le gastriti
prodotte e vogliamo dimenticare i contadini che coltivano le viti,
pur sapendo che da esse si ricava il vino?
Un mondo in cui gli
allevatori di maiali contribuiscano ai costi del colesterolo e
dell’ipertensione causati dai loro prosciutti, e in cui i pasticceri
vengano chiamati a rispondere per il diabete causato dai cannoli
siciliani.
Un mondo in cui i
genitori risarciscano i figli nati pre-termine o post-termine a
causa del loro stile di vita poco salutare, e in cui i figli
risarciscano i genitori per tutte le volte che li hanno fatti
incazzare.
Un mondo in cui le
televisioni contribuiscano ai costi sociali delle lobotomie causate
agli utenti dai loro programmi;
in cui i Comuni
siano ritenuti responsabili per quel campetto di calcio che è
costato tanti menischi durante le partite scapoli-ammogliati.
Infine, visto che
gli errori medici causano,
solo negli USA, dai 44.000 ai 98.000
morti all’anno,
soprattutto vorrei un mondo in cui le Facoltà di Medicina e
Chirurgia vengano chiamate a rispondere per i medici che sfornano. |