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Marzo 2004 -
Nel 1995, lo scrittore scientifico Gary Taubes ci ammonì che
l’epidemiologia (il risalire alle fonti e alle cause delle malattie)
stava raggiungendo un punto di crisi. Nel suo libro “Epidemiologia di
fronte ai suoi limiti” (Science, 14 Luglio 1995), Taubes arguiva che
l’epidemiologia moderna era a rischio di diventare una “scienza
patologica” perché trasformatasi in un esercizio di dragaggio di dati,
cercando senza cervello in una laguna in continua espansione di
pericoli per via di associazioni con significato marginale non
predetto da alcuna ipotesi a priori. Per esempio, i ricercatori
possono scoprire, setacciando volumi di dati sul cancro delle ovaie,
che donne che mangiano yogurt ogni giorno soffrono della malattia
marginalmente di più che quelle che non mangiano yogurt, e
conseguentemente decidere che lo yogurt è un fattore di rischio per il
cancro. Davvero, il futuro sembra nero.
Eppure, l’epidemiologia tradizionale ha avuto i suoi
accaniti difensori. C’erano una volta certe regole che garantivano la
santità dell’epidemiologia. Per esempio, mentre Taubes arguiva che
rischi relativi [incrementi di rischio] marginali, che erano [già]
spacciati come prove di causalità quando non potevano assolutamente
dirci nulla di certo, le riviste scientifiche mediche non accettavano
ciò (un rischio relativo è un numero che descrive quanto più
probabilmente qualcuno sia più a rischio della popolazione in generale
di soffrire la malattia esaminata. Quindi, se chi mangia yogurt soffre
il cancro delle ovaie del doppio delle altre donne, si dice che il suo
rischio relativo sia due [o il 100% in più]). Il New England Journal
of Medicine (NEJM) comunicò a Taubes che "Come regola di applicazione
generale, noi esigiamo un rischio relativo pari a 3 o più prima di
accettare un paper per la pubblicazione
(*)." Un ex-conslulente
statistico sostenne questa affermazione, ma aggiunse: “Se si tratta di
un rischio relativo di 1,5, e di un solo studio ma di uno uno buono,
allora ci si gratta il mento e si dice ‘forse’ “.
Eppure, negli anni trascorsi dall’articolo di Taube, le
cose sono cambiate alquanto. Per esempio, lo studio pubblicato sul New
England Journal of Medicine, che è un venerabile concorrente del
Journal of the American Medical Association, nel Marzo 2002 si arguì
che l’inquinamento atmosferico era
fortemente associato con morte prematura da
cancro polmonare e da malattie cardiovascolari. Lo studio
era grosso. Eppure il rischio relativo era un gran totale di 1,12 –
nemmeno lontanamente vicino al livello del “forse” di cui si parlava
nel 1995. L’affermazione dell’esistenza di un’associazione forte
lasciava senza fiato per la sua sfacciataggine.
Ora sembra anche che le regole d’oro dell’epidemiologia
siano offuscate dal desiderio patologico di trasformare
l’epidemiologia stessa in un gigantesco gioco di biasimo. John
Brignell del sito web britannico
Number Watch ha scoperto
qualcosa di molto importante in un recente rapporto della British
Medical Association nei
presunti effetti negativi del fumo sulla
capacità riproduttiva umana.
Nel 1965, Sir Austin Bradford-Hill CBE DSC FRCP, un
gigante nel campo dell’epidemiologia, pubblicò "The Environment and
Disease: Association or Causation?" sotto gli auspici della Royal
Society of Medicine. Egli definì regole per stabilire cause ed effetto
nella ricerca medica; tali regole hanno formato lo standard “d’oro”
per stabilire causalità d’allora in avanti. Ma allo stesso tempo in
cui esse sono state ristampate nel suo nuovo rapporto, la BMA ha
insidiosamente aggiunto delle postille che in effetti rovesciano gli
intenti delle regole.
Ecco le regole con le loro postille moderne,
direttamente copiate dall’appendice A dello studio del BMA. Le
postille sono marcate in corsivo:
Forza
dell’associazione
Le
associazioni forti hanno una maggiore possibilità di essere causali
che quelle deboli. Le associazioni deboli hanno una maggiore
possibilità di essere spiegate da tendenziosità nascoste.
Però, questo non esclude la possibilità che
un’associazione debole sia causale.
Coerenza dell’associazione
E’ più
probabile che un’associazione sia causale quando un numero di simili
risultati emerge da studi diversi fatti su popolazioni differenti.
La mancanza di coerenza, però, non esclude
un’associazione causale.
Temporalità
Perché
un’esposizione causi un risultato essa deve precedere l’effetto.
Plausibilità
Esiste
un meccanismo che sia biologicamente plausibile per cui l’esposizione
può causare il risultato? L’esistenza di un plausibile meccanismo può
rafforzare l’evidenza per la causalità. Però, la mancanza di un
tale meccanismo può semplicemente riflettere le limitazioni correnti
della conoscenza.
Gradazione Biologica
L’osservazione che una dose incrementale di esposizione aumenti il
rischio in un risultato rafforza l’evidenza sulla causalità.
Di nuovo, però, l’assenza di una dose-risposta non
esclude l’associazione causale.
Coerenza
Coerenza implica che l’associazione non è in conflitto con la corrente
conoscenza concernente il risultato.
Evidenza sperimentale
Gli
studi sperimentali in cui cambiando il livello di esposizione si
riscontra che cambia il rischio del risultato forniscono una forte
evidenza di causalità. Però tali studi
potrebbero non essere sempre possibili per ragioni pratiche o etiche."
L’effetto di queste postille è di affermare che le
regole come normalmente concepite non dovrebbero essere intese come
regole. Un’associazione debole può [dunque] essere tanto valida come
una forte. Un’associazione incoerente può essere tanto valida come una
coerente. La mancanza di un sentiero biologico è solo un’espressione
della nostra ignoranza. Una reazione dose-risposta è un’opzione extra.
E non ci si deve preoccupare della mancanza di evidenza sperimentale
se non si hanno le risorse o se si sollevano obiezioni etiche.
L’assurdità di queste affermazioni diventa ancora più evidente se la
si applica all’affermazione che la preghiera ha un’efficacia medica
dimostrabile. La preghiera, chiaramente, passa il nuovo test della BMA
sulla causalità epidemiologica.
Come Richard Lindzen del Massachusetts Institute of
Technology disse a proposito del dibattito sul riscaldamento globale,
"La scienza è uno strumento di un grande valore. Essa ci da l’unico
modo per separare ciò che è vero da ciò che è asserito. Se abusiamo
questo strumento, esso non sarà disponibile quando ce ne sarà
bisogno." L’epidemiologia è stato uno dei più preziosi strumenti
scientifici mai sviluppati. Eppure, essa ha sofferto così tanto abuso
da essere ormai difficilmente riconoscibile. Quando persino la British
Medical Association si unisce a chi abusa, chi resterà a difendere la
scienza?
Iain Murray
Tech Central Station
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(*) Massimo rischio relativo mai
calcolato per il fumo passivo, anche dopo il “massaggio dei dati”: 1,3
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