La scorrettezza politica dell'onestà intellettuale 
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Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
The Evidence

L'archivio scientifico che scardina 50 anni di superstizioni sul fumo


 
 
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COMMENTO  ALLA “ RICERCA” DI  STANTON GLANTZ,
 Pubblicata sull'edizione on-line della rivista The Lancet
... La solita "scienza" stile antifumo


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Boicotta i treni, causa danno!

 

Il gene p53 ha il compito di impedire la proliferazione incontrollata della cellula, bloccandone la riproduzione o innescandone il “suicidio”. Mutazioni nel DNA del gene p53 possono inibire questa funzione di controllo e si trovano nel 50/60% dei tessuti tumorali. L’International Agency for Research on Cancer(IARC) ha costruito un database con le più importanti mutazioni del p53 e i tumori ad esse correlati.

Nel 1996 Denissenko aveva esposto cellule coltivate”in vitro” e cellule bronchiali ad una sostanza considerata cancerogena, contenuta anche nel fumo di sigaretta:il benzopirene (o benzo(a)pirene). Aveva quindi notato che, in seguito all’esposizione, alcuni metaboliti (sottoprodotti) del benzopirene si legavano a 3 particolari siti del DNA del gene p53, e che questi siti corrispondevano a quelli coinvolti nelle principali mutazioni del p53, osservate nei tumori polmonari associati al fumo. Questo era stato sufficiente per affermare che lo schema dei legami osservati, era “il risultato di un diretto nesso eziologico tra un particolare cancerogeno chimico e il cancro”. Ed era quindi la prova molecolare che il fumo causa il cancro ai polmoni. Questo lavoro fu pubblicato su Science.

RIFLESSIONI DI CARATTERE SCIENTIFICO

1) Il fatto che il benzopirene si leghi a quei particolari siti, non dimostra che proprio quei siti saranno sede di future mutazioni (anche se il sospetto è legittimo).

2) Se le mutazioni del p53 fossero la causa del cancro, dovrebbero trovarsi in tutti i cancri e non solo nel 50-60% . Inoltre c’è chi sostiene che ne  siano addirittura l’effetto, perché in alcuni casi si sviluppano solo in un secondo tempo, in fase molto più avanzata, e le cellule che partono dal tumore primario per formare le prime  metastasi, raramente contengono mutazioni del p53.  Vedere http://www.pnas.org/cgi/content/full/96/12/6942

3)Supponiamo però che le conclusioni di Denissenko siano corrette, cioè che il benzopirene inneschi il processo tumorale operando delle mutazioni nel gene p53, e che  lo schema sia uguale a quello osservato nei tumori al polmone dei fumatori: anche se così fosse ciò dimostrerebbe che è un  cancerogeno, cosa già nota. Il benzopirene  non è un composto esclusivo del fumo di tabacco, infatti è un prodotto della combustione per riscaldamento o per autotrazione,  si trova nello smog, nell’asfalto , nella carne o pesce alla griglia e nei cibi affumicati. Per intenderci, non può essere usato come marcatore di cancro da fumo. Vedere http://www.med.unibs.it/~rusnati/1s/tsld022.html

Dopo questa premessa scientifica, un po’ datata, la “ricerca” di Glantz  pesca a piene mani nei documenti non più riservati dell’industria del tabacco. Ne vengono visionati parecchie migliaia, e selezionati 43, quelli che  sembrano più appropriati a  mettere in luce come l’industria del tabacco abbia incaricato e pagato  dei ricercatori, perché pubblicassero  su autorevoli giornali il loro dissenso dalle conclusioni di Denissenko e dai database dell’IARC, e questi l’avevano fatto  senza dichiarare il conflitto d’interesse.

RIFLESSIONI DI CARATTERE ETICO

1) L’obbligo di dichiarare il conflitto di interesse per poter pubblicare, risale al 2001 (questo lo ammette anche Glantz), data in cui la maggior parte dei lavori da lui citati, era già stata pubblicata. L’unico che di fatto, anche dopo quella data, aveva continuato ad occultare i suoi legami con l’industria del tabacco, secondo Glantz, era un editore di un importante giornale.

2) Glantz e gli altri autori della “ ricerca”, dichiarano di non avere nessun conflitto di interesse! (già il fatto di essere antifumo è un conflitto d’interesse, per non parlare del resto come, per esempio, la sua stretta associazione con l’industria farmaceutica).

3) Le industrie del tabacco, così come quelle della salute, non sono organizzazioni di boy scout, non ha senso classificarle come “buone” o “cattive” .  Come tutte le grandi corporation, hanno come unico scopo, per statuto, quello di massimizzare i profitti degli azionisti .Nei loro bilanci c’è una voce, che si chiama “esternalizzazione dei costi”, che consiste nel calcolare preventivamente i danni da risarcimento per eventuali cause legali, legate a un loro prodotto potenzialmente pericoloso. Se i profitti derivanti dalla vendita del prodotto superano i danni da eventuali rimborsi, il prodotto resta comunque sul mercato.  E’ quello che succede nelle industrie farmaceutiche:un farmaco viene ritirato NON quando si scopre che è pericoloso per la salute, ma nel momento in cui si calcola  che i danni economici  da risarcimento potrebbero superare i profitti. I conflitti di interesse nell’industria farmaceutica sono ben più pesanti di quelli dell’industria del tabacco, perché tantissimi ricercatori e medici sono azionisti, a volte proprietari , dell’industria che commercializza proprio il farmaco  che è oggetto della loro ricerca.  Eppure non si scandalizza nessuno. Come mai?

4) Se una ricerca è scientificamente rigorosa e porta a dei risultati verificabili e ripetibili da qualunque altro ricercatore, non dovrebbe avere importanza da chi è finanziata... in teoria. Nella pratica di questi ultimi anni, sappiamo che la ricerca libera da condizionamenti è sempre più rara e da qualunque parte venga, dobbiamo chiederci: cui prodest? E’ triste, ma queste sono le regole di  un mondo senza regole.

RIFLESSIONI FINALI

In definitiva la “ricerca” di Glantz non dice niente di nuovo e non si capisce come mai abbia avuto tanta risonanza sulla stampa (o forse era il momento giusto?):

1)     cita un lavoro, quello di Denissenko, vecchio di quasi 10 anni;

2)     mette in luce legami tra industria e scienziati, che sono sotto gli occhi di tutti, e avvengono  in qualunque settore;

3)     sfrutta l’occasione, per suggerire di utilizzare le mutazioni in quei particolari siti  del gene p53 per cause legali , anche riguardanti il fumo passivo.

4)     MA CHI E’ ‘STO GLANTZ, UNO DEL CODACONS?

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