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11 Giugno 2005 -
Cari amici, avete
sentito la mia mancanza vero? Non ho più tempo di occuparmi di voi da
quando casa mia si è trasformata nel bar ristorante da "Zia Maria".
Grazie all'ex ministro Sirchia e alle sue scellerate proibizioni ho
implementato il mio salotto e la mia cucina, che sono diventati i
luoghi più battuti dai miei colleghi e dai miei amici "viziati". Prima
della "legge" avevo alcuni posaceneri piccoli e bruttarelli che
bastavano alla bisogna del mio marito, me ne sono procurata altri più
ampi e più comodi, il mobile bar dove abitava solitaria una vecchia
bottiglia di grappa al ginepro prodotta clandestinamente dal mio
prozio Mario, è stato rimpinguato da una infinita serie di liquori e
liquorini, la mia innata predisposizione culinaria, eredità di nonna
Lisa, è stata affinata anche dall'aiuto del noto manuale "Artusi",
di epoca storica pre- salutista, che è stato trasferito dallo scaffale
più alto della libreria ad un leggio sul piano di lavoro della mia
cucina. Mi sembra di essere tornata nel lontano 1973 quando approdai
a Bologna nelle vesti di matricola universitaria.
Si
studiava quando si aveva tempo, impegnati come si era fra dibattiti,
riunioni, scioperi e occupazioni. Le case erano porti di mare, si
entrava ed usciva a tutte le ore del giorno e della notte. La strada
più battuta era la centralissima via del Pratello, covo di ladri,
prostitute, travestiti, ubriaconi, studenti e militari squattrinati.
Noi studenti lasciavamo i nostri pochi soldi agli osti del 14 osterie
di questa via, che per poche lire ci rifocillavano a pasta e fagioli,
a vino, a birra e a metri cubi di fumo di nazionali senza filtro. Gli
schiamazzi notturni e le pisciate contro le colonne del portico non
erano motivo di feroci crociate contro coloro che "danno fastidio".
Anni di piombo e barricate. E vennero gli '80, porte blindate e
videocitofoni. Le case non erano più aperte. Via del Pratello
ristrutturata e tirata a lucido, osterie "fighette", residenti
imborghesiti intolleranti verso schiamazzatori, pisciatori, smog e
inquinamento acustico. Arrivano gli anni '90 e un sindaco coi baffi,
tale Renzo Imbeni da Modena (deceduto recentemente all'età di 61 anni)
congiuntamente all'assessore alla sanità, un certo Moruzzi, pensano
che i tempi siano maturi per trasformare Bologna in città "No
smoking", ma qualcuno si arrabbiò ed impugnò l'ordinanza che finì in
qualche polveroso archivio.
In
nome del decoro cittadino, puttane e transessuali vennero spediti ad
esercitare la loro professione lontani dalla cerchia delle mura
cittadine. La Bologna del terzo millennio, democraticamente
amministrata da un sindacalista di Milano che a tutela della salute
degli abitanti del centro storico bandisce l'uso delle auto private,
e mette vigilare sul divieto tanti begli occhi elettronici. La legge "Sirchia"
bandisce il fumo da ogni luogo, e nelle osterie infighettate
diminuiscono i clienti e si annusa odore d'ospedale. Fatta la legge
trovato l'inganno, i portici diventano prolungamenti delle osterie con
tavolini e "funghi" riscaldanti, dove ci si può ancora gustare un buon
bicchiere di vino senza rinunciare alla sigaretta. Gli avventori
fumatori coi loro schiamazzi disturbano gli imborghesiti residenti in
centro. Il sindacalista milanese emana l'ordinanza di divieto di
somministrare bevande alcoliche all'esterno dei locali dopo le ore 21.
I fumatori costretti alla transumanza: a bere dentro al locale, a
fumare fuori dal locale. Avanti e indietro, che bel divertimento.
Tutti brontolano, ma nessuno si incazza e nessuno impugna l'ordinanza.
Finalmente il centro storico è tornato in mano ai residenti: via le
puttane, via le auto, via gli studenti, via gli ubriaconi, via gli
schiamazzatori e gli osti che fanno? Spolverano il bancone e sospirano
in attesa dei clienti.
E stasera che si fa?
Tutti a cena da Zia Maria.
Io abito fuori porta.
Zia Maria |