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Le domande frequenti sulla nostra associazione
Per rispondere alle numerose domande di sempre più numerosi lettori abbiamo compilato questa pagina, che è sotto forma di un’intervista con domande e risposte.


FORCES è un’associazione di fumatori? | Che significa FORCES? | Perché FORCES combatte coloro che vogliono la salute del pubblico? | Se siete contro il divieto di fumare, come intendete proteggere i non fumatori dal fumo passivo? | Voi parlate di educazione, rispetto e convivenza civile, ma il tono bellicoso della vostra organizzazione fa pensare altrimenti. Come spiegate questa incongruenza? | Non è più facile per tutti (e più pratico) imporre il divieto totale?Ma il divieto totale non indurrebbe i fumatori a smettere e i giovani a non iniziare?  |  Fumare è un vizio. Perché l'appoggiate?  |  Siete appoggiati dall'industria del tabacco?  |  Appoggiate l'industria del tabacco? | Perché tutta questa animosità sul fumo? Non esistono cause più importanti concernenti la libertà? | Quali sono le vostre affiliazioni politiche e qual'è la vostra ideologia?  |  Pensate che i bambini dovrebbero fumare? | Appoggiate l'educazione antitabacco nelle scuole?  |  Siete favorevoli alla proibizione della vendita del tabacco ai minori?

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D: FORCES è un’associazione di fumatori?

R: No. Sebbene il fumo sia per ora l’argomento dominante, e alcuni dei suoi membri e collaboratori siano fumatori, il nostro gruppo non è limitato al fumo. FORCES combatte il salutismo e lo stato terapeutico.

D: Che significa FORCES?

R: FORCES è un acronimo dei Fight Ordinances and Restrictions to Control and Eliminate Smoking (Lotta contro le ordinanze e le restrizioni per controllare ed eliminare il fumo), che era il suo intento originale quando essa fu fondata nel 1995 a San Francisco. Da allora, il nostro gruppo si estese a molti stati americani, e quindi in Canada, Olanda, Germania, Austria, Inghilterra e in Italia, dove si sta rapidamente diffondendo. Il discorso di FORCES si è anche esteso, quando divenne chiaro che la repressione del fumo e l'uso della scienza rottame per giustificarla andavano bene al di la del divieto di accendere una sigaretta in luoghi pubblici, ed implicavano una sovversione di etica e di valori al servizio di interessi corporativi e di controllo di stato.

D: Perché FORCES combatte coloro che vogliono la salute del pubblico?

R: In primo luogo, il salutismo non coincide con la salute del pubblico, ma è l'irretimento  di due concetti: la salute come giustificazione di un certo tipo di totalitarismo - ergo il termine salutismo. Esiste oggigiorno una pericolosa deviazione dall’ortodossia medico-sanitaria, la cui funzione è di curare. Tale deviazione, che comporta l’utilizzo del potere politico/economico per lo scopo ufficiale di prevenire malattie, ha documentati precedenti storici, quando essere sani non era una scelta, ma un dovere del cittadino, e lo stato aveva diritto di esigere e di implementare con la forza l’adempimento di tale dovere. La classe medico-sanitaria, che si è infiltrata profondamente nel tessuto statale ad ogni livello (assieme all’industria farmaceutica ed assicurativa con cui è inevitabilmente associata), ed ha acquisito uno strapotere economico-politico capace di alterare il sistema sociale ed i processi scientifici e democratici.

In secondo luogo, il salutismo si avvale di parascienza per arrivare ai suoi scopi. Tale parascienza, meglio conosciuta oggi come scienza rottame o, in America, junk science, presenta speculazioni teoriche, asserzioni non provate e/o impossibili da provare, e statistiche tendenziose come se fossero dati scientifici accertati ed inequivocabili. Prendiamo ad esempio il fumo passivo. Non esiste alcuna prova scientifica (e nemmeno statistica) che esso sia di danno al non fumatore. Ciò nondimeno, ci viene detto con assoluta certezza che esso causa morti e malattie, che vengono addirittura quantificati. E’ chiaro che coloro che propinano tale informazione, stampa compresa, sono al corrente di tale realtà (altrimenti, l'unica alternativa è che siano totalmente incompetenti). Ma i "pericoli" del fumo passivo sono la scusa per giustificare i divieti, che in realtà sono solo basati su "fastidio" (spesso indotto dall'incessante propaganda) e sulla base di una precisa scelta morale, peraltro facilmente contestabile. Un altro esempio sono le morti statistiche da tabagismo. Di tutte le milioni di morti attribuite al fumo, non se ne può provare una che sia causata unicamente dal fumo, che è comunque, e nella peggiore delle ipotesi, solo un co-fattore il cui apporto è impossibile da quantificare scientificamente per via della multifattorialità di ogni malattia attribuita al fumo. Riteniamo vergognoso che i ministeri della sanità, altri enti pubblici e privati, e certi medici si prestino a prestidigitazioni statistiche, alla promozione di agende farmaceutiche, ed a sistematica disinformazione per portare avanti opere di ingegneria sociale.

Infine, la coercizione del comportamento personale comporta un serio pericolo per le libertà personali e d’impresa. Uno stato che usi la forza delle tasse, dei media o della legge per imporre la salute personale è chiamato Stato Terapeutico. Tale regime eleva la cosiddetta salute pubblica ad un livello più alto della libertà individuale o, peggio ancora, crea sinonimia tra salute e libertà. Su tale base, la repressione della libertà personale, quando non conduce alla "salute" come concepita dallo stato, diventa accettabile, legittima e addirittura morale, mentre è lanciato un pericoloso concetto: coloro che non si prendono cura della propria salute secondo i dogmi di stato o di gruppi ad interesse particolare sono persone immorali, ed è quindi giustificata la loro emarginazione dalla vita pubblica e sociale. Oggi, questa mentalità già pervade molto del pubblico e dello stato e, come abbiamo previsto anni addietro, non è più limitata al fumo, ma si è estesa all’alimentazione, alle bibite, all'alcol, e persino al caffè; e presto si estenderà ad ogni altro aspetto della vita sociale, visto che ogni azione umana è potenzialmente nociva alla salute. Tale concetto, che trascende la logica e la scienza (per non parlare della moralità e dell’integrità intellettuale) è addirittura ormai sancito dal principio di precauzione, ed è la scusa per l’illimitato controllo della vita moderna da parte della burocrazia.

D: Se siete contro il divieto di fumare, come intendete tutelare i non fumatori dal fumo passivo?

R: L’uso della parola "tutela" al riguardo del fumo passivo è inaccettabile, perché presuppone l’esistenza di un pericolo, che di fatto non esiste al punto di causare alcun danno. Parliamo invece di fastidio reciproco che fumatori e non fumatori possono talvolta creare, gli uni col proprio fumo, gli altri con le proprie lamentele, proibizioni, paure e risentimenti indotti dall'irresponsabile propaganda di stato. FORCES ritiene che, prima delle leggi, debbano avere un ruolo l’educazione e il reciproco rispetto. La convivenza civile è fatta anche di auto-limitazioni e di tolleranza e, naturalmente, fumatori e non-fumatori non fanno eccezione. FORCES, inoltre, ritiene che una soluzione efficace possa essere la separazione (non segregazione/ghettizzazione) tra fumatori e non fumatori in apposite, decorose sezioni (le cui proporzioni siano stabilite solo dalle leggi di mercato), che possono essere ottenute facilmente nella grande maggioranza dei locali di proprietà pubblica o privata. Laddove ciò non sia possibile in locali di proprietà privata, il proprietario del locale è l’unico a poter stabilire se si possa fumare o meno nella sua proprietà - senza che lo stato abbia il diritto di intervenire. Di nuovo, il libero mercato stabilirà la conseguente proporzione necessaria e sufficiente di locali fumatori e non fumatori, con la soddisfazione di tutti.

D: Voi parlate di educazione, rispetto e convivenza civile, ma il tono bellicoso della vostra organizzazione fa pensare altrimenti. Come spiegate questa incongruenza?

R: La moderazione è una virtù ed è efficace solo in un ambiente dove moderazione e bilancio sono la regola sociale. In tal caso, presentarsi come "moderati" in opposizione ad estremisti crea una simpatia ed un supporto del pubblico. Ma oggi la situazione è già caduta in mano agli estremisti -- gente cioè che considera "normale" o "terapeutica" l'esposizione a "immagini shock", altri messaggi violenti, e incessante istigazione all'intolleranza, nonché la segregazione/tassazione dei cittadini a seconda dei loro "vizi". Tale estremismo ha già conquistato istituzioni e ministeri, ed è diventato parte della loro politca.

In casi del genere, un'opposizione "moderata" è interpretata dal potere (che ha già deciso che il dialogo è un "inutile scusa" per giustificare il "vizio", e che bisogna dunque procedere senza transigenza) solo come debolezza. Per ristabilire buon senso ed equilibrio, dunque, è necessario opporre una forza uguale e contraria all'estremismo salutista -- senza mezzi termini e timore dell'autorità -- che sia volta anche all'educazione delle masse sulle falsi basi scientifiche usate per giustificare tale estremismo; esiste ampia prova storica che ogni altro metodo adottato ha fallito contro un salutismo che non conoscerà limiti.

D: Non è più facile per tutti (e più pratico) imporre il divieto totale?

R: È sempre più facile proibire a vantaggio di una parte sull’altra piuttosto che rispettare i diritti e la dignità di tutti. Questa è la vera ragione per cui regimi totalitari sono di solito più efficienti dei regimi liberi. Ma il prezzo sociale da pagare per questo semplicismo è spesso molto alto, e frequentemente porta al collasso sociale -- ma non prima di diramazioni e di effetti totalmente imprevedibili, e spesso non controllabili. Nel caso del fumo, abbiamo esempi come gli Stati Uniti e il Canada, dove il risentimento indotto tra individui e la tensione sociale sono arrivati a livelli altissimi (per non parlare delle catene di fallimenti commerciali laddove il divieto assoluto è applicato), anche perché alimentati da media irresponsabili che continuano a istigare il popolo; il che spesso risulta in episodi di violenza. Tristemente, i nostri media li imitano. Tali risentimenti causano reazioni a catena che vanno ben oltre il fattore fumo, e si estendono a difficoltà delle relazioni sul lavoro, comportamenti meschini, ritorsioni, e rottura di relazioni personali. Infine, la legittimazione della discriminazione e delazione (numeri verdi per riportare chi permette di fumare dove vietato), nonché considerare un individuo più o meno valido a seconda che fumi o meno apre la porta, come di nuovo già è successo in America, ad altre serie discriminazioni basate sullo stile di vita. Nonostante quanto detto, il ministero della "salute" considera positivo il fatto che: "l'intolleranza dei non fumatori contro i fumatori è aumentata del 10% nell'ultimo anno".

D: Ma il divieto totale non indurrebbe i fumatori a smettere e i giovani a non iniziare?

R: Innanzitutto bisogna smettere di considerare il fumo come qualcosa di sempre e solo negativo. Il che è falso scientificamente, ed è espressione di (e porta a) pregiudizi, superstizioni e condizionamenti sociali che debilitano una società civile al di là delle limitazioni del diritto di fumare. Fumare è una scelta legittima ed accettabile come mangiare, bere, e giocare d’azzardo. In secondo luogo, è nostra profonda convinzione che la proibizione e la propaganda sugli stili di vita non debbano essere un diritto o dovere dello Stato, cui non riconosciamo né l’autorità di legiferare a proposito, né di usare tassazione per forzare l'adattamento dei comportamenti alle sue dottrine. In terzo luogo, la propaganda e la proibizione o sono inefficaci (incremento dei giovani fumatori dall’inizio della fanfara antifumo), o forzano il comportamento in direzioni che, differentemente dal fimo, potrebbero essere molto negative. È assai preferibile che un giovane inizi a fumare tabacco piuttosto che crack, per esempio – anche se certi ministri e/o forze politiche, mentre spingono disinformazione e proibizione sul fumo, chiudono un occhio sulla (o vogliono legalizzare) marijuana e hashish, con l’implicito, assurdo messaggio che la combustione di queste sostanze sia in qualche modo "diversa", o più "benefica" della combustione del tabacco. Mentre FORCES è antiproibizionista anche sulle droghe, trova questa schizofrenia scientifica e morale estremamente ipocrita, ed assai indicativa delle perversioni politiche, morali e sociali che caratterizzano gli anni recenti.

D: Fumare è un vizio. Perché l'appoggiate?

R: FORCES non è interessata a sostenere il fumo in se stesso. Ciò che conta è il diritto e la libertà di fumare durante le normali funzioni sociali e senza l'assillo dello Stato. Siamo convinti che fumare sia potenzialmente dannoso, ma non più dannoso di altre attività quotidiane, come bere, guidare, giocare d'azzardo, o fare del sesso. Sappiamo che la propaganda contro il fumo è un'immensa montatura e non è altro che un'estorsione finanziaria, una deviazione politica, e un modo di controllare il comportamento della popolazione. Abbiamo vissuto con il tabacco per 500 anni senza che ciò venisse considerato un'"epidemia"; abbiamo accettato il tabacco fino a quando le regole della scienza non sono state sovvertite, politicizzate, e la definizione di dipendenza è stata distorta e riscritta per scopi di controllo politico e per soddisfare le agende farmaceutiche. Fumare è un piacere -- e la gente ha diritto al piacere, che puritani e bacchettoni hanno sempre considerato virtù farne a meno, mentre esso è un bene primario e indispensabile al buon equilibrio dello sviluppo dell'individuo e della società in cui vive -- e come tale dovrebbe essere tutelato e non soppresso. E questo sarebbe vero anche se fosse possibile dimostrare scientificamente (e non con artifici statistici) che il fumo fa male. Vi sono sostanze che noi assumiamo quotidianamente e che fanno male – e di questo siamo certi. L’alcol fa male. Ma se volete vedere cosa succede se si tenta di proibirlo, basta gettare un occhio a cosa accadde in America tra il 1919 e il 1933. Non solo l’alcol non sparì, ma diventò patrimonio del mercato nero e della criminalità; gli alcolizzati restarono e si moltiplicarono, ma la mafia americana ebbe un grandioso trampolino di lancio. Tutto questo, naturalmente, grazie al moralismo ipocrita dei legislatori americani che avevano tentato di "estirpare" questo "pericoloso vizio" dalla società. 

L'illusione dei proibizionisti revisionisti odierni di ottenere l'eliminazione del fumo tramite infinite restrizioni, lavaggi di cervello a adulti e bambini, falsa informazione e tassazione è destinata ad un fallimento ancora più spettacolare, con gravissime conseguenza socio-economiche. Già in Inghilterra, dove la tassazione del tabacco è assurda, vediamo apparire sigarette fatte con materiali scadentissimi e veramente dannose, proprio come ai tempi della Prima Proibizione, quando la gente moriva da gin fatto clandestinamente con alcol metilico ed altri veleni. La storia si sta ripetendo, e così pure l'imbecillità politica e sanitaria.

D: Siete appoggiati dall'industria del tabacco?

R: No - ma non considereremmo certo immorale l'esserlo. La nostra opposizione, mentre è spesso lautamente pagata dai colossi farmaceutici, non esita ad accusare pubblicamente qualsiasi opponente di essere "una marionetta delle multinazionali del tabacco", sia ciò vero o un'assoluta menzogna. L'uso di due pesi e due misure morali e politiche è tipico dei bigotti e degli antifumo. Medici ed organizzazioni sanitarie vendute all'industria farmaceutica (pardon - "che lavorano in partnership con l'industria", come piace dire ai salutisti e ai loro ruffiani mediatici quando si dimostra su che libro paga sono) non sono più o meno credibili e moralmente corrette di quelle "vendute" all'industria del tabacco. Ciò che conta non è chi paga, ma che ciò che si dice sia vero e dimostrabile - cosa che finora i gruppi salutisti, al di là della retorica, disinformazione e del paternalismo dozzinale, hanno mancato clamorosamente di fare, e ciò include i ministeri della "salute".

Ad ogni modo, FORCES è un'organizzazione che si regge unicamente sui suoi membri e sponsor e va avanti grazie all'adesione ed all'entusiasta lavoro donato da dedicati volontari che sostengono la sua causa.

D: Appoggiate l'industria del tabacco?

R: Questo dipende dal comportamento di tale industria. Di certo, riteniamo che l'industria del tabacco (così come qualsiasi altra industria) abbia il diritto di promuovere e pubblicizzare i suoi prodotti, che sono assolutamente legali e certamente non più "pericolosi" di altri prodotti di cui si permette la pubblicità. Incidentalmente, ciò non significa che la pubblicità di questi altri prodotti dovrebbe essere ristretta (se non quando falsa e tendenziosa) per via di qualche idiota concetto di "eguaglianza di concorrenza". L'eguaglianza sotto la tirannia non è affatto giustizia.

Siamo, naturalmente, in disaccordo con le industrie che promuovono la lotta contro il tabacco, come quella farmaceutica: anche se riconosciamo che questo è un suo diritto, almeno fino a quando e nella misura in cui la propaganda antitabacco viene esercitata con i normali strumenti del mercato e non attraverso la coercizione legislativa (divieti) o fiscale (aumento delle tasse sul tabacco), o tramite l'uso di corruzione.

Riteniamo però che l'industria del tabacco sia spesso miope, debole, e troppo accondiscendente con i suoi nemici, vittima essa stessa, cioè, di quello pseudo-moralismo e di quei pregiudizi parascientifici che la stanno demonizzando. Siamo risentiti per il comportamento delle multinazionali che non coinvolgono -- e non sembrano considerare affatto -- i loro unici clienti, quando si trovano a prendere decisioni che riguardano il portafoglio, il destino, e le libertà dei loro consumatori.

D: Perché tutta questa animosità sul fumo? Non esistono cause più importanti concernenti la libertà?

R: Quando si parla di difesa della libertà, tutte le cause sono importanti, e il prezzo della libertà è l’eterna vigilanza. Noi sappiamo che la guerra al tabacco ha profondissime implicazioni; tanto profonde, infatti, che esse tendono a sfuggire alle persone non informate che sono, ahinoi, la grande maggioranza. Al di là della repressione delle sacrosante libertà e scelte personali, infatti, esiste un serio problema istituzionale.

Qui si parla del grave e fondamentale problema di avere lo Stato (nel caso del fumo rappresentato dell’establishment sanitario nazionale ed internazionale) che impone frodi statistiche, truffe scientifiche e mezze verità con la forza della legge e considera i comportamenti che non si conformano ai suoi diktat come malattie che devono essere curate con un approccio medico-psichiatrico. Parliamo di uno Stato che è pilotato da gruppi ad interesse particolare, e da individui che sistematicamente costruiscono una logica politica e parascientifica mentendo consciamente alla popolazione, ed avvalendosi di credibilità medica e morale per imporre comportamenti che siano economicamente vantaggiosi ai colossi farmaceutici ed assicurativi.

Non ci sembra cosa da poco, per esempio, avere "luminari" della medicina che raggirano la popolazione affermando che il fumo passivo uccide o nuoce alla gente (implicando che i fumatori sono assassini), né ci sembra trascurabile che lo stato implementi tale truffa con divieti, multe, e stampando sui pacchetti di sigarette che "Il fumo nuoce gravemente alle persone che vi circondano" senza che esista uno straccio di prova che ciò sia vero. Coloro che affermano il falso allo scopo di ottenere tangibili e pratici risultati sono definiti truffatori dalla legge, che li punisce anche quando affermano di agire "a fin di bene". La legge, in teoria, è uguale per tutti, ma in pratica non lo è quando si permette a tali imbroglioni, in camice bianco o meno, di affermare il falso con l’avallo ed il supporto di uno Stato e di un sistema che è diventato complice della truffa. Quando la frode è perpetrata dalle più alte autorità, leggi e giustizia vengono ridefinite.

Accettare la de-normalizzazione del tabacco significa quindi accettare la normalizzazione della corruzione sanitaria ed istituzionale, ed il concetto che l'establishment sanitario (e lo stato in generale), non debba rendere conto al pubblico delle sue azioni e affermazioni, ma imporre la sua volontà ed interessi con la forza della legge, tradendo la sacra fiducia del cittadino nelle istituzioni democratiche e sanitarie. E ciò non ci sembra una cosa di poco conto, sia essa a proposito del fumo o qualsiasi altro soggetto.

D: Quali sono le vostre affiliazioni politiche e quale è la vostra ideologia?

R: Non siamo parte di nessun partito. Anche se siamo convinti che la lotta contro il fumo abbia una matrice decisamente politica, la nostra associazione non è di natura strettamente politica. La lotta per i diritti umani e civili è indipendente dalla partitocrazia. Ci consideriamo quindi trans-partitici, sebbene le nostre simpatie siano per quelle correnti di pensiero libertarie che rispettano le libertà individuali, il libero mercato e l'autodeterminazione. Siamo ovviamente pronti ad appoggiare qualsiasi partito che voglia farsi voce della libertà di scelta di stile di vita -- sebbene ci rendiamo conto che, oggigiorno, nessun partito politico esistente voglia sostenere i fumatori perché ciò significherebbe ripercussioni non inferiori a quelle che sarebbero esistite negli Stati Uniti se un partito si fosse permesso di sostenere i diritti dei negri o quelli dei gay negli anni Cinquanta. Presto, la stessa situazione si verificherà con l’alimentazione, le bibite e l'alcol. Ciò dovrebbe dare la dimensione del livello di potere effettivo che i gruppi farmaceutici e della "pubblica sanità" hanno imposto alle forze politiche e commerciali; se questa morsa politica non è spezzata, essa presto controllerà tutte le abitudini, i valori, le tradizioni ed i consumi della nostra società. 

Già negli Stati Uniti, per esempio, la American Medical Association si permette di sindacare su aree che non hanno nulla a che vedere con la salute, come il porto d’armi [1] [2], e persino i tipi di veicolo che la gente deve comprare "per il bene dei bambini"; una lista fu pubblicata, infatti, con tanto di marche, modelli, ed anni di produzione. In Italia, il ministero della "salute" si pronuncia sulla patente a punti e sulla chiusura anticipata delle discoteche, mentre legifera contro i proprietari dei cani. La figura medico-sanitaria intende sostituirsi a quella del prete ma, essendo pure la religione una cosa "sorpassata", tale figura oggi usa parascienza invece di valori morali per ottenere il controllo del soggetto, che nel caso del prete era chiamato "fedele", e che oggi invece è chiamato "paziente". Mentre si misurano civiltà, vizi e virtù in termini di epidemiologia, con l'incontrollata crescita del potere della classe sanitaria i popoli delle nazioni sono visti sempre meno come liberi cittadini, e sempre più come pazienti o potenziali pazienti che devono essere salvati da se stessi con "terapie". Infine, la recente attribuzione del 50 percento delle morti e malattie allo stile di vita dell'individuo è la dimostrazione più lampante della sconfitta della medicina e dei sistemi mutualistici, specialmente nei confronti del cancro. Piuttosto che ammettere tale sconfitta, la classe medica preferisce puntare il dito con falsa certezza contro mille cause, senza sentirsi in dovere di provarne neanche una, come nel caso del fumo.

D: Pensate che i bambini dovrebbero fumare?

R: No, naturalmente. I bambini non dovrebbero né fumare, né bere, né assumere altri atteggiamenti tipici degli adulti prima del tempo. I bambini, peraltro, dovrebbero divertirsi nel periodo della loro infanzia: eppure, nessuno sembra essersi posto questo problema ai tempi dell’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole -- e oggi pure con la "educazione" antifumo, antialcol ed alimentare. Forse i bambini sono bambini solo quando bisogna controllare il loro comportamento da grandi; quando invece viene loro rubato il tempo dei giochi per metterli di fronte a questioni così delicate come l’uso della propria sessualità, essi diventano forse improvvisamente adulti?

In ogni caso, siamo contrari alla disinformazione propinata ai ragazzi sugli effetti del tabacco, per tenerli lontano dal fumo. Disapproviamo l'interferenza dello Stato nelle famiglie, e siamo contrari ad un'educazione che porti i ragazzi a non rispettare, o addirittura a rimproverare, i loro genitori perché fumatori, o bevitori, o "mangiatori", usando i bambini come strumento della "salute pubblica" per usare in modo svergognato pressione psicologica e ricatti morali. Avendo presentato abbondante evidenza scientifica sulla non dannosità del fumo passivo, non possiamo giustificare neppure la teoria che i bambini abbiano bisogno di "tutela" o di "autodifesa" contro i fumatori, siano essi i loro genitori o no. Infine, il salutismo è il principale veicolo per l'ingerenza dello Stato sui valori imposti dai genitori sui figli. Tramite il salutismo, in molti Paesi già lo Stato si arroga il diritto di rimuovere la patria potestà semplicemente basandosi sullo stile di vita dei genitori. E questo, come l’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole, è un modo di rapire i bambini alle famiglie e sottrarre a queste ultime ogni diritto nella loro educazione. Infine, l'istituzione di ufficiali sanitari nelle scuole a scopo salutista è uno storicamente dimostrato veicolo per la diffusione dell'uso di droghe farmaceutiche come Ritalin e Prozac, antefatto all'impasticcamento di massa dei nostri bambini con psicofarmaci, come è già successo negli Stati Uniti.

D: Appoggiate l'educazione antitabacco nelle scuole?

R: No. Ciò per due ragioni:

  • Se vogliamo un'educazione che salvaguardi i bambini dai possibili danni derivanti da sostanze e comportamenti nocivi, quest'educazione non dovrebbe mettere l'enfasi sul tabacco. Esistono innumerevoli sostanze assai più dannose del tabacco, contro le quali bisognerebbe adottare misure di prevenzione per i ragazzi. Ne segue che ciò avverrebbe inevitabilmente a spese dell'educazione tradizionale, e avrebbe effetti psicologici spesso dannosi. Le scuole dovrebbero limitarsi impartire nozioni accademiche che siano utili nella vita (e la qualità del sistema scolastico è già degenerata abbastanza nel corso degli anni) - non diventare centri di propaganda sociale e politica atta a soddisfare le politiche del giorno. Crediamo che l'educazione contro sostanze e comportamenti "nocivi" debba essere lasciata ai genitori, che educano i loro figli a seconda dei loro valori ed esperienza, e che debbano prendersi la responsabilità di impartire tale educazione, visto che hanno scelto di diventare genitori. Ciò è molto importante se vogliamo preservare le diversità intellettuali e morali che sono alla base di una società sana e tollerante.

  • Noi non consideriamo che ciò che si insegna oggi nelle scuole sia "educazione" sul tabacco, ma solo propaganda contro di esso non diversa dalle campagne sanitarie adottate da passati regimi dittatoriali europei. L'enfasi estrema sul culto del fisico è infatti tipica dell'oscurantismo intellettuale e, non a caso, caratterizzò il regime nazista. Da un punto di vista morale, riteniamo che una società di uomini grassi e di accaniti fumatori, ma liberi, sia immensamente preferibile a una società di body-builders muscolosi e massicci – ma chiusi in una gabbia sociale e intellettuale.

Se si ritiene necessaria una campagna d'informazione sul tabacco fuori dal contesto scolastico, i ragazzi dovrebbero essere informati solo su quei potenziali danni che siano reali e accertati, e tale campagna non dovrebbe ignorare di comparare il tabacco con i pericoli, ben più gravi, derivanti dall'uso di droghe ed altri comportamenti a rischio. E comunque la scelta ultima se far frequentare questo tipo di lezioni ai bambini dovrebbe, di nuovo, spettare solo ai genitori. Questa prospettiva è stata intenzionalmente abbandonata per assecondare l'agenda della presente propaganda. Lasciar credere ai ragazzi che il tabacco sia una cosa "terribile", e che il fumo sia uguale o peggiore dell'eroina, e sottoporli alle violente immagini di operazioni chirurgiche su organi presumibilmente danneggiati dal fumo, come già succede in America, è irresponsabile, disonesto, brutale, non etico e ottuso. Infine, se si volesse onestamente informare i giovani, bisognerebbe anche informarli dei benefici del tabacco, e comunque di ogni sostanza o comportamento oggetto dell’informazione. I ragazzi per crescere bene meritano verità, considerazione, e il rispetto degli adulti, così come hanno bisogno di esempi di tolleranza e moderazione.

D: Siete favorevoli alla proibizione della vendita del tabacco e alcol ai minori?

R: No, e ciò per due principali ragioni:

  • Ciò che è proibito attira. L'impossibilità del minore di ottenere alcolici e sigarette incrementa il suo desiderio di ottenerle. Dovunque la vendita è stata proibita ai minori, la percentuale di fumatori e bevitori tra gli otto e i quindici anni è incrementata enormemente. Ma la cieca, ottusa fede nella proibizione previene dall’ammettere questa tangibile realtà.

  • La proibizione della vendita ai minori ha il falso messaggio implicito che tabacco e alcol siano sostanze altamente pericolose, e che quindi le scelte di fumare o bere richiedano almeno la maturità dell’adulto. Di nuovo, ciò attira l’adolescente a sperimentare con fumo e alcol prematuramente, perché ansioso di provare la sua maturità a se stesso e al mondo, mentre una pacata accettazione sociale dell'uso di queste sostanze senza grancasse di propaganda e combinata con una guida famigliare (come si faceva una volta, per intendersi) non stimolerebbe la smania della trasgressione.

D’altra parte, se si proibisce tutto ciò che è potenzialmente dannoso, si preclude la scelta individuale – è ciò è esattamente lo scopo finale del salutismo - nonché la gioia di vivere. E ciò, in se stesso, non è affatto salutare.

 
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