Mob farmaceutici attaccano l'industria degli alcolici: il processo di eliminazione è cominciato 2 Luglio -- Qualche mese fa avevamo riportato che la Robert Wood Johnson Foundation (Johnson & Johnson) aveva stanziato 250 milioni di dollari (prima rata di un finanziamento totale di un miliardo di dollari) per iniziare la demonizzazione su scala internazionale dell’industria degli alcolici. Per pura combinazione, dopo pochi giorni il ministro Sirchia annunciava a Porta a Porta l’imminente inizio della campagna antialcol ed ora, per un’altra fortuita combinazione, si sta procedendo a vietare la vendita dell’alcol nei locali notturni dopo le due di notte. Non è però una combinazione che un gruppo di 75 giovani si sia assembrato davanti ad un produttore di birra a Washington con lo slogan “non prendeteci a bersaglio” – prima mossa del processo per arrivare alla proibizione della pubblicità all’alcol su scala mondiale, al suo bando sociale ed alla sua iper-tassazione. “La mia generazione è stanca di essere presa a bersaglio dall’industria dell’alcol”, afferma Jeremy Hosting, caporione del gruppo di copertura farmaceutica dal nome Reducing Underage Drinking Through Coalitions (Ridurre il Consumo di Alcol Minorile con l’uso di Coalizioni). In America, l’uso delle Coalizioni è stato essenziale per la campagna di odio contro il fumo e i fumatori, anche in quel caso strumentalizzando i giovani. Come sarete manipolati
La demonizzazione del bevitore sarà graduale ma costante – per dare il tempo alle vittime di internalizzare i sensi di colpa e di vergogna. Alcol passivo? Quella truffa non la si potrà usare, ma esistono molti altri argomenti: guida in stato di ebbrezza, “costi & problemi sociali”, violenza, associazioni statistiche con nuove malattie… Con la scienza rottame e con i "ragionieri della ‘salute’ " basta premere il tasto “Invio” del computer col programmino statistico Excel, e --- voilà! ecco la “evidenza scientifica”. Più si preme "Invio", più la "montagna di evidenza" cresce e diventa indiscutibile. Camici bianchi ben pagati sfileranno poi davanti ai politici e sugli schermi televisivi, descrivendo l’alcol come “un problema sociale ancora più serio del tabacco e dell’obesità”; l'OMS, naturalmente, pronuncerà le appropriate menzogne (o Big Pharma non paga) e i gruppi antialcol “non-profit” si moltiplicheranno più che i biblici i pesci di Cristo. Presto si arriverà a guardare il barista e il viticoltore come si guardano i tabaccai e chi fa le sigarette -- lordi venditori e produttori di morte. Nel frattempo, i ruffiani dei media suoneranno la grancassa dei ministeri della “salute”, facendo vedere incessantemente grafici e statistiche e interviste con “vittime” dell’alcol e coi loro parenti. Foto di giovani morti in incidenti stradali ("vite stroncate", con commovente profilo della "vittima della dipendenza", amata da tutti e brillante a scuola; gli asini non esistono tra le vittime del vizio) e immagini di fegati spappolati, con tanto di autorevole camice bianco che spiega tutto. Ciò sarà fatto un po’ per essere politicamente corretti, ma soprattutto perché se non lo fanno, la pubblicità farmaceutica viene meno, e così pure la simpatia politica del Sirchia di turno… quando poi gli Angela e i Cecchi Paone attiveranno i loro programmi "scientifici", la gente disinformata, esasperata e ormai pronta a sacrificare alla truffa farmaceutica ancora un altro brandello di libertà chiederà allo stato di "fare qualcosa", ovvero non certo proibire (Mai! Perdiana,"non siamo mica proibizionisti!") -- ma vietare. La capitolazione dell'industria
Tutta
l'industria dell'alcol sarà gradualmente presa a bersaglio: birra e
superalcolici saranno i primi, sulla base del fatto che la birra è poco potente
ma se ne beve tanta, e di superalcolici se ne beve poca quantità ma
sono molto potenti; inoltre birra e superalcolici influenzano i giovani
tramite "immagini di maturità e di stile di vita"; nel
frattempo il ministro della "salute" o chi per lui, assieme alle gang
farmaceutiche e agli "attivisti", assicureranno nel modo più
assoluto all'industria vinicola e ai bevitori di vino che
loro non sono il bersaglio, e che nessuno li vuole perseguitare.
Infatti, non c'è "nulla di male" a bere un bicchiere di vino a tavola,
"se lo beve anche il ministro della salute", perBacco! Inoltre, i viticoltori saranno rassicurati anche dalle associazioni di categoria, chiamate separatamente all'uopo dal ministero della "salute", e a cui si dirà che "misure a tutela (parola sempre in voga) della categoria sono possibili, e arriveranno". Esibendo poi statistiche ed altra scienza rottame, si chiederà loro di "agire responsabilmente per la salute pubblica". I gonzi così impressionati dall' "autorità" vedranno anche la possibilità di un avanzamento politico nell'associazione, e diranno quindi ai poveri membri che pagano la quota associativa -- già preoccupati o infuriati -- di "stare tranquilli perché tutto è sotto controllo: il ministro ha assicurato che ... in cambio di..." Si passerà dunque al vino dopo, quando nuovi "studi" "dimostreranno", per esempio, che il vino determina una "induzione verso l'alcolismo pesante" -- lo stesso nonsenso dalla "Gateway theory" usata per la marijuana e le sigarette. Mentre nuovi "studi" assoceranno il vino al cancro e ad almeno un altro centinaio di malattie come è stato fatto per il fumo, gradualmente si parlerà di "pubblicità occulta" dell'industria, spingendo quella non occulta ad ore sempre più tarde alla radio e alla TV (sta già succedendo), mentre si continuerà a dire ai bevitori che "si rispettano i loro diritti" (di ammazzarsi, s'intende -- leggi: "se vuoi essere un idiota"...). Intanto, le scene dove si beve saranno gradualmente eliminate dai media in vista di qualche studio farmaceutico fatto dallo Stanton Glantz di turno, e spacciato da riviste scientifiche che sono ormai dipendenti all'80% dai budget farmaceutici. L'ultimo colpo sarà quello di apporre avvertimenti sanitari obbligatori su tutti gli alcolici (vedi sigarette), per inculcare emozionalmente scienza rottame, credenze e superstizioni nel "popolino", seguito a ruota da iper-tassazione "per scoraggiare il consumo di una sostanza pericolosa e mortale" -- iper-tassazione che la gente accetterà con qualche "mugugno", ma dopo tutto è "per il suo bene". E che farà l’industria bersagliata? Facile da immaginare: commetterà gli stessi errori dell’industria del tabacco – infatti ha già cominciato. Durante la manifestazione dei giovani prezzolati da Big Pharma a Washington, i produttori di birra hanno gentilmente e cordialmente invitato i giovani nei loro uffici per spiegar loro che la "pubblicità non è diretta ai minori" (oh, guarda... come se quelli non lo sapessero!), e cercando di mantenere le buone "relazioni pubbliche". Ciò, naturalmente, sarà totalmente inutile, perché i pilotati ministeri dalla “salute” sanno benissimo dove vogliono arrivare. Intanto in America inizieranno le solite mega-cause legali. Che può fare l’industria degli alcolici? Quello che esattamente non farà; quello che non ha fatto l’industria del tabacco: dirottare immediatamente (oggi) gli enormi fondi destinati alla pubblicità su contro-campagne informative, su "think tank" strategici e "bellici", e su gruppi come il nostro, che non hanno paura di essere “politically incorrect”, di smascherare le truffe statistiche e di portare le marionette farmaceutiche in tribunale (se solo avessero i mezzi). Inoltre l'industria dovrebbe smascherare per il grande pubblico i finanziamenti farmaceutici/pubblici degli "attivisti disinteressati", iniziare una compagna d'istigazione all'ostilità contro Big Pharma e le istituzioni al suo servizio – nonché organizzare la resistenza politica dei bevitori e dei viticoltori, incluse continue agitazioni di categoria in diretta contrapposizione alla mafia farmaceutico-sanitaria privata e di stato, senza compromessi e manovre di corridoio finché:
Non ci possono essere compromessi o atti di fede con il totalitarismo della corruzione, perché si tratta di salutismo > o < libertà personale e d'impresa. Ma, invece, l’industria cercherà di guadagnarsi la simpatia e la tolleranza del pubblico sui cui media e ministeri della "salute" sono già al lavoro con enormi mezzi farmaceutici e pubblici. Le campagne di relazioni pubbliche quindi non funzioneranno. Poi l'industria sarà costretta ad ammettere ufficialmente "i gravi pericoli dell’alcol" tra il trionfo dei suoi assalitori; infine, essa leccherà gli stivali dei fascisti bianchi proprio come sta facendo la Philip Morris, che si scusa di aver avversato la scienza rottame, calandosi nel ruolo di “cattivo sociale” mentre i salutisti sghignazzano guidando le loro Mercedes alla banca, dove verificano i rialzi dei loro stock farmaceutici e l'arrivo della prossima concessione governativa. La fine dei bevitori E i bevitori, tassati a morte e demonizzati, sorvegliati dai carabinieri rifiuteranno di credere a quanto accade, portando avanti mille scuse per non dover affrontare la necessità di farsi rispettare con l'appropriata forza: "quelli sono estremismi americani", "noooo... non succederà mai in Italia", "vedrai che l'industria farà qualcosa, perbacco" mentre se la faranno sotto alla vista di qualcuno in divisa e temendo chi è in borghese, come succederà col fumo tra qualche mese. Quando poi tutte le scuse saranno esaurite, i nostri scettici eroi baceranno la mano che ruppe il loro naso pronunciando le due perpetue frasi del vigliacco: "dopotutto, è per il mio bene" e "... e io cosa ci posso fare?", mentre ingoieranno un altro antidepressivo per non sentire l'umiliazione. Da buoni cittadini che credono alla Pubblicità Progresso, faranno loro stessi la caccia a qualche nuovo "vizio" (forse il caffè?...) per rifarsi e per sfogare la propria impotenza, implorando che giustizia sia fatta con ancora un altro pugno di ferro. La miserabilità, infatti, ama la compagnia -- e di compagnia ce ne sarà tanta -- come il tizio grasso con in tasca le pillole dimagranti e l'ex-fumatore "pentito" che odia il fumo passivo perché gli ricorda quando la vita gli sorrideva, e che ora invece mastica gomma alla nicotina Nicorette, disponibile in tutte le farmacie. Ecco la dignità del futuro homus pharmaceuticus -- cortesia dei ministeri della salute, dell'OMS, dei media -- e di una generazione nata con i genitali rinsecchiti -- tutta colpa, s'intende, delle mamme che hanno fumato troppo. Salvate questa pagina, cari lettori, conservatela, e consultatela tra tre o quattro anni... scommetto che si trasformerà in un documento storico -- anche se, naturalmente, spero di perdere la scommessa. Ma con il salutismo è facile predire il futuro: come Poirot sapeva pensare come i furfanti che acchiappava, qui bisogna saper pensare come i mascalzoni -- con la differenza che, finora, loro stanno acchiappando noi. Gian Turci, presidente di FORCES Italiana (fumatore, ed astemio convinto -- al punto da odiare l'odore dell'alcol)
P.S.:
Grazie per
l'attenzione. Ora, ricominciate a leggere daccapo sostituendo "mangiatori"
a "bevitori", "fast-food" ad alcol, e così via per avere il blue print
per l'alimentazione; la scommessa si applica anche a quello. Su
proibizione e corruzione, FORCES ha sempre ragione!
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