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SFIDARE IL DOGMA?
IL VERO DOGMA NON È SFIDATO AFFATTO
Di Gian Turci

Traduzione dall'originale inglese di Lucio Marinelli

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I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
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28 Marzo 2006 - Sono contento di vedere che il mio articolo precedente sul dogma antifumo è stato in parte condiviso dal Dr. Siegel che ha citato i punti C e D della mia lista dei “comandamenti” degli antitabacco nel suo blog. Ne sono onorato, ma una parte importante della discussione sono i punti A e B.  Il punto a  (e specialmente il punto b) sfidano il vero dogma: dov’è la credibile dimostrazione scientifica che il fumo (incluso soprattutto quello passivo) “uccide”? Senza questa base l’intera premessa antifumo crolla e il re è nudo. L’antitabacco sta diventando un fenomeno fanatico e pericoloso, peggiore di quello della Prima Proibizione degli alcolici negli Stati Uniti, giustificato da scienza discutibile prodotta per incassare enormi somme di denaro pubblico e privato e per assicurarsi potere politico globale senza una corrispettiva responsabilità. Questa mancanza di responsabilità è la cosa più pericolosa, perché innalza la “salute pubblica” al di sopra di ogni processo democratico e garantisce l’immunità totale da denunce e conseguenze politiche. Ciò permette a sua volta ad organismi internazionali importanti come l’Organizzazione Mondiale della Sanità di perpetrare ogni sorta di frode statistica e abuso e di promuovere o incoraggiare vere e proprie campagne di odio nei Paesi Membri.

Queste campagne, infatti, stanno sempre più assomigliando alle persecuzioni religiose e razziali del passato; recenti eventi negli Stati Uniti dimostrano il mio punto inconfutabilmente. La Storia dimostra che, alla fine dei conti, persino i dittatori finiscono per essere politicamente responsabili delle loro azioni al popolo e il destino di molti di loro lo dimostra. Ma questo non è certo il caso dei burocrati della “salute pubblica” in nessuna parte del mondo.

In questo scenario la crociata antitabacco è promossa ai massimi livelli da burocrati disonesti e da “scienziati” che delle incertezze epidemiologiche hanno fatto lucrose carriere ed è sostenuta e propagata da autorità perlopiù incompetenti e da politici opportunisti che hanno trovato un facile capro espiatorio. In fondo al barile di isterismo collettivo troviamo solo bigotti, fanatici, ipocondriaci e quelli che oggi, in numero sempre crescente, si sentono così a disagio  e impotenti da essere felicissimi di incanalare il loro odio nelle fogne emotive gentilmente fornite dal sistema: oggi i fumatori, domani i grassi, presto i bevitori. Questa, per me, è la ragione per cui  la base “scientifica” (la scienza rottame epidemiologica) di questo movimento non è mai e poi mai messa in discussione. La “cultura” antifumo è basta su un tabù rigidamente osservato: non mettere  mai in discussione la scienza, specialmente se è scienza rottame.

Eppure vorrei proprio vedere qualcuno che metta sul tavolo almeno uno di questi punti:

a)       una sola malattia o morte dove sia possibile dimostrare che sia stata causata solamente dal fumo attivo o passivo;

b)       una sola malattia o morte per le quali possa essere almeno quantificato il contributo del fumo attivo o passivo a tale morte o malattia.

Queste non sono richieste oltraggiose. La prova di causalità è la base della scienza e le opinioni, non importa quanto numerose, non sono considerate prova poiché la scienza non è una democrazia, ma il dominio della ragione e dell’etica, o almeno dovrebbe esserlo. Sto dimenticando, naturalmente, che ormai la scienza non conta più (e qui sono d’accordo col Dr. Siegel); ciò che conta maggiormente oggi sembra essere l’odio.

Comunque, anche tralasciando a e b, sarebbe bello vedere almeno una delle tre cose sotto:

·         un libro di testo di epidemiologia che dica che un incremento di rischio del 20-30% permette di stabilire entro un certo margine di certezza che ciò che si sta esaminando (in questo caso il fumo passivo) è responsabile di quegli stessi insignificanti incrementi del 20-30% nel caso di malattie multifattoriali come il cancro, specialmente quando oltre il 50% degli studi disponibili in merito sono statisticamente non significativi. In altre parole: un testo che stabilisca che un minimo assoluto di elevazione di rischio del 100-200% non sia ciò che è necessario anche solo per incominciare a sospettare che ciò che si esamina potrebbe essere un vero fattore di rischio per la malattia multifattoriale in questione.

·         Un libro di testo scientifico che dichiari che l’epidemiologia è in grado di stabilire la causalità.

·         Un libro di testo scientifico che dichiari che analisi retrospettive che scavalcano intere generazioni e che sono basate su questionari che si affidano a vaghi ricordi di non-quantificabile esposizione rappresentino scienza con qualsiasi grado di affidabilità.

Nonostante tutto ciò che sta accadendo, credo ancora che la gente sia più intelligente di quello che sembra e che sia quindi in grado di recepire di più che slogan da tre parole - e certamente in grado di seguire un dibattito pubblico sui punti summenzionati. Dimentico, si capisce, che la “salute pubblica” non è un tema su cui confrontarsi ma un dogma assoluto da obbedire assolutamente. Come risultato, tutto quello che abbiamo sono esercizi volti a eludere e ad accusare falsamente, a fare retorica e a lanciare insulti – risultati inevitabili quando un sistema va fuori controllo e sbanda in appelli all’emotività di massa invece di seguire la retta via della vera educazione e del dibattito razionale. In nessun Paese del mondo nessuna “autorità sanitaria”, nessun antifumo professionista, nessun oncologo irreggimentato o associazione medica ha mai accettato un dibattito serio su questi temi. Invece, ti dicono che è “scientificamente stabilito” che fumare in qualsiasi modo e quantità causa il cancro; ma nessuno accetterà mai un dibattito con studi alla mano. Questo fatto da solo dovrebbe dire tutto sulla serietà della scienza che sta dietro all’antifumo. Eppure prima di spendere i miliardi dei cittadini per finanziare campagne di odio in tutto il mondo e coinvolgere le Nazioni Unite nella ghettizzazione di milioni di persone, esigere l’ostracismo dei fumatori dai datori di lavoro, dai loro famigliari e da tutta la società, dovremmo per lo meno avere qualche prova inconfutabile di almeno una morte, o no?

Leggiamo di contatori di morti “a-causa-del-tabacco” al quartier generale dell’OMS e sentiamo toccanti storie di pazienti morti di cancro “per-colpa-del-fumo” narrate dai parenti, mentre i pazienti stessi diventano prova di causalità per la loro malattia! Ai bambini si mostrano foto di polmoni neri di maiali o di minatori sempre col cancro con l’intento di ficcar loro in testa il ridicolo concetto che non esistano fumatori dai polmoni sani. Sentiamo “esperti” e “autorità” gracchiare che i divieti di fumo “salvano migliaia di vite umane”. Fumare causa sempre il cancro, è “male” ed è “mortale in ogni forma e travestimento”; è un consenso scientifico. Eppure, ogni singola voce di dissenso sulle cause di una malattia la cui espansione, progresso ed eziopatologia restano un fitto mistero è prima calunniata, poi ridicolizzata, poi ignorata e infine messa a tacere per sempre. Perché? Dimentico, si capisce, che è questa è una domanda retorica.

Ciò detto, è indubbio che statisticamente il fumo attivo uccide, vale a dire che se compariamo masse di  fumatori e di non fumatori vediamo tassi di cancro polmonare più alti nei primi. Ciò che però non si dice è che questo non significa stabilire una causa, ma solo tirare a indovinare. Si potrebbe infatti misurare che Detroit ha più omicidi della città di Vattelapesca in America con grande precisione e fino all’ultimo rapporto di polizia. Avremmo così due dati inoppugnabili: Detroit (i fumatori) e gli omicidi (i casi di cancro). Ma questi due dati incontrovertibili non sono sufficienti a fornire il punto cruciale: la ragione (causalità) per cui Detroit ha più omicidi di Vattelapesca. Sarà forse la diversa grandezza delle città, la preponderanza numerica di questa o quella razza, la disoccupazione, le tendenze politiche? Sarà la diffusione di droghe illegali, o la distribuzione della ricchezza -- forse l’età media o la preponderanza di maschi aggressivi?... Quasi certamente ci troveremmo in presenza della risultante di una complessa interazione di un gran numero di fattori; ma non saremo mai in grado di stabilire quale è il fattore (causalità) - o nemmeno di quantificare il contributo di ogni fattore - sul fatto reale che Detroit (i fumatori) abbia più omicidi (casi di cancro) di Vattelapesca (non fumatori). Questo perché anche se potessimo rimuovere completamente un fattore dall’indagine, prima di misurare la differenza dovremmo anche congelare gli altri fattori, ma la società non è un laboratorio e questo è impossibile – come del resto è impossibile avere due città identiche (Detroit e Vattelapesca) che differiscano solo per un fattore (nel nostro caso, due masse di popolazione identiche che differiscano solo per l’abitudine di fumare).

Questa è la ragione per cui l’epidemiologia non può stabilire la  causalità e finora l’epidemiologia è tutto ciò che abbiamo. In altre parole avremmo raggiunto il limite di ciò che può essere stabilito oggettivamente - e avremmo il dovere di  dirlo alla gente! *

Ma se vogliamo che la grana pubblica e privata continui a fluire nelle nostre tasche non possiamo dire “Questo è tutto ciò che sappiamo, gente!”: dobbiamo mostrare risultati usabili (causalità) anche quando non ce ne sono; così attribuiamo arbitrariamente gli omicidi di Detroit a ciò che sembra plausibile al momento o - più spesso – ai bersagli politici designati dai finanziatori della nostra ricerca. Ergo, se il bersaglio sono i neri, “i neri uccidono”; se siamo femministe estremiste allora “ i maschi uccidono”; se il bersaglio è la droga “la droga uccide” e, per tornare al nostro tema, se il bersaglio è il fumo (che è solo uno degli oltre 40 fattori sospetti del tumore al polmone) allora “il fumo uccide” e basta così. Forse c’è del vero in tutti quegli slogan, ma c’è ancora un abisso dal farne la base razionale per il lancio di campagne di ingegneria sociale da miliardi di dollari e di crociate che disintegrano libertà personali, economie e tessuto sociale. Questo perché tutto ciò che abbiamo sono opinioni che possono certamente avere qualche base reale, ma che sono pur sempre incapaci di stabilire cause. La “montagna di prove” contro il fumo attivo e passivo è una sequenza di attribuzioni che non hanno MAI avuto alcuna corrispondenza con la scienza sperimentale. E questo è il punto nodale di tutta la falsa rappresentazione a livello mondiale degli antifumo. Dimentico, si capisce, che tutta la faccenda riguardante il tabacco non ha mai riguardato la scienza o la salute ma la politica  e il controllo sociale.

Oggi le opinioni di chi non ha prove – e proprio per questo ricorre alle attribuzioni - sono diventate scienza, fede e dogma in un colpo solo e in una società che proclama di aver superato le superstizioni e di affidarsi alla scienza. Buona fortuna! Semplici domande come: “Lei può dimostrare che il cancro del Sig. Rossi (o l’asma, l’enfisema, quello che vuole) è stato causato dal fumo attivo/passivo?” sono assolutamente ignorate dai media e da tutte le “autorità sanitarie pubbliche” o private. Solamente il fatto di porre tali domande porta a una “perdita di credibilità” e diventa una vergognosa azione contro quelle nobili “autorità” che conducono eroicamente la sacrosanta crociata contro il fumo malvagio nel santo nome della salute eterna. Fate  domande del genere e diventerete automaticamente “roba da industria del tabacco”. Quando si tratta di stili di vita e specialmente di fumo, le “autorità” sanitarie sono diventate gli Intoccabili del 21° secolo, visto che ci dicono che la faccenda del “fumo & cancro” è stabilita una volta per tutte. No, non è stabilita affatto. Ciò che è invece stabilito è che abbiamo un orrendo problema di integrità istituzionale di dimensioni planetarie che sta peggiorando di giorno in giorno.

Questo è il vero dogma che non viene sfidato affatto e questo è il resto della storia, Dr. Siegel. Lei si chiede come la situazione sia giunta a questo punto; sinceramente non credo che ci voglia un genio per capirne il perché.

Gian Turci
___________

* Sinceramente sarei felice se le autorità sanitarie pubbliche si fossero impegnate in un’onesta campagna di educazione sui rischi epidemiologici/statistici del fumo e ancora di più se fossero intervenute per promuovere e persino regolare sigarette e modi di fumare che siano statisticamente meno rischiosi. Esse invece hanno montato una crociata politica ad alzo zero per i loro scopi e ancora oggi esse coltivano un’interessata intransigenza contro lo sviluppo di sigarette meno rischiose che avrebbero potuto essere in commercio già dalla fine degli anni Settanta - e questo le autorità lo sanno benissimo. Se è vero che il fumo uccide quanto si dice, allora seguire una politica abolizionista basata su odio invece che una mirata alla riduzione di rischio ha reso la “salute pubblica” tanto responsabile del massacro statistico quanto Big Tobacco potrebbe esserlo. Ma - di nuovo - la “salute pubblica” non è tenuta a rispondere delle sue azioni, poiché sembra essere romani al di sopra di ogni legge giuridica e morale.


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