La scorrettezza politica dell'onestà intellettuale 
Organizzazione internazionale - Codice Fiscale 95063070106
Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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ELOGIO CINICO DEL FUMATORE
Di Gian Turci - L'Indipendente, 6 Gennaio 2005


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I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
Boicotta i treni, causa danno!

 

7 Gennaio 2005 - Oggi ci vantiamo di aver sconfitto razzismo, sessismo e discriminazione. E’ scorrettissimo raccontare barzellette su zitelle acide, negri e musulmani. Guai poi a discriminare contro tendenze sessuali – e occhio pure al nazionalismo oggi che si usano schiacciasassi culturali per levigare la strada ai minimi comuni denominatori globali. Vogliamo credere di essere migliorati, ma abbiamo solo cambiato vittime. Oggi il ciccione ha rimpiazzato la zitella, il fumatore senz’altro il negro. L’avversione per il bevitore cresce con fervore coranico, mentre il caffè è sempre più “associato” a malattie; presto berlo costituirà prova di una dipendenza che necessita di qualche “terapia sostitutiva” sullo stile della nicotina. Benvenuti nel Taleban salutista.

Però anche se bevessimo tisane, fossimo tutti vegetariani ed estirpassimo dal mondo Bacco, Tabacco (interpretando il sogno di Sirchia, forse invidioso perché non può fumare) e - ma si! - anche Venere per buona misura, diventeremmo comunque cenere. Infatti, anche se ogni forma di cancro fosse eliminata domani, la vita media della popolazione forse aumenterebbe di un annetto o poco più, e rimpiazzeremmo il cancro polmonare che ti falcia alla svelta con l’Alzeimer che ti falcia in molti anni togliendoti ogni dignità. Né risparmieremmo una lira sulle cure mediche - anzi!

Mettiamola così: nell’ipotesi che i fumatori muoiono più giovani e di cancro polmonare, ciò significherebbe che usano meno pensioni e risparmiano alla società anni di costosissime cure. Anche usando argomenti antifumo il fumatore è un benemerito della società perché produce, consuma e crepa non troppo lontano dai 65 anni, età in cui solitamente cessa la vita produttiva. Nel frattempo arricchisce lo stato pagando tasse del 600% sulle sigarette (correzione: oggi si chiamano “contributi volontari”). Da canto suo il non fumatore ha una vecchiaia più lunga, tende a morire di malattie a lunga decorrenza, contribuisce meno allo stato non comprando le supertassate sigarette ed erode pensioni e mutue, mandando in buchi di migliaia di miliardi i programmi sociali mentre riduce il portafoglio pubblico a un colabrodo.

Mamma mia, che cinismo! Ciò però non cambia la realtà che i cosiddetti “costi sociali” della gioia di vivere non stanno in piedi – proprio come i “morti da tabagismo”, che in Italia sarebbero 53.000 oppure 90.000 a seconda dell’autorevole fonte che si interpella. Ma su, non spacchiamo il capello, è solo il 43% di differenza; ciò che conta è che “il fumo uccide”.

Se il fumatore è un utile netto per la società, allora perché tutto l’affanno sul fumo? Forse è per altre ragioni emozionali e di politica, come emarginare i nostri simili per sentirci sicuri di noi stessi o trovare capri espiatori politici per fallimenti come l’amministrazione della pubblica sanità. In breve: se ti ammali è colpa tua perché io non ho più soldi – un modo molto originale per pareggiare bilanci e per deviare l’ira pubblica verso il paziente.


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