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Gennaio 2005 - Oggi ci vantiamo di aver sconfitto razzismo,
sessismo e discriminazione. E’ scorrettissimo raccontare barzellette
su zitelle acide, negri e musulmani. Guai poi a discriminare contro
tendenze sessuali – e occhio pure al nazionalismo oggi che si usano
schiacciasassi culturali per levigare la strada ai minimi comuni
denominatori globali. Vogliamo credere di essere migliorati, ma
abbiamo solo cambiato vittime. Oggi il ciccione ha rimpiazzato la
zitella, il fumatore senz’altro il negro. L’avversione per il
bevitore cresce con fervore coranico, mentre il caffè è sempre più
“associato” a malattie; presto berlo costituirà prova di una
dipendenza che necessita di qualche “terapia sostitutiva” sullo
stile della nicotina. Benvenuti nel Taleban salutista.
Però anche se
bevessimo tisane, fossimo tutti vegetariani ed estirpassimo dal
mondo Bacco, Tabacco (interpretando il sogno di Sirchia, forse
invidioso perché non può fumare) e - ma si! - anche Venere per buona
misura, diventeremmo comunque cenere. Infatti, anche se ogni forma
di cancro fosse eliminata domani, la vita media della popolazione
forse aumenterebbe di un annetto o poco più, e rimpiazzeremmo il
cancro polmonare che ti falcia alla svelta con l’Alzeimer che ti
falcia in molti anni togliendoti ogni dignità. Né risparmieremmo una
lira sulle cure mediche - anzi!
Mettiamola
così: nell’ipotesi che i fumatori muoiono più giovani e di cancro
polmonare, ciò significherebbe che usano meno pensioni e risparmiano
alla società anni di costosissime cure. Anche usando argomenti
antifumo il fumatore è un benemerito della società perché produce,
consuma e crepa non troppo lontano dai 65 anni, età in cui
solitamente cessa la vita produttiva. Nel frattempo arricchisce lo
stato pagando tasse del 600% sulle sigarette (correzione: oggi si
chiamano “contributi volontari”). Da canto suo il non fumatore ha
una vecchiaia più lunga, tende a morire di malattie a lunga
decorrenza, contribuisce meno allo stato non comprando le
supertassate sigarette ed erode pensioni e mutue, mandando in buchi
di migliaia di miliardi i programmi sociali mentre riduce il
portafoglio pubblico a un colabrodo.
Mamma mia, che
cinismo! Ciò però non cambia la realtà che i cosiddetti “costi
sociali” della gioia di vivere non stanno in piedi – proprio come i
“morti da tabagismo”, che in Italia sarebbero 53.000 oppure 90.000 a
seconda dell’autorevole fonte che si interpella. Ma su, non
spacchiamo il capello, è solo il 43% di differenza; ciò che conta è
che “il fumo uccide”.
Se il fumatore
è un utile netto per la società, allora perché tutto l’affanno sul
fumo? Forse è per altre ragioni emozionali e di politica, come
emarginare i nostri simili per sentirci sicuri di noi stessi o
trovare capri espiatori politici per fallimenti come
l’amministrazione della pubblica sanità. In breve: se ti ammali è
colpa tua perché io non ho più soldi – un modo molto originale per
pareggiare bilanci e per deviare l’ira pubblica verso il paziente. |