27 Agosto 2002 - E’ stato su tutti i media. L’abbiamo sentito per giorni e giorni. La IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro di Lione, in uno studio commissionato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito che il fumo passivo rappresenta un serio pericolo di cancro polmonare. Come è arrivata l’Agenzia a queste conclusioni? Non era forse un precedente studio della IARC, il più grande del mondo, quello che nel 1998 dimostrò l’assenza assoluta di associazione tra cancro polmonare e fumo passivo ed, anzi, un lieve effetto benefico perché stimolava le difese naturali dell’organismo? Forse la IARC ha condotto un nuovo studio di cui nessuno sapeva nulla? Niente affatto.Questo nuovo studio è stato null’altro che un ripasso dell’evidenza già esistente, con un sistema statistico chiamato meta-analisi. Basilarmente, funziona così - quando usata a fini politici! Si prende tutta l’evidenza disponibile, si seleziona la “migliore” (quella cioè più confacente ai fini che devono essere sostenuti), si combinano studi che sono già stati esaminati e che già in se stessi non hanno dimostrato nulla di solido, si da tutto in pasto al computer statistico e magari ci si buttano dentro nuove ipotesi per appesantire un po’ il rischio. Con questo metodo si possono creare lievi elevazioni di pericolo da basi che, in sostanza, non ne hanno dimostrato alcuno.
Così fece la Environmental Protection Agency americana (EPA) con
il suo studio sul fumo passivo del 1993, che diede il via in tutto il
mondo all’ultima fase proibizionista, cioè il divieto di fumare in
pubblico. La EPA trovò un’elevazione di rischio di solo il 19%, avanzò
l’ipotesi (spacciata come realtà) che negli USA 3.000 persone
all’anno morivano di cancro polmonare per fumo passivo, e classificò lo
stesso come cancerogeno della classe “A”, la classe più pericolosa.
La procedura meta-analitica della EPA era così corrotta che nel 1998 la
corte federale statunitense, presieduta dal giudice Osteen, condannò
la EPA per truffa, annullò lo studio, ed ordinò la rimozione della
classificazione. La EPA si appellò e, a tutt’oggi, il caso deve ancora
andare davanti alla corte d’Appello. E’
chiaro che tutta l’evidenza
scientifica finora prodotta ha dimostrato che l’elevazione
statistica di rischio del fumo passivo è bassissima, inesistente, o
addirittura negativa; l’evidenza esibisce, infatti, un’elevazione di
rischio al massimo del 20% (più comunemente meno del 10), quando per
essere presa seriamente tale elevazione deve essere del 200-300%. Non
bisogna dimenticare che il fumo passivo è l’ingrediente chiave dei
divieti, né dimentichiamoci che il fumatore rifiutato socialmente, -- e
costretto a diventare un peripatetico delle strade -- cerca di smettere il
fumo con i prodotti di cessazione farmaceutici; non è un caso che i
colossi farmaceutici finanzino i gruppi e le campagne antifumo a colpi di
miliardi (di dollari). Stante
la
qualità dell’evidenza, l’unico modo per mantenere la spinta
proibizionista è quello di continuare a produrre “evidenza” in serie
– evidenza che non dimostra niente ma fa sempre paura grazie ai media
che la spingono. Lo studio IARC fa parte di questa “strategia del
terrore”, volta a sostenere il più grande progetto di ingegneria
sociale planetaria della storia umana: il condizionamento del
comportamento sulla base della “salute”. Ma perché la IARC ha
ripetuto ciò che la EPA ha già fatto, con la stessa metodologia, e
ottenendo persino la stessa elevazione di rischio statistico (EPA: 19%;
IARC: 20%)? La ragione è semplice, e niente affatto casuale. Quando,
nel 1993, l’industria del tabacco fece causa alla EPA per truffa
scientifica, il caso sarebbe dovuto apparire davanti alla corte federale
in sei mesi perché la giustizia americana, differentemente da quella
italiana, si muove alla svelta. Ma questa volta il caso stagnò per ben
cinque anni, per dar modo ai proibizionisti di convincere il popolo
americano e mondiale che il fumo passivo fa male al punto di proibirlo, ed
anche per permettere la produzione di assai più “scienza rottame”,
compensando con produzione di massa il fatto che gli studi,
individualmente, non provavano nulla, e creando così la pubblicizzata
“montagna d’evidenza” contro il fumo passivo. Quando finalmente si
tenne il processo, la corte, in una decisione di oltre 90 pagine, rese la
sentenza: i “pericoli” del fumo passivo erano una truffa statistica e
metodologica. L’appello
della EPA doveva essere sentito dalla corte d’Appello entro un anno ma,
nel 2002, stiamo ancora aspettandolo. Di nuovo, bisogna dare tempo alla
propaganda di convincere il popolo che il fumo passivo uccide – e
specialmente bisogna che tale superstizione diventi parte della cultura
popolare, in modo da trascendere ogni scienza ed analisi razionale, allo
stesso modo che andare nudi per la strada è culturalmente inaccettabile,
indipendentemente del fatto che faccia male a qualcuno o meno. Tutti gli
esperti legali, da entrambi i lati della barricata, sono d’accordo su un
punto: la sentenza di Osteen è inattaccabile, dimostrata all’estremo, e
non può essere che confermata; e la Corte Suprema non considererà il caso perché esso non concerne
materia costituzionale. L’effetto devastante della conferma di Osteen
per i proibizionisti non ha bisogno di commenti. Per
quanto si potrà mantenere lo stallo della corte d’Appello? Forse ancora
un anno? Forse anche meno? Che succederà quando Osteen sarà confermato?
Ecco dove entra in gioco la IARC. La truffa EPA è stata sì ripetuta ma,
questa volta, al sicuro dalle corti federali americane,
imprendibile a livello internazionale, e sancita dal tandem OMS-ONU. Con
un’industria del tabacco che, per l’accordo
Master Settlement Agreement redatto nel 1998 tra gli stati americani
e l’industria si è impegnata a non contrastare più la disinformazione
antifumo in cambio della cessazione delle cause legali dagli stati (ai
quali versa anche cinque miliardi di dollari all’anno), e con una popolazione che,
ogni giorno di più, è condizionata a pensare che se si elimina il
tabacco quasi-quasi si elimina la morte, CHI può intentare oggi una
costosissima causa niente meno che al tandem OMS-ONU? Nessuno.
Quando sarà definitivamente confermato che lo studio EPA è una truffa,
quindi, ci sarà un ponte già pronto. I grandi media minimizzeranno la
sentenza della corte d’Appello, e strombazzeranno invece la IARC, come
già stanno facendo. Gian
Turci |