La scorrettezza politica dell'onestà intellettuale 
Organizzazione internazionale - Codice Fiscale 95063070106
Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
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I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
Boicotta i treni, causa danno!

 

23 Maggio 2005 - Bene bene. I media hanno recentemente riportato che la legge Sirchia “funziona” e cioè che, nel periodo tra Gennaio e Aprile 2005, c’è stato un calo di 134 milioni di pacchetti di sigarette vendute rispetto allo stesso periodo del 2004. Gli antifumo cantano vittoria e usano ciò a dimostrazione che la repressione della libertà in tandem con le truffe epidemiologiche è ciò che ci vuole per risolvere mali artificiali come fumare.

Notizie come queste vanno sempre prese con almeno un grano di sale, perché innanzitutto bisogna considerare la credibilità della fonte – in questo caso il Ministero della “salute” che è sia il promotore del programma di repressione che il relatore del rapporto; secondo bisogna considerare l’uso che del rapporto si fa – ovvero come mezzo di propaganda a livello europeo per far fare bella figura (si fa per dire) all’Italia come promotrice della repressione e per mantenere la truffa istituzionale del fumo passivo. Terzo – guarda caso e come al solito – non c’è menzione del contrabbando, parola da pronunciare ben poco poiché potrebbe minacciare la sacra dottrina che il proibizionismo riduce il fumo, responsabile di un gran numero di morti che sono impossibili da dimostrare e da calcolare; visto però che si parla di fede e non di scienza, questo punto non importa più così tanto - come durante l'Inquisizione non importava dimostrare il satanismo degli eretici se non quanto bastava per giustificare le condanne già decise prima dei processi-farsa.

Ma ammettiamo senza concedere che tutti i postulati della fede antifumo siano veri. Nella fattispecie:

  • che la diminuzione di 134 milioni di pacchetti sia reale;
  • che il fumo causi morti “premature”, e che la media degli anni di vita guadagnati sia cinque per ogni fumatore;
  • che i “costi sanitari” relativi al fumo siano tutti veri;
  • che il trend di diminuzione di consumo continui per il 2005 e nel futuro,

e vediamo quali sono le ragioni per “celebrare”. Le cifre che seguono non hanno bisogno di essere esatte, ma solo esprimere ordini di grandezza.

Lo Stato incassa mediamente circa due Euri per pacchetto di sigarette. Senza considerare il trend di diminuzione, ciò significa che alla fine del 2005 saranno stati venduti 402 milioni di pacchetti in meno rispetto al 2004, con una perdita di incassi fiscali di oltre 800 milioni di Euri. Nell’improbabile caso che il trend diminutivo dei primi quattro mesi continuasse, la cifra potrebbe facilmente raddoppiare. Visto però che ogni azione e reazione antifumo è sempre contraria a verità, logica, leggi economiche e senz’altro al buon senso, è facilmente prevedibile che le tasse sulle sigarette saranno aumentate di 30-50 centesimi per compensare la perdita degli introiti. Ciò a sua volta ridurrà ancora i consumi, perché più gente smetterà, diminuirà, o prenderà la sensata decisione di cercarsi un buon contrabbandiere. Il tutto tra il delirio orgasmico dei salutisti e la cupa disperazione del ministero delle finanze.

A quanto sopra bisogna aggiungere la diminuzione dell’occupazione per il calo delle vendite – e chi lavora di meno paga meno tasse (per favore, ci si risparmi la pietosa obiezione che l’occupazione può essere riassorbita da un’economia che è già satura in tempi di constanti difficoltà economiche, perché non siamo scemi fino al quel punto). Inoltre, le attività (case produttrici, sistemi di distribuzione, attività corollarie, tabaccai, ecc.) che lavorano di meno pagano anche meno tasse, ulteriormente diminuendo l’introito dello Stato di numerosi miliardi di Euro. Tutto ciò significa solo che altre tasse aumenteranno, ulteriormente borseggiando le tasche di tutti i cittadini, mentre gli antifumo avranno la mano sempre più tesa esigendo più denaro per incrementare la “campagna di sensibilizzazione” (eufemismo per truffa informatica e incitazione alla emarginazione sociale del fumatore), e di “prevenzione” delle morti indimostrabili, perpetuando un processo che continua a travasare miliardi reali oggi dalla cassa pubblica per benefici virtuali in spese sanitarie proiettati da parassiti burocratici – benefici del tutto illusori, come diremo sotto, e che in ogni caso sarebbero verificabili solo nel distante futuro! Un investimento idiota per gabbare gli idioti per cui è inteso.

Questo sarà senz’altro l’effetto a corto raggio, mascherato - si capisce - da comunicati e statistiche ufficiali che dicono il contrario. Ma gli idioti sono sempre pieni di risorse, e i danni che provocano – quelli totalmente irreparabili, per intenderci – si faranno sentire durante i decenni mentre si darà sempre la colpa a qualcos'altro. Sfortunatamente, infatti, i danni seri diverranno tangibili tra 15-20 anni, quando gli idioti/mascalzoni suddetti o saranno (fortunatamente per tutti) già morti, oppure si godranno una ricca pensione privata. Infatti, è proprio di pensioni e di spese sanitarie che si parla. Se è discutibile che chi smette di fumare campa di più, è incontrovertibile che chi campa di più allunga la vecchiaia, cioè il tempo in cui egli incassa pensioni e consuma cure mutualistiche senza produrre nulla. Se, nei prossimi 2-3 anni, un 30% dei fumatori italiani fosse fesso abbastanza da credere alla propaganda e ai divieti e smettesse di fumare, ciò significherebbe che il 30% dei 14 milioni ufficiali smetterebbe – ovvero 4.200.000 persone. Per essere ottimisti, immaginiamo che anziché cinque anni di vita essi ne guadagnino solo tre (chi se ne frega dell’accuratezza? Quando si parla di fumo, le cifre sono sempre inventate – tranne i costi delle sigarette). Ciò significherebbe che lo Stato dovrebbe pagare (4,2 mil x 3 =) 12.600.000 anni in più di pensioni! Ed anche se la pensione media fosse solo di 300 euri al mese (3.600 euri l’anno), ciò significherebbe (12,6 mil x 3.600) = 45,36 miliardi di Euri (contemporanei) IN PIÙ da pagare! (Forse in lire è più suggestivo: oltre 90.000 miliardi!). Se si dovesse poi raggiungere ciò che spesso auspicano gli antifumo, cioè un dimezzamento dei fumatori nei prossimi 10 anni, questi imbecilli riuscirebbero a generare almeno 20-25 milioni di anni in più di pensioni da pagare da parte di contribuenti che non ce la fanno nemmeno a pagare le pensioni odierne!

Il colpo mortale non finisce qui: visto che la gente deve comunque morire, questi fumatori ipoteticamente “salvati” dal cancro polmonare e da vari infarti (che peraltro uccidono in fretta, con compassione sia del paziente che del portafoglio pubblico), di che moriranno? Ma di malattie a lunga degenza, naturalmente, che negano la dignità al paziente e costano cifre spaventose ai programmi di assistenza mutualistica. Altro che risparmi! La combinazione tra più lunghe pensioni prima e immensi costi sanitari dopo condurrà al sicuro disastro sociale grazie ai “guadagni” e alle insane politiche “sanitarie” dei salutisti, che ci prendono in giro con i "costi sociali delle malattie da tabagismo" che non possono nemmeno dimostrare.

Ecco come gli idioti truffatori ottengono i loro scopi: con danni economici certi in cambio di vantaggi speculativi. E’ di questi giorni la notizia che in America la General Motors e la Ford stanno per andare in fallimento, e che la United Airlines (la più grossa compagnia aerea americana) c’è già andata: la ragione è il costo delle clausole SS (Salute e Sicurezza) per i lavoratori e la stupida mentalità che le ha imposte. Un altro esempio lampante (e quindi taciuto) è il costo della conformità alle norme ambientaliste della Enviromental Protection Agency americana: per “prevenire” circa 1.000-2.000 fantomatiche “morti” statistiche all’anno da inquinamento (morti che non hanno nomi e cognomi, e di cui nemmeno una può essere dimostrata, come nel caso del fumo passivo), i delinquenti della EPA e i loro degni sostenitori ambientalisti impongono un costo alla società statunitense di circa 800 miliardi di dollari all’anno, che è pari al profitto lordo dell’intera struttura industriale americana!

Questi sono i costi reali della scienza rottame ambientalista/salutista e della percezione della “salute pubblica”, che è “sacrosanta” quindi indiscutibile. Quanti ospedali e cure per malattie vere si potrebbero gestire con i soldi che questi mentecatti ci fanno spendere con le loro truffe senza essere in grado di dimostrare la causalità scientifica di una morte? E quali saranno gli effetti sulla salute pubblica e sociale di milioni e milioni di disoccupati o di coloro che non ce la fanno a sbarcare il lunario? Non che a nessuna delle “autorità sanitarie” importi alcunché, perché ciò non concerne né il loro dipartimento, né la loro agenda farma-politica. I sacerdoti della "salute" non hanno dubbi: una vita prolungata senza qualità e con anni di Alzheimer o demenza senile è la formula giusta per entrare in paradiso. E non si venga a dire che ragionamenti economici non reggono di fronte a questioni di salute: reggono sì, perchè senza una buona economia ritorneremmo a una vita media di 40 anni in brevissimo tempo.

Ma ripetiamolo insieme, come dei buoni coglioni: la salute è un diritto assoluto, illimitato e incondizionato – e la vogliamo, vogliamo, vogliamo – costi quel che costi: le nostre libertà, la nostra integrità, scienza, istituzioni e persino occupazione ed economia. La vogliamo se no ci vengono i tantum isterici e diventiamo paonazzi: CHI ha bisogno di prove scientifiche quando sappiamo già che è così?! Inoltre gli “esperti” ci dicono esattamente quello che vogliamo sentire – ecco perché loro si che sono credibili! Tutto il resto può andare in rovina perché quando c’è la (percezione della) salute c’è tutto. E poi alla rovina c’è sempre rimedio: basta dire che non siamo d’accordo e ridefinirla progresso sociale contro chi ci “da fastidio” – altro che perdere tempo con polemiche inutili su economia o scienza, magari alimentate da qualche sporco potere industriale; bastano un paio di begli studi (finanziati dagli enti "giusti") e va tutto a posto! Peste, anatemi, censure e punizioni a quei maledetti che non sono d’accordo.

Ma, in perfetta coerenza con un’idiozia politica che è già sconfinata nella demenza pubblica, ci troveremo davanti al paradosso di sani e schiavizzati disoccupati che, in un sistema collassato, moriranno sul serio prematuramente grazie alla fede e alla filosofia salutista. Un bel progresso davvero! La cosa triste è che a farne le spese siamo anche noi che idioti non siamo, ma che però non abbiamo le palle per ribellarci e cambiare le cose con le cattive – non fosse altro per i nostri figli. C’est la vie: fumiamoci su - almeno finché possiamo permetterci di comprare le sigarette: domani è un altro giorno e si vedrà.

Referenze bibliografiche
 
Studio Descrizione

Disponibilità in rete

 
Hopkins TD. (1998): Regulatory costs in profile. Policy Sciences 31:301-320. Studio sul costo delle regolamentazioni EPA, che hanno sorpassato i $700 miliardi nel 1999.

Clicca qui per scaricare

Seskin EP, Sullivan DF. (2000): Annual revision of the national income and product accounts. Annual estimates 1997-99. US Department of Commerce, Bureau of Economic Analysis. Washington, DC. Studio sul profitto totale dell' industria statunitense. Al lordo di tasse, esso  era di circa $700 miliardi nel 1999.

Clicca qui per scaricare

Gough M. Environmental health risks. Cato Institute, Cato Handbook for Congress. Breve compendio delle truffe metodologiche circa gli esperimenti su animali, e guida al Congresso americano per l'eliminazione della truffa istituzionalizzata concernente la scienza rottame.

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Se non più disponibile, clicca qui per una copia

Gough M. (1990): How much cancer can EPA regulate away. Risk Analysis 10:1-6 Conferma che, al massimo, la EPA potrebbe prevenire meno di 2.000 morti ipotetiche all' anno.

Clicca qui per scaricare

Gio Batta Gori (2001): The costly illusion of regulating unknowable risks. Regulatory Toxicology and Pharmacology 34, 205-212 Compendia le informazioni sopra, e dimostra la disonestà istituzionale e metodologica delle "dimostrazioni" di cancerogenicità su cavie esposte a dosi migliaia di volte più alte di quelle a cui sono esposti gli esseri umani.

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