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23 Maggio 2005
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Bene bene. I media hanno recentemente riportato che la legge Sirchia
“funziona” e cioè che, nel periodo tra Gennaio e Aprile 2005, c’è
stato
un calo di 134 milioni di pacchetti di sigarette
vendute rispetto allo stesso periodo del 2004. Gli antifumo cantano
vittoria e usano ciò a dimostrazione che la repressione della
libertà in tandem con le
truffe epidemiologiche
è ciò che ci vuole per risolvere mali artificiali come fumare.
Notizie come
queste vanno sempre prese con almeno un grano di sale, perché
innanzitutto bisogna considerare la credibilità della fonte – in
questo caso il Ministero della “salute” che è sia il promotore del
programma di repressione che il relatore del rapporto; secondo
bisogna considerare l’uso che del rapporto si fa – ovvero come mezzo
di propaganda a livello europeo per far fare bella figura (si fa per
dire) all’Italia come promotrice della repressione e per mantenere
la truffa istituzionale del fumo passivo.
Terzo – guarda caso e come al solito – non c’è menzione del
contrabbando, parola da pronunciare ben poco poiché potrebbe
minacciare la sacra dottrina che il proibizionismo riduce il fumo,
responsabile di un gran numero di morti che sono impossibili da
dimostrare e da calcolare; visto però che si parla di fede e non di
scienza, questo punto non importa più così tanto - come durante
l'Inquisizione non importava dimostrare il satanismo degli eretici
se non quanto bastava per giustificare le condanne già decise prima
dei processi-farsa.
Ma ammettiamo
senza concedere che tutti i postulati della fede antifumo siano
veri.
Nella fattispecie:
-
che la
diminuzione di 134 milioni di pacchetti sia reale;
-
che il fumo
causi morti “premature”, e che la media degli anni di vita
guadagnati sia cinque per ogni fumatore;
-
che i “costi
sanitari” relativi al fumo siano tutti veri;
-
che il trend
di diminuzione di consumo continui per il 2005 e nel futuro,
e vediamo
quali sono le ragioni per “celebrare”. Le cifre che seguono non
hanno bisogno di essere esatte, ma solo esprimere ordini di
grandezza.
Lo Stato
incassa mediamente circa due Euri per pacchetto di sigarette. Senza
considerare il trend di diminuzione, ciò significa che alla fine del
2005 saranno stati venduti 402 milioni di pacchetti in meno rispetto
al 2004, con una perdita di incassi fiscali di oltre 800 milioni di
Euri. Nell’improbabile caso che il trend diminutivo dei primi
quattro mesi continuasse, la cifra potrebbe facilmente raddoppiare.
Visto però che ogni azione e reazione antifumo è sempre contraria a
verità, logica, leggi economiche e senz’altro al buon senso, è
facilmente prevedibile che le tasse sulle sigarette saranno
aumentate di 30-50 centesimi per compensare la perdita degli
introiti. Ciò a sua volta ridurrà ancora i consumi, perché più gente
smetterà, diminuirà, o prenderà la sensata decisione di cercarsi un
buon contrabbandiere. Il tutto tra il delirio orgasmico dei
salutisti e la cupa disperazione del ministero delle finanze.
A quanto sopra
bisogna aggiungere la diminuzione dell’occupazione per il calo delle
vendite – e chi lavora di meno paga meno tasse (per favore, ci si
risparmi la pietosa obiezione che l’occupazione può essere
riassorbita da un’economia che è già satura in tempi di constanti
difficoltà economiche, perché non siamo scemi fino al quel punto).
Inoltre, le attività (case produttrici, sistemi di distribuzione,
attività corollarie, tabaccai, ecc.) che lavorano di meno pagano
anche meno tasse, ulteriormente diminuendo l’introito dello Stato di
numerosi miliardi di Euro. Tutto ciò significa solo che altre tasse
aumenteranno, ulteriormente borseggiando le tasche di tutti i
cittadini, mentre gli antifumo avranno la mano sempre più tesa
esigendo più denaro per incrementare la “campagna di
sensibilizzazione” (eufemismo per truffa informatica e incitazione
alla emarginazione sociale del fumatore), e di “prevenzione” delle
morti indimostrabili, perpetuando un processo che continua a
travasare miliardi reali oggi dalla cassa pubblica per benefici
virtuali in spese sanitarie proiettati da parassiti burocratici –
benefici del tutto illusori, come diremo sotto, e che in ogni caso
sarebbero verificabili solo nel distante futuro! Un investimento
idiota per gabbare gli idioti per cui è inteso.
Questo sarà
senz’altro l’effetto a corto raggio, mascherato - si capisce - da
comunicati e statistiche ufficiali che dicono il contrario. Ma gli
idioti sono sempre pieni di risorse, e i danni che provocano –
quelli totalmente irreparabili, per intenderci – si faranno sentire
durante i decenni mentre si darà sempre la colpa a qualcos'altro.
Sfortunatamente, infatti, i danni seri diverranno tangibili tra
15-20 anni, quando gli idioti/mascalzoni suddetti o saranno
(fortunatamente per tutti) già morti, oppure si godranno una ricca
pensione privata. Infatti, è proprio di pensioni e di spese
sanitarie che si parla. Se è discutibile che chi smette di fumare
campa di più, è incontrovertibile che chi campa di più allunga la
vecchiaia, cioè il tempo in cui egli incassa pensioni e consuma
cure mutualistiche senza produrre nulla. Se, nei prossimi 2-3 anni,
un 30% dei fumatori italiani fosse fesso abbastanza da credere alla
propaganda e ai divieti e smettesse di fumare, ciò significherebbe
che il 30% dei 14 milioni ufficiali smetterebbe – ovvero 4.200.000
persone. Per essere ottimisti, immaginiamo che anziché cinque anni
di vita essi ne guadagnino solo tre (chi se ne frega
dell’accuratezza? Quando si parla di fumo, le cifre sono sempre
inventate – tranne i costi delle sigarette). Ciò significherebbe che
lo Stato dovrebbe pagare (4,2 mil x 3 =) 12.600.000 anni in
più di pensioni! Ed anche se la pensione media fosse solo di 300
euri al mese (3.600 euri l’anno), ciò significherebbe (12,6 mil x
3.600) = 45,36 miliardi di Euri (contemporanei) IN PIÙ da
pagare! (Forse in lire è più suggestivo: oltre 90.000
miliardi!). Se si dovesse poi raggiungere ciò che spesso auspicano
gli antifumo, cioè un dimezzamento dei fumatori nei prossimi 10
anni, questi imbecilli riuscirebbero a generare almeno 20-25 milioni
di anni in più di pensioni da pagare da parte di contribuenti che
non ce la fanno nemmeno a pagare le pensioni odierne!
Il colpo
mortale non finisce qui: visto che la gente deve comunque morire,
questi fumatori ipoteticamente “salvati” dal cancro polmonare e da
vari infarti (che peraltro uccidono in fretta, con compassione sia
del paziente che del portafoglio pubblico), di che moriranno? Ma di
malattie a lunga degenza, naturalmente, che negano la dignità
al paziente e costano cifre spaventose ai programmi di assistenza
mutualistica. Altro che risparmi! La combinazione tra più lunghe
pensioni prima e immensi costi sanitari dopo condurrà al sicuro
disastro sociale grazie ai “guadagni” e alle insane politiche
“sanitarie” dei salutisti, che ci prendono in giro con i "costi
sociali delle malattie da tabagismo" che non possono nemmeno
dimostrare.
Ecco come gli
idioti truffatori ottengono i loro scopi: con danni economici certi
in cambio di vantaggi speculativi. E’ di questi giorni la notizia
che in America la General Motors e la Ford stanno per andare in
fallimento, e che la United Airlines (la più grossa compagnia aerea
americana) c’è già andata: la ragione è il costo delle clausole SS
(Salute e Sicurezza) per i lavoratori e la stupida mentalità che le
ha imposte. Un altro esempio lampante (e quindi taciuto) è il costo
della conformità alle norme ambientaliste della Enviromental
Protection Agency americana: per “prevenire” circa 1.000-2.000
fantomatiche “morti” statistiche all’anno da inquinamento (morti che
non hanno nomi e cognomi, e di cui
nemmeno una può essere dimostrata,
come nel caso del fumo passivo), i delinquenti della EPA e i loro
degni sostenitori ambientalisti impongono un costo alla società
statunitense di circa 800 miliardi di
dollari all’anno, che è pari al profitto lordo dell’intera
struttura industriale americana!
Questi sono i
costi reali della scienza rottame ambientalista/salutista e
della percezione della “salute pubblica”, che è “sacrosanta” quindi
indiscutibile. Quanti ospedali e cure per malattie vere si
potrebbero gestire con i soldi che questi mentecatti ci fanno
spendere con le loro truffe senza essere in grado di dimostrare la
causalità scientifica di una morte? E quali saranno gli effetti
sulla salute pubblica e sociale di milioni e milioni di disoccupati
o di coloro che non ce la fanno a sbarcare il lunario? Non che a
nessuna delle “autorità sanitarie” importi alcunché, perché ciò non
concerne né il loro dipartimento, né la loro agenda farma-politica.
I sacerdoti della "salute" non hanno dubbi: una vita prolungata
senza qualità e con anni di Alzheimer o demenza senile è la formula
giusta per entrare in paradiso. E non si venga a dire che
ragionamenti economici non reggono di fronte a questioni di salute:
reggono sì, perchè senza una buona economia ritorneremmo a una vita
media di 40 anni in brevissimo tempo.
Ma ripetiamolo
insieme, come dei buoni coglioni: la salute è un diritto
assoluto, illimitato e incondizionato – e la vogliamo,
vogliamo, vogliamo – costi quel che costi: le nostre libertà, la
nostra integrità, scienza, istituzioni e persino occupazione ed
economia. La vogliamo se no ci vengono i tantum isterici e
diventiamo paonazzi: CHI ha bisogno di prove scientifiche
quando sappiamo già che è così?! Inoltre gli “esperti” ci
dicono esattamente quello che vogliamo sentire – ecco perché
loro si che sono credibili! Tutto il resto può andare in rovina
perché quando c’è la (percezione della) salute c’è tutto. E poi alla
rovina c’è sempre rimedio: basta dire che non siamo d’accordo e
ridefinirla progresso sociale contro chi ci “da fastidio” –
altro che perdere tempo con polemiche inutili su economia o scienza,
magari alimentate da qualche sporco potere industriale; bastano un
paio di begli studi (finanziati dagli enti "giusti") e va tutto a
posto! Peste, anatemi, censure e punizioni a quei maledetti che non
sono d’accordo.
Ma, in
perfetta coerenza con un’idiozia politica che è già sconfinata nella
demenza pubblica, ci troveremo davanti al paradosso di sani e
schiavizzati disoccupati che, in un sistema collassato, moriranno
sul serio prematuramente grazie alla fede e alla filosofia
salutista. Un bel progresso davvero! La cosa triste è che a farne le
spese siamo anche noi che idioti non siamo, ma che però non abbiamo
le palle per ribellarci e cambiare le cose con le cattive – non
fosse altro per i nostri figli. C’est la vie: fumiamoci su -
almeno finché possiamo permetterci di comprare le sigarette: domani
è un altro giorno e si vedrà.
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Referenze bibliografiche |
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Studio
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Descrizione |
Disponibilità in rete |
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| Hopkins TD. (1998):
Regulatory costs in profile. Policy Sciences 31:301-320.
|
Studio sul costo delle
regolamentazioni EPA, che hanno sorpassato i $700 miliardi nel
1999. |
Clicca qui per scaricare |
| Seskin EP, Sullivan
DF. (2000): Annual revision of the national income and
product accounts. Annual estimates 1997-99. US Department of
Commerce, Bureau of Economic Analysis. Washington, DC. |
Studio sul profitto totale dell'
industria statunitense. Al lordo di tasse, esso era di
circa $700 miliardi nel 1999. |
Clicca qui per scaricare |
| Gough M.
Environmental health risks. Cato Institute, Cato Handbook
for Congress. |
Breve compendio delle truffe
metodologiche circa gli esperimenti su animali, e guida al
Congresso americano per l'eliminazione della truffa
istituzionalizzata concernente la scienza rottame. |
Clicca
qui per scaricare
Se non più disponibile,
clicca
qui per una copia
|
| Gough M. (1990):
How much cancer can EPA regulate away. Risk Analysis 10:1-6 |
Conferma che, al massimo, la EPA potrebbe
prevenire meno di 2.000 morti ipotetiche all' anno. |
Clicca qui per scaricare |
| Gio Batta Gori
(2001): The costly illusion of regulating unknowable risks.
Regulatory Toxicology and Pharmacology 34, 205-212 |
Compendia le informazioni sopra, e
dimostra la disonestà istituzionale e metodologica delle
"dimostrazioni" di cancerogenicità su cavie esposte a dosi
migliaia di volte più alte di quelle a cui sono esposti gli
esseri umani. |
Clicca
qui per scaricare |
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