LETTERA A PAOLO

Leggi la versione inglese sul sito di FORCES International Ritorno all'angolo di Gian Turci
Ritorno al'angolo di Gian Turci
Ritorno alla pagina principale
Ritorno alla pagina principale di FORCES Italiana

>>>>  Invia questa pagina a un amico

Di Gian Turci

23 Maggio 2003 -  Caro Paolo,

io, come un sempre crescente numero di italiani, non guardo quasi mai la televisione perché mi deprime, e perché voglio difendermi dall’assalto delle campagne salutiste. Quando c’è un programma interessante, lo registro e lo vedo in differita. È stato il caso della trasmissione “Porta a Porta” di martedì scorso sul fumo. Mi ci sono voluti due giorni per “farmi coraggio” e vederlo, spinto anche dall’entusiasmo di alcuni miei amici sulla performance dei “nostri” Vittorio Feltri e Giuliano Ferrara. Finalmente ce l’ho fatta, e ieri mi sono seduto davanti al televisore con grandi aspettative. Inutile dire che la delusione è stata profonda già da quando, come dischi rotti, tutti baciavano il libro del vangelo bianco: "il fumo fa male, il fumo fa male" - incluse le onnipresenti e tanto poco vestite quanto attraenti ospiti femminili di Porta a Porta.

Tutti si sono affrettati a mettere in rilievo come sia giusto e sacrosanto che le autorità reprimano il fumo dappertuto, come “tutti” (anche i fumatori “civili”) diano il benvenuto ad una legge che mette alla porta milioni e milioni di italiani come puzzolenti assassini, per non parlare di come attraenti fumatrici siano state oggetto d’ammirazione per l’abitudine di fumare in una stanza chiusa, al riparo della vista di tutti” – inclusi i loro bambini (Mamma mia! Forse quei bambini subirebbero meno danno a vedere una mamma un po’ più dignitosa in televisione). Io ho sempre fumato davanti ai miei figli, e non me ne vergogno -- al punto che, se tornassi indietro, lo farei di nuovo e senza alcuna esitazione.

Ma quanto sopra è stato solo l’inizio della depressione, che è continuata osservando come tutti abbiano messo in risalto la fede e il rispetto nelle “autorità” sanitarie – come se si trattasse di una formula religiosa di dichiarazione con cui i credenti iniziano una preghiera. Punto primo: mai mettere in dubbio la grandezza di Dio! Il grande Ferrara però -- e giustamente -- afferma che il fumo passivo è una bufala, ma ecco la prima incongruenza: come si può affermare, onestamente, di avere rispetto e fede in un’autorità che, con il nostro stesso denaro, ci propina una legge basata su una truffa scientifica a scopo di propaganda e repressione? Mi si faccia capire quello che – forse da povero, vecchio idiota – non mi quadra: se qualcuno mi truffa, come posso avere fede e rispetto in lui? Ed è giusto che io esibisca segni di rispetto perché forse sono stato truffato solo al 50% -- e perché quelli che mi truffano ricoprono alte cariche nello stato?

Nessuno, dico: nessuno, ha messo in risalto che stiamo trasformandoci in uno stato di polizia basato sul controllo e sulla repressione in nome delle SS -- Salute e Sicurezza (forse, e appena con un tocco, Ferrara) -- dove le camicie nere e rosse sono state messe in candeggina e ne sono emersi camici bianchi. Feltri, forse nel futile tentativo di scemare la persecuzione dei fumatori, si è lanciato in una filippica sulla velocità autostradale e sull'alcol, “problemi” assai più gravi del fumo a suo avviso, forse non rendendosi conto che implicitamente stava chiedendo una giustizia fondata su “più oppressione per tutti!!!” Differentemente da me, Feltri non sa cosa voglia dire avere un posto di blocco ogni quattro chilometri sulle strade come accade in Canada, dove ho vissuto per 24 anni. Costì si è arrivati al punto che bisogna partire da casa in anticipo per compensare il fatto che si sarà fermati dalla polizia stradale, che obbligherà a gonfiare il palloncino (o altro equivalente marchingegno) a qualunque ora del giorno e della notte. In Canada, tu SAI che dovunque guidi sei sotto l’occhio attento e implacabile di un radar, e sai che è solo questione di tempo prima di essere fermato; sai anche che, quando vai in un pub a bere una birra, i vetri devono essere pitturati di nero (o comunque l'interno deve non essere visibile) perché è vietato bere in pubblico -- e questo si applica anche al porticato di casa tua, se visibile dalla strada. Se ti porti una cassetta di birra a casa, mettila nel bagagliaio, perché se è visibile attraverso i finestrini dell'auto, anche se sigillata, ti prendi un'enorme multa; sembra di essere in Unione Sovietica – per il tuo bene e per il bene dei bambini, s’intende, che non devono prendere l'alcol come modello. Come può l'Italia resistere alla tentazione di un modello del genere?

Ma sto divagando. A quel punto il ministro Sirchia con la massima disinvoltura -- e (con paura) devo dire anche molto logicamente -- ha risposto a Feltri che il problema è solo tecnico (costi d’implementazione) per ottenere più polizia e più controllori, mentre parlava di trasformare polizia, carabinieri, vigili urbani e persino guardie notturne in strumenti di oppressione antifumo, ed annunciava una nuova campagna contro l'alcol, mentre auspicava i suddetti posti di blocco stradali!!! Feltri dovrebbe stare molto attento a chiamare la bestia di stato perché, oggigiorno, essa risponde sempre. Puntare il dito a un altro “vizio” significa solo raddoppiare l’oppressione – non dividerla per due.

In sostanza, nessuno dei presenti a Porta a Porta ha messo in luce i veri, gravissimi pericoli che ormai sono presi per realtà giusta e scontata – vere pietre miliari della “evoluzione sociale”: la truffa istituzionale salutista della scienza rottame ed il conseguente - e ancora più grave - problema dell'intervento dello stato nella vita dei cittadini con tassazione, repressione, propaganda, sorveglianza, disinformazione e controllo. Quindi, si è discusso in realtà su come distribuire equamente l'oppressione e la repressione, e quanta della stessa debba essere applicata, e non la truffa sanitaria e la repressione di stato che sono il vero problema!!  Vero è che il grande Ferrara ha giustamente messo in rilievo che il fumo passivo è una truffa e, vista la scarsa opposizione in generale e il silenzio del ministro su tale affermazione, è lapalissiano che erano tutti più o meno d’accordo; ma da nessuna parte (neanche dal Ferrara) si è levata una chiara voce in opposizione all’uso della truffa come veicolo per il “bene” dei cittadini, per “salvarli” da se stessi, e da un “male” (il fumo attivo) predicato e ripetuto fino alla nausea -- di cui però non si può provare scientificamente nemmeno un caso di morte o malattia!

Infatti nessuno, dico: nessuno, ha messo in questione che in alcun caso illustrato dai vari collegamenti “pietosi” e sensazionalisti con gli ospedali, che facevano vedere le “vittime del fumo” circondate dai generosi crociati in camice bianco e maschera (ottimo tocco coreografico, visto che la presentatrice non la indossava mentre parlava in faccia agli intervistati), si poteva affermare con alcuna certezza biologica che era stato il fumo. Nessuno ha notato che tanto frequentemente quanto astutamente l’intervistatrice usava la frase “probabilmente per via del fumo”, ma MAI la parola “prova” o “certezza” -- mai. Bisogna credere che il fumo uccida, e che sia male, male, male. Lo dice Sirchia, e lo dice la Lega Tumori – quindi nessuno deve mai osare mettere in dubbio le basi d’argilla dei nuovi pilastri della fede e dei valori sociali. Peraltro, lo stesso Sirchia aveva messo in guardia dall’anedottica (“conosco uno che ha fumato e a cent’anni andava ancora in bicicletta”) e richiamato l’attenzione sulla scienza. Forse che mostrare persone malate forse a causa del fumo non è fare anedottica e allontanarsi dalla scienza, fredda e insensibile?

Te ne rendi conto, caro Paolo?! E tutto questo in presenza dei più prestigiosi e noti libertari/liberisti del Paese, penne d’oro e “opinion makers” che hanno sollevato poca o minima obiezione alla spaventosa tendenza repressiva e truffatrice, che con questa trasmissione ha dimostrato in modo devastante come questo cancro sia profondamente radicato nella nostra cultura, e ormai accettato senza discussione come istituzione.

Caro Paolo, io, raggiunta la verde età di 53 anni, ho provato di tutto e sono stato esposto a tutto: a molte realtà culturali e pregiudizi razziali contro i negri ed altri; ho discusso (con difficoltà) con veri nazisti incalliti dai quali nasce la cultura salutista. In gioventù ho provato l’esperienza di qualche “droga”, ho visto giovani morire e so cos’è l’assuefazione – e garantisco a te che non fumi che non è certo quella delle sigarette. Da studente, lavoravo in un cimitero e spesso mi capitava di riesumare corpi seppelliti da poco. Mi sono trovato letteralmente nel bel mezzo di battaglie militari in Mozambico, e ho visto gente morire davanti ai miei occhi con le cervella spappolate da proiettili di grosso calibro. Quando aiutavo nei servizi civili, portavo all'ospedale gente smembrata in tutti i modi e per tutte le cause – e molte altre avventurose esperienze che mi hanno reso cittadino del mondo e con cui non voglio annoiarti ora. Ma ho sempre avuto le spalle larghe, e specialmente uno stomaco forte -- e quindi non ho mai vomitato. Ieri però, vedendo finalmente tutto il programma di Porta a Porta, per la prima volta nella mia vita ho vomitato dallo schifo. Si, la reazione è forse stata eccessiva, ma non ho potuto farci nulla.

L’entusiasmo per la performance dei bravissimi Feltri e Ferrara da parte di cari amici che ammiro e rispetto profondamente mi ha fatto capire (svegliati, Gian?...) che siamo arrivati ad un tale punto di oppressione, grettezza e schizofrenia sociale (che abbiamo rinominato “avanzamento” per sentirci meglio con noi stessi) e sincera disperazione sulle nostre libertà e sull’integrità delle istituzioni che anche pochi, piccoli brandelli d’opinione liberale e di verità sono sufficienti a generare grande entusiasmo – proprio come i bambini deformati e affamati che vidi in Africa, che erano così disperati da essere entusiasti quando, davanti ai miei occhi, furono dati loro tozzi di pane secco ed ammuffito, con chiare incisioni di denti dei topi: i bimbi erano felici, anche se non avevano neppure denti per rosicchiare.

Questa è l’allucinante realtà in cui, gradualmente, ci siamo venuti a trovare grazie alla scienza rottame, e alla “civilizzazione” salutista e ambientalista. Come società, abbiamo accettato la truffa scientifica e l’oppressione di stato come normalità scontata da cui procedere, e statistiche truffaldine come metro per le nostre decisioni e per misurare la nostra “performance” sociale e, come nella vecchia barzelletta della masturbazione cinese, godiamo quando il boia non colpisce i nostri genitali tanto forte quanto il colpo precedente, non passandoci ormai neppure più per la mente che bisogna ammazzare il boia.

Caro Paolo, sono contento di avere 53 anni e mi dispiace che tu ne abbia solo poco più di venti perché, statisticamente, dovrai stare in questa realtà assai più a lungo di me. Spero che tu, come altri giovani valorosi che conosco e stimo, faccia qualcosa di positivo per almeno ripulire le fogne dai topi, visto che sarà difficile sanarle del tutto se non con una violenta rivoluzione. Nel frattempo io, che non credo che il fumo moderato faccia male e che intendo -- visto che non ammazzo nessuno -- avere il diritto di fumare dovunque abbia il diritto costituzionale di mettere piede, raddoppierò la dose, sperando in tal modo di accorciare la mia permanenza (ma comunque dando sempre del filo da torcere a fascisti e a truffatori in camice bianco). Forse questa è la mia personale interpretazione (ed applicazione su me stesso) del demenziale principio di precauzione, base filosofica delle politiche dello stato contemporaneo. Non è una bella prospettiva, infatti, vivere nel mondo come è diventato – e ancora meno bella vivere in quello che sta diventando. Voglio andarmene in paradiso, ammesso che lì si possa fumare. Altrimenti, mandatemi pure all’inferno, perché sono d’accordo con Mark Twain: “Se non si può fumare in paradiso, non ci voglio andare”.

Un caro saluto, e scusa della lunga lettera. 

Gian Turci