8 Novembre 2002 - Ottima notizia: il Canada, per la seconda volta di fila, è stato cacciato fuori dalle corti statunitensi nella sua causa contro i giganti del tabacco. . La ragione della causa era il recupero delle tasse (da estorsione, imposte sulle sigarette) a causa del contrabbando. Il Canada era ricorso alle corti statunitensi per via della facilità con cui si può fare causa in quel Paese – e questa volta c’era in ballo solo un “modesto” miliardino di dollari Magnifico. Mi sono appena acceso un sigaro festeggiare – e uno di quelli che fa un sacco di puzzolente fumo passivo. Perché sono così contento? I maligni che mi conoscono potrebbero insinuare che è per via della mia animosità col Canada, di cui sono non fiero cittadino, dopo l’avventura che mi è successa qualche anno addietro. Chi mi conosce di meno, naturalmente, insinuerà che sono contento perché l’industria del tabacco mi “finanzia”. Ai primi dico che si sbagliano, e ai secondi rispondo “magari!” – se così fosse, non dovrei tirare la cinghia, e non guiderei una vecchia auto a gas di tredici anni fa con una portiera sfondata. Perché allora sono così lieto? Non è certo amore per i produttori di sigarette, che hanno guadagnato tutta la mia mancanza di rispetto (e certo non perché producono sigarette, un bene legale che hanno tutto il diritto di vendere ed anche di promuovere) in quanto hanno dimostrato un’assoluta mancanza di dignità e di decenza, piegandosi alla demonizzazione dei loro clienti, e rinunciando a combattere contro le truffe scientifiche e statistiche sul fumo (e addirittura scusandosi per averlo fatto!) nella beata speranza di essere risparmiati dai fanatici e dall’opinione pubblica. Forse dovrebbero considerare che l’opinione pubblica tende ad avere più rispetto di coloro che lottano che di quelli che si piegano Sono lieto, invece, per una ragione profondamente morale. È già triste abbastanza, infatti, quando cittadini privati, spinti dal fanatismo, demonizzano industrie come il fast food, i produttori di sigarette e la loro clientela per le loro isteriche agende -- ma ognuno è libero di essere pirla, e di diffondere le sue idee non importa quanto malsane. È molto peggio quando famosi “luminari” della medicina, chiaramente venduti alle agende farmaceutico-politiche di pianificazione sociale, mentono sfacciatamente al popolo affermando che non c’è dubbio che il fumo passivo sia cancerogeno quando non c’è nemmeno uno straccio di evidenza. È deprimente e disastroso quando ci si mettono anche l’OMS e la IARC. Ma fa letteralmente schifo quando ci si mettono i governi. È ormai chiaro che il governo del Canada, come del resto quelli di altre nazioni, si è lanciato in una dichiarata campagna di odio scatenato contro l’industria del tabacco (ormai ridotta ad un inerme silenzio) e contro i suoi clienti (da cui si ricavano migliaia di miliardi in qualsiasi valuta) volta alla loro totale eliminazione. Ogni tattica è buona: dall’invettiva e diffamazione alle menzogne più vergognose, dalla falsificazione di dati statistici alle accuse di contrabbando – tutto va bene per convincere il mondo che una crociata basata su truffe statistiche e malaffare politico è giustificata in nome della salute. E i ruffiani mediatici antifumo fanno eco a questi ciarlatani, riportando le accuse come se fossero verità accertate, condannando gli accusati ancora prima dei processi (come in questo articolo statunitense) – e tacendo le notizie quando gli accusati sono assolti dalle corti . C’è da chiedersi se si è perso ogni senso della decenza, della giustizia e della procedura legale e la risposta, tristemente, è si. In nome della salute, si è ritornati appieno alla pubblica lapidazione, alla propaganda di stato e alle superstizioni da medio evo. Il Canada e le sue accuse di contrabbando contro la RJ Reynolds Tobacco sono appena stati cacciati fuori dalle corti statunitensi proprio pochi giorni dopo l’inizio della causa legale iniziata dalla UE di nuovo nei tribunali americani, e sempre con l’accusa che la RJ Reynolds abbia aiutato Saddam Hussein ed i terroristi con il contrabbando! Fortunatamente, la cacciata del Canada scioglierà le ali a questo ennesimo volo di Icaro. Poco conta il fatto che gli accusati neghino disperatamente i capi d’imputazione; naturalmente e come al solito non c’è uno straccio di prova e si tratta solo di accuse in attesa di essere provate in tribunale, ma ai ruffiani mediatici nostrani ed internazionali e ai fanatici della “salute pubblica” ciò non interessa affatto, perché si sono costruiti ancora un’altra scusa per dare addosso ad un’industria scelta come capro espiatorio per i mali del mondo – siano essi falsificati o no. Il socialismo più becero si è messo il camice bianco e la camicia verde per dare addosso alle industrie – visto che ha fallito ogni altro tentativo di tradurre in pratica il suo odio per tutto ciò che è privato – sia esso industria o vita personale. Industrie pesanti, tabacco, alimentari, casearie… sono tutte assassine planetarie della salute pubblica, con scienza rottame ad hoc per giustificare il tutto -- inclusi regolamenti a vagoni. Ma c’è da chiedersi: che facciamo quando il ministro della sanità di qualsiasi nazione cade così in basso da usare menzogne statistiche per giustificare politiche persecutorie contro industrie e cittadini che sostengono lo stato e pagano il suo stipendio? Siamo anche noi caduti così in basso da aver sviluppato calli su ogni forma di corruzione? Siamo diventati così insensibili (stupidi? ingenui?) da credere veramente che lo stato sia onesto quando perseguita chi ci fa comodo, senza capire che, permettendo ciò, il nostro turno verrà presto? Domande dure, ma la prossima è chiave: dove vogliamo arrivare? Non più di sessant’anni fa milioni di vite furono immolate per non arrivare alla materializzazione della risposta nazista proprio alle stesse domande. Ma forse, dove ha fallito la croce uncinata avrà successo quella “medica”. Però sostituendo i fattori razziali con quelli dello stile di vita ed invertendone l’ordine, il prodotto ancora non cambia – ma grazie al gioco delle tre tavolette politiche, sembra proprio che abbiamo di nuovo perso di vista quella che conta: onestà intellettuale e scientifica, e almeno un briciolo di sana moralità e pulizia nello stato. Gian Turci |