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FUMO PASSIVO: OLTRE LA BUFALA
Di Gian Turci - L'Indipendente, 5 Gennaio 2005


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Vuoi vedere un autorevole esempio dei questionari usati per gli studi sul fumo passivo? Clicca qui e divertiti: questa è la "scienza" (e i "morti") su cui si basa la "tutela della salute dei non fumatori"!

6 Gennaio 2005 - Il ministro Sirchia dice che fumo passivo è un contaminante, quindi va vietato in pubblico perché fa male: questa è la base del nuovo proibizionismo. Su che si basa questa affermazione? Su studi. Domanda: esiste uno tra i lettori di questo giornale che si sia preso la briga di leggerne almeno uno? Probabilmente no, perché si fa fede sugli esperti e sui ministri tecnici. Ma cosa dicono questi studi? Nulla.

Vediamo il perché – brevemente! La statistica che studia la diffusione delle malattie è l’epidemiologia. Se studia malattie con un fattore (esempio, polio) si chiama monofattoriale; se studia malattie con più fattori concomitanti, si chiama multifattoriale. L’epidemiologia non può mai stabilire cause, ma solo correlazioni. Tutte le malattie associate al fumo (attivo e passivo) hanno più di un fattore; il cancro polmonare ne ha oltre 40, e le malattie cardiovascolari oltre 300. La pratica epidemiologica multifattoriale vuol vedere che l’aumento di rischio sia grosso (circa il 300%) per stabilire che il rischio esista. In altre parole, al disotto di tale soglia è impossibile stabilire che il rischio provenga dal fattore esaminato (fumo passivo o altro): l’aumento potrebbe essere dovuto ad altri fattori o errori. L’elevazione di rischio (se c’è) negli studi sul fumo passivo è mediamente del 10-15%.

Ma c’è di più: come si arriva a questi risultati? Con interviste che talvolta scavalcano generazioni, spesso chiedendo a eredi di non fumatori morti di cancro polmonare o altre malattie a quante sigarette era esposto il morto per via della consorte fumatrice o sul lavoro, oppure confidando esclusivamente sulla testimonianza del paziente (che è in cerca di una colpa per la sua malattia). Ciò perché non è possibile misurare realmente a quante sigarette passive le persone sono state esposte nell’arco di decenni. Ciò nonostante, si afferma con certezza che il fumo passivo “causa” morti e malattie.

Non solo dunque abbiamo un aumento di rischio del tutto insufficiente per distinguere il fumo passivo come possibile causa, ma anche e specialmente abbiamo una base di dati che è vera spazzatura statistica. Conclusione: non si sa cosa si è misurato. Di 147 studi finora condotti in 25 anni, 122 dicono che il fumo passivo potrebbe far male e bene allo stesso tempo, 24 che potrebbe far male (ma con un’elevazione che non dimostra nemmeno che il fumo c’entri) ed un significativo contributo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (1998) in cui si dice che respirare fumo passivo potrebbe far bene alla salute.

Su tali premesse si fonda il “vietato fumare” che mette in pericolo migliaia di esercizi e demonizza milioni di cittadini. Abbiamo appena descritto la “scienza rottame”. Se pensate che sia applicata solo al fumo, vi sbagliate di grosso: essa è alla base di moltissime delle “minacce” alla salute pubblica che causano tanto isterismo e costano tanto denaro. Però gli studi sul fumo passivo una certezza ce la danno: abbiamo un grave problema istituzionale.


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