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6 Gennaio
2005 - Il ministro Sirchia dice che fumo passivo è un
contaminante, quindi va vietato in pubblico perché fa male: questa è
la base del nuovo proibizionismo. Su che si basa questa
affermazione? Su studi. Domanda: esiste uno tra i lettori di questo
giornale che si sia preso la briga di leggerne almeno uno?
Probabilmente no, perché si fa fede sugli esperti e sui ministri
tecnici. Ma cosa dicono questi studi? Nulla.
Vediamo il
perché – brevemente! La statistica che studia la diffusione delle
malattie è l’epidemiologia. Se studia malattie con un fattore
(esempio, polio) si chiama monofattoriale; se studia malattie con
più fattori concomitanti, si chiama multifattoriale. L’epidemiologia
non può mai stabilire cause, ma solo correlazioni. Tutte le malattie
associate al fumo (attivo e passivo) hanno più di un fattore; il
cancro polmonare ne ha oltre 40, e le malattie cardiovascolari oltre
300. La pratica epidemiologica multifattoriale vuol vedere che
l’aumento di rischio sia grosso (circa il 300%) per stabilire che il
rischio esista. In altre parole, al disotto di tale soglia è
impossibile stabilire che il rischio provenga dal fattore esaminato
(fumo passivo o altro): l’aumento potrebbe essere dovuto ad altri
fattori o errori. L’elevazione di rischio (se c’è) negli studi sul
fumo passivo è mediamente del 10-15%.
Ma c’è di più:
come si arriva a questi risultati? Con interviste che talvolta
scavalcano generazioni, spesso chiedendo a eredi di non fumatori
morti di cancro polmonare o altre malattie a quante sigarette era
esposto il morto per via della consorte fumatrice o sul lavoro,
oppure confidando esclusivamente sulla testimonianza del paziente
(che è in cerca di una colpa per la sua malattia). Ciò perché non
è possibile misurare realmente a quante sigarette passive le persone
sono state esposte nell’arco di decenni. Ciò nonostante, si
afferma con certezza che il fumo passivo “causa” morti e malattie.
Non solo
dunque abbiamo un aumento di rischio del tutto insufficiente per
distinguere il fumo passivo come possibile causa, ma anche e
specialmente abbiamo una base di dati che è vera spazzatura
statistica. Conclusione: non si sa cosa si è misurato. Di 147
studi finora condotti in 25 anni, 122 dicono che il fumo passivo
potrebbe far male e bene allo stesso tempo, 24 che potrebbe far male
(ma con un’elevazione che non dimostra nemmeno che il fumo c’entri)
ed un significativo contributo dell’Organizzazione Mondiale della
Sanità (1998) in cui si dice che respirare fumo passivo
potrebbe
far bene alla salute.
Su tali
premesse si fonda il “vietato fumare” che mette in pericolo migliaia
di esercizi e demonizza milioni di cittadini. Abbiamo appena
descritto la “scienza rottame”. Se pensate che sia applicata solo al
fumo, vi sbagliate di grosso: essa è alla base di moltissime delle
“minacce” alla salute pubblica che causano tanto isterismo e costano
tanto denaro. Però gli studi sul fumo passivo una certezza ce la
danno: abbiamo un grave problema istituzionale. |