SALUTISMO E LIBERTARISMO

Discorso pronunciato a Napoli il 20 Aprile 2002 in occasione dell'omonimo incontro


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Ritorno all'angolo di Gian Turci
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PROLOGO

Buonasera. Sono Gian Turci e sono parte del gruppo internazionale FORCES. Sono felice di essere qui questa sera in una città che mi ha sempre scaldato il cuore. Vorrei innanzitutto ringraziare gli organizzatori della serata, i signori Casiere e Nicodemo, che hanno permesso a tutti noi di essere in questo bellissimo locale, di conoscerci, e di parlare di temi che ci stanno a cuore.

LA STORIA DI FORCES

Lasciatemi iniziare con una breve storia su come FORCES nacque e si sviluppò. Nel 1995 un piccolo gruppo di fumatori a San Francisco decise che ne aveva avuto abbastanza dei divieti cittadini sul fumo e della discriminazione dei fumatori sul posto di lavoro. FORCES, un acronimo di Fight Ordinances and Restrictions to Control and Eliminate Smoking, fu creata come gruppo locale di protesta, ed iniziò come oggigiorno iniziano tutti i gruppi squattrinati ma con qualcosa da dire: sull’Internet. Grazie al miracolo di questo mezzo di comunicazione, il messaggio di FORCES diventò disponibile al mondo – ma soprattutto all’America, che al tempo era l’unica nazione dove la "caccia al fumatore" era ufficialmente iniziata. Che cosa aveva da dire FORCES? Come si poteva comunicare il messaggio: "Ne ho i marroni pieni" del divieto di una cosa triviale ed antipatica come il fumo? La cosa non era facile, soprattutto perché la gente in generale non poteva capire come si potesse essere oltraggiati dalla crociata antifumo – una crociata sacrosanta per il bene del prossimo. Solo l’evil empire delle multinazionali del tabacco poteva essere interessato a preservare questa cattiva abitudine, e per ovvi motivi. Quindi (e come, del resto, dovunque FORCES sia apparsa), dapprima la gente non dava ad essa alcuna possibilità di riuscita; inoltre, già esistevano gruppi pagati dalle multinazionali delle sigarette che facevano il Public Relation per i fumatori – e quelli si che ne avevano di soldi.

Ma il discorso di FORCES era diverso, e su due fronti ben distinti: la libertà dell’esercizio pubblico delle scelte personali da una parte, e la preservazione dell’integrità istituzionale e scientifica dall’altra. "Solo il libero mercato, e non l’intervento dello stato" – diceva FORCES – "può stabilire il naturale equilibrio di locali pubblici e privati, nonché di posti di lavoro, dove si possa esercitare il diritto di fumare, o di non fumare. Non è la funzione dello stato di legiferare sullo stile di vita pubblico dei cittadini, che sono maturi abbastanza per prendere le loro decisioni, i loro rischi, e per negoziare a livello individuale e di gruppo la reciproca tolleranza". Tale discorso fu bene accetto dalle forze liberiste negli Stati Uniti, e presto altri distaccamenti di FORCES iniziarono ad apparire in diversi stati dell’Unione. Un anno dopo FORCES Canada fu fondata dal sottoscritto, che ha vissuto per 24 anni in quel Paese, e solo dal 1998 rientrato in Italia. Oggi FORCES Canada ha tre distaccamenti. Seguirono FORCES Nuova Zelanda, Inghilterra, Italia, Olanda e Russia, per un totale di 17 distaccamenti.

PERCHÉ IL DISCORSO DI FORCES È IMPORTANTE

La ragione dell’espansione di FORCES nel mondo deriva principalmente dal fatto che non ci consideriamo un’associazione di fumatori con il minuscolo scopo di poter fumare, ma un movimento liberista che vede il proibizionismo sul fumo come la punta di un iceberg di immense dimensioni, che emerge con una pericolosa mentalità che delega allo stato – e particolarmente ai ministeri della sanità e ad organizzazioni accolite – le decisioni sullo stile di vita personale, sull’educazione dei giovani, e sulla libertà d’impresa. Uno stato di questo tipo è definito dal grande Thomas Szasz, membro del nostro Comitato d’Onore, come Stato Terapeutico. Il ministero dominante dello stato terapeutico è, naturalmente, quello della salute che, a differenza di altri ministeri, è percepito come incorruttibile, non politico, praticamente infallibile, ed interessato a nulla se non al benessere e alla salute dei cittadini che devono (talvolta loro malgrado) irrevocabilmente rinunciare a piaceri, libertà, tradizioni, valori ed abitudini OGGI per il bene collettivo di domani. La classe medica e sanitaria che sostiene questo ministero è, naturalmente, dipinta con gli stessi colori, mentre il dissenso da tale purezza è semplicemente scandaloso.

Nello stato proibizionista terapeutico il dissenso è solo una manifestazione della malattia personale e sociale che lo stato cerca di curare; tale dissenso dunque non può essere preso seriamente in considerazione perché non proviene da menti "lucide" abbastanza da capire gli scopi superiori dello stato. Quindi la loro opposizione è in realtà una "preghiera d’aiuto" che si manifesta con il suo opposto, e che giustifica dunque la "terapia" medico-statale che protegge anche la parte "sana" della società dalla piaga sociale in questione – una piaga che deve essere sì amorevolmente "curata", ma con la risolutezza espressa dal motto, letteralmente appropriato: "Il medico pietoso fa il malato canceroso".

I grandi pericoli nascosti di questa mentalità, e le formidabili potenze economiche che la spingono sono la vera ragione dell’esistenza della nostra organizzazione.

IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE E LA SCIENZA ROTTAME

Lo stato terapeutico si avvale copiosamente del principio di precauzione che, generalmente espresso, afferma che "L’assenza di certezze, tenuto conto delle attuali conoscenze tecniche e scientifiche, non deve ritardare l’adozione di misure effettive e proporzionate che mirino a prevenire il rischio di gravi e irreversibili danni". In altre parole, lo stato non ha bisogno di prove scientifiche per vietare o regolare, ma solo della possibilità che l’oggetto del divieto o regolamento rappresenti un rischio. Questo principio, pericolosissimo perché tutto rappresenta un rischio, è già penetrato nel sistema legislativo di diversi Paesi e viene usato abbondantemente nel campo dell’ambiente e della salute.

Ora è necessario soffermarsi un attimo sulla distinzione tra il concetto di precauzione ed il principio di precauzione, e tra salute e salutismo. Nessuna persona in possesso delle sue facoltà mentali avrebbe obiezione ad usare prudenza di fronte a situazioni potenzialmente rischiose, come mangiare carne possibilmente avariata. Ma per citare Gérard Bramoullé, "Il principio [legale e politico] di precauzione si trasforma da libero esercizio di saggezza ad un pretesto mistificatorio per una regolamentazione liberticida … il cavallo di Troia di un’estensione indefinita delle prerogative dello Stato … tale principio, nella sua accezione corrente, è il principio costitutivo di una società basata su una prevenzione che mantiene stazionarie le condizioni esistenti." Ogni cambio, infatti, significa inevitabilmente rischio. Una simile deriva è visibile nel caso del salutismo, che è l’ottenimento della pubblica salute tramite statalismo e pubblico isterismo, ergo salutismo.

Nel campo della salute, non ho bisogno di mettere in rilievo che siamo inondati da notizie di pericoli e rischi ogni giorno dell’anno. Tempo addietro scrissi un articolo in inglese sulla postura psicologica che quest’allarmismo sistematico crea nella gente. Un tratto dell’articolo andava così: "Avendo finito l’esposizione alle radiazioni del monitor del mio computer, mi recai all’auto cercando di non espormi agli effetti cancerogeni del sole nel posteggio. Avviato il motore, mi sentii responsabile della rovina del pianeta. Accesomi una sigaretta, mi sentivo in colpa per esporre il mio santo corpo al rischio di cancro. Posteggiatomi davanti al ristorante, mi sentii colpevole di non essermi messo più lontano, e di non fare quindi il dovuto esercizio cardiovascolare. Nell’hamburger house, cercai di piazzarmi in un ignoto angolo oscuro vicino alla porta per non uccidere gli avventori col fumo passivo, ma ciò mi esponeva al rischio delle zaffate di inquinamento che entravano dalla porta. Mentre mi chiedevo quanto la cicciona del tavolo a fianco costava alla società (quindi a me), ordinai una svizzera di carne non inglese con verdure scondite e coltivate organicamente senza manipolazioni genetiche; nessuna Coca Cola naturalmente, perché la caffeina è assuefacente, e poi fa male perché contiene zuccheri. Al ritorno, squillò il cellulare mentre guidavo. Irresponsabilmente io risposi, esponendo così il mondo al pericolo di una mia distrazione al volante, rischiando una pesante multa, e la mia stessa salute perché mi friggevo il cervello con le microonde. Arrivato a casa, mi esposi al rischio di una doccia con acqua clorata, e Dio solo sa a quante porcherie chimiche nello shampoo, per non parlare del rischio di anafilassi al profumo del sapone. Finalmente a letto, ero esposto al rischio di allergie da acari e da lenzuola di poliestere. Lessi un po’ di giornale, che mi informava che il fumo durante la gravidanza causa il lesbismo, e che l’odore delle auto nuove è pieno di noti o sospetti cancerogeni. Il sonno liberatorio, alla fine, mi colse".

Perché così tanti pericoli? Come facciamo a sopravvivere, con così tanti attentati alla salute propria ed altrui? Eppure la scienza parla chiaro. Beh, non proprio. Il salutismo si avvale di statistiche e di epidemiologia multifattoriale. L’epidemiologia è una branca nobile della medicina; grazie ad essa, le principali epidemie del secolo scorso sono state sradicate. Ma l’epidemiologia è efficace solo quando esiste un effetto, ed una sospetta causa. Due cause, e le cose già si complicano. Più grande è il numero dei possibili co-fattori, meno affidabile diventa lo studio epidemiologico. Ecco un esempio pedestre. Se ho due fattori, quante combinazioni tra essi sono possibili? La formula è 2 elevato al numero dei fattori meno uno. In questo caso due elevato a due (quattro), meno uno, uguale a tre. Se i fattori sono cinque, le possibili combinazioni sono 31. Se ho 10 fattori, le combinazioni sono 1023.

Ora prendiamo l’asma e il fumo passivo. Il numero dei co-fattori che causano l’asma è circa tremila. Lasciamo perdere il numero delle combinazioni possibili… non c’è bisogno di essere medici per capire che riuscire a quantificare o anche a ipotizzare l’apporto del fumo passivo all’asma è un’impresa disperata. Eppure continuiamo a sentir dire che il fumo passivo "provoca" l’asma. Passiamo al fumo attivo e al cancro polmonare, la parte più "provata" della propaganda antifumo. Le concause di cancro polmonare sono circa quaranta. Incidentalmente, le possibili interazioni tra le concause in un individuo sono circa 1.100 miliardi, e ogni individuo è diverso dall’altro. Prima che qualcuno alzi il sopracciglio, andiamo avanti. È vero che il 90% di coloro che hanno il cancro polmonare fuma; questo è un dato facilmente verificabile. Ciò che però non si dice è che, statisticamente, il cancro polmonare si sviluppa ad un’età media di circa 72 anni, un’età, cioè, dove il cancro in genere falcia oltre un terzo della popolazione. È anche inoppugnabile che la vita media in Occidente sia ora oltre dieci anni più lunga di solo 40 anni fa’; ma si noti che non abbiamo allungato l’infanzia e la giovinezza. L’extra decennio è stato messo in coda alla vecchiaia – il periodo della vita dove il cancro colpisce di più. Questo però è un dettaglio che i propagandisti antifumo o ambientalisti non ci fanno notare, mentre sembra essere corretta la previsione che, entro pochi anni, il cancro colpirà il 50% della popolazione – semplicemente perché la vita continuerà ad allungarsi. Da notare è anche che, mentre "l’epidemia di cancro polmonare continua a espandersi in Occidente", come dicono gli antifumo e i loro pappagalli mediatici citando cifre sempre più grandi, il numero dei fumatori occidentali si è più che dimezzato dal 1950 ad oggi, e se il cancro polmonare fosse causato dal fumo con tale prevalenza ciò sarebbe antitetico. Per dirla come il grande analista epidemiologo australiano Peter Finch, "Ci spaventiamo quando sentiamo dire che i fumatori, in genere, hanno il 400% più possibilità di essere vittime di cancro polmonare dei non fumatori. Forse farebbe meno sensazione se ci dicessero che i fumatori hanno il 99,6% delle possibilità dei non fumatori di evitare il cancro polmonare, il che è esattamente la stessa cosa". Non esiste certezza, e neppure alta probabilità, di sviluppare il cancro polmonare se si fuma. Anche usando le cifre ufficiali, la probabilità è di meno del 10%. Eppure, sui pacchetti di sigarette, leggiamo una frase inequivocabile: "Il fumo provoca il cancro", e tutti i fumatori che muoiono sono annoverati tra le "morti premature", anche se muoiono a 90 anni.

Cavalcando continuamente la linea tra il falso e il vero, i salutisti antifumo o di qualsiasi altra confessione fanno appello ad emozioni primordiali come la paura e l’istinto protettivo sulla prole, nonché alla mancanza di conoscenza specifica delle masse per trascendere ogni analisi razionale, e creare un consenso politico a restrizioni, divieti, regolamenti, tassazioni – e ad agende commerciali di industrie che traggono immensi profitti dall’opera di ingegneria sociale del momento. Allo stesso tempo, l’intolleranza viene legittimata con argomenti parascientifici, che intenzionalmente confondono statistiche e associazioni statistiche con scienza e prove scientifiche, lasciando falsamente intendere che i pesanti ed esigenti standard della scienza vera siano applicati a speculazioni intuitive spesso non provate e non dimostrabili. Per la scienza vera il fumo passivo è un pericolo non dimostrato, ed il fumo attivo è una sospetta causa di cancro. Per la scienza di comodo (scienza rottame, come la si comincia a chiamare anche in Italia) usata dai propagandisti antifumo il fumo passivo è un pericolo pubblico, ed il fumo attivo è una causa certa di cancro. Ma per il fumo la scienza vera non è sufficiente a spaventare il popolo, inducendolo a rinunciare a diritti e libertà, e a mettere le proprie scelte e comportamento nelle mani della classe medico-sanitaria, e delle multinazionali farmaceutiche che la pilotano.

Ora è il turno dell’obesità. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l’allarme per la nuova "epidemia", basata sulle stesse mezze verità e parascienza statistica del fumo. Mentre è vero che in America, per esempio, esiste un’alta percentuale di obesi e di sovrappeso (circa il 13%), nessuno ci informa che, nel 1998, la soglia dell’obesità data dal rapporto peso-altezza che genera l’indice di massa corporea fu drasticamente abbassato con un atto burocratico come preludio parascentifico alla presente "epidemia", portando da un’ora all’altra la percentuale degli obesi e sovrappeso americani dal 13 al 63%, un aumento del 484%, e permettendo al Surgeon General statunitense di dichiarare l’obesità "Un’epidemia nazionale peggiore del fumo, che costa 70 miliardi di dollari l’anno alla nazione". L’epidemia è ora "curata" con crescente emarginazione sociale dei ciccioni, sovratassazione su cibi e bibite, aumento dei tassi assicurativi medici a tutta una nuova fascia di popolazione, interferenza nella vita privata da parte dei dottori, e miliardi spesi in campagne televisive. Allo stesso tempo, la promozione di "terapie" farmaceutiche ha ricevuto una grande spinta con la raccomandazione e l’appoggio della struttura sanitaria, proprio come i prodotti di cessazione del fumo.

Il modello statistico corrotto e la sua soglia manipolata è stato "esportato" all’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha trovato "epidemie di obesità" in Europa, Cina, India – e persino in Paesi del Terzo Mondo ancora afflitti dalla fame! E qui in Italia, recentemente ho visto a Porta a Porta il solito credibilissimo santone medico che ha dichiarato che anche l’Italia è afflitta da questa "piaga sociale". Che la dieta mediterranea poi sia la migliore del mondo, poco importa: le vie del salutismo, come quelle del Signore e dei Farmaceutici, sono infinite.

IL PROIBIZIONISMO UNIVERSALE E L’EQUAZIONE SALUTE = MORALITÀ

Ma esiste un’altra pericolosissima deriva del salutismo, che trascende ogni considerazione scientifica o statistica (che però l’ha generata), ed entra nell’indeterminato campo del moralismo e della correttezza politica.

Il licenziamento di Dio e della religione non significano un’opinabile "evoluzione" verso l’ateismo, oppure l’allontanamento dalle superstizioni, bensì il rimpiazzo dei valori religiosi con valori e superstizioni materialiste come il salutismo, che è il culto del corpo elevato al valore di quasi-religione e spalmato con superstizioni e crescente fanatismo. Con lo stesso metro, l’allontanamento dalla Chiesa non significa il raggiungimento di un’autonomia spirituale e religiosa, ma l’annichilimento dello spirito e la sostituzione della veste nera del prete con il camice bianco del medico come referenza autoritaria. La trasposizione della struttura è evidente: il medico condotto sostituisce il cappellano, e il ministro della salute subentra al papa nell’autocrazia sociale. Così, una volta era immorale mostrare il seno perché lo diceva Pio XII; oggi è immorale fumare perché lo dice Sirchia.

Ma la parte più grave del salutismo - materialismo è che l’adorazione dell’immortale (divinità e anima) è stata sostituita dall’adorazione del mortale (corpo e salute); l’essere sani equivale ad essere morali, la salute pubblica è l’equivalente della libertà pubblica (e in caso di conflitto tra l’una e l’altra la salute pubblica deve sempre prevalere), e questioni morali sono ora trattate da ufficiali sanitari. Già in diversi Paesi, per esempio, i problemi derivanti dall’eccessivo gioco d’azzardo richiedono l’intervento di ufficiali medici in quanto dipendenza psicologica, o malattia psichiatrica. L’equazione salute = moralità è poi combinata con l’equazione stile di vita non "salutare" = costo economico sociale per gettare le basi del concetto di terapia coatta, già proposta nel nostro Paese.

La risultante salutista di quest’inversione di valori è, infatti, un valore invertito: l’individuo è giudicato per ciò che non fa, invece che per quello che fa. Le parole di Sirchia possono essere usate come testo: "Un vero uomo non fuma, non beve, e non si droga" – un passo avanti (o indietro?) rispetto al precedente Veronesi, così amato dalle masse, per il quale un "vero" uomo non beve, non fuma (per Dio, no!) ma è OK se si fuma le canne.

LA CADUTA DEL TOTALITARISMO CLASSICO E L’AVVENTO DEL SALUTISMO

Stiamo dunque assistendo ad un fenomeno storico tanto enorme quanto silente e pericoloso. Dopo la caduta dei regimi totalitari ufficiali e di colore politico, come il nazismo, il fascismo ed il comunismo sovietico, pensavamo finalmente di esserci liberati dall’oppressione e, con passi esitanti ma felici, avviarci verso un futuro di libertà, di individualismo, e di varietà multiculturali che davano spazio a tutti. Mi ricordo delle mie lacrime di gioia quando lessi della caduta del muro di Berlino. Ma il sogno durò poco.

Fedele al principio di conservazione dell’energia per cui nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma, il totalitarismo, ora depolarizzato, si trasformò in salutismo – un animale politico con caratteristiche talmente mimetiche da essere estremamente difficile da identificare, che penetra tutti gli strati sociali e burocratici, portando avanti un’agenda di interessi economici e di controllo sociale ad un livello così capillare da rendere ogni programma che l’ha preceduto crudo e primitivo al confronto; eliminando opposizioni razionali su basi morali ed emozionali, etichettando il dissenso come irresponsabilità sociale e corruzione, e scavalcando o addirittura modificando i processi scientifici, democratici e costituzionali in nome del supremo valore della salute.

Il totalitarismo delle camicie nere, rosse, marroni e grigie gettò se stesso e vessilli e ideologie, nazionalismi, armamenti e sistemi economici nella candeggina politica, emergendone poi in camice bianco, franco da ogni passato, e con passaporto globale. Il salutismo, per la prima volta nella storia, sposa supremamente gli interessi statalisti con quelli delle multinazionali private. Prendiamo qualche dato sul fumo a veloce dimostrazione dell’enunciato.

Solamente la Johnson & Johnson ha investito nei soli USA circa 1.300 miliardi di lire tra il 1992 ed il 2000 per finanziare gruppi antifumo le cui attività erano mirate esclusivamente all’istigazione di odio contro i fumatori e contro l’industria del tabacco. Ciò è risultato in un giro d’affari sulla vendita di prodotti di cessazione di tutti i tipi (quasi tutti a base di nicotina, che crea dipendenza se la vende la Philip Morris ma che fa smettere di fumare se la vende la J&J) che negli USA ora eccede i 600 miliardi di lire annui. Il mercato continua a crescere, ed è perpetuato dal fatto che tali prodotti sono all’85% inefficaci, ed il fumatore alterna sigarette a "cerottoni" transdermici o inalatori o gomme da masticare. Allo stesso tempo, la pressione antifumo ha creato il Master Settlement Agreement del 1998, un accordo tra stato e industria del tabacco secondo il quale i produttori devono versare allo stato un totale di 240 miliardi di dollari (500.000 miliardi di lire) per un periodo di 25 anni solo per compensare per le "spese sanitarie extra" create del fumo secondo le associazioni statistiche.

Ma con quel denaro si costruiscono autostrade, scuole, stazioni ed altre opere pubbliche. Ne segue che, grazie a manipolazioni statistiche sui costi sanitari del fumo, il 23% della popolazione americana (tra l’altro la meno abbiente) contribuisce il 40% della tassazione di stato, pagando le sigarette fino a 15.500 lire al pacchetto, come costano oggi nello stato di New York. Il costo di produzione di un pacchetto di Marlboro è 650 lire, il profitto lordo della Philip Morris è di 500 lire, quello del venditore è di 450 lire; il costo di distribuzione è meno di 200 lire. Il profitto dello stato è ora di oltre 13.700 lire. Ma nonostante il prezzo e le campagne, il consumo delle sigarette non diminuisce, ed è addirittura in aumento tra i giovani, la cui curiosità è continuamente stimolata dalle campagne stesse. I profitti della Philip Morris nell’ultimo trimestre sono stati strepitosi, come pure quelli dello stato e della J&J – il tutto sulle spalle del gruppo bersaglio fumatore. Quando sentiamo i pappagalli mediatici gioire per l’ultima cifra stratosferica appioppata alle multinazionali come compensazione di danno da qualche tribunale, ciò significa solo che il prezzo delle sigarette è appena aumentato -- ammesso che la sentenza non sia poi capovolta in appello per mancanza di solide prove scientifiche sulla dannosità del fumo nel caso specifico, come quasi sempre succede, anche se i media si guardano bene dal dircelo perché ciò detrarrebbe dalla credibilità della crociata antifumo. In ogni caso, l’industria del tabacco non ci rimette mai un penny.

Una parte della tassazione va ad alimentare una sotto-industria che continua la propaganda contro il tabacco; d’altro canto, i farmaceutici continuano a versare miliardi alle università per l’incessante produzione di studi parascientifici antifumo, e per pagare noti personaggi della medicina per interventi televisivi, per assicurarsi che la stampa faccia la sua parte, e per pagare lobbysti che facciano pressione sulle varie città e stati per istituire divieti locali usando la frode del fumo passivo, per il quale non esiste un solo studio scientifico degli oltre cento fatti finora che dimostri la benché minima causalità di malattia o morte. Ma la Environmental Protection Agency continua ad affermare che in USA muoiono 3.000 persone l’anno per fumo passivo, nonostante che la Corte Federale Americana l’abbia condannata nel 1998 per frode scientifica su questo punto, ordinando anche la rimozione del fumo passivo dalla sua lista dei cancerogeni. Sulle stesse basi di scienza rottame, la EPA Californiana afferma invece che i morti per fumo passivo sono 32.000, e la American Cancer Society ribatte con 56.000.

Lo stesso metodo del fumo è ora usato per il grasso, le bibite e mille altre campagne minori, ed è esportato in altre nazioni dove le multinazionali farmaceutiche ed assicurative, con l’aiuto dell’OMS che è "partner ufficiale" dell’industria farmaceutica, usa l’autorità sanitaria pubblica delle nazioni per espandere mercati a prodotti di cessazione e dimagranti. Si noti che anche in Italia esiste un "numero verde" del ministero della sanità apposta per "smettere di fumare" -- vale a dire per il marketing dei prodotti di cessazione -- finanziato con denaro pubblico. Provate a chiamare, io l’ho fatto; sembra di avere a che fare con dei venditori di aspirapolvere! Con un miliardo e trecento milioni di fumatori nel mondo, e con oltre due miliardi di obesi "statistici", il tandem "pubblica sanità"- farmaceutici - assicurazioni ha solo il cielo come limite per le sue aspirazioni economiche e politiche.

Il salutismo è transnazionale, non partitico, economico, materialista, statale e corporativo; coinvolge l’industria dell’informazione, il ministero della salute, l’industria farmaceutica, il ministero delle finanze, le associazioni mediche, associazioni private come la Lega contro i Tumori, l’industria assicurativa, gli ambientalisti, i sistemi mutualistici, la burocrazia e le forze dell’ordine. Agisce internazionalmente attraverso organizzazioni come l’ONU e l’OMS, che ha aggiunto ai suoi campi di interesse -- a spese della tradizionale funzione di combattere epidemie reali come tubercolosi e malaria – le più redditizie e meno verificabili epidemie virtuali e la modifica del comportamento per garantirsi il suo budget di circa un miliardo di dollari l’anno di cui, come per tutti i mostri burocratici, il 75% va in "spese amministrative interne". I Paesi poveri, renitenti all’adozione del salutismo, sono "persuasi" dal fondo monetario internazionale, che è il braccio ufficiale dell’OMS per l’imposizione di politiche salutiste. Quando la Turchia rifiutò l’antifumo, l’FMI rifiutò il rinnovo del prestito; ora in Turchia è vietato fumare in tutti i luoghi pubblici. La stessa cosa accadde alla Nigeria, dove fumare in pubblico costa ora cinque anni di carcere duro.

I bambini sono il principale bersaglio dei salutisti, e il veicolo è, di nuovo, l’antifumo. Negli Stati Uniti, la presenza di ufficiali sanitari fu imposta in tutte le scuole pubbliche per la lotta contro il tabacco. Ora gli ufficiali sanitari hanno il potere di prescrivere medicine di tutti i tipi ai ragazzi. Cinque milioni di prescrizioni di Ritalin sono ora rilasciate dagli ufficiali medici scolastici ogni anno, ed essi hanno spesso il potere legale di non tener conto dell’opposizione del medico di famiglia. Il Ritalin è un farmaco per combattere l’ADD (Attention Deficit Disorder), un’altra malattia "nuova" e molto controversa, una volta chiamata vivacità. L’opposizione dei genitori alla prescrizione non ha molto peso. Due anni fa un precedente legale fu creato nello stato del Michigan, dove il tribunale rimosse la patria potestà ai genitori di un ragazzino perché si opponevano alla prescrizione del farmaco da parte dell’ufficiale medico scolastico, e non agivano quindi "nel migliore interesse del bambino".

In molti stati caramelle ed inalatori alla nicotina farmaceutica sono prescritti dagli ufficiali medici scolastici ai ragazzini (anche se non fumano) a partire dai dodici anni di età come "misura di prevenzione" contro il fumo. Il principio statalista di precauzione si sposa molto bene a certi interessi corporativi; e per farlo accettare da pubblico e politici, basta programmare nuove variabili nei computer statistici e creare più morti virtuali e più costi sanitari attribuiti, proiezioni e ipotesi. I morti attribuiti all’uso del tabacco in America sono passati dai 390.000 all’anno del 1995 ai 400.000 del ’97, ai 420.000 del 2000, fino ai 460.000 del 2002. In Italia si è già passati dai 70.000 di due anni fa’ ai 90.000 di oggi.

Nel frattempo, non bisogna mai dimenticare di agitare il pupazzo della Philip Morris, e presto anche quello della MacDonald, della Coca Cola -- o quello della locale compagnia elettrica o stazione radiofonica, a seconda delle necessità tattiche del momento.

CONCLUSIONE

Nonostante quanto ho espresso, la mia personale esperienza in Nord America, combinata con l’esperienza internazionale di FORCES accumulata in sette anni di ricerca e di lotta a questa nuova trasmutazione del totalitarismo, indicano che è possibile invertire la tendenza. Al di la dei disperatamente mancanti mezzi finanziari indispensabili per lottare, deve però esistere una presa di coscienza politica, ed una maggiore educazione del pubblico su cosa c’è, in realtà, dietro il semplice cartello "Vietato Fumare".

Sia detto che noi non siamo per "il fumo selvaggio" dappertutto, e ci rendiamo conto che anche i non fumatori hanno i loro diritti, che intendiamo rispettare a patto che loro rispettino i nostri in eguale misura.

Sappiamo con certezza che è possibile creare aree fumatori e non fumatori quasi dappertutto, eliminando così la microconflittualità e la discriminazione. Siamo disposti, come rappresentanti di 18 milioni di italiani, a collaborare e a mettere la nostra qualificata esperienza internazionale a disposizione dello stato per la creazione di una legge equa (non come quella proposta, o presentemente in forza) che sancisca il diritto di entrambe le parti al godimento della proprietà pubblica durante l’esercizio delle loro scelte.

È semplicemente VERGOGNOSO che lo stato si permetta di legiferare contro il quaranta percento della popolazione adulta di questo Paese senza nemmeno chiamarla a partecipare alle decisioni – ma prestando invece un grande orecchio alle sparute ma rumorose e ben finanziate lobby salutiste antifumo, ed alle lobby farmaceutiche. In fondo, i fumatori versano un milione di lire allo stato ogni secondo di ogni giorno dell’anno (di cui anche i non fumatori beneficiano), e permettono l’impiego di trecentomila persone nell’industria del tabacco in questo Paese – una realtà che i farneticanti ingegneri sociali antifumo propongono di cambiare con programmi agricoli sostitutivi che non rendono un terzo del tabacco, e riempiendo il risultante vuoto economico con – che altro? -- le solite sovvenzioni di stato (quindi a spese dei contribuenti) ignorando ancora una volta, in puro ed abituale delirio, ogni legge economica e di mercato.

Pensiamo che, dopo un contributo di 30 miliardi di Euro all’economia (60.000 miliardi di lire) l’anno, di cui due terzi vanno allo STATO in tasse e l’altro terzo è diviso tra produttori, tabaccai e spese, i fumatori il diritto di fumare in luoghi pubblici se lo comprino con denaro contante ogni giorno. I cosiddetti "costi sanitari del fumo" sono ottenuti con la disonesta metodologia di attribuire oltre cento malattie al tabacco come se esso fosse praticamente l’unica causa, e di scaricare sul fumo i costi sanitari per curarle, e non considerando le entrate indirette allo stato derivanti dalla tassazione corporativa e del lavoratore – tantomeno l’enorme documentazione economica internazionale che dimostra che, anche se tutte fandonie sanitarie sui pericoli del fumo fossero vere, lo stato trae comunque un profitto netto di circa 9.000 miliardi di lire l’anno solo dalle tasse dirette sulle sigarette da una base di prezzo di sole 3.500 lire al pacchetto, che chiunque fuma sa che oggi è troppo bassa.

Ma queste argomentazioni non sono considerate perché i divieti e le tassazioni hanno il paternalistico scopo di fare la vita difficile al fumatore rendendo il fumo socialmente inaccettabile, cosicché egli smetta – mentre gli si dice, falsamente, di essere un povero drogato che può compensare ai divieti solo con terapie sostitutive a base di nicotina, fortunatamente vendute dalle multinazionali farmaceutiche.

Concludo questo mio discorso ribadendo che in FORCES quasi la metà di coloro che partecipano non fumano, e a molti di loro il fumo da anche fastidio. Tra noi sono statistici, microbiologi, scrittori, medici, ricercatori, avvocati, pensatori, economisti, giornalisti, studenti, operai e donne di casa. Il nostro team internazionale di ricercatori lavora incessantemente per esporre le truffe scientifiche e statistiche dei salutisti, ed offrire realistiche e fattibili alternative. Tra i nostri membri esistono persone di tutti i credi politici, anche se c’è una preponderanza libertaria e liberista.

Ma condividiamo tutti dei fondamentali principi.

  • Consideriamo sacra la libertà personale e di stile di vita, ed il diritto di esercitarla in pubblico.
  • Consideriamo inalienabile il diritto del privato imprenditore di stabilire la condotta nella sua proprietà.
  • Consideriamo indiscutibile il diritto dei genitori ad infondere nei propri figli i loro valori, siano essi "sanitari" o meno, e non consideriamo benvenuta l’intrusione dello stato in tale processo tramite scuola e propaganda.
  • Crediamo che il proibizionismo di qualsiasi colore aggravi il problema che intende risolvere e che lo faccia approfondire nel tessuto sociale, mentre crea nuovi problemi, odio, risentimento -- e disprezzo dello stato e della legge.
  • Consideriamo indispensabile per un sistema sociale che le istituzioni pubbliche, siano esse sanitarie o meno, mantengano un minimo di onestà, informino il pubblico completamente, con trasparenza e senza parzialità, e che siano fatte salve da agende politiche e commerciali.
  • Consideriamo essenziale l’educazione del pubblico, cui ci dedichiamo con fervore.

Infine, condividiamo tutti l’amore per la verità e per l’onestà intellettuale, base essenziale di durature e realistiche soluzioni, e senza la quale ogni scienza ed ogni politica, ogni convinzione partitica, religione o disciplina non hanno alcuna funzione se non quella di opprimere e di sfruttare.

Ciò è quanto accadde, purtroppo, nella Germania nazista, dove la dottrina antifumo in particolare, ed il salutismo in generale, ebbero le loro origini.

Grazie per la vostra attenzione.

Gian Turci
FORCES Italiana