3 Maggio 2002 - Questa storia dovrebbe essere di supremo esempio per i fumatori italiani. La banda internazionale antifumo capeggiata dall’OMS predica ai quattro venti che le tasse sulle sigarette devono essere enormemente aumentate per "indurre i fumatori a smettere". La vera ragione di questa affermazione, naturalmente, è molto diversa. L’aumento sproporzionato delle tasse (cioè del prezzo) serve a rendere i prodotti di cessazione competitivi con le sigarette. Grazie a queste tasse i salutisti, in puro stile socialista, riescono a sovvertire la legge della domanda e dell’offerta, mentre compensano il dislivello di competitività tra la sigaretta, che dà piacere e quindi remunerazione, ed i "cerottoni" che invece causano, come minimo, giramenti di testa e nausea (per non parlare di quelli che non sono a base di nicotina, come la pillola antifumo, che ti mette anche in pericolo la vita). La nicotina farmaceutica, identica a quella nelle sigarette, non fa smettere di fumare, ma può essere usata laddove è vietato fumare (ecco il vero perché dei divieti e della frode del fumo passivo) – ammesso che siate stati convinti dalla propaganda di essere dei tossicomani. Inoltre, in molte nazioni, una parte della sovrattassa sulle sigarette serve ad arricchire coloro che perseguitano i fumatori finanziando i loro gruppi che diffondono, oltre a falsa informazione scientifica, odio contro chi fuma e contro l’industria del tabacco. Lo stato, da parte sua, è ben disposto ad aumentare la tassa (ogni tassa), anche perché sa benissimo che i prodotti di cessazione sono una truffa poiché inefficaci; ciò porta i fumatori ad alternare continuamente tra sigarette e prodotti di "cessazione". Ne segue che la diminuzione del numero dei fumatori, se c’è, è estremamente contenuta. Ciò dà il tempo ad altre organizzazioni (oppure alle stesse antifumo, diversificate) di produrre nuove statistiche false o distorte sui "costi sanitari" del nuovo stile di vita bersaglio, e di iniziare quindi nuove operazioni commerciali e di ingegneria sociale ("campagne" avallate e sostenute anche dai ministeri della sanità coi soldi di tutti i contribuenti), come quella contro le bibite ed i cibi grassi che naturalmente sono (o diverranno) oggetto di tassa, rimpiazzano così l’eventuale diminuzione dei fumatori, e/o ampliando le entrate provenienti da estorsioni contro altre categorie/industrie bersaglio. Ammantando il tutto di camici bianchi e nobili scopi ("Ti tassiamo a morte per il tuo bene"), ci si assicura infine il sostegno popolare e dei media. Ma passiamo alla nostra storia. Il Canada ha appena alzato il prezzo delle sigarette a 6,30 Euro, o 12.200 lire al pacchetto (fino a pochi giorni fa il prezzo era di circa 6.500 lire), rendendolo secondo nel mondo solo allo stato di New York, dove il prezzo supera ora le 13.500 lire. I fumatori inglesi, vittime di un aumento fiscale di meno della metà, hanno preso le dovute misure, ed oggi più del 50 percento delle sigarette fumate in Inghilterra è di contrabbando. Quando lo stato ricorre alla delinquenza, si è moralmente legittimati a diventare fuorilegge per difendersi e sopravvivere. New York è invasa dal contrabbando da altri stati. In piena coerenza con la loro logica criminale, gli antifumo spingono a pieno regime per far si che anche altri stati alzino le tasse per "prevenire il contrabbando", invitando così nuovi Al Capone ad entrare finalmente nel mercato. Ma qual è stata la reazione dei fumatori canadesi? Forse di comprare sigarette di contrabbando, o almeno di scendere in piazza, protestare, iniziare scioperi ed altre forme di lotta (magari, perché no, una bella rivolta fiscale e qualche uovo marcio sulle auto dei ministri della sanità e delle finanze)? Nulla di tutto questo. I fumatori corrono invece in farmacia a comprare prodotti di cessazione! I farmacisti canadesi non riescono a tenere testa agli ordini. Le ragioni? "Le sigarette costano troppo, bisogna smettere perché non ce la facciamo a pagarle". Esattamente ciò che la cricca farmaceutica sperava. I boss farmaceutici che pagano per le campagne antifumo stanno assistendo con gioia al ritorno sui loro investimenti. Le centinaia di milioni di dollari investiti per corrompere medici e scienziati, università e istituzioni pubbliche e private sono stati una buona mossa. Assieme agli ampi budget pubblicitari spesi nei media per indurli a diffondere per anni informazioni distorte o false sul fumo, ciò ha dimostrato ancora una volta quanto i marketers ed i PR farmaceutici siano più astuti e competenti rispetto ai loro presunti avversari dell’industria del tabacco. La truffa è un crimine, e il crimine paga bene – oggigiorno assai più che nel passato – basta che sia commesso su scala industriale, e vestito in camice bianco (questo è molto importante, altrimenti si è solo dei delinquenti comuni e si rischia la galera). Ma per quanto avvilente, il trionfo della corruzione non è, purtroppo, la parte peggiore della storia. Ciò che veramente toglie ogni speranza di redenzione e di riscatto è la reazione dei fumatori stessi (fortunatamente non tutti) che, come perfetti imbecilli, corrono a coronare coi loro denari il sogno finale del tandem Big Farma – Big Government. L’antifumo, questo capolavoro di controllo sociale, ricorda l’aneddoto del cane scemo e della scopa. Se prendi a scopate un cane intelligente, esso ti salta alla gola per difendersi. Ma quando colpisci il cane scemo, esso dapprima morde la scopa (come il fumatore che, mentre sta uscendo per fumare sotto la pioggia, protesta contro il capo ufficio per il nuovo divieto ma non capisce che Big Farma si è appena comprata il nuovo ministero della sanità). Dopo, il cane ringhia, ma si sottomette (fumatore che protesta contro le supertasse mentre entra in farmacia a comprare il cerottone -- e continua ad andare nel ristorante dove ora non si può fumare). Finalmente, il cagnetto lecca la mano del padrone che lo ha preso a scopate (fumatore pentito ringrazia lo stato "forte" che lo ha truffato e perseguitato per il suo bene, diventando lui stesso un intollerante, e cercando di "salvare" chi è ancora "vittima" di Philip Morris). Con l’applicazione di questa tattica psico-sociale ad altri stili di vita, la cattura della società da parte della mafia salutista è una cosa certa, perché viviamo in una realtà in cui libertà, onestà e verità non sono più i valori sociali di riferimento, e dove il menefreghismo ed il materialismo hanno delegato la gestione della nostra vita più intima allo stato. In un circolo vizioso, lo stato diventa il supremo rappresentante della nostra stessa degenerazione, e si adopera per ampliarla e perpetuarla. Che fare? Per lottare contro una camorra che si è talmente radicata da essere ormai diventata il sistema ci vogliono grossi mezzi, che spesso anche coloro che si trovano dalla nostra stessa parte della barricata non elargiscono per timore di ritorsioni e di immagine pubblica. Ma soprattutto, questa lotta richiede il coraggio dell’individuo – il coraggio di soffrire le conseguenze della ribellione contro un tiranno che non esita a schiacciare sul nascere ogni resistenza con leggi ad hoc. Ed è proprio tale coraggio che oggi manca alla gente, assopita dal benessere materiale, dall’ignoranza e dall’indifferenza, mentre il burocrate ti prende la libertà oggi per farti star "sicuro e bene" domani (se poi ciò non si avvera, lui sarà già in pensione). E a te poi che frega se il fumo passivo è la truffa del secolo? Tanto ti dà fastidio che il tuo collega fumi in ufficio. Danno addosso ai grassi? Ah, ma tu sei magro. L’occhio della telecamera ti guarda nelle strade? Beh, tu non fai nulla di male. Come un preservativo, l’orizzonte sociale si è ristretto ai limiti del tuo corpo e dei tuoi immediati interessi al punto da essere "cucito addosso". Coloro di noi che sono già anziani possono sperare di sfuggire alla presa finale dello stato terapeutico per ragioni naturali (anche se la loro morte sarà certamente "attribuita" al loro fumo o al loro vino). Ma i giovani hanno poco da stare allegri. Forse bisognerebbe spendere un po’ meno tempo in discoteca, e spenderne un po’ di più davanti ai ministeri della sanità e delle finanze. Come nel caso di Big Farma, gli investimenti nel futuro portano sempre ottimi ritorni. Gian Turci FORCES Italiana |