La scorrettezza politica dell'onestà intellettuale 
Organizzazione internazionale - Codice Fiscale 95063070106
Non è il compito dello stato libero e democratico cambiare o condizionare il comportamento dei cittadini che, in tale regime, sono lo stato. Tale invece è il compito dello stato totalitario - in qualsiasi guisa si manifesti - perché esso ha sempre considerato il popolo immaturo per la libertà e l'autodeterminazione - e per la creatività, tolleranza e diversità che derivano da esse.
 
The Evidence

L'archivio scientifico che scardina 50 anni di superstizioni sul fumo


 
 
Le rubriche
Maledetti ciccioni parassiti sociali

TRASFORMARE LA SCONFITTA IN VITTORIA

LA NECESSITÀ DI CAMBIARE IL MODO DI PENSARE NELLA LOTTA CONTRO IL SALUTISMO


Informazioni su FORCES
Chi siamo
Porci bevitori siete i prossimi
Poveri caffeinomani, ora vi curiamo
Incensatori e profumatori assassini, ecco il vostro turno
La frode del fumo passivo
Uccidiamoli per il loro bene
Scienza rottame
Scienza scorrettissima
Abusi contro i fumatori
La posta di FORCES
Umorismo
Il muro del silenzio
Vietato parlarne: vittorie del tabacco
Quanti sono 'sti morti??
Lo sapevate che...?
Eventi quà e là
IPSE DIXIT: citazioni
Porno Health Canada
Coppa scienza rottame
I servizi speciali
La guerra della nicotina
Di Wanda Hamilton
Multinazionali farmaceutiche: Governi in tasca, salutismo in vendita
La truffa del fumo passivo - Corso rapido per principianti

Attivismo

COMPRA L'INNO DELLA LOTTA AL SALUTISMO
Sostieni FORCES acquistando questa bellissima canzone per soli $0,99!

I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
Boicotta i treni, causa danno!

 

Il trattato stilato da Gian Turci e stato presentato a simposi antisalutisti tenuti da FORCES Italiana in diverse città.
Clicca qui per scaricare il documento in formato pdf completo di immagini


INTRODUZIONE

Come è noto ai suoi sostenitori, FORCES è stata coinvolta per un decennio nella lotta al salutismo. Durante questo periodo, l’organizzazione ha accumulato non solo una grande quantità di informazioni, ma anche grande ricchezza di esperienza teorica ed empirica internazionale dal valore incalcolabile per coloro che hanno a cuore la libertà sociale e l’integrità istituzionale.

Il vastissimo argomento del salutismo, la sua filosofia, i suoi veri scopi, le dinamiche emozionali, psicologiche ed economiche individuali e di massa non possono essere completamente esplorate in questa analisi. A tale scopo, vista la complessità del fenomeno, occorrerebbe un voluminoso libro. Qui ci limiteremo a toccare i punti essenziali, con commenti sfrondati delle considerazioni accessorie.

PROLOGO

Durante gli ultimi quindici anni ed in tutti i Paesi c’è stata una strenua resistenza al proibizionismo del fumo e al controllo dei comportamenti personali portati avanti delle autorità sanitarie. Pensatori, attivisti ed organizzazioni di tutte le estrazioni sociali, politiche, intellettuali e di tutte le borse hanno arguito estesamente - su ogni aspetto concepibile – sulle ragioni per cui il proibizionismo deve essere ripulso. Ciò nonostante, l’ondata proibizionista continua a guadagnare forza nell’intero pianeta, apparentemente inarrestabile. Iniziata contro il fumo di sigaretta, essa si sta ora estendendo ad ogni aspetto della vita quotidiana: alcol, alimentazione, automobili, caffè, e decine di altri bersagli sono o stanno per diventare oggetto di divieti più o meno assoluti, regolamenti restrittivi, demonizzazione, sorveglianza; inoltre, contro tali bersagli si levano dure punizioni con multe e tassazioni altissime che danneggiano la struttura sociale mentre ne indeboliscono il tessuto. Infine, i costi sociali del salutismo sono altissimi, perché richiedono il dirottamento di enormi capitali pubblici per la creazione di strutture burocratiche per repressione, propaganda, ed implementazione  delle costrizioni.

Come già detto, il salutismo sta dilagando a macchia d’olio e la sua implementazione procede in progressione geometrica a livello planetario. Dal punto di vista pratico, ogni opposizione ha finora fallito il suo scopo principale di ripudiare il proibizionismo antifumo in particolare e salutista in generale. Lo scopo di questa analisi è di esaminare le ragioni di questo sistematico fallimento e di indicare in modo pratico e il più conciso possibile alcune delle soluzioni che condurranno al successo, in alternativa a tanto lunghe quanto inutili dissertazioni su libertà personali e costituzionali, conseguenze economiche e via dicendo, che non hanno finora dato tangibili risultati in azioni legali e campagne di relazioni pubbliche. A scopo di snellezza, non si forniscono estese bibliografie – disponibili su richiesta - ma solo le referenze essenziali.

Si provvederà ad esaminare la serie di errori classici e costantemente ripetuti in ogni nazione, che hanno finora condotto al fallimento globale dell’antisalutismo ed al successo della sua opposizione. In questo caso si può enunciare la conclusione prima dell’analisi con una semplice frase: si è mancato clamorosamente il bersaglio perché non si sa esattamente né cosa il bersaglio sia, né come pensa, né come funziona e tanto meno dove si trovi esattamente, grazie alla cortina fumogena costantemente prodotta dal salutismo.

CAPIRE IL FENOMENO: NEGAZIONE, SOTTOVALUTAZIONE, ED ERRATA PERCEZIONE

Quando in una nazione inizia l’aggressione salutista, tutti o parte dei seguenti errori di percezione sono commessi senza eccezione dalle forze liberali ad ogni livello: di massa, individuale e di media.

  • L’antifumo/salutismo è un fenomeno temporaneo. Passerà, e non vale la pena opporlo più di quel tanto. Dopo tutto, ci sono cose più importanti che fumare sigarette nel bar o sul lavoro.

Alternativamente:

  • Il proibizionismo non funzionerà. Abbiamo prove storiche sul proibizionismo americano degli anni Venti. Basta aspettare, e fallirà anche questa incarnazione. Nel frattempo, occupiamoci di cose più “serie”. Ma non si considera l’enorme espansione dei mezzi di informazione odierni.

Inoltre:

  • L’antifumo/salutismo è un fenomeno principalmente “americano”, o comunque anglosassone. [1] Noi abbiamo una cultura “latina”, quindi qui non attecchirà e, se lo farà, sarà in forma moderata. Ma non si considera che le emozioni di base sono comuni a tutte le culture in quanto umane.
  • Il fumo “fa male”, e un po’ di forzatura farà bene a tutti. Ma non si considera che tutto “fa male”: è solo questione di eliminare le soglie di tolleranza, che è ciò che fa la statistica di oggi con il “modello lineare senza soglia”: se una tonnellata della sostanza X fa male, un nanogrammo fa anche male.
  • Il fumo “da’ fastidio” ai non fumatori. Bisogna dimostrare di essere cortesi, e si otterrà in cambio tolleranza. Ma non si considera né l’istigazione all’intolleranza-odio da parte dello stato, né il “fastidio” del cittadino ristretto nella sua libertà d’azione e di espressione della sua personalità, accettando quindi la creazione di due livelli virtuali di cittadinanza: quella i cui desideri sono importanti (in questo caso, i non fumatori), e quella dai desideri senza importanza (fumatori). Una volta accettata la stratificazione virtuale della cittadinanza secondo la gestione del proprio corpo, essa diventa di carattere universale, e sarà usata sia dallo stato, sia da cittadini contro altri cittadini.
  • Il ministro della salute non è un politico, ma un medico che vuole solo il nostro bene. Differentemente da altri ministeri, quello della salute non ha interessi particolari se non ottenere il bene del popolo. Ma non si considera che la posizione del ministro della salute è identica a quella di ogni altro ministro, e quindi soggetta a compromessi di tutti i tipi, e alle agende dello stato.
  • Noi crediamo ai ministri tecnici. Il ministro della salute è un tecnico, quindi un esperto. Il suo campo di esperienza è al di sopra della capacità di comprensione della persona comune, quindi bisogna accettare quanto ci è detto al valore nominale – proprio come si accetta il consiglio del medico: il fumo uccide, il fumo passivo uccide. Da qui parte l’argomento difensivo “il fumo fa male, ma… (alternativamente: noi non sosteniamo il fumo, ma…) il cittadino ha diritto di scegliere, e di disporre della propria salute”. Ma non si considera che, nel contesto di un dibattito sanitario, la concessione del punto base (il fumo fa male) all’opposizione nell’affannoso tentativo di apparire “ragionevoli” ed ingraziarsi il pubblico, porta come conseguenza che l’isterizzato pubblico odierno recepisce emozionalmente solo la conferma che “il fumo fa male” – senza chiedersi quanto, come e perché - ed accettando, in virtù della concessione di apertura (il fumo fa male, ma…), l’autorità di coloro che dicono: “fa male tanto”. Da quel punto in avanti, ogni argomento di libertà ed economia resta senza platea.

Quanto sopra sono le fondamenta del fallimento dell’antiproibizionismo. Inoltre, l’errore dell’antiproibizionista - un errore molto umano - è quello di prevedere le azioni e reazioni altrui come se fossero quelle di chi analizza il fenomeno. In altre parole, misurare il mondo col proprio metro via analisi soggettiva anziché oggettiva. In virtù dell’analisi soggettiva, si emettono infinite opinioni diverse e spesso complesse e discordanti, confondendo il pubblico. Inoltre, è oggi tendenza comune analizzare in modo specialistico e locale anziché generico e globale. E’ un po’ come vedere il mondo attraverso un tubo: nulla esiste oltre il circolo visivo. Ciò è fatale a tutte le vittime delle politiche salutiste, come i fumatori, i gestori dei locali, le tabaccherie, e così via. L’opposizione ha invece una visione globale delle sue intenzioni, ed altera la sua strategia solo quanto basta per essere recepita dalla cultura locale (mentre gli antisalutisti, per esempio, si congratulano - e si fermano - per una piccola vittoria locale a Milano, gli antifumo a Roma varano una legge nazionale!). Il messaggio ufficiale dell’opposizione è invece sempre univoco (ovunque e a dispetto delle discordie interne), breve e facilissimo da capire: il fumo (l’alcol, il grasso) uccide in tutte le sue forme e va eliminato. Solo un contro-messaggio ugualmente univoco, breve e facile da capire (esempio: “si tratta di una truffa”, come vedremo di seguito) può ottenere risultati.

VALORI

Ciò che le forze liberali sembrano quasi rifiutare di capire è che la scala di valori del salutismo e delle masse che lo supportano non è la stessa delle forze liberali, e che ormai il potere politico nella salute pubblica è detenuto dal salutismo (non dal liberalismo), che applicherà unilateralmente la sua scala. Grazie alla propaganda ed al supporto della maggioranza dei mass-media, tale scala è stata trasmessa – e sta diventando predominante – ad un popolo a cui si passa informazione intenzionalmente pilotata a scopo di modifica culturale.

Per gli scopi di questa analisi, tale scala si può riassumere cosi:

  1. La salute è il diritto supremo del cittadino ed il valore supremo dello stato sociale. Per “salute” non si intende solo la salute fisica, ma anche quella psicologica, morale e sociale come stabilita dalle autorità mediche.
  2. Ogni libertà costituzionale e personale deve essere incondizionatamente sottomessa a (1).
  3. Ogni considerazione lavorativa ed economica di qualsiasi natura è secondaria al postulato (1), e deve essere sacrificata e/o adattata ad esso.

Ergo:

  1. Qualsiasi dissenso dalla trilogia suesposta è immorale e corrotto, quindi deve essere ignorato, soppresso o, in mancanza di altra possibilità, diffamato.
  2. Qualsiasi mezzo necessario per ottenere gli scopi della suesposta trilogia di principii è lecito e morale.
  3. Ciò che al momento è statutariamente, scientificamente o eticamente illecito deve essere revisionato in modo da farlo conformare a (b) per ottenere quanto stabilito da 1, 2, e 3.
  4. Il comportamento dell’individuo è paragonabile in toto ad una malattia contagiosa quando così unilateralmente stabilito dalle autorità sanitarie. [2] Se il comportamento è collettivo e non approvato dalle autorità sanitarie, esso è da considerarsi un’epidemia che deve essere trattata con gli stessi mezzi, autorità e energia di un’epidemia di AIDS o di colera da cui non differisce se non per forma. Il fumo, l’alcol, e certa alimentazione sono epidemie. Il vettore di contagio è l’esposizione pubblica del fattore (esempio: vedere qualcuno che fuma in televisione), mentre il foriere dell’epidemia è l’industria che produce il “virus” (esempio: le industrie del tabacco, alcol e fast food). Su tale base non è solo lecito ma anche doveroso regolare, demonizzare, tassare, diffamare, punire ed anche progressivamente estinguere le industrie suddette.
  5. Sulla base di (d), visto che l’elemento di contagio non è un virus o un battere – e visto che  correntemente non esistono limiti costituzionali all’autorità medica e della salute pubblica – è lecito combattere tale virus “psicologico” usando tattiche psicologiche di massa, istigando separazioni sociali e risentimenti, invocando e usando la censura, distorcendo l’informazione a scopo di effetto, ed anche usando il falso ideologico a scopo “terapeutico”.

Il postulato (1) e quanto segue hanno, per loro natura, un campo di azione illimitato in virtù del fatto che tutto si può ricondurre sempre a un effetto sulla salute. Ne segue che, con una base di tale ampiezza, la salute pubblica ed i ministeri che la gestiscono si accaparrano l’autorità di intervento e di influenza su praticamente ogni aspetto della vita pubblica e della regolamentazione, pilotaggio e controllo della vita privata.

La comprensione e l’assorbimento dei principii e della logica di base del salutismo è il primo ed essenziale passo per combatterlo, perché senza tale comprensione ogni sforzo è vano. L’enunciazione di questi principii dovrebbe essere sufficiente, per chi è di mentalità liberale, a capire che il fumo in se stesso, sebbene punto d’origine, è solo un fattore-pretesto per l’istituzionalizzazione di una struttura burocratica e di potentato politico permanente che permettono il pilotaggio dello stato da una posizione di “retrovia sanitaria” – posizione che a sua volta permette l’esercizio di un potere capace persino scavalcare limiti democratici e costituzionali. Il tutto senza correre i rischi (e pagare i prezzi politici) del politico convenzionale.

LICEITA’ DI DISINFORMAZIONE

Quanto enunciato in (1-3) e (a-e) potrebbe anche essere in parte accettabile a certe mentalità che credono nella repressione come mezzo di controllo se i pericoli di cui si afferma l’esistenza esistessero davvero. Ma gli enunciati sopra contengono la licenza per la legittimazione del falso ideologico a scopo “terapeutico”.

Usiamo come esempio il fumo passivo, prendendo atto dei seguenti antefatti:

  • La statistica che studia la diffusione delle malattie è chiamata epidemiologia.
  • Le malattie attribuite al fumo (attivo e passivo) sono tutte multifattoriali, ovvero esiste una necessità di interazione di molti fattori per produrre l’effetto, cioè la malattia stessa.
  • L’epidemiologia, per definizione, non può stabilire cause, ma solo tentare di misurare gli effetti. L’epidemiologia può essere precisa ed attendibile solo in caso di malattie monofattoriali (per esempio polio, tubercolosi, ecc.); nel qual caso, con un buon studio, anche variazioni piccolissime possono essere accuratamente misurate.
  • Delle oltre cento malattie associate al fumo, tra quelle con il minor numero di fattori sospetti c’è il cancro polmonare, con circa 40 concause. Il numero di possibili interazioni delle concause è regolato dalla formula 2 numero concause- 1, ovvero 240 – 1, pari ad oltre 1.066 miliardi  di possibili interazioni, di cui solo una (il fumo, o qualsiasi altro sospetto esaminato) può essere la causa del cancro al 100%. Se questo numero non fosse astronomico abbastanza, si può provare con le malattie cardiovascolari (300 concause) oppure con l’asma (3.000 concause).
  • Gli studi che misurano il rischio del fumo passivo per il non fumatore sono 147 alla data odierna. [3] Essi sono tutti basati su interviste in cui si annotano letteralmente vaghi ricordi che spesso scavalcano generazioni perché non è possibile misurare direttamente l’esposizione al fumo passivo talvolta di centinaia di migliaia di persone. In sostanza, alla fine degli studi non si sa cosa si è misurato.
  • Gli studi sono in contraddizione tra loro. Gli studi più grossi ed autorevoli indicano effetto nullo o addirittura protezione, come il colossale studio condotto dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità emesso nel 1998. [4]
  • Per via dell’enorme possibilità di errori nella raccolta dei dati, la convenzione epidemiologica riconosciuta anche dalle più alte autorità sanitarie del mondo è che debba esistere un’elevazione di rischio di almeno il 300% per indicare che il rischio o il beneficio (non la causalità) potrebbe esistere. Elevazioni di rischio di solo il 100% sono solitamente guardate con grande sospetto per le ragioni sopra enunciate.
  • L’elevazione di rischio più alta mai calcolata per il fumo passivo si aggira sul 30%. Questo per il cancro polmonare. Per ogni altra malattia, l’elevazione è notevolmente più bassa.

Quanto sopra significa che non solo la metodologia di raccolta dati è assolutamente inaffidabile - e quindi da scartare assieme ai risultati – ma anche che, ipotizzando che la metodologia sia più o meno affidabile, non si è dimostrata nemmeno l’esistenza del rischio e tanto meno la causalità che, si ripete, non può essere dimostrata dall’epidemiologia per definizione. Eppure, le stesse entità che deridono studi che esibiscono un’elevazione di rischio del 30% (per esempio, aborto come causa di cancro al seno, deriso dall’associazione americana contro il cancro) oppure la correlazione tra leucemia e campi elettromagnetici, affermano che “il fumo passivo” (con un’elevazione di rischio media del 6-7%) “è cancerogeno, non c’è dubbio”. Queste, infatti, sono le parole dell’ex-ministro della salute Veronesi, che deride pubblicamente la correlazione tra leucemia ed elettromagnetismo, che ha un’elevazione di rischio di circa il 100%.

E’ evidente che, a dispetto di quanto sopra, ministeri della salute, attivisti antifumo e certe autorità mediche continuano a insistere che il fumo passivo è un pericolo per il non fumatore, e a promuovere divieti di fumo. E’ altresì impossibile ipotizzare che queste entità siano ignoranti di tali basilari convenzioni epidemiologiche, lasciando come unica conclusione l’uso conscio del falso come mezzo per ridurre il fumo attivo, in coerenza con i principii salutisti enunciati in (1-3) e (a-e). Quod erat demonstrandum.

L’ignoranza e la negligenza dei media e la vasta complicità della classe medica non possono quindi che essere evidenti. Serie preoccupazioni dovrebbero sorgere quando le più alte autorità dello stato e della medicina ricorrono all’uso di informazione falsa e tendenziosa (essa stessa un reato) alla cittadinanza per dissuadere il fumatore che, per citare il ministro Sirchia, “deve sentire la pressione sociale che lo induce a smettere”. Il principio attivo ma non dichiarato qui è che i ministeri hanno licenza prima di truffare, e poi di istigare leggi e generare decreti e sanzioni basate su tali truffe in nome della salute dei cittadini.

LIBERTA’ O SALUTE?

Il titolo di questo capitolo sintetizza il messaggio trasmesso dalle autorità sanitarie. Come tutti possono notare nelle campagne antifumo, si menziona spesso l’argomento che  fumare è una libertà, allo scopo di annullare le obiezioni liberali; ma, basandosi sul falso del fumo passivo, si rende semplicemente impossibile per legge esercitare tale libertà ovunque, piroettando sul diritto costituzionale alla salute dei non fumatori.

Addirittura, si capovolge il concetto con la “libertà di non fumare”, che è anche diventato uno slogan di Trenitalia. Inoltre, quando l’argomento libertà di fumare è toccato, esso viene menzionato negativamente e con disprezzo (esempi: “libertà di rovinarsi la salute”, o “il fumo: la libertà ultima del coglione” [5]), cercando di ottenere due effetti con una sola azione:

  1. Dare per scontato assoluto che “il fumo uccide”.
  2. Associare il concetto di libertà al concetto di malattia – con la risultante equazione subliminale che la libertà è malattia quando la scelta del cittadino non è quella pilotata dalle autorità mediche.

Solo la dissidenza su quanto sopra richiederebbe la scrittura di un libro. Qui ci limiteremo ad affermare che il risultato che la propaganda antifumo intende ottenere è quello di dare al cittadino un senso esagerato del pericolo di cancro ed altre malattie per il fumo attivo, confondendo anche i presunti effetti del fumo attivo con quelli del fumo passivo in un unico irretimento emozionale, come praticato dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. [6] Sebbene l’elevazione di rischio di cancro polmonare per il fumo attivo sia spesso del 1.000% in parecchi studi (quindi dimostrando che il rischio esiste davvero) ciò significa che la possibilità dei fumatori di evitare il cancro polmonare è del 99,9% - ovvero 1.000% di elevazione di rischio. Ma non abbiamo mai sentito il ministero della salute enunciare le cifre in questo modo, che è tanto legittimo quanto il precedente, ma non è volto a istigare odio e terrore sociale. (Si comparino ora le possibilità statistiche di un non fumatore di evitare il cancro polmonare quando esposto al fumo passivo. Tali possibilità, nel caso peggiore - 30% elevazione - sono pari al 99,9987% - ma si continui a ricordare che 30% di elevazione non dimostra l’esistenza del rischio secondo la pratica epidemiologica concernente la multifattorialià). [7]

Infine, la scelta di fumare viene presentata come il funesto operato delle multinazionali del tabacco, che in Italia “causano” 53.000 morti all’anno secondo l’Istituto Superiore della Sanità e 90.000 secondo le cifre della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, sostenuta dallo stesso ISS – una discrepanza del 43 percento! [8] Perché tale discrepanza? Perché non è assolutamente possibile stabilire quante persone muoiono a causa del fumo per le deficienze di base dell’epidemiologia multifattoriale descritte prima. Ne segue che le cifre sono generate da modelli statistici teorici e discordanti, che comunque non possono avere alcun legame con la realtà. Ne segue anche che non è possibile stabilire i costi sociali (sanitari) del fumo, che sono portati a giustificazione delle enormi tasse sul tabacco oggi, sull’alcol domani, e sui cibi ipercalorici nell’immediato futuro. Fumo, alcol,  alimentazione ed una miriade di altri “pericoli per la salute” hanno alla base la stessa “scienza” statistica, battezzata dall’analista americano Steven Milloy [9] come “scienza rottame”.

LIBERTA’ E VERITA’? UN TRAGUARDO RAGGIUNGIBILE

Chi vuole un mobile in legno d’ulivo, è inutile che stia a bacchiare le olive: deve segare l’albero alla base. Per ignoranza e/o mancanza di esperienza, questa analogia sembra applicarsi perfettamente a quelle forze liberali che si battono contro l’avanzata salutista.

Durante i dieci anni della sua esistenza, l’organizzazione FORCES ha documentato questo tanto sistematico quanto fatale errore concettuale – un errore commesso allo stesso modo da industrie, individui, pensatori e persone qualsiasi: fare un gran rumore e dibattere su effetti secondari - e mai indirizzare l’elemento di base.

Per esprimersi in termini epidemiologici, differentemente dalle malattie “attribuite” a questa o a quella causa, nel caso del salutismo osserviamo una causa-effetto monofattoriale che è precisamente quantificabile e misurabile da qualsiasi sperimentatore: la scienza rottame statistica adottata da ministeri della salute, Organizzazione Mondiale della Sanità ed attivisti, con i necessari falsi ideologici e pubblicità false e tendenziose a promozione di un’agenda socio-politica che è fortemente influenzata dagli interessi delle multinazionali farmaceutiche; ciò per vendere “terapie” antifumo (85% di inefficacia documentata), antigrasso (simili risultati), e così via.

Pochi sanno, per esempio, che l’OMS è “partner ufficiale” con le multinazionali farmaceutiche, [10] che contribuiscono oltre l’80% dei fondi per il programma antifumo dell’organizzazione (Tabacco Free Iniziative), che ha stilato l’accordo internazionale (Tobacco Framework Convention on Tobacco Control) contro il fumo nel 2004 al quale aderisce anche l’Italia, e che obbligherà i Paesi firmatari ad adottare la persecuzione del fumo e dei fumatori per legge internazionale, portando a giustificazione i “milioni” di morti non dimostrabili “causati” dal fumo. [11] Incidentalmente, tali “Framework” non sono limitati al tabacco, ma intendono controllare o mettere al bando un vasto numero sostanze “pericolose” additate dalla scienza rottame, come il caffè. [12]

Ancora meno persone sanno che la sola multinazionale Johnson & Johnson, che ha il brevetto dei cerotti transdermici alla nicotina, nei soli Stati Uniti ha finanziato le campagne antifumo al tenore di oltre un miliardo di dollari negli ultimi dieci anni. [13] Il fatturato 2001 della Pharmacia Corporation per i soli prodotti di cessazione fu di 229 milioni di dollari [14] , mentre quello della Glaxo Smith Kline (produttrice della pillola antifumo, responsabile accertata di numerose morti in tutto il mondo [15] - ma ancora raccomandata dai ministeri della “salute”) nello stesso anno fu di 337 milioni di sterline. [16] E’ ingenuo pensare che interessi di tale magnitudine non abbiano influenza sulle politiche dei ministeri della salute. Infine, quasi nessuno sa che la nicotina fa bene alla salute, che fumare sigarette in moderazione offre benefici significativi, [17] e che una sigaretta “sicura” – basata sul doppio di contenuto di nicotina e metà del tabacco – è stata pronta per la produzione dal 1970 [18] ma è strenuamente opposta dalle stesse entità che affermano che “il fumo uccide”.

Sulla base di quanto finora descritto si può procedere alla lista dei fatali errori strategici commessi dalle forze liberali antisalutiste in tutto il mondo negli ultimi quindici anni.

  • In una cultura isterizzata che sempre più considera la salute come il bene supremo, è inutile apportare argomenti di libertà, scelta personale, e diritti se non si è prima eliminata la percezione del pericolo. Tale percezione va dalle esagerazioni sul fumo attivo alle false rappresentazioni dell’evidenza sul fumo passivo.
  • Parlare del “diritto di fumare” è tanto retorico quanto inutile. Il diritto di fumare non è contemplato da nessuna costituzione del mondo, tranne (e vagamente) da quella iraniana.
  • Arguire e cercare un dialogo (o un compromesso) con gli antifumo – siano essi il ministero della salute, gli attivisti, o le varie leghe anticancro – è uno spreco di tempo ed energie preziose, perché questi gruppi sono perfettamente a conoscenza del falso che promuovono, e la loro agenda è il controllo politico e dell’informazione. Inoltre, il salutismo (che non ha nulla a che vedere con la salute) non ammette alcun dialogo egalitario perché convenientemente percepisce l’interlocutore quasi come se fosse incapace di intendere e di volere a causa della sua malattia-dipendenza.
  • Sperare che l’ondata salutista si esaurisca è inutile ed ingenuo, perché nuovi “vizi” (implicitamente non meritevoli di rispetto e protezione, ma solo di terapie) sono e saranno sempre scoperti nel mare sconfinato delle associazioni statistiche, mentre non esistono limiti alla propaganda salutista e all’accesso ai media del ministero della salute.
  • Sperare di deviare l’opinione pubblica e gli antifumo attirando l’attenzione su altri “vizi” come alcol, o altri “pericoli” (come gli automobilisti che guidano male o inquinano) si è dimostrato inutile. Se proprio non si può fare a meno di invocare la forza dello stato, che la si invochi contro la delinquenza vera – non contro “nuovi delinquenti” resi tali da qualche nuova legge. Questo comune errore non solo è inefficace, ma anche e specialmente è controproducente per le seguenti ragioni:
    • Indica all’opinione pubblica un altro oggetto per l’isterismo.
    • Attira l’attenzione dei salutisti e del ministero su un altro bersaglio, che non sostituirà quello originale, ma si aggiungerà alla già lunghissima lista di “minacce alla salute pubblica” per cui saranno richiesti ed ottenuti più fondi pubblici e più accentramento di potere politico ed esecutivo nelle mani dei ministeri della salute.
    • Crea un senso di frammentazione nella comunità virtuale dei “viziati” – ovvero, praticamente il 100% della popolazione quando si sommano gli automobilisti, i fumatori, i buongustai e i bevitori, senza contare il resto delle persone “pericolose per la salute pubblica”.
    • Si avalla, si invoca e si legittima l’intervento dello stato nelle abitudini dei cittadini – in altre parole: si cambia orchestra, ma la musica è la stessa.
    • Si dimostra di appartenere comunque alla categoria mentale dei “persecutori” – solo che si vuole che si perseguiti qualcun altro invece di noi.

Quanto sopra è solo una breve lista di un infinito numero di ciò che FORCES considera “sparate a vuoto”. In sostanza e per ciò che concerne il fumo, tutti i bersagli sono mancati se non si colpisce unicamente e in primo luogo quello di base: la truffa del fumo passivo (analogamente per gli altri “pericoli” additati dalla scienza rottame). Dopo l’abbattimento di questa truffa, praticamente ogni  argomento basato su libertà, scelta, e via dicendo sarà udito e spesso anche accettato; ma – si ripete – NON prima che si sia dimostrato in modo conclusivo che il fumatore è innocente dell’accusa di far del male al prossimo.

Il fumo passivo è il perno dei divieti di fumo in tutto il mondo, ed un componente essenziale delle campagne antifumo e dei conseguenti falsi ideologici. Inoltre, numerose ed importanti personalità politiche e mediche si sono irrevocabilmente esposte. Ne segue che la resistenza ad un attacco politico, di informazione e forse anche legale – e la copertura della frode - sarà strenua ed assoluta, e richiederà la coordinata concentrazione di tutte le risorse disponibili perché, come abbiamo visto, questa truffa è appoggiata da enormi potenze politiche ed economiche e consapevolmente perpetrata dalle più alte autorità.

Stabilito ciò, è utile esaminare le ragioni per cui finora la truffa non è stata energicamente perseguita nemmeno dalle categorie più interessate nell’antifumo, come sindacati di pubblici esercizi e tabaccai, fumatori, associazioni di fumatori, gruppi libertari.

  • Ignoranza sull’argomento.
  • Mancanza di volontà di educarsi sull’argomento.
  • Paura di sfidare l’autorità istituzionale – specialmente l’intoccabile ministero della salute!
  • Vasta intimidazione da parte dei gruppi antifumo – inclusa sistematica diffamazione ed emarginazione professionale di medici e scienziati dissidenti.
  • Paura di affrontare pubblicamente gli “esperti” antifumo e di uscirne sconfitti.
  • Supposizione che il pubblico condannerebbe chi espone la truffa perché ciò “aiuterebbe il fumo”, e quindi sarebbe politicamente sconveniente. Alternativamente, presupposizione che “è troppo tardi e non c’è più niente da fare”.
  • Credenza in buona fede che il fumo passivo sia effettivamente una minaccia per la salute del non fumatore e che quindi, anche a malincuore, sia utile sacrificarlo – non fosse altro perché il rifiuto sociale “aiuta il fumatore a smettere”.
  • Infondata certezza che non è possibile vincere una causa legale perché “non ci sono riuscite nemmeno le potenti multinazionali del tabacco”.

Considerazioni sulla pusillanimità umana (che non sono pertinenti a questa analisi) a parte, la realtà è assai diversa da quanto descritto sopra. Vediamola per punti.

  1. Non è vero che bisogna essere epidemiologi o comunque esperti di statistica per svelare e dimostrare la truffa: infatti, essa è talmente grossolana che la può capire anche un bambino dopo aver speso poche ore a leggere o ascoltare l’appropriata informazione.
  2. E’ assai più facile mettere alle corde gli “esperti” che la persona qualunque che a loro crede. Infatti, mentre la seconda può sempre dichiarare un atto di fede nelle parole dei primi e chiudere il discorso, gli esperti, in un mirato dibattito pubblico diretto o indiretto, sono forzati sostenere le loro affermazioni con l’evidenza scientifica; nella fattispecie, che la scienza rottame sul fumo passivo sia scienza vera e/o attendibile – un’impresa assolutamente impossibile.
  3. Per quanto enunciato in (2), l’esperto, il ministro della salute, o qualsiasi attivista con esperienza rifiuterà un dibattito pubblico usando una delle seguenti giustificazioni:
    1. Asserendo di voler parlare solo con un’opposizione medica – e dimostrando pubblicamente di non poter sostenere il dibattito nemmeno con una persona non specializzata!
    2. Asserendo pubblicamente che chi chiede il dibattito è pagato dalle multinazionali del tabacco – ed offrendo quindi il fianco per una querela.
    3. Ignorando sempre l’invito, dimostrando una coda di paglia e fornendo “carburante politico” alla sua opposizione.
    4. Come ultima risorsa, ricorrendo all’attacco ad hominem della parte avversa, aprendosi non solo a possibili querele, ma anche alla pubblica dimostrazione della sua mancanza di solidi argomenti.
  4. Qualunque sia il caso, non è possibile rimetterci nell’invito-sfida, a condizione che sia fatto pubblicamente e con la maggiore esposizione possibile. Il pubblico, da parte sua, inevitabilmente si chiederà il perché del rifiuto, e la risposta che il pubblico si darà non potrà essere che una. Nell’improbabile caso che l’opposizione accetti un dialogo alla pari, allora il pubblico non avrà più dubbi.
  5. Quanto descritto in 3a-3d non potrebbe succedere in un’aula di tribunale, dove persino un ministro sarebbe obbligato a rispondere alla corte. In tale scenario, avvocati addestrati su basi epidemiologiche (il che, si ripete, non richiede un’enorme investimento di risorse personali) potrebbero facilmente mettere alle corde i più grandi “esperti” sul fumo passivo usando la loro stessa evidenza. Infatti, ci sarebbe da sperare che l’opposizione portasse più esperti possibile, i più famosi possibile! Sfortunatamente, questo in Italia non cambierebbe di molto le cose dal punto di vista legislativo. Differentemente da altre nazioni, in questo Paese una legge – anche quando si è dimostrato che è basata su una truffa, come è il caso della legge antifumo – è sempre una legge che deve essere obbedita – e  non abbiamo dubbi che la legge antifumo sarà implementata con estremo vigore e repressione, viste le pressioni degli interessi in gioco. Ne segue che, nel nostro sistema, l’uso della truffa è legittimo una volta che si riesce a farlo diventare una legge!
  6. Ciò indica che la lotta contro la prevaricazione salutista deve essere condotta principalmente a livello sociale, politico ed educativo per avere poi un effetto a livello legislativo, e che solo dimostrare che una legge è basata su una truffa non è sufficiente. Siamo nondimeno convinti che a tale pressione sociale, politica ed educativa solo una minoranza del pubblico potrebbe reagire negativamente, in quanto i “pericoli” del fumo passivo sono la comoda scusa per “togliersi i fumatori d’attorno”; la stragrande maggioranza del pubblico sarebbe invece molto interessata a scoprire come stanno veramente le cose, e preoccupata da un tale livello di corruzione istituzionale.
  7. Dopo l’inizio di una seria iniziativa da parte di forze anche minoritarie, le categorie che finora non hanno “osato” attaccare la truffa di base troverebbero finalmente il coraggio di farsi avanti sulla breccia aperta dalla causa, aumentando geometricamente la pressione sulle loro associazioni e sui politici – specialmente se le categorie sono danneggiate dal divieto. Sulle notevoli, negative ripercussioni economiche dei divieti di fumo non c’è dubbio, perché esse si sono sempre verificate in ogni Paese che ha vietato il fumo nei luoghi pubblici. Azioni legali contro lo stato per risarcimento danni diventerebbero numerose, incrementando la pressione politica.
  8. L’obiezione che le multinazionali del tabacco – che sono oggetto di feroce critica della nostra organizzazione – abbiano “fallito” è invalida per le seguenti ragioni:
    1. Le multinazionali non hanno intrapreso azioni offensive, ma esclusivamente difensive.
    2. I verdetti da miliardi di dollari tanto declamati dalla propaganda per convincere il pubblico che “il fumo uccide - lo dicono anche i tribunali” sono stati in gran parte corretti in appello perché non è possibile dimostrare che il fumo provoca il cancro in una  persona; si può solo osservare un incremento di rischio di massa. I media nostrani si guardano bene dal riportare che le corti d’appello americane capovolgono i verdetti originali per non contrariare l’agenda politica dell’autorità sanitaria; ma basta un attimo di riflessione per rendersi conto che, se le multinazionali dovessero veramente pagare tutte le centinaia di miliardi di dollari di cui ha parlato la stampa, sarebbero già andate in fallimento da anni nonostante la loro ricchezza.
    3. La volta che le multinazionali intrapresero un’azione offensiva diretta sul fumo passivo contro l’autorità sanitaria, essa risultò in una spettacolare vittoria, quando nel 1998 la Environmental Protection Agency americana fu condannata per truffa aggravata dalla Corte Federale degli Stati Uniti. [19] La decisione del giudice Osteen descriveva la frode metodologica e la mancanza di sostanza scientifica; la manipolazione dei dati; la selezione arbitraria di certi studi piuttosto che altri; la falsa rappresentazione dell’evidenza. La Corte ordinò addirittura alla EPA di rimuovere il fumo passivo dalla lista dei cancerogeni. La EPA fece appello alla sentenza e, nello stesso anno, il Master Settlement Agreement tra gli stati e le multinazionali ebbe luogo. In tale accordo le multinazionali si impegnavano a non contrastare più l’operato della “salute pubblica” in cambio della sospensione dell’incessante flusso di cause legali che avrebbero dissanguato l’industria. [20] Per tale ragione, le multinazionali non si difesero durante l’appello alla sentenza Osteen. E’ importante però notare che la corte d’appello non annullò la sentenza sulla base della frode, ma solo su una base tecnica di competenza territoriale. Infatti nella sentenza si legge esplicitamente che “questa corte non entra nel merito scientifico”.
    4. Prima d’allora (1996) il Tabacco Institute australiano, paravento locale della Philip Morris e della Pall Mall, denunciò il National Health and Medical Research Council australiano, capeggiato dall’antifumo Prof. Simon Chapman, per truffa, falsificazione e soppressione di dati sul fumo passivo. La Corte Federale australiana sostenne il capo d’imputazione in un’altra spettacolare sentenza, [21] e condannò l’NHMRC a varie sanzioni penali, e all’invalidamento degli studi, che avevano lo scopo di raggiungere il divieto di fumo in luoghi pubblici. Ma gli effetti del Master Settlement Agreement si fecero sentire anche in Australia, e le multinazionali non continuarono a perseguire la truffa mentre, nonostante la condanna ricevuta, il Prof. Chapman continuò ad essere un importante consulente dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. [22]

La frode del fumo passivo non può essere sostenuta in tribunale – salvo, naturalmente, una lampante corruzione dello stesso. Anche in Italia il caso della banca Paribas costituisce un interessante precedente. La stampa riportò in prima pagina a caratteri cubitali che, in prima istanza, la banca fu ritenuta responsabile della morte di un’impiegata “per fumo passivo”; ciò fu ottenuto non permettendo certe perizie – forse perché si voleva ottenere un risultato politico. Ma in appello, quando le perizie furono ammesse, fu rivelato che il fumo passivo non era affatto responsabile della morte, che fu causata da un’allergia alimentare. Ma questa volta solo pochi giornali riportarono brevemente la notizia nelle pagine interne: bisogna far credere che il fumo passivo uccide.

Ciò detto, abbiamo già esaminato che nel nostro Paese la dimostrazione della truffa in tribunale non sembra avere basi di perseguibilità e che – anche se tali basi esistessero – non avrebbe da sola effetti sulla legislazione.

Tutto quanto finora esposto dovrebbe aver fornito informazione sufficiente – sebbene generica – per lo sviluppo di una strategia basata su:

  • Coordinazione degli sforzi di varie tendenze. Finora si è assistito a sforzi individuali, dove individui o gruppi si accollavano l’intero compito, fallendo per tutte le ragioni finora discusse o per semplice insufficienza di energia e risorse.
  • Struttura organizzativa. Questa è sempre stata una grossa deficienza dell’antisalutismo, di nuovo prevalentemente composto da individualisti che tendono a respingere la strutturazione, coordinazione e modulazione dei loro sforzi. Purtroppo, la parte avversa è ben organizzata e super-finanziata.
  • Consolidamento dei vari gruppi in qualche sorta di unione consumatori, che potrebbe anche essere incarnata nel gruppo FORCES, che in tal caso dovrebbe subire appropriate alterazioni strutturali e legali.
  • Dal punto di vista delle relazioni pubbliche, la promozione del completo rifiuto della colpevolizzazione e del conseguente atteggiamento apologetico del bersaglio. Chi è innocente e abusato non si deve scusare e non deve sentirsi in colpa. Anche, la costante educazione del cittadino e la sensibilizzazione al problema della corruzione istituzionale – partendo questa volta dalle istituzioni della salute pubblica.
  • L’implementazione di una struttura di costante raccolta fondi per implementare i vari programmi politici, educativi e ogni possibile azione legale volta ad ostacolare la legge.
  • Il proponimento di piani alternativi di politica pubblica che soddisfino i diritti di tutte le parti coinvolte - non solo di quelle che quadrano con i piani di ingegneria sociale delle autorità sanitarie.
  • L’ottenimento del riconoscimento ufficiale e istituzionale del diritto dello stile di vita del cittadino – un diritto mirato, e limitato solo dalla clausola che tale stile di vita non danneggi gli altri.
  • La responsabilizzazione, sensibilizzazione ed educazione dei politici sull’argomento fumo e stile di vita in generale. In una democrazia, il politico rappresenta gli interessi dei cittadini. Abbiamo sufficientemente dimostrato come l’argomento fumo ed altri stili di vita non sia una frivolezza, ma un importante componente della vita sociale, pubblica, economica e morale della nazione, e come sia diventato l’oggetto di enormi interessi economici e politici. D’altro canto, gli interessi di oltre 14 milioni di italiani che fumano e che sono oggetto di infinite e crescenti angherie da stato ed altri potentati non sono rappresentati alle Camere, e sono privi di alcuna tutela. Lo stesso vale per altri potenziali bersagli, come bevitori e buongustai. Ammettiamo che questa affermazione potrebbe far sorridere – e dovrebbe, in un clima di predominate buon senso ed equilibrio. Ma in questa fase storica di isterismo e sbandamento collettivo causato, in ragguardevole parte, dalla socio-ingegneria salutista, la rappresentazione e la tutela degli stili di vita scelti dai cittadini non è solo concepibile, ma necessaria per preservare libertà personali, economiche, e diversità sociali; in breve, per preservare la nostra cultura, l’alterazione della quale è uno degli obiettivi ufficiali del salutismo. E’ tempo quindi che gli uomini politici siano pubblicamente interrogati sulla loro posizione circa gli stili di vita, che devono essere trasformati – assieme all’argomento integrità istituzionale – in un punto elettorale.
  • Infine, costante educazione del pubblico sulla scienza rottame applicata non solo al fumo, ma anche alla miriade di altre paure. L’effetto destabilizzante dell’incessante campagna di “allarmi” su ogni fronte con l’uso della scienza rottame è incalcolabile, ma sicuramente immenso; e non c’è bisogno di studi per capire che i costi economici di questa continua alimentazione dell’isterismo si misurino in miliardi di euro.

CONSIDERAZIONI FINALI

>> Abbiamo visto come - finora e ovunque - la lotta antiproibizionista abbia mancato il vero bersaglio, e che le azioni (incluse quelle dell’industria del tabacco) sono state di carattere reattivo e difensivo anziché pro-attivo ed aggressivo. Qui si può aggiungere che basta osservare la presente situazione nazionale ed internazionale per rimuovere ogni dubbio sul fatto che ciò abbia costituito un enorme errore strategico sia dal punto di vista legale che da quello delle relazioni pubbliche, ed è senz’altro uno dei principali responsabili dello sbilanciamento dell’opinione pubblica a favore del proibizionismo salutista. Nella platea della percezione pubblica ci si aspetta che, dopo il primo attacco nell’arena, la parte aggredita contrattacchi. Ciò non solo costituisce un buon spettacolo, ma anche e soprattutto permette al pubblico di dividersi in sostenitori dell’uno o dell’altro gruppo – un bisogno fondamentale che garantisce equilibrio. Ma quando la parte aggredita non contrattacca ma solo si difende e si lamenta, a livello percettivo ciò costituisce ammissione di colpa, e il pubblico l’abbandona e perde interesse, sostenendo l’aggressore. L’opinione pubblica ha sempre ragione perché sta sempre con chi percepisce come il più forte, e la forza è spesso identificata con avere ragione.

>> Abbiamo detto che il salutismo è assai ben finanziato e ben organizzato. Qui si può aggiungere che esso si muove con una strategia rigida e protocollare facile da anticipare - un importante vantaggio per il nostro lato che deve mantenersi agile, creativo e totalmente imprevedibile. L’anticipazione delle mosse e delle politiche salutiste è un’indiscussa caratteristica di FORCES, che basa l’esattezza delle sue previsioni su un’accurata analisi storica in altre nazioni, estrapolando le future mosse nella nostra nazione.

>> Abbiamo osservato che i fumatori ed altre categorie bersaglio sono passivi, rassegnati e non reagiscono – un comportamento che è esimio indicatore di disperazione. Qui si può aggiungere che, prima di FORCES, a questi bersagli non è mai stata offerta una struttura seria capace non solo di difenderli, ma anche di motivarli ideologicamente e tramite educazione. Non è mai esistita una struttura capace di accomunarli senza essere qualche sorta di “club della pipa” o altrimenti “club dei viziosi” (frivole associazioni senza ideologia, con zero preparazione scientifica e senza una meta politica da raggiungere) e capace di focalizzare l’enorme potenziale accumulato grazie ad anni di repressione e frustrazione.

Non abbiamo dubbi che, fornite le frecce psicologiche e ideologiche, l’immensa balestra sociale sia pronta a scagliarle con enorme energia, e ad affidare la gestione di tale forza a chi offre chiaramente e onestamente la struttura.

Agli alti livelli – cominciando dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che coordina le azioni dei ministeri della salute per l’agenda di repressione -- il pericolo più temuto e mai citato è proprio la reazione dei fumatori prima che la costruzione del meccanismo di totale soppressione (che condurrà alla de-legalizzazione del tabacco) sia completata entro i prossimi cinque anni. Per questa ragione tutto è applicato gradualmente e progressivamente, mentre i ministri della salute mentono ai cittadini-bersaglio sulle loro vere intenzioni per tenerli tranquilli intanto che leggi contro di essi sono progettate e varate, e intanto che li spaventano e li colpevolizzano. [23] E’ un rischioso gioco per non far scattare il grilletto dell’enorme balestra il cui arco è ormai tirato quasi all’estremo.

Sta a noi premere il grilletto e far scattare l’arma con successo e sul bersaglio. E la nostra piccola forza non ci deve demoralizzare: pochi grammi applicati al grilletto di una balestra scatenano una forza di penetrazione di centinaia di chili per millimetro quadrato.

Possiamo avviarci alla conclusione di questa lettura asserendo che FORCES ha bisogno di aiuto. FORCES non ha ambizioni di potere,  e gli unici suoi fini sono la sconfitta della corruzione istituzionale, la messa al bando della scienza rottame (che include la susseguente istituzione di commissioni per il controllo della qualità/veridicità delle informazioni da parte dello stato) ed il raggiungimento della tutela costituzionale del diritto di stile di vita, cosicché i cittadini possano esercitare la loro vita indisturbati ed essere responsabili delle loro scelte. FORCES finora è stata operata da volontari che hanno contribuito fondi e lavoro. Sebbene libertaria, FORCES non prende parti politiche, che non sono né il suo movente né il suo fine. Ciò nonostante, e per via della sua posizione di intransigenza e di chiarezza assoluta sulla corruzione dei potentati salutisti e sui loro falsi ideologici, FORCES è stata finora “evitata” da molti media e forze politiche che, ignoranti sui fatti scientifici e cieche al grande potenziale socio-politico di cui potrebbero diventare vettori, temono la “scorrettezza politica” e l’irritazione dei potentati.

Resta comunque vero che FORCES è al momento l’unica organizzazione con sufficiente esperienza e conoscenza specifica per porre freno all’espansione illimitata della “salute pubblica” contemporanea, che si sta trasformando in tirannia sociale e politica.

In ultima analisi, i bersagli del nazionalsalutismo non hanno ancora recepito l’unico messaggio salutista che allo stesso tempo è chiaro e vero: è stata dichiarata loro guerra totale – anche se si usa l’astuzia di attaccare le espressioni della loro esistenza anziché le persone; ma distruggere ciò che fai è distruggere ciò che sei.

E’ certo eccessivo ma non inutile rivedere il significato di guerra totale: abbattimento del nemico con ogni mezzo, indipendentemente da considerazioni etiche, morali, di giustizia o di costo. A chi è stata dichiarata guerra non resta che una scelta: o arrendersi incondizionatamente, o dichiarare a sua volta guerra totale. A chi non desidera essere “abbattuto” FORCES suggerisce di adottare molto del comportamento della sua opposizione - senza tema di “abbassarsi ai suoi livelli”, come spesso ci è stato detto. Perché?

  • Perché bisogna riconoscere che il nazionalsalutismo ha ottenuto ciò che solo pochi anni fa era considerato ridicolo, impossibile e semplicemente lunatico, dimostrando che l’impossibile diventa possibile se possibile lo si crede – un principio degno di rispetto anche se proviene dall’opposizione.
  • Perché il successo dei loro metodi è indisputabile – e con il successo non si discute, lo si adotta – anche quando i fini della missione sono quelli opposti.

Grazie per la vostra attenzione.

Gian L. Turci


[1] L’antifumo/salutismo non è una creazione anglosassone. Esso è una creazione del III Reich, e fu implementato tra il 1937 ed il 1944. La strategia, la tattica e persino gli slogan odierni sono identici a quelli nazisti in ogni dettaglio. Questa poco nota realtà storica è stata definitivamente documentata dal Prof. Robert Proctor (GB) nel suo libro “La guerra di Hitler al cancro”, (edito in Italia da Raffaello Cortina Editore, 2000) e non può essere contestata vista l’ampia documentazione fornita dal libro. I nazisti opponevano anche l’uso di alcol, caffè e cibi ipercalorici, esattamente come vediamo emergere oggi. Nonostante le agghiaccianti origini del fenomeno, il libro fu presentato come: “Il nazismo ebbe una politica sanitaria all’avanguardia (Corriere della Sera, vedere www.storiainrete.com/terzo-reich.php). Questo tipo di presentazione è parte di una generale “rivalutazione della politica sanitaria e della scienza nazista” da parte del movimento salutista in tutto il mondo, che ci lancia lo stesso messaggio del passato: purezza di salute è moralità e virtù di spirito, mentre invoca il controllo dello stato sulla gestione dei nostri corpi. Ma il risultato della campagna antifumo nazista fu quasi il raddoppio del numero dei fumatori in soli sette anni. Inoltre, i nazisti sono i principali responsabili dell’applicazione della “scienza rottame” statistica (epidemiologia multifattoriale) alla ricerca sul cancro polmonare che non cominciò, come comunemente si crede, con gli anglo-americani negli anni Cinquanta ma con i tedeschi tra il 1934 ed il 1944. I “pionieri” antifumo anglo-americani semplicemente copiarono la metodologia, opportunisticamente non dando credito agli ideatori.

 

[2] Organizzazione Mondiale della Sanità, 1997.

[3] Per una lista completa degli studi sul fumo passivo, i loro risultati e significato statistico, vedere in rete la seguente URL: www.forcesitaly.org/italy/evidenza/fumo_passivo_studi.htm .

[4] Multicenter Case–Control Study of Exposure to Environmental Tobacco Smoke and Lung Cancer in Europe, Paolo Boffetta et al, Journal of the National Cancer Institute, Vol. 90, No. 19, October 7, 1998. URL: http://www.data-yard.net/2/12/1440.pdf .

[5] La Repubblica, “Il Bhutan proibisce il fumo, è il primo paese al mondo” (articolo di Eva Pedrelli, 20 Novembre 2004) e Radio il Sole 24 Ore (2003), rispettivamente.

[6] Volantino Settimana Europea contro il Cancro, 9-16 Ottobre 2004, circolato dalla Lega, e visibile in rete alla seguente URL: www.forcesitaly.org/italy/immagini/poster_lega_tumori.jpg .

[7] Dimostrazione matematica resa disponibile dal Dott. Quintino De Notariis, fisico nucleare, e visibile in rete alla seguente URL: www.forcesitaly.org/italy/evidenza/assorted/spiegazione_statistica.htm .

[8] La documentazione su tale discrepanza è visibile in rete alla seguente URL: www.forcesitaly.org/italy/files/quanti.htm, con copie originali di articoli de Il Nuovo (2003 e 2004), e del Corriere della Sera (2004) riportanti le dichiarazioni delle istituzioni menzionate.

[9] Vedere in rete la seguente URL: www.junkscience.com . Il suo libro “Science Without Sense” è stato tradotto in italiano col titolo “Fuma pure: scienza senza senso” e pubblicato con prefazione di Antonio Martino nel 2002 da Stampa Alternativa.

[10] Vedere in rete la seguente URL: www.who.int/inf-pr-1999/en/pr99-04.html .

[12] Vedere in rete la seguente URL: www.caffeineandhealth.net/ .

[13] Vedere in rete la seguente URL: www.forcesitaly.org/italy/files/rwjfint.htm .

[15] Vedere in rete la seguente URL: www.forcesitaly.org/italy/rubr5/pill.htm .

[18] Vedere in rete la seguente URL: www.forcesitaly.org/italy/files/smp.htm .

[20] Per il testo integrale del Master Settlement Agreement (inglese), vedere: www.data-yard.net/historic/files/agreem.htm

[21] Per il testo integrale della sentenza, vedere http://www.data-yard.net/historic/files/austcort.htm .

[23] Per esempio il ministro Sirchia, appena preso il potere, rassicurò i fumatori italiani che non ci sarebbe più stata persecuzione, lasciando intendere una mentalità liberale che non voleva seguire le orme del suo predecessore Veronesi. I ministri della salute dell’Irlanda, Gran Bretagna, Belgio, Olanda e un gran numero di altre nazioni fecero lo stesso – solo per arrivare gradualmente a fare a gara a chi implementava i divieti di fumo più assoluti, le multe più alte e la propaganda più feroce. Chiaramente si tratta di una strategia centralizzata ideata e coordinata dal già menzionato tandem OMS-multinazionali farmaceutiche allo scopo di prevenire temute reazioni legali, economiche e politiche – se non addirittura sommosse – di quasi la metà della popolazione adulta delle nazioni.

 

La costituzione di FORCES International
Il Comitato d'Onore
Domande frequenti (FAQ)
La piattaforma politica
Aiutaci a lottare
Sedi locali e siti affiliati
Statistiche del  sito
MOTORE DI RICERCA INTERNO
Abbonamenti e contatti
Contattaci
Diventa socio
Abbonamento FORCES/Enclave
Come sarà speso il tuo denaro
Clicca qui per ricevere
la newsletter gratuita
Materiali promozionali
Gli opinionisti
Alberto Mingardi
Carlo Stagnaro
Hugh High
Pierre Lemieux
Gian Turci
Il tabacchino - T. Rea
L'angolo di Zia Maria
Antonio Nicoletta
Le librerie
La libreria Italiana
La libreria internazionale
Archivi e altro
Archivio edizioni
Links
Rassegna stampa