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INTRODUZIONE
Come è noto ai suoi sostenitori,
FORCES è stata coinvolta per un decennio nella lotta al salutismo.
Durante questo periodo, l’organizzazione ha accumulato non solo una
grande quantità di informazioni, ma anche grande ricchezza di
esperienza teorica ed empirica internazionale dal valore
incalcolabile per coloro che hanno a cuore la libertà sociale e
l’integrità istituzionale.
Il vastissimo argomento del salutismo,
la sua filosofia, i suoi veri scopi, le dinamiche emozionali,
psicologiche ed economiche individuali e di massa non possono essere
completamente esplorate in questa analisi. A tale scopo, vista la
complessità del fenomeno, occorrerebbe un voluminoso libro. Qui ci
limiteremo a toccare i punti essenziali, con commenti sfrondati
delle considerazioni accessorie.
PROLOGO
Durante gli ultimi quindici anni ed in
tutti i Paesi c’è stata una strenua resistenza al proibizionismo del
fumo e al controllo dei comportamenti personali portati avanti delle
autorità sanitarie. Pensatori, attivisti ed organizzazioni di tutte
le estrazioni sociali, politiche, intellettuali e di tutte le borse
hanno arguito estesamente - su ogni aspetto concepibile – sulle
ragioni per cui il proibizionismo deve essere ripulso. Ciò
nonostante, l’ondata proibizionista continua a guadagnare forza
nell’intero pianeta, apparentemente inarrestabile. Iniziata contro
il fumo di sigaretta, essa si sta ora estendendo ad ogni aspetto
della vita quotidiana: alcol, alimentazione, automobili, caffè, e
decine di altri bersagli sono o stanno per diventare oggetto di
divieti più o meno assoluti, regolamenti restrittivi,
demonizzazione, sorveglianza; inoltre, contro tali bersagli si
levano dure punizioni con multe e tassazioni altissime che
danneggiano la struttura sociale mentre ne indeboliscono il tessuto.
Infine, i costi sociali del salutismo sono altissimi, perché
richiedono il dirottamento di enormi capitali pubblici per la
creazione di strutture burocratiche per repressione, propaganda, ed
implementazione delle costrizioni.
Come già detto, il salutismo sta
dilagando a macchia d’olio e la sua implementazione procede in
progressione geometrica a livello planetario. Dal punto di vista
pratico, ogni opposizione ha finora fallito il suo scopo principale
di ripudiare il proibizionismo antifumo in particolare e salutista
in generale. Lo scopo di questa analisi è di esaminare le ragioni di
questo sistematico fallimento e di indicare in modo pratico e il più
conciso possibile alcune delle soluzioni che condurranno al
successo, in alternativa a tanto lunghe quanto inutili dissertazioni
su libertà personali e costituzionali, conseguenze economiche e via
dicendo, che non hanno finora dato tangibili risultati in azioni
legali e campagne di relazioni pubbliche. A scopo di snellezza, non
si forniscono estese bibliografie – disponibili su richiesta - ma
solo le referenze essenziali.
Si provvederà ad esaminare la serie di
errori classici e costantemente ripetuti in ogni nazione, che hanno
finora condotto al fallimento globale dell’antisalutismo ed al
successo della sua opposizione. In questo caso si può enunciare la
conclusione prima dell’analisi con una semplice frase: si è
mancato clamorosamente il bersaglio perché non si sa esattamente né
cosa il bersaglio sia, né come pensa, né come funziona e tanto meno
dove si trovi esattamente, grazie alla cortina fumogena
costantemente prodotta dal salutismo.
CAPIRE IL
FENOMENO: NEGAZIONE, SOTTOVALUTAZIONE, ED ERRATA PERCEZIONE
Quando in una nazione inizia
l’aggressione salutista, tutti o parte dei seguenti errori di
percezione sono commessi senza eccezione dalle forze liberali ad
ogni livello: di massa, individuale e di media.
-
L’antifumo/salutismo è un fenomeno temporaneo. Passerà, e non vale
la pena opporlo più di quel tanto. Dopo tutto, ci sono cose più
importanti che fumare sigarette nel bar o sul lavoro.
Alternativamente:
- Il
proibizionismo non funzionerà. Abbiamo prove storiche sul
proibizionismo americano degli anni Venti. Basta aspettare, e
fallirà anche questa incarnazione. Nel frattempo, occupiamoci di
cose più “serie”. Ma non si considera l’enorme espansione dei
mezzi di informazione odierni.
Inoltre:
-
L’antifumo/salutismo è un fenomeno principalmente “americano”, o
comunque anglosassone.
Noi abbiamo una cultura “latina”, quindi qui non attecchirà e, se
lo farà, sarà in forma moderata. Ma non si considera che le
emozioni di base sono comuni a tutte le culture in quanto umane.
- Il fumo “fa
male”, e un po’ di forzatura farà bene a tutti. Ma non si
considera che tutto “fa male”: è solo questione di eliminare le
soglie di tolleranza, che è ciò che fa la statistica di oggi con
il “modello lineare senza soglia”: se una tonnellata della
sostanza X fa male, un nanogrammo fa anche male.
- Il fumo “da’
fastidio” ai non fumatori. Bisogna dimostrare di essere cortesi, e
si otterrà in cambio tolleranza. Ma non si considera né
l’istigazione all’intolleranza-odio da parte dello stato, né il
“fastidio” del cittadino ristretto nella sua libertà d’azione e di
espressione della sua personalità, accettando quindi la creazione
di due livelli virtuali di cittadinanza: quella i cui desideri
sono importanti (in questo caso, i non fumatori), e quella dai
desideri senza importanza (fumatori). Una volta accettata la
stratificazione virtuale della cittadinanza secondo la gestione
del proprio corpo, essa diventa di carattere universale, e sarà
usata sia dallo stato, sia da cittadini contro altri cittadini.
- Il ministro
della salute non è un politico, ma un medico che vuole solo il
nostro bene. Differentemente da altri ministeri, quello della
salute non ha interessi particolari se non ottenere il bene del
popolo. Ma non si considera che la posizione del ministro della
salute è identica a quella di ogni altro ministro, e quindi
soggetta a compromessi di tutti i tipi, e alle agende dello stato.
- Noi crediamo
ai ministri tecnici. Il ministro della salute è un tecnico, quindi
un esperto. Il suo campo di esperienza è al di sopra della
capacità di comprensione della persona comune, quindi bisogna
accettare quanto ci è detto al valore nominale – proprio come si
accetta il consiglio del medico: il fumo uccide, il fumo passivo
uccide. Da qui parte l’argomento difensivo “il fumo fa male,
ma… (alternativamente: noi non sosteniamo il fumo,
ma…) il cittadino ha diritto di scegliere, e di disporre
della propria salute”. Ma non si considera che, nel contesto di
un dibattito sanitario, la concessione del punto base (il fumo fa
male) all’opposizione nell’affannoso tentativo di apparire
“ragionevoli” ed ingraziarsi il pubblico, porta come conseguenza
che l’isterizzato pubblico odierno recepisce emozionalmente
solo la conferma che “il fumo fa male” – senza
chiedersi quanto, come e perché - ed accettando, in virtù
della concessione di apertura (il fumo fa male, ma…), l’autorità
di coloro che dicono: “fa male tanto”. Da quel punto in avanti,
ogni argomento di libertà ed economia resta senza platea.
Quanto sopra sono le fondamenta del
fallimento dell’antiproibizionismo. Inoltre, l’errore
dell’antiproibizionista - un errore molto umano - è quello di
prevedere le azioni e reazioni altrui come se fossero quelle di chi
analizza il fenomeno. In altre parole, misurare il mondo col proprio
metro via analisi soggettiva anziché oggettiva. In virtù
dell’analisi soggettiva, si emettono infinite opinioni diverse e
spesso complesse e discordanti, confondendo il pubblico. Inoltre, è
oggi tendenza comune analizzare in modo specialistico e locale
anziché generico e globale. E’ un po’ come vedere il mondo
attraverso un tubo: nulla esiste oltre il circolo visivo. Ciò è
fatale a tutte le vittime delle politiche salutiste, come i
fumatori, i gestori dei locali, le tabaccherie, e così via.
L’opposizione ha invece una visione globale delle sue intenzioni, ed
altera la sua strategia solo quanto basta per essere recepita dalla
cultura locale (mentre gli antisalutisti, per esempio, si
congratulano - e si fermano - per una piccola vittoria locale
a Milano, gli antifumo a Roma varano una legge nazionale!). Il
messaggio ufficiale dell’opposizione è invece sempre univoco
(ovunque e a dispetto delle discordie interne), breve e facilissimo
da capire: il fumo (l’alcol, il grasso) uccide in tutte le
sue forme e va eliminato. Solo un contro-messaggio ugualmente
univoco, breve e facile da capire (esempio: “si tratta di una
truffa”, come vedremo di seguito) può ottenere risultati.
VALORI
Ciò che le forze liberali sembrano
quasi rifiutare di capire è che la scala di valori del salutismo e
delle masse che lo supportano non è la stessa delle forze liberali,
e che ormai il potere politico nella salute pubblica è detenuto dal
salutismo (non dal liberalismo), che applicherà unilateralmente
la sua scala. Grazie alla propaganda ed al supporto della
maggioranza dei mass-media, tale scala è stata trasmessa – e sta
diventando predominante – ad un popolo a cui si passa informazione
intenzionalmente pilotata a scopo di modifica culturale.
Per gli scopi di
questa analisi, tale scala si può riassumere cosi:
- La salute è il
diritto supremo del cittadino ed il valore supremo dello stato
sociale. Per “salute” non si intende solo la salute fisica, ma
anche quella psicologica, morale e sociale come stabilita dalle
autorità mediche.
- Ogni libertà
costituzionale e personale deve essere incondizionatamente
sottomessa a (1).
- Ogni
considerazione lavorativa ed economica di qualsiasi natura è
secondaria al postulato (1), e deve essere sacrificata e/o
adattata ad esso.
Ergo:
- Qualsiasi
dissenso dalla trilogia suesposta è immorale e corrotto, quindi
deve essere ignorato, soppresso o, in mancanza di altra
possibilità, diffamato.
- Qualsiasi
mezzo necessario per ottenere gli scopi della suesposta trilogia
di principii è lecito e morale.
- Ciò che al
momento è statutariamente, scientificamente o eticamente illecito
deve essere revisionato in modo da farlo conformare a (b) per
ottenere quanto stabilito da 1, 2, e 3.
- Il
comportamento dell’individuo è paragonabile in toto ad una
malattia contagiosa quando così unilateralmente stabilito dalle
autorità sanitarie.
Se il comportamento è collettivo e non approvato dalle autorità
sanitarie, esso è da considerarsi un’epidemia che deve
essere trattata con gli stessi mezzi, autorità e energia di
un’epidemia di AIDS o di colera da cui non differisce se non per
forma. Il fumo, l’alcol, e certa alimentazione sono epidemie. Il
vettore di contagio è l’esposizione pubblica del fattore (esempio:
vedere qualcuno che fuma in televisione), mentre il foriere
dell’epidemia è l’industria che produce il “virus” (esempio: le
industrie del tabacco, alcol e fast food). Su tale base non è solo
lecito ma anche doveroso regolare, demonizzare, tassare,
diffamare, punire ed anche progressivamente estinguere le
industrie suddette.
- Sulla base di
(d), visto che l’elemento di contagio non è un virus o un battere
– e visto che correntemente non esistono limiti costituzionali
all’autorità medica e della salute pubblica – è lecito combattere
tale virus “psicologico” usando tattiche psicologiche di massa,
istigando separazioni sociali e risentimenti, invocando e usando
la censura, distorcendo l’informazione a scopo di effetto, ed
anche usando il falso ideologico a scopo “terapeutico”.
Il postulato (1) e quanto segue hanno,
per loro natura, un campo di azione illimitato in virtù del fatto
che tutto si può ricondurre sempre a un effetto sulla
salute. Ne segue che, con una base di tale ampiezza, la salute
pubblica ed i ministeri che la gestiscono si accaparrano l’autorità
di intervento e di influenza su praticamente ogni aspetto della vita
pubblica e della regolamentazione, pilotaggio e controllo della vita
privata.
La comprensione e l’assorbimento dei
principii e della logica di base del salutismo è il primo ed
essenziale passo per combatterlo, perché senza tale comprensione
ogni sforzo è vano. L’enunciazione di questi principii dovrebbe
essere sufficiente, per chi è di mentalità liberale, a capire che il
fumo in se stesso, sebbene punto d’origine, è solo un
fattore-pretesto per l’istituzionalizzazione di una struttura
burocratica e di potentato politico permanente che permettono il
pilotaggio dello stato da una posizione di “retrovia sanitaria” –
posizione che a sua volta permette l’esercizio di un potere capace
persino scavalcare limiti democratici e costituzionali. Il tutto
senza correre i rischi (e pagare i prezzi politici) del politico
convenzionale.
LICEITA’ DI
DISINFORMAZIONE
Quanto enunciato in (1-3) e (a-e)
potrebbe anche essere in parte accettabile a certe mentalità che
credono nella repressione come mezzo di controllo se i pericoli di
cui si afferma l’esistenza esistessero davvero. Ma gli enunciati
sopra contengono la licenza per la legittimazione del falso
ideologico a scopo “terapeutico”.
Usiamo come
esempio il fumo passivo, prendendo atto dei seguenti antefatti:
- La statistica
che studia la diffusione delle malattie è chiamata epidemiologia.
- Le malattie
attribuite al fumo (attivo e passivo) sono tutte multifattoriali,
ovvero esiste una necessità di interazione di molti fattori per
produrre l’effetto, cioè la malattia stessa.
-
L’epidemiologia, per definizione, non può stabilire cause,
ma solo tentare di misurare gli effetti. L’epidemiologia può
essere precisa ed attendibile solo in caso di malattie
monofattoriali (per esempio polio, tubercolosi, ecc.); nel qual
caso, con un buon studio, anche variazioni piccolissime possono
essere accuratamente misurate.
- Delle oltre
cento malattie associate al fumo, tra quelle con il minor numero
di fattori sospetti c’è il cancro polmonare, con circa 40
concause. Il numero di possibili interazioni delle concause è
regolato dalla formula 2 numero concause- 1, ovvero 240
– 1, pari ad oltre 1.066 miliardi di possibili
interazioni, di cui solo una (il fumo, o qualsiasi altro sospetto
esaminato) può essere la causa del cancro al 100%. Se questo
numero non fosse astronomico abbastanza, si può provare con le
malattie cardiovascolari (300 concause) oppure con l’asma (3.000
concause).
- Gli studi che
misurano il rischio del fumo passivo per il non fumatore sono 147
alla data odierna.
Essi sono tutti basati su interviste in cui si annotano
letteralmente vaghi ricordi che spesso scavalcano
generazioni perché non è possibile misurare direttamente
l’esposizione al fumo passivo talvolta di centinaia di migliaia di
persone. In sostanza, alla fine degli studi non si sa cosa si è
misurato.
- Gli studi sono
in contraddizione tra loro. Gli studi più grossi ed autorevoli
indicano effetto nullo o addirittura protezione, come il colossale
studio condotto dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità
emesso nel 1998.
- Per via
dell’enorme possibilità di errori nella raccolta dei dati, la
convenzione epidemiologica riconosciuta anche dalle più alte
autorità sanitarie del mondo è che debba esistere un’elevazione di
rischio di almeno il 300% per indicare che il rischio o il
beneficio (non la causalità) potrebbe esistere.
Elevazioni di rischio di solo il 100% sono solitamente guardate
con grande sospetto per le ragioni sopra enunciate.
- L’elevazione
di rischio più alta mai calcolata per il fumo passivo si aggira
sul 30%. Questo per il cancro polmonare. Per ogni altra malattia,
l’elevazione è notevolmente più bassa.
Quanto sopra significa che non solo la
metodologia di raccolta dati è assolutamente inaffidabile - e quindi
da scartare assieme ai risultati – ma anche che, ipotizzando che la
metodologia sia più o meno affidabile, non si è dimostrata
nemmeno l’esistenza del rischio e tanto meno la causalità che,
si ripete, non può essere dimostrata dall’epidemiologia per
definizione. Eppure, le stesse entità che deridono studi che
esibiscono un’elevazione di rischio del 30% (per esempio, aborto
come causa di cancro al seno, deriso dall’associazione americana
contro il cancro) oppure la correlazione tra leucemia e campi
elettromagnetici, affermano che “il fumo passivo” (con un’elevazione
di rischio media del 6-7%) “è cancerogeno, non c’è dubbio”. Queste,
infatti, sono le parole dell’ex-ministro della salute Veronesi, che
deride pubblicamente la correlazione tra leucemia ed
elettromagnetismo, che ha un’elevazione di rischio di circa il 100%.
E’ evidente che, a dispetto di quanto
sopra, ministeri della salute, attivisti antifumo e certe autorità
mediche continuano a insistere che il fumo passivo è un pericolo per
il non fumatore, e a promuovere divieti di fumo. E’ altresì
impossibile ipotizzare che queste entità siano ignoranti di tali
basilari convenzioni epidemiologiche, lasciando come unica
conclusione l’uso conscio del falso come mezzo per ridurre il
fumo attivo, in coerenza con i principii salutisti enunciati in
(1-3) e (a-e). Quod erat demonstrandum.
L’ignoranza e la negligenza dei media
e la vasta complicità della classe medica non possono quindi che
essere evidenti. Serie preoccupazioni dovrebbero sorgere quando le
più alte autorità dello stato e della medicina ricorrono all’uso di
informazione falsa e tendenziosa (essa stessa un reato) alla
cittadinanza per dissuadere il fumatore che, per citare il ministro
Sirchia, “deve sentire la pressione sociale che lo induce a
smettere”. Il principio attivo ma non dichiarato qui è che i
ministeri hanno licenza prima di truffare, e poi di istigare leggi e
generare decreti e sanzioni basate su tali truffe in nome della
salute dei cittadini.
LIBERTA’
O SALUTE?
Il titolo di questo capitolo
sintetizza il messaggio trasmesso dalle autorità sanitarie. Come
tutti possono notare nelle campagne antifumo, si menziona spesso
l’argomento che fumare è una libertà, allo scopo di annullare le
obiezioni liberali; ma, basandosi sul falso del fumo passivo, si
rende semplicemente impossibile per legge esercitare tale
libertà ovunque, piroettando sul diritto costituzionale alla salute
dei non fumatori.
Addirittura, si capovolge il concetto
con la “libertà di non fumare”, che è anche diventato uno slogan di
Trenitalia. Inoltre, quando l’argomento libertà di fumare è toccato,
esso viene menzionato negativamente e con disprezzo (esempi:
“libertà di rovinarsi la salute”, o “il fumo: la libertà
ultima del coglione”
),
cercando di ottenere due effetti con una sola azione:
- Dare per
scontato assoluto che “il fumo uccide”.
- Associare il
concetto di libertà al concetto di malattia – con la risultante
equazione subliminale che la libertà è malattia quando la
scelta del cittadino non è quella pilotata dalle autorità mediche.
Solo la dissidenza su quanto sopra
richiederebbe la scrittura di un libro. Qui ci limiteremo ad
affermare che il risultato che la propaganda antifumo intende
ottenere è quello di dare al cittadino un senso esagerato del
pericolo di cancro ed altre malattie per il fumo attivo, confondendo
anche i presunti effetti del fumo attivo con quelli del fumo passivo
in un unico irretimento emozionale, come praticato dalla Lega
Italiana per la Lotta contro i Tumori.
Sebbene l’elevazione di rischio di cancro polmonare per il fumo
attivo sia spesso del 1.000% in parecchi studi (quindi dimostrando
che il rischio esiste davvero) ciò significa che la possibilità dei
fumatori di evitare il cancro polmonare è del 99,9% - ovvero 1.000%
di elevazione di rischio. Ma non abbiamo mai sentito il ministero
della salute enunciare le cifre in questo modo, che è tanto
legittimo quanto il precedente, ma non è volto a istigare odio e
terrore sociale. (Si comparino ora le possibilità statistiche di un
non fumatore di evitare il cancro polmonare quando esposto al fumo
passivo. Tali possibilità, nel caso peggiore - 30% elevazione - sono
pari al 99,9987% - ma si continui a ricordare che 30% di elevazione
non dimostra l’esistenza del rischio secondo la
pratica epidemiologica concernente la multifattorialià).
Infine, la scelta di fumare viene
presentata come il funesto operato delle multinazionali del tabacco,
che in Italia “causano” 53.000 morti all’anno secondo l’Istituto
Superiore della Sanità e 90.000 secondo le cifre della Lega Italiana
per la Lotta contro i Tumori, sostenuta dallo stesso ISS – una
discrepanza del 43 percento!
Perché tale discrepanza? Perché non è assolutamente possibile
stabilire quante persone muoiono a causa del fumo per le
deficienze di base dell’epidemiologia multifattoriale descritte
prima. Ne segue che le cifre sono generate da modelli statistici
teorici e discordanti, che comunque non possono avere alcun legame
con la realtà. Ne segue anche che non è possibile stabilire i
costi sociali (sanitari) del fumo, che sono portati a
giustificazione delle enormi tasse sul tabacco oggi, sull’alcol
domani, e sui cibi ipercalorici nell’immediato futuro. Fumo, alcol,
alimentazione ed una miriade di altri “pericoli per la salute” hanno
alla base la stessa “scienza” statistica, battezzata dall’analista
americano Steven Milloy
come “scienza rottame”.
LIBERTA’
E VERITA’? UN TRAGUARDO RAGGIUNGIBILE
Chi vuole un mobile in legno d’ulivo,
è inutile che stia a bacchiare le olive: deve segare l’albero alla
base. Per ignoranza e/o mancanza di esperienza, questa analogia
sembra applicarsi perfettamente a quelle forze liberali che si
battono contro l’avanzata salutista.
Durante i dieci anni della sua
esistenza, l’organizzazione FORCES ha documentato questo tanto
sistematico quanto fatale errore concettuale – un errore commesso
allo stesso modo da industrie, individui, pensatori e persone
qualsiasi: fare un gran rumore e dibattere su effetti secondari - e
mai indirizzare l’elemento di base.
Per esprimersi in termini
epidemiologici, differentemente dalle malattie “attribuite” a questa
o a quella causa, nel caso del salutismo osserviamo una
causa-effetto monofattoriale che è precisamente quantificabile e
misurabile da qualsiasi sperimentatore: la scienza rottame
statistica adottata da ministeri della salute, Organizzazione
Mondiale della Sanità ed attivisti, con i necessari falsi
ideologici e pubblicità false e tendenziose a promozione
di un’agenda socio-politica che è fortemente influenzata dagli
interessi delle multinazionali farmaceutiche; ciò per vendere
“terapie” antifumo (85% di inefficacia documentata), antigrasso
(simili risultati), e così via.
Pochi sanno, per esempio, che l’OMS è
“partner ufficiale” con le multinazionali farmaceutiche,
che contribuiscono oltre l’80% dei fondi per il programma antifumo
dell’organizzazione (Tabacco Free Iniziative), che ha stilato
l’accordo internazionale (Tobacco Framework Convention on Tobacco
Control) contro il fumo nel 2004 al quale aderisce anche l’Italia, e
che obbligherà i Paesi firmatari ad adottare la persecuzione del
fumo e dei fumatori per legge internazionale, portando a
giustificazione i “milioni” di morti non dimostrabili “causati” dal
fumo.
Incidentalmente, tali “Framework” non sono limitati al tabacco, ma
intendono controllare o mettere al bando un vasto numero sostanze
“pericolose” additate dalla scienza rottame, come il caffè.
Ancora meno persone sanno che la sola
multinazionale Johnson & Johnson, che ha il brevetto dei cerotti
transdermici alla nicotina, nei soli Stati Uniti ha finanziato le
campagne antifumo al tenore di oltre un miliardo di dollari
negli ultimi dieci anni.
Il fatturato 2001 della Pharmacia Corporation per i soli prodotti di
cessazione fu di 229 milioni di dollari
, mentre quello della Glaxo Smith Kline (produttrice della pillola
antifumo, responsabile accertata di numerose morti in tutto il mondo
- ma ancora raccomandata dai ministeri della “salute”) nello stesso
anno fu di 337 milioni di sterline.
E’ ingenuo pensare che interessi di tale magnitudine non abbiano
influenza sulle politiche dei ministeri della salute. Infine, quasi
nessuno sa che la nicotina fa bene alla salute, che fumare sigarette
in moderazione offre benefici significativi,
e che una sigaretta “sicura” – basata sul doppio di contenuto di
nicotina e metà del tabacco – è stata pronta per la produzione dal
1970
ma è strenuamente opposta dalle stesse entità che affermano che
“il fumo uccide”.
Sulla base di quanto finora descritto
si può procedere alla lista dei fatali errori strategici commessi
dalle forze liberali antisalutiste in tutto il mondo negli ultimi
quindici anni.
- In una cultura
isterizzata che sempre più considera la salute come il bene
supremo, è inutile apportare argomenti di libertà, scelta
personale, e diritti se non si è prima eliminata la percezione del
pericolo. Tale percezione va dalle esagerazioni sul fumo attivo
alle false rappresentazioni dell’evidenza sul fumo passivo.
- Parlare del
“diritto di fumare” è tanto retorico quanto inutile. Il diritto di
fumare non è contemplato da nessuna costituzione del mondo, tranne
(e vagamente) da quella iraniana.
- Arguire e
cercare un dialogo (o un compromesso) con gli antifumo – siano
essi il ministero della salute, gli attivisti, o le varie leghe
anticancro – è uno spreco di tempo ed energie preziose, perché
questi gruppi sono perfettamente a conoscenza del falso che
promuovono, e la loro agenda è il controllo politico e
dell’informazione. Inoltre, il salutismo (che non ha nulla a che
vedere con la salute) non ammette alcun dialogo egalitario perché
convenientemente percepisce l’interlocutore quasi come se fosse
incapace di intendere e di volere a causa della sua
malattia-dipendenza.
- Sperare che
l’ondata salutista si esaurisca è inutile ed ingenuo, perché nuovi
“vizi” (implicitamente non meritevoli di rispetto e protezione, ma
solo di terapie) sono e saranno sempre scoperti nel mare
sconfinato delle associazioni statistiche, mentre non esistono
limiti alla propaganda salutista e all’accesso ai media del
ministero della salute.
- Sperare di
deviare l’opinione pubblica e gli antifumo attirando l’attenzione
su altri “vizi” come alcol, o altri “pericoli” (come gli
automobilisti che guidano male o inquinano) si è dimostrato
inutile. Se proprio non si può fare a meno di invocare la forza
dello stato, che la si invochi contro la delinquenza vera –
non contro “nuovi delinquenti” resi tali da qualche nuova legge.
Questo comune errore non solo è inefficace, ma anche e
specialmente è controproducente per le seguenti ragioni:
- Indica
all’opinione pubblica un altro oggetto per l’isterismo.
- Attira
l’attenzione dei salutisti e del ministero su un altro
bersaglio, che non sostituirà quello originale, ma si
aggiungerà alla già lunghissima lista di “minacce alla
salute pubblica” per cui saranno richiesti ed ottenuti più
fondi pubblici e più accentramento di potere politico ed
esecutivo nelle mani dei ministeri della salute.
- Crea un
senso di frammentazione nella comunità virtuale dei “viziati” –
ovvero, praticamente il 100% della popolazione quando si
sommano gli automobilisti, i fumatori, i buongustai e i
bevitori, senza contare il resto delle persone “pericolose per
la salute pubblica”.
- Si avalla,
si invoca e si legittima l’intervento dello stato nelle
abitudini dei cittadini – in altre parole: si cambia orchestra,
ma la musica è la stessa.
- Si dimostra
di appartenere comunque alla categoria mentale dei “persecutori”
– solo che si vuole che si perseguiti qualcun altro invece di
noi.
Quanto sopra è solo una breve lista di
un infinito numero di ciò che FORCES considera “sparate a vuoto”. In
sostanza e per ciò che concerne il fumo, tutti i bersagli
sono mancati se non si colpisce unicamente e in primo luogo quello
di base: la truffa del fumo passivo (analogamente per gli
altri “pericoli” additati dalla scienza rottame). Dopo
l’abbattimento di questa truffa, praticamente ogni argomento basato
su libertà, scelta, e via dicendo sarà udito e spesso anche
accettato; ma – si ripete – NON prima che si
sia dimostrato in modo conclusivo che il fumatore è innocente
dell’accusa di far del male al prossimo.
Il fumo passivo è il perno dei divieti
di fumo in tutto il mondo, ed un componente essenziale delle
campagne antifumo e dei conseguenti falsi ideologici. Inoltre,
numerose ed importanti personalità politiche e mediche si sono
irrevocabilmente esposte. Ne segue che la resistenza ad un attacco
politico, di informazione e forse anche legale – e la copertura
della frode - sarà strenua ed assoluta, e richiederà la coordinata
concentrazione di tutte le risorse disponibili perché, come abbiamo
visto, questa truffa è appoggiata da enormi potenze politiche ed
economiche e consapevolmente perpetrata dalle più alte autorità.
Stabilito ciò, è utile esaminare le
ragioni per cui finora la truffa non è stata energicamente
perseguita nemmeno dalle categorie più interessate nell’antifumo,
come sindacati di pubblici esercizi e tabaccai, fumatori,
associazioni di fumatori, gruppi libertari.
- Ignoranza
sull’argomento.
- Mancanza di
volontà di educarsi sull’argomento.
- Paura di
sfidare l’autorità istituzionale – specialmente l’intoccabile
ministero della salute!
- Vasta
intimidazione da parte dei gruppi antifumo – inclusa sistematica
diffamazione ed emarginazione professionale di medici e scienziati
dissidenti.
- Paura di
affrontare pubblicamente gli “esperti” antifumo e di uscirne
sconfitti.
- Supposizione
che il pubblico condannerebbe chi espone la truffa perché ciò
“aiuterebbe il fumo”, e quindi sarebbe politicamente sconveniente.
Alternativamente, presupposizione che “è troppo tardi e non c’è
più niente da fare”.
- Credenza in
buona fede che il fumo passivo sia effettivamente una minaccia per
la salute del non fumatore e che quindi, anche a malincuore, sia
utile sacrificarlo – non fosse altro perché il rifiuto sociale
“aiuta il fumatore a smettere”.
- Infondata
certezza che non è possibile vincere una causa legale perché “non
ci sono riuscite nemmeno le potenti multinazionali del tabacco”.
Considerazioni sulla pusillanimità
umana (che non sono pertinenti a questa analisi) a parte, la realtà
è assai diversa da quanto descritto sopra. Vediamola per punti.
- Non è vero che
bisogna essere epidemiologi o comunque esperti di statistica per
svelare e dimostrare la truffa: infatti, essa è talmente
grossolana che la può capire anche un bambino dopo aver speso
poche ore a leggere o ascoltare l’appropriata informazione.
- E’ assai più
facile mettere alle corde gli “esperti” che la persona qualunque
che a loro crede. Infatti, mentre la seconda può sempre dichiarare
un atto di fede nelle parole dei primi e chiudere il discorso, gli
esperti, in un mirato dibattito pubblico diretto o indiretto, sono
forzati sostenere le loro affermazioni con l’evidenza scientifica;
nella fattispecie, che la scienza rottame sul fumo passivo sia
scienza vera e/o attendibile – un’impresa assolutamente
impossibile.
- Per quanto
enunciato in (2), l’esperto, il ministro della salute, o qualsiasi
attivista con esperienza rifiuterà un dibattito pubblico
usando una delle seguenti giustificazioni:
- Asserendo di
voler parlare solo con un’opposizione medica – e
dimostrando pubblicamente di non poter sostenere il dibattito
nemmeno con una persona non specializzata!
- Asserendo
pubblicamente che chi chiede il dibattito è pagato dalle
multinazionali del tabacco – ed offrendo quindi il fianco per
una querela.
- Ignorando
sempre l’invito, dimostrando una coda di paglia e fornendo
“carburante politico” alla sua opposizione.
- Come ultima
risorsa, ricorrendo all’attacco ad hominem della parte
avversa, aprendosi non solo a possibili querele, ma anche alla
pubblica dimostrazione della sua mancanza di solidi argomenti.
- Qualunque sia
il caso, non è possibile rimetterci nell’invito-sfida, a
condizione che sia fatto pubblicamente e con la maggiore
esposizione possibile. Il pubblico, da parte sua,
inevitabilmente si chiederà il perché del rifiuto, e la risposta
che il pubblico si darà non potrà essere che una. Nell’improbabile
caso che l’opposizione accetti un dialogo alla pari, allora il
pubblico non avrà più dubbi.
- Quanto
descritto in 3a-3d non potrebbe succedere in un’aula di tribunale,
dove persino un ministro sarebbe obbligato a rispondere alla
corte. In tale scenario, avvocati addestrati su basi
epidemiologiche (il che, si ripete, non richiede un’enorme
investimento di risorse personali) potrebbero facilmente mettere
alle corde i più grandi “esperti” sul fumo passivo usando la
loro stessa evidenza. Infatti, ci sarebbe da sperare che
l’opposizione portasse più esperti possibile, i più famosi
possibile! Sfortunatamente, questo in Italia non cambierebbe di
molto le cose dal punto di vista legislativo. Differentemente da
altre nazioni, in questo Paese una legge – anche quando si è
dimostrato che è basata su una truffa, come è il caso della legge
antifumo – è sempre una legge che deve essere obbedita – e non
abbiamo dubbi che la legge antifumo sarà implementata con estremo
vigore e repressione, viste le pressioni degli interessi in gioco.
Ne segue che, nel nostro sistema, l’uso della truffa è legittimo
una volta che si riesce a farlo diventare una legge!
- Ciò indica che
la lotta contro la prevaricazione salutista deve essere condotta
principalmente a livello sociale, politico ed educativo per avere
poi un effetto a livello legislativo, e che solo dimostrare che
una legge è basata su una truffa non è sufficiente. Siamo
nondimeno convinti che a tale pressione sociale, politica ed
educativa solo una minoranza del pubblico potrebbe reagire
negativamente, in quanto i “pericoli” del fumo passivo sono la
comoda scusa per “togliersi i fumatori d’attorno”; la stragrande
maggioranza del pubblico sarebbe invece molto interessata a
scoprire come stanno veramente le cose, e preoccupata da un tale
livello di corruzione istituzionale.
- Dopo l’inizio
di una seria iniziativa da parte di forze anche minoritarie, le
categorie che finora non hanno “osato” attaccare la truffa di base
troverebbero finalmente il coraggio di farsi avanti sulla breccia
aperta dalla causa, aumentando geometricamente la pressione sulle
loro associazioni e sui politici – specialmente se le categorie
sono danneggiate dal divieto. Sulle notevoli, negative
ripercussioni economiche dei divieti di fumo non c’è dubbio,
perché esse si sono sempre verificate in ogni Paese
che ha vietato il fumo nei luoghi pubblici. Azioni legali contro
lo stato per risarcimento danni diventerebbero numerose,
incrementando la pressione politica.
- L’obiezione
che le multinazionali del tabacco – che sono oggetto di feroce
critica della nostra organizzazione – abbiano “fallito” è invalida
per le seguenti ragioni:
- Le
multinazionali non hanno intrapreso azioni offensive, ma
esclusivamente difensive.
- I verdetti
da miliardi di dollari tanto declamati dalla propaganda per
convincere il pubblico che “il fumo uccide - lo dicono anche i
tribunali” sono stati in gran parte corretti in appello perché
non è possibile dimostrare che il fumo provoca il cancro in
una persona; si può solo osservare un incremento di rischio
di massa. I media nostrani si guardano bene dal riportare che le
corti d’appello americane capovolgono i verdetti originali per
non contrariare l’agenda politica dell’autorità sanitaria; ma
basta un attimo di riflessione per rendersi conto che, se le
multinazionali dovessero veramente pagare tutte le centinaia di
miliardi di dollari di cui ha parlato la stampa, sarebbero già
andate in fallimento da anni nonostante la loro ricchezza.
- La volta che
le multinazionali intrapresero un’azione offensiva diretta sul
fumo passivo contro l’autorità sanitaria, essa risultò in una
spettacolare vittoria, quando nel 1998 la Environmental
Protection Agency americana fu condannata per truffa aggravata
dalla Corte Federale degli Stati Uniti.
La decisione del giudice Osteen descriveva la frode metodologica
e la mancanza di sostanza scientifica; la manipolazione dei
dati; la selezione arbitraria di certi studi piuttosto che
altri; la falsa rappresentazione dell’evidenza. La Corte ordinò
addirittura alla EPA di rimuovere il fumo passivo dalla lista
dei cancerogeni. La EPA fece appello alla sentenza e, nello
stesso anno, il Master Settlement Agreement tra gli stati e le
multinazionali ebbe luogo. In tale accordo le multinazionali si
impegnavano a non contrastare più l’operato della “salute
pubblica” in cambio della sospensione dell’incessante flusso di
cause legali che avrebbero dissanguato l’industria.
Per tale ragione, le multinazionali non si difesero durante
l’appello alla sentenza Osteen. E’ importante però notare che la
corte d’appello non annullò la sentenza sulla base della frode,
ma solo su una base tecnica di competenza territoriale. Infatti
nella sentenza si legge esplicitamente che “questa corte non
entra nel merito scientifico”.
- Prima
d’allora (1996) il Tabacco Institute australiano, paravento
locale della Philip Morris e della Pall Mall, denunciò il
National Health and Medical Research Council australiano,
capeggiato dall’antifumo Prof. Simon Chapman, per truffa,
falsificazione e soppressione di dati sul fumo passivo. La Corte
Federale australiana sostenne il capo d’imputazione in un’altra
spettacolare sentenza,
e condannò l’NHMRC a varie sanzioni penali, e all’invalidamento
degli studi, che avevano lo scopo di raggiungere il divieto di
fumo in luoghi pubblici. Ma gli effetti del Master Settlement
Agreement si fecero sentire anche in Australia, e le
multinazionali non continuarono a perseguire la truffa mentre,
nonostante la condanna ricevuta, il Prof. Chapman continuò ad
essere un importante consulente dell’Organizzazione Mondiale
della Sanità.
La frode del fumo passivo non può
essere sostenuta in tribunale – salvo, naturalmente, una
lampante corruzione dello stesso. Anche in Italia il caso della
banca Paribas costituisce un interessante precedente. La stampa
riportò in prima pagina a caratteri cubitali che, in prima istanza,
la banca fu ritenuta responsabile della morte di un’impiegata “per
fumo passivo”; ciò fu ottenuto non permettendo certe perizie – forse
perché si voleva ottenere un risultato politico. Ma in appello,
quando le perizie furono ammesse, fu rivelato che il fumo passivo
non era affatto responsabile della morte, che fu causata da
un’allergia alimentare. Ma questa volta solo pochi giornali
riportarono brevemente la notizia nelle pagine interne: bisogna
far credere che il fumo passivo uccide.
Ciò detto, abbiamo già esaminato che
nel nostro Paese la dimostrazione della truffa in tribunale non
sembra avere basi di perseguibilità e che – anche se tali basi
esistessero – non avrebbe da sola effetti sulla legislazione.
Tutto quanto finora esposto dovrebbe
aver fornito informazione sufficiente – sebbene generica – per lo
sviluppo di una strategia basata su:
- Coordinazione
degli sforzi di varie tendenze. Finora si è assistito a sforzi
individuali, dove individui o gruppi si accollavano l’intero
compito, fallendo per tutte le ragioni finora discusse o per
semplice insufficienza di energia e risorse.
- Struttura
organizzativa. Questa è sempre stata una grossa deficienza
dell’antisalutismo, di nuovo prevalentemente composto da
individualisti che tendono a respingere la strutturazione,
coordinazione e modulazione dei loro sforzi. Purtroppo, la parte
avversa è ben organizzata e super-finanziata.
- Consolidamento
dei vari gruppi in qualche sorta di unione consumatori, che
potrebbe anche essere incarnata nel gruppo FORCES, che in tal caso
dovrebbe subire appropriate alterazioni strutturali e legali.
- Dal punto di
vista delle relazioni pubbliche, la promozione del completo
rifiuto della colpevolizzazione e del conseguente atteggiamento
apologetico del bersaglio. Chi è innocente e abusato non si deve
scusare e non deve sentirsi in colpa. Anche, la costante
educazione del cittadino e la sensibilizzazione al problema della
corruzione istituzionale – partendo questa volta dalle istituzioni
della salute pubblica.
-
L’implementazione di una struttura di costante raccolta fondi per
implementare i vari programmi politici, educativi e ogni possibile
azione legale volta ad ostacolare la legge.
- Il
proponimento di piani alternativi di politica pubblica che
soddisfino i diritti di tutte le parti coinvolte - non solo
di quelle che quadrano con i piani di ingegneria sociale delle
autorità sanitarie.
- L’ottenimento
del riconoscimento ufficiale e istituzionale del diritto dello
stile di vita del cittadino – un diritto mirato, e limitato
solo dalla clausola che tale stile di vita non danneggi
gli altri.
- La
responsabilizzazione, sensibilizzazione ed educazione dei politici
sull’argomento fumo e stile di vita in generale. In una
democrazia, il politico rappresenta gli interessi dei cittadini.
Abbiamo sufficientemente dimostrato come l’argomento fumo ed altri
stili di vita non sia una frivolezza, ma un importante componente
della vita sociale, pubblica, economica e morale della nazione, e
come sia diventato l’oggetto di enormi interessi economici e
politici. D’altro canto, gli interessi di oltre 14 milioni di
italiani che fumano e che sono oggetto di infinite e crescenti
angherie da stato ed altri potentati non sono rappresentati
alle Camere, e sono privi di alcuna tutela. Lo stesso vale per
altri potenziali bersagli, come bevitori e buongustai. Ammettiamo
che questa affermazione potrebbe far sorridere – e dovrebbe,
in un clima di predominate buon senso ed equilibrio. Ma in questa
fase storica di isterismo e sbandamento collettivo causato, in
ragguardevole parte, dalla socio-ingegneria salutista, la
rappresentazione e la tutela degli stili di vita scelti dai
cittadini non è solo concepibile, ma necessaria per preservare
libertà personali, economiche, e diversità sociali; in breve,
per preservare la nostra cultura, l’alterazione della
quale è uno degli obiettivi ufficiali del salutismo. E’
tempo quindi che gli uomini politici siano pubblicamente
interrogati sulla loro posizione circa gli stili di vita, che
devono essere trasformati – assieme all’argomento integrità
istituzionale – in un punto elettorale.
- Infine,
costante educazione del pubblico sulla scienza rottame applicata
non solo al fumo, ma anche alla miriade di altre paure. L’effetto
destabilizzante dell’incessante campagna di “allarmi” su ogni
fronte con l’uso della scienza rottame è incalcolabile, ma
sicuramente immenso; e non c’è bisogno di studi per capire che i
costi economici di questa continua alimentazione dell’isterismo si
misurino in miliardi di euro.
CONSIDERAZIONI
FINALI
>> Abbiamo visto come - finora e
ovunque - la lotta antiproibizionista abbia mancato il vero
bersaglio, e che le azioni (incluse quelle dell’industria del
tabacco) sono state di carattere reattivo e difensivo anziché
pro-attivo ed aggressivo. Qui si può aggiungere che basta osservare
la presente situazione nazionale ed internazionale per rimuovere
ogni dubbio sul fatto che ciò abbia costituito un enorme errore
strategico sia dal punto di vista legale che da quello delle
relazioni pubbliche, ed è senz’altro uno dei principali responsabili
dello sbilanciamento dell’opinione pubblica a favore del
proibizionismo salutista. Nella platea della percezione pubblica ci
si aspetta che, dopo il primo attacco nell’arena, la parte aggredita
contrattacchi. Ciò non solo costituisce un buon spettacolo, ma anche
e soprattutto permette al pubblico di dividersi in sostenitori
dell’uno o dell’altro gruppo – un bisogno fondamentale che
garantisce equilibrio. Ma quando la parte aggredita non contrattacca
ma solo si difende e si lamenta, a livello percettivo ciò
costituisce ammissione di colpa, e il pubblico l’abbandona e perde
interesse, sostenendo l’aggressore. L’opinione pubblica ha sempre
ragione perché sta sempre con chi percepisce come il più forte, e la
forza è spesso identificata con avere ragione.
>> Abbiamo detto che il salutismo è
assai ben finanziato e ben organizzato. Qui si può aggiungere che
esso si muove con una strategia rigida e protocollare facile da
anticipare - un importante vantaggio per il nostro lato che deve
mantenersi agile, creativo e totalmente imprevedibile.
L’anticipazione delle mosse e delle politiche salutiste è
un’indiscussa caratteristica di FORCES, che basa l’esattezza delle
sue previsioni su un’accurata analisi storica in altre nazioni,
estrapolando le future mosse nella nostra nazione.
>> Abbiamo osservato che i fumatori ed
altre categorie bersaglio sono passivi, rassegnati e non reagiscono
– un comportamento che è esimio indicatore di disperazione.
Qui si può aggiungere che, prima di FORCES, a questi bersagli non è
mai stata offerta una struttura seria capace non solo di
difenderli, ma anche di motivarli ideologicamente e tramite
educazione. Non è mai esistita una struttura capace di
accomunarli senza essere qualche sorta di “club della pipa” o
altrimenti “club dei viziosi” (frivole associazioni senza ideologia,
con zero preparazione scientifica e senza una meta politica da
raggiungere) e capace di focalizzare l’enorme potenziale accumulato
grazie ad anni di repressione e frustrazione.
Non abbiamo dubbi che, fornite le
frecce psicologiche e ideologiche, l’immensa balestra sociale sia
pronta a scagliarle con enorme energia, e ad affidare la gestione
di tale forza a chi offre chiaramente e onestamente la struttura.
Agli alti livelli – cominciando
dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che coordina le azioni
dei ministeri della salute per l’agenda di repressione -- il
pericolo più temuto e mai citato è proprio la reazione dei
fumatori prima che la costruzione del meccanismo di totale
soppressione (che condurrà alla de-legalizzazione del tabacco) sia
completata entro i prossimi cinque anni. Per questa ragione tutto è
applicato gradualmente e progressivamente, mentre i ministri della
salute mentono ai cittadini-bersaglio sulle loro vere intenzioni per
tenerli tranquilli intanto che leggi contro di essi sono progettate
e varate, e intanto che li spaventano e li colpevolizzano.
E’ un rischioso gioco per non far scattare il grilletto dell’enorme
balestra il cui arco è ormai tirato quasi all’estremo.
Sta a noi premere il grilletto e far
scattare l’arma con successo e sul bersaglio. E la nostra
piccola forza non ci deve demoralizzare: pochi grammi applicati al
grilletto di una balestra scatenano una forza di penetrazione di
centinaia di chili per millimetro quadrato.
Possiamo avviarci alla conclusione di
questa lettura asserendo che FORCES ha bisogno di aiuto. FORCES non
ha ambizioni di potere, e gli unici suoi fini sono la sconfitta
della corruzione istituzionale, la messa al bando della scienza
rottame (che include la susseguente istituzione di commissioni per
il controllo della qualità/veridicità delle informazioni da parte
dello stato) ed il raggiungimento della tutela costituzionale del
diritto di stile di vita, cosicché i cittadini possano esercitare la
loro vita indisturbati ed essere responsabili delle loro scelte.
FORCES finora è stata operata da volontari che hanno contribuito
fondi e lavoro. Sebbene libertaria, FORCES non prende parti
politiche, che non sono né il suo movente né il suo fine. Ciò
nonostante, e per via della sua posizione di intransigenza e di
chiarezza assoluta sulla corruzione dei potentati salutisti e sui
loro falsi ideologici, FORCES è stata finora “evitata” da molti
media e forze politiche che, ignoranti sui fatti scientifici e
cieche al grande potenziale socio-politico di cui potrebbero
diventare vettori, temono la “scorrettezza politica” e l’irritazione
dei potentati.
Resta comunque vero che FORCES è al
momento l’unica organizzazione con sufficiente esperienza e
conoscenza specifica per porre freno all’espansione illimitata della
“salute pubblica” contemporanea, che si sta trasformando in tirannia
sociale e politica.
In ultima analisi, i bersagli del
nazionalsalutismo non hanno ancora recepito l’unico messaggio
salutista che allo stesso tempo è chiaro e vero: è stata dichiarata
loro guerra totale – anche se si usa l’astuzia di
attaccare le espressioni della loro esistenza anziché le persone; ma
distruggere ciò che fai è distruggere ciò che sei.
E’ certo eccessivo ma non inutile
rivedere il significato di guerra totale: abbattimento del nemico
con ogni mezzo, indipendentemente da considerazioni etiche, morali,
di giustizia o di costo. A chi è stata dichiarata guerra non
resta che una scelta: o arrendersi incondizionatamente, o dichiarare
a sua volta guerra totale. A chi non desidera essere “abbattuto”
FORCES suggerisce di adottare molto del comportamento della sua
opposizione - senza tema di “abbassarsi ai suoi livelli”, come
spesso ci è stato detto. Perché?
- Perché bisogna
riconoscere che il nazionalsalutismo ha ottenuto ciò che solo
pochi anni fa era considerato ridicolo, impossibile e
semplicemente lunatico, dimostrando che l’impossibile diventa
possibile se possibile lo si crede – un principio degno di
rispetto anche se proviene dall’opposizione.
- Perché il
successo dei loro metodi è indisputabile – e con il successo non
si discute, lo si adotta – anche quando i fini della
missione sono quelli opposti.
Grazie per la
vostra attenzione.
Gian L. Turci
Multicenter
Case–Control Study of Exposure to Environmental Tobacco Smoke
and Lung Cancer in Europe, Paolo Boffetta et al,
Journal of the
National Cancer Institute, Vol. 90, No. 19, October 7, 1998.
URL:
http://www.data-yard.net/2/12/1440.pdf
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