13 Gennaio 2003 - Immaginate una nazione dove sia possibile fumare bere e mangiare senza “avvertimenti” e retorica sanitaria e senza interferenza dello stato (e dove chi si permette di farlo è considerato, giustamente, un cafone); dove si viva senza il terrore che vivere provochi il cancro; dove si possa camminare nelle strade sapendo di non essere sorvegliati da una telecamera. Dopo, immaginate di salire sul vostro veicolo e guidare senza l’obbligo di caschi e cinture, senza posti di blocco dove “depositare” il vostro alito, senza essere dissanguati dall’assicurazione obbligatoria, senza limiti di velocità, e senza zone verdi e strisce gialle o blu. Ora, portate i vostri figli a scuola, dove si insegna loro tanta matematica (senza il calcolatore) e lettere e geografia invece di salutismo, controllo del comportamento, correttezza politica, e come condizionare voi genitori “per il vostro bene”; una scuola sui cui libri di storia Churchill ha il sigaro e Roosevelt la sigaretta perché la storia non è stata revisionata dai “politically correct” e dagli ufficiali sanitari. Poi ritornate al vostro negozio, creato senza tante ispezioni di sicurezza e conformità a pazzesche normative EU, senza cartellonistica o mille e un’altra obbligazione e tasse e licenze. In questo negozio voi vendete senza IVA, e senza la paura che la Finanza in borghese controlli le ricevute ai vostri clienti quando escono, e senza nemmeno l’obbligo di appendere il “vietato fumare”, che vi impone per legge di uscire dalla vostra proprietà se volete usare la proprietà del vostro corpo e del vostro tabacco. Questi sono solo brevi schizzi di una vita libera ormai persa allo statalismo, al principio di precauzione, alle normative, al salutismo, alla paranoia sociale. Parliamo di un’utopia? No. L’utopia è ciò non è mai esistito e a cui si tende senza poter mai raggiungere. Ciò di cui parliamo è come eravamo meno di quattro decadi fa’, il periodo più libero e ricco della storia occidentale. Molti ancora ricordano quando eravamo “indietro”, cioè quando l’Uomo arrivò sulla Luna in soli otto anni tra vere nuvole di fumo di sigaretta nei centri di controllo di Huston e Pasadena e quando, tra un hamburger e un bicchiere di birra, un caffè e un sigaro si ruppe il muro del suono, emerse l’energia nucleare, i motori dei jet e la microchip. Si era indietro a tal punto da pensare che la seguente generazione (noi) avrebbe fumato sigarette e mangiato grasse fish & chips mentre visitava le grandi stazioni orbitali durante un week-end. Grazie al “progresso” dello statalismo, dell’ambientalismo e del salutismo, fish & chips e sigarette stanno sparendo e, con esse, il sogno dello spazio e della libertà infinita è andato in fumo, e oggi la liberà fa paura al punto da identificarla con la salute. Mai nella storia recente è esistito così tanto malcontento come oggi; il disagio generale, infatti, è una delle pochissime cose su cui tutti sono d’accordo, anche se la stragrande maggioranza non sa ancora esattamente il perché. Ma noi sappiamo che tale malcontento è la risultante del crollo dei valori e dell’interferenza dello stato, che sempre più microgestisce il nostro comportamento, scelte e portafoglio, mentre ci sorveglia come un falco per essere sicuro che obbediamo sempre e comunque; che siamo d’accordo o no con tale andamento è irrilevante, e tanto inutile quanto gridare nelle orecchie di un sordo. La nostra opinione, i nostri bisogni, le aspirazioni e i valori individuali non contano più nulla, se non come funzione del grigio “collettivo” sempre più sterilizzato e rappresentato dallo stato anonimo, vestito di giacche incolori da burocrate o di camici bianchi. Quando la libertà è un valore assoluto superiore alla salute e alla sicurezza, lo spirito e l’intelletto umano danno il meglio, e salute e sicurezza vengono di conseguenza; sani sono coloro che fumano, mangiano e bevono senza lo stress, la colpa e la paura; sicuri sono quelli che non hanno bisogno di cartelli, porte blindate e telecamere per sentirsi tali. Liberi di scegliere: ciò che è stato dimenticato per paura è oggi riproposto da chi ha il coraggio della libertà. Forse è un sogno irrealizzabile; ma la storia ha già dimostrato (senza statistiche, “esperti” e “attribuzioni”) che con la libertà nulla è impossibile, se veramente esiste la volontà di farlo -- e se smettiamo di definire noi stessi con quello che non facciamo, usando il triste metro delle menti buie. Gli specchi messi sulla Luna 34 anni fa’ sembrano aver smesso di riflettere la luce del libero spirito umano. Forse su di essi si è depositata la polvere dell’oscurantismo; è tempo di dare una soffiata. Parole audaci e sogni temerari: è qui che le idee cominciano; statalismo, sensi di colpa e conformismo è dove esse periscono. Gian Turci |