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È sempre facile lamentarsi della situazione, e oggi più che mai tutti lo sappiamo fare fin troppo bene. Ma quali alternative ci sono? FORCES crede all'azione assai più che ai lamenti e ai "mugugni", che lasciano il tempo che trovano -- specialmente nelle orecchie di chi ha deciso di non sentire -- e sprecano energie e tempo prezioso. I politici che ci governano e le gang sanitarie hanno bisogno di segnali chiari, forti e inequivocabili che la gente ne ha avuto abbastanza, e che non accetta più truffe e tasse e imposizioni, propinate con tanto di retorica paternalista. Ma per muoversi sono necessarie valide, logiche e fattibili alternative -- a partire da chiare idee sulle mete da raggiungere e per l'ottenimento delle quali si sviluppano i piani di lotta necessari per la distruzione della dittatura "sanitaria".

Ecco dunque la nostra piattaforma politica e il nostro “pacchetto” di obbiettivi sociali e politici. 



Ne hai avuto abbastanza?...

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Le attività di Forces Italiana sono confacenti al suo statuto, e nessun denaro è intascato direttamente o indirettamente dal Comitato direttivo o dai soci. Tutto il denaro ricevuto da Forces Italiana è volto ai fini statutari, ed il lavoro per la sua manutenzione ed ampliamento è volontario e non pagato.

Il nostro gruppo si batte per l’insediamento dei seguenti principii e garanzie: 

  1. L’esplicita garanzia costituzionale dell’inalienabile diritto del cittadino adulto alla gestione della propria salute e del proprio stile di vita, libero dall’interferenza legale, fiscale e morale dello stato.
  1. Il divieto per l'autorità statale di mettere in atto politiche, provvedimenti, leggi,  decreti e tassazioni basati su dati e/o conclusioni derivanti da statistiche di carattere multifattoriale (esempio: epidemiologia multifattoriale), e l'adozione esclusiva, per tali provvedimenti, di metodologie scientifiche e statistiche che siano in grado di provare causalità certa.
  1. Divieto dell’uso della tassazione e dell’informazione parziale o tendenziosa da parte dello stato, volte a modificare, condizionare, forzare il comportamento degli individui o comunque costruire consenso od opinioni dei cittadini sulla base di scienza che non sia in grado di provare causalità certa.
  1. Obbligo da parte dello stato e di altri enti pubblici che usano il denaro dei cittadini, di fornire informazione sanitaria ed ambientale completa, non tendenziosa e non propagandistica, che informi il pubblico con esattezza anche sulle incertezze, dissensi, e molteplicità delle cause del fenomeno trattato. Noi crediamo che, in materia di informazione pubblica e legislazione, sia obbligo dello stato di informare la popolazione su tutti gli aspetti e punti di vista, e non solo di quelli che sono strumentali all'ottenimento di agende politiche di maggioranza - sia essa reale, presunta, o presentata come tale. Lo stato, i suoi ministeri e le sue istituzioni non sono un partito politico, ma devono rappresentare e rispettare la volontà e la dignità di tutti i cittadini, e trovare modi di agevolare una dignitosa e pacifica convivenza anche tra i cittadini la cui volontà, valori e stili di vita sono diversi o in contrasto.
  1. Obbligo da parte dello stato di mettere a disposizione e permettere accesso completo, continuo  e illimitato del pubblico a tutti i dati statistici, epidemiologici, scientifici, economici e di qualsiasi altra natura impiegati come base diretta o indiretta per proporre, varare o mettere in atto leggi, regolamenti, decreti, tassazioni, divieti e obblighi, ed altre limitazioni della libertà dei cittadini.
  1. Elezione diretta di commissioni che abbiano la funzione e l'autorità di accertare l’assenza di interessi particolari da forze economiche in quegli enti, collegi, istituzioni e ministeri sostenuti con denaro pubblico che sono responsabili per decisioni politiche e sociali, e l’obbligo da parte di tali commissioni di denunciare e quantificare al pubblico l’esistenza di tali pressioni.
  1. Il rifiuto del principio di precauzione come base morale o politica per la proposta, il varo e la messa in atto di regolamenti, divieti, tassazioni e obblighi. Il principio di precauzione è un'inversione morale e giuridica che obbliga l'accusato a provare la sua innocenza; e quando è usato per ambiente e salute, questo perverso principio richiede all'accusato di dimostrare che le sue azioni e prodotti non fanno male, ben sapendo che provare un negativo è impossibile, e quindi assicurando il successo di ogni accusa perché il principio di precauzione prescinde anche dall'obbligo di provare scientificamente l'esistenza di un pericolo: basta affermare che c'è un sospetto per regolare, vietare, tassare e demonizzare imprese e individui.
  1. La garanzia che i proventi delle tassazioni di beni, servizi, abitudini o privilegi di particolari categorie di cittadini o imprese non siano usati per sostenere campagne e propagande volte alla repressione, emarginazione, restrizione e punizione dei cittadini e/o delle imprese che pagano tale tassazione.
  1. La garanzia che i proventi delle tassazioni di beni, servizi, abitudini o privilegi di categorie di cittadini o imprese, quando non usati dall’erario generale, siano usati al solo scopo di migliorare o facilitare il godimento o l’implementazione di detti beni, servizi, abitudini o privilegi.
  1. La garanzia che, in caso di verificati danni apportati da beni, servizi, abitudini o privilegi di cui ai punti (8) e (9) che siano chiaramente dimostrabili da scienza capace di provare causalità certa, i proventi delle tassazioni su tali beni, servizi, abitudini o privilegi siano usati esclusivamente e in modo verificabile per la compensazione di detti danni.
  1. Il diritto inalienabile del proprietario/gestore di un’attività privata – anche se con accesso volontario da parte del pubblico -- di stabilire quelle regole di comportamento nella sua proprietà o attività che egli ritiene più appropriate (previo obbligo di informazione del pubblico su tali regole), con la garanzia dell’assenza dell’interferenza statale su basi sociali, sanitarie, religiose o discriminatorie, l’unica eccezione essendo la garanzia dell’incolumità personale contro pericoli che possono essere dimostrati con l’uso di scienza capace di provare causalità certa entro i parametri di (2) e di cui le vittime non siano previamente informate.
  1. Il divieto per lo stato di bandire i cittadini dalla proprietà statale mentre esercitano pubblicamente il diritto di cui al punto (1) di espletare abitudini, stili di vita ed uso di prodotti che sono legali. In caso di sostanziale conflitto tra i cittadini sull’espletamento di tali abitudini, stili di vita ed uso di prodotti vi sarà l’obbligo dello stato, quando fisicamente possibile, di assegnare l’uso di percentuali di superficie e/o volume della proprietà pubblica in funzione diretta della proporzione demografica dei cittadini espletanti le suddette abitudini, stili di vita ed uso di prodotti.
 
 
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