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lettera 3
Caro Presidente,
So molto bene quanto Lei sia
impegnato con problemi di grandissima importanza nazionale ed
internazionale, tuttavia mi sono finalmente deciso a scriverLe
perché l’argomento che intendo esporre interessa oltre un terzo
della popolazione italiana adulta. Mi riferisco ai fumatori che,
secondo le recenti ricerche dell’Istituto Superiore di Sanità,
ammontano a 18 milioni.
Premetto che io sostengo
pienamente una (corretta) campagna antifumo perché ritengo possibile
che il tabacco possa influire sull’incidenza di alcune malattie,
tanto quanto, ad esempio, l’alcool, il colesterolo, i dolci, le
merendine preconfezionate e così via. Nello stesso tempo ritengo
che il tabacco e le sopradette sostanze, a piccole dosi gratificano
il corpo e lo spirito.
La campagna antifumo è diventata
legge, grazie ai media che, ahimè, hanno persino convinto il
Consiglio dei Ministri.
Lei sa benissimo che cos’è il
potere dell'informazione, e la manipolazione della stessa: “Una
bugia, ripetuta a lungo, diventa la nuova realtà” (P. J. Goebbles,
ministro della propaganda della Germania nazista). Come buona parte
degli italiani, anch’io sarei stato vittima delle informazioni
propinate dalla maggior parte dei media sulle malefatte Sue e del
Suo governo se non mi fosse stato d’aiuto il TG 4 (piuttosto che
TG, lo chiamerei: “Il salotto di Fede”), dove, malgrado le
chiacchiere del direttore, si possono avere corrette notizie su di
Lei e il Suo governo).
Ebbene, il ministro Sirchia, è
riuscito ad occupare le prime pagine di stampa e televisione con
la sua campagna antifumo, copiata da quel che è divenuto moda nei
Paesi industrializzati, con in testa gli USA, e basata su ricerche
“scientifiche” a senso unico, grazie al sostegno delle Case
Farmaceutiche che attraverso i loro prodotti antifumo
(prevalentemente la “loro” nicotina), introitano migliaia di
miliardi di dollari all’anno. Dette ricerche si appoggiano
fondamentalmente su associazioni statistiche, non prove
scientifiche, con malattie a genesi multifattoriale. Infatti non
esiste malattia esclusiva del fumatore.
Tra i vari studi che negano la
sovradimensionata pericolosità del fumo passivo, rigorosamente
ignorati dalle campagne antifumo, vi è quello pubblicato il 17/5/03
dal British Medical Journal. Trattasi di una dettagliata analisi su
118.000 soggetti osservati per 39 anni (dal 1959 al 1998) da J.
Enstrom e G. Kabat, rispettivamente delle Università della
California e di New York, i quali hanno dimostrato che l’esposizione
al fumo di tabacco ambientale non aumenta il rischio di cancro
polmonare o di malattie cardiache o di malattie croniche ostruttive
polmonari. Tale studio è stato brevemente seguito, in qualche
giornale medico, da critiche (come si conviene a qualsiasi lavoro
scientifico), ma è stato ignorato dai media che, al contrario, se
viene pubblicato un articolo che attribuisca la causa dell’unghia
incarnita al fumo di sigaretta, ci si buttano dentro a tutto spiano.
Parimente non ha avuto alcuna
pubblicità la decisione della United States Federal Court del 17
luglio 1998 che, sulla base del peso dell'evidenza scientifica
disponibile, ha dichiarato nulle le affermazioni della U.S.
Environmental Protection Agency (EPA) circa esposizione al fumo
passivo che avrebbe un serio e sostanziale impatto sulla sanità
pubblica, e che il fumo passivo sia un cancerogeno, responsabile per
circa 3.000 morti l'anno da cancro polmonare nei non fumatori
americani.
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Il ministro Sirchia, con le sue
leggi repressive, inasprisce i fumatori senza modificarne le
abitudini, e stimola l’intolleranza verso costoro da parte dei
non fumatori. Infatti, la sua manichea campagna contro il fumo
passivo fa del fumatore un individuo che minaccia la salute e il
benessere di chi gli sta vicino, creando così una psicosi di massa.
Che una legge, distintamente
discriminatoria e di chiaro stampo nazista venisse approvata da un
Consiglio dei Ministri, rappresentante della Casa della Libertà,
francamente non me l’aspettavo!
Qualche esempio:
Bar, ristoranti e simili: La
zona per i fumatori deve occupare un’area inferiore alla metà di
quella dei non-fumatori. Ciò è impossibile per i circa 15.000
esercizi monolocali presenti in Italia e, come dice la stessa
Fipe-Confcommercio: “Sara ugualmente problematico per gli esercizi
con più locali poter attrezzare spazi separati per fumatori, in
considerazione dell’eccessiva complessità ed onerosità degli
interventi tecnici necessari.” A parte l’impatto economico per i
gestori, le caratteristiche imposte dalla legge per la zona
fumatori sono tali da dare la sensazione di un’area peccaminosa,
tipo “casa chiusa”. E pensare che una semplice insegna con la
scritta: “LOCALE SENZA FUMO” risolverebbe i problemi di fumatori,
non fumatori e gestori. Siano i clienti a decidere se favorire o
disertare questo o quel locale.
Una domanda retorica: Chi ha
votato per la CdL si aspettava di vedersi limitata la libertà
proprio a casa sua? Perché il proprietario o gestore di un locale
non deve poter decidere come condurre il proprio esercizio?
Eliminare il fumo nei treni: A
chi faceva male la carrozza fumatori se non allo stesso fumatore?
Dicono che ricerche fatte nelle carrozze non-fumatori vicine a
quella dei fumatori, hanno mostrato un alto livello di polveri
fini. Ma queste polveri sono già abbondantemente presenti nell’aria
che respiriamo! Secondo una recente analisi dell'O.M.S., relativa
all'impatto del PM10 nelle otto maggiori città d'Italia, esse
provocano ogni anno: 3.472 morti, 4.597 ricoveri per problemi cardio/respiratori,
72.884 gravi casi di bronchite/asma nei bambini.
Le lugubri scritte sui pacchetti
di sigarette a che cosa servono se non a far vedere il fumatore
nelle vesti di kamikaze? Di certo non spaventano giovani e
giovanissimi che, caso mai, trovano la cosa eccitante. Dopo tutto,
la trasgressione è propria dei giovani (vedasi la recente indagine
dell’Oms nella scuola italiana!). Dalla mia microindagine presso
alcune tabaccherie, risulta che le funeree scritte, non solo non
hanno causato alcun calo delle vendite di tabacchi, ma hanno
promosso la vendita di prodotti ritornati di moda: portasigarette
e portapacchetti che nascondono quelle epigrafi! E quest’ultime,
perché non renderle obbligatorie anche sulle bottiglie di vino,
nelle confezioni di burro, nei prosciutti, salami etc.? Nel
quotidiano U.S.A. TODAY, tempo fa, è apparsa un’indagine, condotta
dalla Robert Wood Johnson Foundation, pubblicata nella rivista
scientifica Public Health, in cui si concludeva che gli obesi
tendono ad avere problemi di salute di poco superiori a coloro che
vivono in povertà e di gran lunga peggiori di quelli dei forti
fumatori o dei grandi bevitori.
Pare che Sirchia si proponga di
mostrare, attraverso la televisione, i polmoni neri dei fumatori.
Se dovesse far questo denuncerebbe la sua ignoranza (colposa, in
quanto medico): i polmoni di tutti gli adulti che vivono nelle
moderne città sono neri per via dell’antracosi. Questa è una
pneumoconiosi determinata dal deposito di pigmento di carbone
inalato, proveniente dal riscaldamento domestico e, in maniera
rilevante, dai vapori di scarico degli autoveicoli.
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Vuole Sirchia proteggere l’uomo
da se stesso (nello stesso tempo non proteggendo la donna che
rifiuta di farsi amputare il piede, pena la morte)?
Ma chi vuole uno Stato salutista
che ti impone di vivere secondo le sue regole?
Secondo me, il divieto di fumo
trova ampia giustificazione nei locali pubblici che la gente è
costretta a frequentare (Uffici amministrativi, Poste, Ospedali,
Scuole, etc.), nei locali dove la sigaretta può essere accidentale
causa di incendi/danni a cose di pubblica utilità/interesse (Musei,
Biblioteche, ambienti affollati chiusi, etc.), in qualsiasi locale
dove il gestore decida di vietare il fumo. Lo trovo autoritario
dove si va per piacere ludico o di gola. Lo ritengo persecutorio
nelle stazioni ferroviarie e aeroporti (salvo nelle sale d’aspetto)
dove i locali sono enormi e ventilatissimi!
In riferimento agli ospedali,
preminenti ambienti di stress, perché non avere un fumoir dove il
fumatore possa calmare la tensione con un’innocente sigaretta? Idem
per balere, sale da gioco, etc.
Per quanto riguarda i bambini e
le donne gravide, è semplicemente stupido cercare di proteggerli
nei luoghi pubblici dove ci si trovano per breve tempo. Invece, chi
li protegge dai micidiali gas di scarico delle marmitte? Eh, no, i
petrolieri e le case automobilistiche non si toccano!...
La protezione di bambini e
donne gravide va fatta nell’ambito della famiglia attraverso
l’educazione, l’informazione. Ma, dategli tempo, il ministro Sirchia
penserà anche a questo: copiando quanto viene fatto in alcuni Stati
americani, verrà il divieto di fumo nelle case private. E’ facile:
viene resa obbligatoria l’installazione dei segnalatori di fumo
collegati a Polizia e Vigili del fuoco che, quando scatta l’allarme,
entrano a casa tua e se trovano sia pure un portacenere, ti danno
una salatissima multa e, se la cosa si ripete, scatta l’interdizione
o inabilitazione a protezione delle vittime.
Concludo con alcune riflessioni
da uomo della strada:
La vita media s’è allungata (la
diminuzione della mortalità infantile non entra in causa ché, da
svariati decenni, in Italia è sempre stata fra le più basse). I
sessantenni, settantenni, ottantenni e novantenni italiani
fioriscono, grazie si alle relativamente recenti migliorate
condizioni di vita e alla medicina, ma un dato incontrovertibile è
che sono e sono stati tutti fumatori, attivi o passivi; tutti sono
cresciuti in case piene di fumo; in cinema dove il fumo si tagliava
col coltello e in galleria ci si andava non per vedere il film
(impossibile) ma con la ragazza; in trattorie e ristoranti dove,
particolarmente durante i pranzi di matrimoni e simili, qualcuno
ogni tanto usciva per una boccata d’aria (allora non c’era lo smog).
L’asma, specialmente in età
pediatrica, è in continua crescita. Ciò è dovuto ad un forte aumento
dei fumatori (!) o all’incremento vertiginoso del traffico veicolare
che soffoca le vie cittadine?
Il proibizionismo non funziona .
L’esperienza fallimentare del proibizionismo dell’alcool negli USA,
insegni. Esso portò al gangsterimo e, a distanza di circa due
generazioni, nel periodo in cui vivevo colà (1960–74) avvertivo come
negli americani fosse ancora presente un istintivo senso di
qualcosa di trasgressivo verso l’alcool, certamente alimentato
dalla legge che ne proibisce il consumo prima dei 21 anni di età (18
in alcuni Stati).
Sul fatto che gli americani
siano all’avanguardia su tutt’i campi tecnologici, non ci piove.
Ciò, tuttavia, non li fa i primi della classe in tutto. Prendiamo,
ad esempio, la gigantesca lotta che, sin dal 1980, scienziati,
nutrizionisti e governo degli Stati Uniti hanno intrapreso contro
l’obesità, indicando alla popolazione di mangiare meno grassi e più
carboidrati. Gli americani hanno ubbidito: come rilevato dal
National Institute for Health, in pochi anni il consumo dietetico di
alimenti ricchi di grassi saturi e colesterolo è diminuito.
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Con il classico entusiasmo,
tutto americano, persino nelle bottiglie di acqua minerale predomina
la scritta (mi vien da pensare agli epitaffi nelle confezioni di
tabacco): NO CHOLESTEROL.
Eppure, gli americani sono il
popolo più grasso del mondo!
Se le polveri sottili da fumo
passivo fossero così micidiali come ci vogliono far credere, come
si spiega il fatto che quelle da fumo attivo non uccidano i
fumatori entro pochi anni dall’inizio della loro abitudine?
Una domanda provocatoria:
Sarebbe blasfemo considerare che quando si avverte puzza di
sigarette significa che non c’è sufficiente ricambio d’aria? Lungi
da me l’apologia del fumo (lo dico con la massima onestà) ma, se ci
si ferma un istante a considerare che monossido di carbonio, ozono,
radon, batteri e virus sono inodori, insapori e incolori, forse il
fumo potrebbe essere la cartina al tornasole che avvisa della
necessità di cambiare l’aria… Ciò varrebbe a casa, come nei
ristoranti, bar, etc. Una curiosità: quando negli aerei vi era la
zona fumatori, l’immissione di aria fresca veniva fatta
automaticamente 6 volte all’ora; con il divieto di fumo, è stata
ridotta a 3/ora (per quanto mi consta, nelle tratte italiane spesso
non ne viene fatta alcuna – Si investighi presso il personale di
servizio a bordo -), automaticamente dimezzando i costi per le
compagnie aeree e raddoppiando i rischi di infezioni respiratorie,
particolarmente la tubercolosi che, guarda caso, è drammaticamente
aumentata nell’ultima decade (questa è una semplice associazione
statistica).
Interessi sfacciatamente
economici, altro che salvaguardia della salute dei viaggiatori!
Prima che venisse lanciata la
sediziosa campagna antifumo, fumatori e non fumatori convivevano
pacificamente in bar, ristoranti e tanti altri luoghi. Oggi, chi
accenna ad accendere una sigaretta si sente addosso cento occhi
disdegnosi. E’ o non è questo un segno di intolleranza, seme di
conflitti sociali?
E’ possibile che un fumatore,
ansioso per natura o stressato da uno o più problemi personali, non
potendo trovare sfogo in una sigaretta; non potendo o non volendo
frequentare studi psicoanalitici o corsi collettivi; non volendo
sottoporsi alle terapie antifumo sia per gli effetti collaterali,
sia perché lunghe e costose, sia perché efficaci nel breve periodo,
solamente nel 15-20% dei casi (le case farmaceutiche dicono 50%) e
inefficaci a lungo termine, sia perché richiedono la volontà di
voler smettere di fumare, è possibile, dicevo, che cada nella
lusinghiera trappola della droga? Io dico, non solo che è possibile,
ma molto probabile, specialmente tra i giovani impiegati.
Un fumoir nei posti di lavoro
porterebbe, a parer mio, un incremento della produttività.
Termino dichiarando che la
campagna di dissuasione contro il fumo deve continuare, ma seguendo
un percorso rigorosamente educativo, primariamente rivolto ai
giovani sin dalla più tenera età. La formazione dei giovani non può
essere fatta con controproducenti metodi intimidatori/persecutori,
ma attraverso un programma studiato da un’equipe, non prevenuta,
di pedagoghi, psicologi e medici. In pochi anni i risultati
sarebbero eclatanti anche fra gli adulti: i genitori si sentirebbero
impacciati a fumare in casa e, sicuramente, molti smetterebbero di
fumare tout court.
Come dicono
J. Worden e B. Flynn, dell’Università di Vermont, Burlington, USA,
“It is time to stop improvising with messages that appeal primarily
to antismoking advocates and executives of advertising agencies”.
Presidente, faccia qualcosa per
la libertà di tutti, non la sola “libertà di non fumare”.
Suo
devotissimo,
Elio F.
Gagliano |