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AUMENTO GIUGNO: TOTALMENTE ARBITRARIO, MA CHI SE NE FREGA? TANTO IL POTERE LO ABBIAMO NOI, NON I CITTADINI

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23 Giugno [20:33 GMT]  - Aumento Giugno: totalmente arbitrario, ma chi se ne frega? Tanto il potere lo abbiamo noi, non i cittadiniCarissima FORCES, da oggi proseguire nel nostro piacere costa di più. Io, consumatore inquinatore ed attentatore della pubblica salute, guido la mia macchina e per ogni goccia di carburante che acquisto e consumo il 30% va a chi produce e distribuisce, il 70% va alla pubblica amministrazione che tale produzione e distribuzione gentilmente consente. Fumo la mia sigaretta e per ogni milligrammo di tabacco che acquisto e consumo il 24,5% va a chi produce e distribuisce; il resto - pari al 75,5% - va alla pubblica amministrazione che tale produzione e distribuzione gentilmente consente. Trovo osceno essere considerato nel primo caso un semplice consumatore mentre nel secondo caso sono uno sporco reietto che non merita neanche la considerazione che al semplice consumatore di cui sopra è concessa.

Ma così è pilotata la pubblica opinione.

Certamente come inquinatore e attentatore alla pubblica salute sono molto attivo e quindi generatore di danno come automobilista. Tanto dannoso che tutti i sindaci di tutte le città ed anche di molti paesi di poche anime, hanno nel loro programma l’attuazione di norme anti-inquinamento che inevitabilmente vanno a ledere il mio diritto di proprietà (l’automobile o la motocicletta o il “motore alimentato da combustibili di origine petrolifera”) o impedendomi di utilizzarla o in zone o in periodi definiti o in una inopinata combinazione dei casi. Ma le tasse e le imposte che sul mio bene gravano restano invariate, anzi periodicamente aumentano e più il mio “motore” è datato più le tasse sono salate. In sostanza sono sempre più limitato nel godimento della proprietà e pago sempre di più per il godimento residuo.

Quando poi riveleremo al mondo che la famosa benzina verde è più inquinante, ed in maniera permanente, rispetto alla vecchia “rossa” forse ci scopriremo tutti un po’ coglioni per aver dato retta alle verità delle case petrolifere, a quelle dei costruttori che sempre più spingono per modifiche periodiche della normativa antinquinamento al fine di spingere il mercato al rinnovo sempre più frequente del parco circolante, e agli amministratori pubblici che alle stesse si sono affidati per le loro decisioni. Non dimentico l’affermazione di Cesare Romiti (anni ’90) relativa la fatto che una macchina non “deve” durare più di dieci anni.

Ma torno alla mia povera sigaretta ed al danno che provoco al mondo ed all’ambiente a me più vicino che subisce i danni del mio sconsiderato comportamento da fumatore impenitente. Non voglio paragonare i danni derivanti dall’uso degli idrocarburi con i danni derivanti dall’uso del tabacco perché credo non ci sia alcuna possibilità di raffronto serio.
Non voglio neanche contestare l’ennesimo aumento deciso nottetempo (perché non deciderlo dopo un chiaro annuncio e diurno? Ma c’è qualcosa da vergognarsi?) sulle sigarette.

Quello che contesto è il metodo. Lo Stato non è una azienda privata, ma disgraziatamente si sta comportando come una azienda privata che decide i propri listini come e quando vuole e li decide sui prezzi di un bene che soltanto parzialmente produce. Quello che è vergognoso è che lo faccia in un règime di monopolio. Le sigarette che tanti milioni di persone acquistano non sono un bene oggetto di libero commercio, bensì sono un bene soggetto ad una normativa forte che impone regole di distribuzione, prezzi, tasse ed imposte. Il metodo è ancora più iniquo considerando il fatto che il recente aumento, come anche i precedenti, non è stato annunciato né l’ipotesi sottoposta ad alcun dibattito pubblico.

Ma ancor più grave è il fatto che è stato attuato nel più pieno silenzio della stampa. Come consumatore di idrocarburi mi sono sentito preso profondamente per i fondelli dal momento della “liberalizzazione” del mercato, data a partire dalla quale i miei costi per l’acquisto del carburante necessario è continuata a salire alle stelle indipendentemente dall’andamento del costo della materia di base (aumento il petrolio = la benzina costa di più, diminuisce il costo del petrolio = la benzina costa sempre lo stesso in attesa del prossimo aumento. Esattamente come accade con le banche grazie alle “regole di trasparenza” adottate.). Il mercato del tabacco non è liberalizzato ma il costo aumenta, non per l’aumento del costo della materia di base, ma per l’aumento dell’imposizione fiscale. Sono convinto che se anche in questo settore si andasse ad una liberalizzazione andremmo sulla stessa strada seguita per gli idrocarburi, o dalle banche o dalle assicurazioni. Non è quindi un problema di concorrenza, che non può esistere quando gli attori sul mercato sono meno delle dita di un paio di mani e quando lo Stato ha agio su tutti i prodotti in commercio).

Il vero problema è che ci vorrebbe un po’ di merce rara: un po’ di onestà, equità e trasparenza. Mi chiedo dove siano e come occupino il loro tempo le varie autorità a garanzia dei diritti del cittadino che pure esistono. E non mi riferisco alla varie e troppe associazioni private che operano in nome della difesa del consumatore avocandosi, inopinatamente, il diritto di scegliere quali siano i diritti. - Diego Lilli

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