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Giugno
[20:33 GMT]
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Aumento Giugno: totalmente arbitrario, ma
chi se ne frega? Tanto il potere lo abbiamo noi, non i cittadini
- Carissima FORCES, da oggi proseguire nel nostro piacere costa
di più. Io, consumatore inquinatore ed attentatore della pubblica salute,
guido la mia macchina e per ogni goccia di carburante che acquisto e
consumo il 30% va a chi produce e distribuisce, il 70% va alla pubblica
amministrazione che tale produzione e distribuzione gentilmente consente.
Fumo la mia sigaretta e per ogni milligrammo di tabacco che acquisto e
consumo il 24,5% va a chi produce e distribuisce; il resto - pari al 75,5%
- va alla pubblica amministrazione che tale produzione e distribuzione
gentilmente consente. Trovo osceno essere considerato nel primo caso un
semplice consumatore mentre nel secondo caso sono uno sporco reietto che
non merita neanche la considerazione che al semplice consumatore di cui
sopra è concessa.
Ma così è pilotata la pubblica opinione.
Certamente come inquinatore e attentatore alla pubblica salute sono molto
attivo e quindi generatore di danno come automobilista. Tanto dannoso che
tutti i sindaci di tutte le città ed anche di molti paesi di poche anime,
hanno nel loro programma l’attuazione di norme anti-inquinamento che
inevitabilmente vanno a ledere il mio diritto di proprietà (l’automobile o
la motocicletta o il “motore alimentato da combustibili di origine
petrolifera”) o impedendomi di utilizzarla o in zone o in periodi definiti
o in una inopinata combinazione dei casi. Ma le tasse e le imposte che sul
mio bene gravano restano invariate, anzi periodicamente aumentano e più il
mio “motore” è datato più le tasse sono salate. In sostanza sono sempre
più limitato nel godimento della proprietà e pago sempre di più per il
godimento residuo.
Quando poi riveleremo al mondo che la famosa benzina verde è più
inquinante, ed in maniera permanente, rispetto alla vecchia “rossa” forse
ci scopriremo tutti un po’ coglioni per aver dato retta alle verità delle
case petrolifere, a quelle dei costruttori che sempre più spingono per
modifiche periodiche della normativa antinquinamento al fine di spingere
il mercato al rinnovo sempre più frequente del parco circolante, e agli
amministratori pubblici che alle stesse si sono affidati per le loro
decisioni. Non dimentico l’affermazione di Cesare Romiti (anni ’90)
relativa la fatto che una macchina non “deve” durare più di dieci anni.
Ma torno alla mia povera sigaretta ed al danno che provoco al mondo ed
all’ambiente a me più vicino che subisce i danni del mio sconsiderato
comportamento da fumatore impenitente. Non voglio paragonare i danni
derivanti dall’uso degli idrocarburi con i danni derivanti dall’uso del
tabacco perché credo non ci sia alcuna possibilità di raffronto serio.
Non voglio neanche contestare l’ennesimo aumento deciso nottetempo (perché
non deciderlo dopo un chiaro annuncio e diurno? Ma c’è qualcosa da
vergognarsi?) sulle sigarette.
Quello che contesto è il metodo. Lo Stato non è una azienda privata, ma
disgraziatamente si sta comportando come una azienda privata che decide i
propri listini come e quando vuole e li decide sui prezzi di un bene che
soltanto parzialmente produce. Quello che è vergognoso è che lo faccia in
un règime di monopolio. Le sigarette che tanti milioni di persone
acquistano non sono un bene oggetto di libero commercio, bensì sono un
bene soggetto ad una normativa forte che impone regole di distribuzione,
prezzi, tasse ed imposte. Il metodo è ancora più iniquo considerando il
fatto che il recente aumento, come anche i precedenti, non è stato
annunciato né l’ipotesi sottoposta ad alcun dibattito pubblico.
Ma ancor più grave è il fatto che è stato attuato nel più pieno silenzio
della stampa. Come consumatore di idrocarburi mi sono sentito preso
profondamente per i fondelli dal momento della “liberalizzazione” del
mercato, data a partire dalla quale i miei costi per l’acquisto del
carburante necessario è continuata a salire alle stelle indipendentemente
dall’andamento del costo della materia di base (aumento il petrolio = la
benzina costa di più, diminuisce il costo del petrolio = la benzina costa
sempre lo stesso in attesa del prossimo aumento. Esattamente come accade
con le banche grazie alle “regole di trasparenza” adottate.). Il mercato
del tabacco non è liberalizzato ma il costo aumenta, non per l’aumento del
costo della materia di base, ma per l’aumento dell’imposizione fiscale.
Sono convinto che se anche in questo settore si andasse ad una
liberalizzazione andremmo sulla stessa strada seguita per gli idrocarburi,
o dalle banche o dalle assicurazioni. Non è quindi un problema di
concorrenza, che non può esistere quando gli attori sul mercato sono meno
delle dita di un paio di mani e quando lo Stato ha agio su tutti i
prodotti in commercio).
Il vero problema è che ci vorrebbe un po’ di merce rara: un po’ di onestà,
equità e trasparenza. Mi chiedo dove siano e come occupino il loro tempo
le varie autorità a garanzia dei diritti del cittadino che pure esistono.
E non mi riferisco alla varie e troppe associazioni private che operano in
nome della difesa del consumatore avocandosi, inopinatamente, il diritto
di scegliere quali siano i diritti. - Diego Lilli |
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