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I treni appartengono anche a chi fuma, e fumare sul treno nel proprio vagone non da fastidio a nessuno!
Boicotta i treni, causa danno!

 

L’equivoco che tiene prigionieri i non-fumatori
(parodia realista del quasi omonimo articolo del Corriere della Sera)

Leggere prima l'articoletto del Corriere della Sega || Se il collegamento è scaduto, clicca qui.


29 Novembre 2005 - Smettere di fumare significa perdere qualcosa, come la capacità di rilassarsi e un piacere di vivere. Sono molte le leggende metropolitane e gli stereotipi circolati oggigiorno a colpi di milioni di Euri dagli amici dell’industria farmaceutica e del proibizionismo. Tra i molti, per esempio, quello di non gustare in pieno sapori e profumi, un'affermazione - come tutte quelle sul fumo, del resto - non comprovata dalla scienza.

Nel 1600 chi fumava lo faceva mettendo a repentaglio la propria vita: nell’Impero ottomano i fumatori venivano trascinati alla gogna per le vie della città e in Iran ai mercanti di tabacco erano pubblicamente tagliati il naso e le orecchie. In Russia i fumatori venivano scudisciati e condannati a morte se recidivi, mentre in Cina a chi fumava veniva direttamente tagliata la testa. Dalle nostre parti i risvolti erano meno drammatici, si rischiava soltanto la scomunica.

Oggi queste cose sono (per ora) solo virtuali, ma chi si illude che abbiamo progredito intellettualmente e socialmente deve darsi una scrollata: basta leggere le campagne salutiste circolate dai giornali, che vogliono riportarci alle culture su enunciate. Chi smette di fumare lo fa per imitazione, per sentirsi più sicuro di sé, perché crede di migliorare le proprie prestazioni psichiche o fisiche o, semplicemente, perché ha paura delle morti e delle malattie attribuite al fumo da incompetenti e da gente con pochi scrupoli che cerca di coprire i fallimenti delle cure ormai promesse da decenni e mai realizzate, ma che vogliono continuare a incassare mazzette e/o milioni di Euri pubblici mentre le loro cliniche private diventano sempre più fastose e redditizie.

Smettere di fumare è una maniera di esistere che non ha una ragione vera e precisa, ma che è difficile resistere per via della pressione politica a cui si è sottoposti. Si cerca di convincerci che una vita senza sigarette significhi guadagnare impareggiabili momenti di piacere, benessere fisico, sicurezza, prestigio sociale, e ci viene detto che smettere fa bene e ci salva dalla morte – subliminalmente, quindi, che diventeremo immortali. Non ci si rende conto che è vero proprio il contrario.

Senza il fumo si corre un più grande rischio di malattie come il Parkinson e l’Alzeimer, mentre gli ex-fumatori sono quelli che fanno più uso di ospedali come ampiamente dimostrato da grossi studi (ora insabbiati) di carattere non epidemiologico ma reale [1, 2]. Si riduce la capacità psicomotoria. La testa è più annebbiata, e si diventa "acidi" e intolleranti perché in continua privazione di una gioia semplice ma tanto gratificante. Si riduce anche la capacità di sopportare lo stress che, oggigiorno, è più forte che mai; per tale ragione (tra le molte), si ingrassa, si dorme peggio e il sonno è più agitato. Anche problemi più seri – come ulcere, coliti, cancro allo stomaco e cancro al seno sono assai meno frequenti nei fumatori, come dimostrato da numerosi studi ora insabbiati.

Fumare migliora persino l’aspetto estetico: la pelle è più rilassata e l’espressione meno nervosa perché si è più in pace col mondo. Spariscono i tic nervosi facciali di cui l’ex ministro ed ex-fumatore Sirchia è un vistoso esempio, ed il ricorso al dentista è senz’altro minore, come dimostrato da una molteplicità di studi ora insabbiati. Si riduce il rischio di mortalità da infarti, l'insorgenza di congiuntiviti e l'uso dei dentisti (come dimostrato da numerosi studi ora insabbiati), mentre l’alito non è sgradevole e soprattutto sgradito agli altri, perché è spesso mascherato dal sapore del fumo. Chi è costretto ad essere a distanza ravvicinata con un non fumatore avrà potuto notare che spesso l'alito del compagno è veramente "di merda" per via di cibi mal digeriti e non addolcito dal piacevole sapore del tabacco. Fumare migliora anche l’igiene personale perché si tende a lavare più spesso se stessi e gli abiti, che non emanano più l’acre odore del sudore. Il fumo contribuisce fortemente all’economia, mentre diminuisce vistosamente i costi sociali, come dimostrato da autorevoli studi ora insabbiati. Chi fuma, insomma, ha di fronte a sé una vita decisamente migliore.

Quindi fumare non è meno piacere, ma più piacere, non meno vantaggi ma più vantaggi. Fumare non è una debilitazione, ma un arricchimento: più efficienza fisica, più allegria, benessere, aspetto migliore, maggiore voglia di stare con gli altri.

I più accaniti

A smettere di fumare sono più spesso gli uomini, ma le donne fumatrici sono in costante aumento dimostrando – contrariamente a quanto crede il folklore popolare – di essere meno isteriche e credulone delle loro controparti maschili. I maschi cominciano a fumare prima, verso i 14-15 anni, le femmine a 17-18 anni, e molte addirittura dopo i 30 – dimostrando una maggiore consapevolezza e maturità per ciò che è bene per loro. Prediletta è di gran lunga la sigaretta, utilizzata dal 96% dei fumatori, mentre sigari e pipa hanno un ruolo molto limitato e sono diffusi soprattutto tra le persone anziane. I più dediti al fumo sono gli operai, mentre le casalinghe fumano molto poco per via del minore stress; se il grado di istruzione non influenza molto il consumo di sigarette tra i maschi, nelle donne il diploma e la laurea favoriscono notevolmente l’abitudine: le forti fumatrici sono soprattutto manager o professioniste perché, tra i benefici del fumo, l’effetto rilassante è da sempre noto a tutti.

Perché si prova

Si inizia a fumare di solito nell’adolescenza, quando le sollecitazioni all’antifumo sono molte e diverse e, in genere, le informazioni sui possibili benefici del tabacco sono oggi insabbiate. Uno dei motivi che spinge ad accendere la prima sigaretta è il desiderio di costruire un mondo adulto in tempi in cui gli adulti non sono riusciti a crescere e credono ancora alla fata Morgana, che ha cambiato il suo abito azzurro in un camice bianco e ha sostituito la bacchetta magica con l’epidemiologia. La sigaretta tuttavia soddisfa anche un bisogno di trasgressione e il fumo assume perciò una duplice valenza: fa diventare più grandi - e quindi porta con sé il gusto del proibito - mentre permette la distinzione dai più anziani, che tendono a smettere per timidezza e paura. A volte fumare rappresenta un rituale, costituisce una sorta di evasione, un compenso, uno sfogo motorio a una tensione ansiosa creata non solo dalle campagne antifumo, ma anche dalla moltiplicazione geometrica di leggi, regolamenti, divieti, tasse e sorveglianze.

Il fumatore conosce genericamente i problemi che si dice siano legati al fumo, ma tende a esagerarli: per esempio, numerose inchieste hanno dimostrato che il fumatore crede di avere oltre il 50% di possibilità di morire di cancro polmonare mentre – anche nell’ipotesi che il fumo fosse l’unica causa di cancro polmonare invece di una su oltre quaranta – le sue possibilità sarebbero ancora solo una su mille. Insomma fumare rappresenta, oggi più che mai, un segno di distinzione – perché solo persone specialmente forti riescono a non farsi influenzare dalla retorica antifumo circolata da media mentecatti e dalla spazzatura pseudo-scientifica circolata dai ciarlatani della “salute pubblica”. Forse è questa la ragione per cui i fumatori, come tutte le élite, sono una minoranza – o almeno, così si vuol far loro credere forse per tentare di prevenire quella ribellione sociale per cui i tempi stanno maturando.


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