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L'ASSORDANTE SILENZIO DELLA STAMPA: quando non può disinformare sul fumo, tace |
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Informazione Censurata o Ignorata |
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BEN FATTO! - La famiglia di una donna che aveva vinto una causa contro una multinazionale del tabacco è stata forzata da una corte d’appello australiana a ritornare il bottino di 700.000 dollari, più le spese giudiziarie, più 27.500 dollari di interessi. Finora sono stati restituiti solo 687.560 dollari dell'oltre il milione dovuto in totale. Notare la brevità con cui la notizia è riportata perché, ovviamente, non è politicamente corretto mettere in risalto che giustizia è stata fatta ad una multinazionale del tabacco. Infatti, è sorprendente che la notizia sia stata riportata! Altre fonti ci informano che la ragione della restituzione è sempre la stessa: quando si arriva alla scienza VERA, non si può provare che il fumo provochi il cancro (o se sia stato l’unica causa) e, quando la corruzione non è riuscita a contaminare il tribunale, il verdetto è inevitabile. Si spera che questo serva ad esempio per altri approfittatori, scoraggiandoli dall’assalto alla carovana del tabacco. Naturalmente, la multinazionale che ha ottenuto la restituzione non è la Philip Morris ma la British American Tobacco che, a differenza della sua controparte, sembra avere ritenuto un’apparenza di dignità e di “testosterone aziendale”. | 12 Dicembre 2002 | News.com.au
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MULTINAZIONALI-MASSACHUSSET 1 - 0 - Silenzio, ragazzi, silenzio! Non bisogna far sapere che Big Tabacco vince le cause legali… altrimenti, che razza di cattivi sono, se vincono?... Si, in caso FORCES pubblichi la notizia, possiamo sempre dire che le corti federali americane sono vendute sottobanco all’industria del tabacco, tanto per consolarci, ma è meglio comunque non parlarne! Le multinazionali del tabacco hanno vinto un importante caso in Massachusset, riuscendo ad abolire una legge che avrebbe obbligato i produttori a rivelare gli ingredienti delle loro sigarette. Il mito degli additivi nel tabacco aggiunge mistero alla sinistra figura del “cattivo”, che segretamente mette nel tabacco ingredienti che assicurano la dipendenza e la morte del fumatore (e dimenticando opportunamente che un cliente morto non può più comprare sigarette!). Ciò però aggiunge intrigo emozionale alla superstizione medievale del satanico untore-produttore. La meschinità dei propagandisti antifumo (in questo caso italiani) diventa evidente quando certi gruppi ci dicono che i produttori mettono cacao e cioccolato nelle sigarette per attrarre i bambini! Solo una mente gretta e perversa come quella degli antifumo può esibire tale pochezza, che dimostra però il loro modo di pensare. Tra l’altro, come fanno a sapere che c’è cacao e cioccolato se gli ingredienti sono misteriosi?... Il fatto è che ogni laboratorio chimico può stabilire quali sono i componenti di una sigaretta; che le quantità di tossici in una sigaretta sono in realtà minime; che il rischio aumenta con l’uso; che i “cancerogeni” del tabacco sono gli stessi che respiriamo in centro città (perché non obblighiamo i produttori di auto a mettere una lista dei 4.000 tossici che escono dal tubo di scappamento di ogni veicolo sul bagagliaio? Risposta: Perché non ci sono fondi farmaceutici e di stato a spingere l’agenda, come esistono invece per i cialtroni antifumo). Ad ogni modo, per chi è interessato, l’industria del tabacco canadese, già da tempo, ha reso noti gli ingredienti nelle sigarette; ed è proprio per questa ragione che si è scelto di ignorare tale lista: perché essa dimostra chiaramente che gli “ingredienti misteriosi” nelle sigarette sono ancora un’altra tattica terroristica delle campagne antifumo, di cui è complice anche la “salute” pubblica, finanziata coi soldi dei contribuenti. |
9 Dicembre 2002 | The Boston Globe
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20 Settembre 2002 | Reuters
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Vittoria contro la truffa del
fumo passivo - Totalmente ignorata
dai media, ecco unimportante vittoria nella recente lunga catena di trionfi
dellindustria del tabacco americana contro i truffatori antifumo. Questa vittoria è
particolarmente importante perché riguarda la truffa del fumo passivo, ed è quindi
comprensibile il silenzio dei media leccafondelli; essa potrebbe indebolire la campagna disinformativa
in corso. Suzette Janoff,
ex-attendente di volo della American Airlines dal 1983 al 1996, ha cercato di estorcere
500.000 dollari dai produttori di sigarette affermando che il fumo passivo le ha causato
la sinusite cronica. Ma i sei membri
della giuria non si sono lasciati raggirare dai truffatori in
camice bianco che le sono sfilati loro davanti, ed hanno
bocciato la Janoff e gli attivisti che la sostenevano allunanimità. Neil Kodsi,
avvocato dellindustria, ha affermato dopo il processo: "Il verdetto di oggi
dovrebbe servire da monito agli avvocati [degli antifumo] che questo tipo di
cause, basate su lamenti, non passano lesame del pubblico". Il fumo passivo è una truffa statistica senza fondamenta scientifiche, che può essere solo sostenuta da unincessante propaganda resa possibile da fondi illimitati di Stato e farmaceutici; ma quando si porta la scienza allesame della giustizia, se giudici e giurati non sono dei venduti, il verdetto non può essere che: "innocente". |
6 Settembre 2002 | Marketwatch
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La Philip Morris manda in
fumo una causa antifumo - "Si interrompe la
serie di cause vinte da singoli fumatori contro le multinazionali del tabacco, considerate
responsabili di gravi malattie contratte dagli appassionati della sigaretta. Dopo cinque
vittorie consecutive riportate dal 1999 da cittadini americani nei confronti delle grandi
case produttrici, ad alzare le braccia questa volta è infatti la Philip Morris, cui la
corte di St. Petersburg in Florida ha riconosciuto la piena estraneità nella comparsa di
un tumore alla laringe di Robert Tune, capitano della polizia del New Jersey in pensione e
accanito fumatore dal 1940.
Il verdetto raggiunto dalla corte di St. Petersburgh va
così a chiudere la serie di sentenze favorevoli ai fumatori, fermatasi a cinque, tutte
concentrate nella striscia orientale degli Stati Uniti in California e Oregon". Anche Il Nuovo fa il suo dovere di "stampa responsabile" disinformando il pubblico sulla saga del tabacco e non riportando, infatti, che quattro delle cinque cause menzionate sono state già vinte in appello (quindi la PM non ha pagato una lira perché non si è potuto dimostrare, come al solito, che il cancro è stato provocato dal fumo), mentre una è tuttoggi in sospeso in fase di appello. Notare anche come si inculchi la percezione che siano I FUMATORI ("vittime") a fare causa alla PM (cattiva "predatrice") -- e non la realtà che sono invece gli avvocati-squalo antifumo che usano certi fumatori per estorcere denaro alle multinazionali (e quando talvolta riescono a prevalere, i fumatori che si sono prestati all'inghippo sono regolarmente fregati perché non vedono mai una lira). Due ultime note: coloro che sono competenti sulla situazione legale della farsa antifumo sanno che, se la PM non avesse vinto questa causa in Florida, un effetto a catena di azioni legali lavrebbe mandata in bancarotta, e ciò avrebbe significato la perdita dell'incasso di circa 100 miliardi di dollari da parte dello stato nei prossimi 21 anni dal Master Settlement Agreement del 1998; quindi il fatto che non si può provare o quantificare scientificamente che il fumo causi il cancro nelle "parti lese" è venuto fuori subito e in gran carriera infine, ci risulta che la California e lOregon siano nella parte occidentale degli Stati Uniti. |
28 Maggio 2002 | Il Nuovo
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... E ancora una volta ci
fanno la figura dei fessi; ma il silenzio dei ruffiani mediatici è sempre
assoluto - Molti lettori si ricorderanno della fanfara messa su dai media allinizio
dellestate scorsa circa il fatto che lUnione Europea aveva deciso di fare
causa ai giganti del tabacco nelle corti americane per "recuperare" le tasse
"perse" per via del contrabbando. Molti ruffiani mediatici, applaudendo
alliniziativa contro lindustria, trascuravano naturalmente di menzionare che
se le tasse sulle sigarette fossero ragionevoli il contrabbando non
esisterebbe. I propagandisti
antifumo, invece, ancora una volta misero in cattiva luce le multinazionali del
tabacco con illazioni per far capire che le multinazionali erano in
cosca con i contrabbandieri. Il fatto che il Canada, pochi mesi prima, fosse stato
cacciato fuori dalle corti USA per aver presentato la stessa causa non fu
certo un deterrente per lEU. Lo scopo principale degli antifumo, infatti, è
quello di far credere al popolo che i produttori di tabacco siano dei delinquenti,
dimostrando così ancora una volta quanto essi percepiscano gli altri a loro immagine e
somiglianza. FORCES predisse che la causa non avrebbe fatto alcuna strada.
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26 Febbraio 2002 | Los Angeles Times
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ALLA FACCIA DELLA PROPAGANDA Gli ambienti finanziari si aspettano che le cifre del quarto trimestre del 2001 concernenti la Philip Morris saranno eccellenti. Gli affari non sono mai andati così bene, ed i profitti sono abbondanti. Forse è per via delle altre industrie controllate dalla PM, o forse perché i "cattivi" stanno "rovinando" il Terzo Mondo? No: gli affari vanno a gonfie vele specialmente grazie ad una "strong domestic performance", ovvero il mercato interno degli Stati Uniti. Ma come mai, se tutti i media e le campagne antifumo ci dicono che praticamente tutti in America stanno "vedendo la luce" e smettendo di fumare? Come è mai possibile, con una campagna "sanitaria" al vetriolo, e tasse che spesso portano il costo di un pacchetto a 10.000 lire? Le risposte sono tanto semplici quanto politicamente tabù: primo, più si mente alla gente sul fumo e più la gente fuma, proprio sul muso dei prezzolati farmaceutici e dei burocrati di carriera; secondo, alla gente piace fumare, e la gioia di accendere vale di più dei pochi anni (statistici) extra che laustera vita salutista ci promette. Si vive una volta sola: tanto vale vivere come ci piace. | 7 Febbraio 2002 | Ananova
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PAURA IN CALIFORNIA Forse alcuni ricorderanno che, qualche anno fa, la cricca antifumo
americana riuscì a forzare legalmente lindustria del tabacco a consegnare camion
pieni di documenti sulle attività dellindustria degli ultimi decenni. Assolutamente
nulla di illegale fu scoperto dopo unanalisi letteralmente microscopica; l'unica
documentazione "scottante" fu che lindustria aveva cercato di
difendersi dalla scienza rottame assumendo scienziati per contestare le truffe
scientifiche, e che unindustria perfettamente legale aveva piani per assicurare la
sua sopravvivenza economica tramite marketing. Lo "scandalo" di tali attività
è ancora oggi abbondantemente sfruttato dallestablishment antifumo internazionale.
Una delle principali produttrici di scienza rottame (e non solo antifumo) è
lUniversità della California, autrice di numerosissimi e "autorevoli
studi" sulle conseguenze sanitarie del fumo attivo e passivo. Luniversità,
abbondantemente finanziata dallindustria farmaceutica, è tra i "motori"
dei divieti di fumo in tutto il mondo. Ma ecco la buona notizia: lindustria del tabacco sta forzando legalmente luniversità a consegnare camion pieni di documenti concernenti lattività antifumo e i dati degli "studi" contro il fumo degli ultimi 50 anni! Tremino dunque i truffatori antifumo. Negli ultimi sette anni FORCES International ha meticolosamente documentato le attività, spesso criminali, dei salutisti antifumo: gli studi falsi ed alterati; i database segreti cui è vietato laccesso al pubblico; le vergognose affermazioni di accademici, medici, scienziati e ricercatori "indipendenti", ma letteralmente sui libri paga delle multinazionali farmaceutiche e dello Stato. Ora, finalmente, ci può essere la possibilità di vedere come e quando quegli studi sono stati falsificati o manipolati. "Questa è una seria violazione della libertà accademica e dei diritti della nostra facoltà", piangono gli antifumo, ritratti dai media come vittime di intimidazione da parte dei grandi "cattivi", mentre offrono una disperata resistenza. Ma perché mai, cè da chiedersi? Perché lottano? Non sono forse veri i loro "studi" e quindi, che hanno da temere? Domande retoriche, naturalmente, perché la realtà è politicamente "molto scorretta". Se si riesce ad entrare nelle fortezze degli antifumo, infatti, è molto probabile che si scoprano prove di truffe sufficienti per anni di galera. Non possiamo quindi che applaudire a questa iniziativa. Se l’industria avrà successo, infatti, sappiamo già che ne vedremo delle belle. |
25 Gennaio 2002 | New York Times
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