Spettabile FORCES,
sono
un pipatore di 24 anni e apprezzo molto la controinformazione (o, ad
esser sinceri, l'informazione corretta) che il vostro sito tenta di
fare contro gli sciocchi allarmismi e le faziosità del salutismo di
Stato.
Noi fumatori veniamo emarginati, ma nessuno si preoccupa di mettere
in luce che il nostro "vizio" (francamente non mi sento un vizioso,
che Sirchia mi perdoni) da' allo Stato tanti tanti quattrini;
nessuno si preoccupa di dire che un tabacco (parlo della pipa, ma
per le sigarette è la stessa storia) che in Italia costa 100, in
Svizzera costa 70 se non 50. Questa differenza - che a volte risulta
veramente impressionante - costituisce un incasso a tutto
appannaggio dello Stato italiano, lo stesso Stato che ci discrimina.
Nella Costituzione Italiana è scritto che "Tutti i cittadini hanno
pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza
distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni
politiche, di condizioni personali e sociali.
E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine
economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e
l'eguaglianza dei cittadini,che impediscono il pieno sviluppo della
persona umana [...]" (Art.3) La maggior parte delle manovre
sirchiane sono tuttavia rivolte al creare delle barriere e delle
ghettizzazioni fra fumatori e non. Emblematico di questa strategia è
il divieto di fumo sui treni, che ormai marcia a pieno regime con
gran soddisfazione di tutti i non fumatori e gran sorrisi di Sirchia.
Sul sito di Trenitalia si legge lo slogan di questa campagna:
"Libertà di non fumare". Il problema è che anche i fumatori hanno
diritto alla libertà di fumare perchè l'uguaglianza fra i cittadini
è sancita dalla Costituzione e, soprattutto, perchè anche i fumatori
contribuiscono con le loro tasse alle entrate dello Stato.
Ora si dice che verranno aumentate le accise sui tabacchi (per
questo motivo il 9 dicembre i tabaccai sciopereranno) e ciò si
tradurrà in un ulteriore incremento del prezzo dei tabacchi
medesimi. Il problema è che molti fumatori non si rendono conto che
lo scopo di questo salutismo in realtà non è imporre il divieto di
fumo in tutta la Nazione, quanto -a mio avviso- l'avere un pretesto
per aumentare il prezzo di un bene acquistato da 14 milioni di
italiani dicendo contemporaneamente "non si deve fumare" e riducendo
di fatti i fumatori a cittadini di serie B. In Italia non verrà mai
varato il divieto di fumo Buthan-style, per il semplice fatto che
senza gli introiti derivanti dalle tasse sul tabacco il nostro Stato
finirebbe presto in bancarotta. Questo comportamento ipocrita (a
voce blaterano contro il fumo, ma poi sono contenti che si fumi
perché è tutto guadagno) è vergognoso, ma continuerà ed assumerà
toni sempre più drammatici perchè i fumatori stanno zitti. A parte
associazioni come FORCES, non c'è nessuno che li tuteli e alla fin
fine molti di loro si sentono inconsciamente colpevoli di fumare.
Stando così le cose, a mio avviso bisognerebbe iniziare a ribellarsi
e a far sentire la nostra voce. Notevole in tal proposito è la
vostra iniziativa contro Trenitalia...speriamo dia frutti. Da
qualche tempo insieme ad alcuni amici di un sito per pipatori (www.fumarelapipa.com)
ci stiamo ponendo la domanda siloniana "Che fare?". La mia opinione
è questa: l'unico modo che noi fumatori abbiamo per far sentire la
nostra voce è far leva sul fattore economico. Il succo del discorso
è: facciamo vedere allo Stato che noi fumatori ci siamo, abbiamo un
potere economico e ci siamo stufati di essere trattati peggio dei
lebbrosi! A questo proposito credo che l'unica manovra sia uno
sciopero dei consumatori da protrarsi per 1-2 mesi. Per 2 mesi chi
può eviti di comprare tabacchi e chi proprio non sa resistere compri
il prodotto più economico sul mercato. In questo modo si farà
sentire allo Stato che i fumatori esistono ed hanno gli stessi
diritti dei non fumatori e lo si farà sentire nel modo più diretto:
toccando gli introiti che lo Stato da noi fumatori ricava.
Credo che sia il momento di muoversi in questo senso, perchè se
rimaniamo a guardare ed accettiamo di esser trattati da poveri
malati da curare e rieducare (con qualsiasi metodo) non potremo
lamentarci quando un pacchetto di sigarette costerà 10 Euro
imponendo di fatto un divieto di fumo su basi di censo.
Ringraziando per l'attenzione accordata a questa mia lettera e
sperando in una vostra risposta, vi saluto cordialmente.
Albert Ruggi
Signor Ruggi,
per
il nostro contributo sul "che fare", la riferiamo
alla
risposta data al lettore Paolo P. recentemente che, come vedrà,
quadra esattamente con ciò che lei dice.
Per
ciò che concerne l'incoerenza dello stato sul fumo si è già scritto
a volumi. Abbiamo però solo un'osservazione che, forse, potrebbe
aiutarla nella sua analisi - un'osservazione che viene da anni di
studio del fenomeno antifumo.
È un
errore pensare al movimento antifumo come ad un fronte unito. In
esso esistono correnti, lotte interne e inimicizie proprio come
succede in un grande partito politico. Proprio perché
trans-partitico, infatti, il salutismo include gente di tutte le
convinzioni politiche, che spesso hanno in comune solo il fanatismo
per la salute, le truffe statistiche per giustificarlo, e
l’irresistibile bisogno di forzare il mondo alla loro inadeguatezza
di adattarsi alle diverse filosofie di vita. Ecco perché esistono
quelli che pensano che il tabacco debba essere reso illegale (a
nostro avviso i più coerenti), e quelli che invece vogliono che il
fumo sia gradualmente eliminato con pressioni sociali e divieti,
dando il tempo alle grandi industrie delle sigarette di
diversificarsi in altri campi (che poi probabilmente andranno
comunque sotto il tiro dei salutisti; esempio tipico è la Philip
Morris che, diversificatasi da anni nel campo alimentare mentre
bacia i fondelli delle cricche sanitarie, adesso se la deve vedere
con gli antigrasso). Altri ancora vogliono che il fumo continui ad
esistere per sfruttarne i proventi economici, ma che la profittevole
industria della demonizzazione persecutoria continui, e che l'uso
del tabacco sia limitato a veri e propri ghetti mentre è sotto
continua sorveglianza. Quest'ultimo gruppo è quello dominante al
momento.
Lo
stato poi è SEMPRE lo specchio della società – anche quando è in
mano alle dittature, perché anche in quel caso il popolo ha SEMPRE
il potere ultimo di rovesciare il dittatore: se non lo fa ciò
significa che, in fin dei conti, alla maggioranza del potere (quello
cioè tenuto dal popolo) sta bene che il dittatore detti legge. Da
questo concetto segue che lo stato – in questi tempi di totale
confusione ideologica su tutti i fronti, tra l’altro – diventi Giano
Bifronte per soddisfare tutte le tendenze e le potenze presenti
nella società. Ciò include, naturalmente, anche i potentati
antifumo, che si contendono (a dispetto della superficiale unità
retorica) il monopolio della disinformazione e l’osso di denari
pubblici e farmaceutici a colpi di sensazionalismo, “studi” e parate
di popolari “santoni” in cappa bianca che, d’autorità, nascondano le
truffe e i raggiri. A molti non-fumatori infine la truffa sul fumo
sta benone in questi tempi di disonestà intellettuale, semplicemente
perché a loro “da fastidio il fumo” - e quindi se istituzioni ormai
marce promuovono truffe e disinformazione sul tabacco e odio contro
chi lo consuma, ciò va benissimo perché serve ai loro scopi.
Ad
ogni modo, nella palude Stige antifumo sono ben pochi gli iracondi
per ideologia – anche se sono i più pericolosi perché fanatici. I
grandi "santoni" in cappa bianca hanno forti connessioni con le
grosse multinazionali farmaceutiche, ergo il massimo profitto; molti
gruppi attivisti ricevono fondi e donazioni pubbliche; e gli
innumerevoli centri antifumo della penisola hanno "il capo sì di
merda lordo" perché attratti dalla speranza di profitti provenienti
da fumatori deboli di mente abbastanza da credere o di essere
malati, o di prevenire qualche malattia. Un recente esempio è quello
dello stato di Washington, dove FORCES riuscì pochi mesi or sono a
smascherare grossi finanziamenti della casa farmaceutica Johnson §
Johnson direttamente ai tribunali e alle corti (nonché a
“professionisti della salute”) di quello stato per istigare divieti
di fumo nelle varie contee.
Ottenute le prove di detti finanziamenti, parte della stampa locale
(che in USA è meno asservita al potere di quanto lo sia in Italia)
denunciò la corruzione. Imbarazzata, la J&J sospese subito il flusso
di denaro, incluso quello all’organizzazione dei “professionisti
della salute”, chiamata “Washinghton Breathe” (Washington respira) –
l’unica esistente in quello stato. Dopo soli cinque giorni
l’organizzazione colò a picco perché i suoi “ideologi" abbandonarono
immediatamente la nave non avendo più alcun sangue da succhiare. Con
l’organizzazione distrutta, la propaganda diminuì subito – e così
l’isterismo. Alle recenti elezioni, la governatrice antifumo
Gregoire è stata sconfitta (anche perché i divieti che aveva
promosso in collaborazione con le gang salutiste causarono enormi
danni economici), ed ora nello stato di Washington si respira di
nuovo la fumosa aria della libertà. Il nuovo governatore Rossi (un
italo-americano) ha promesso una piena investigazione sulla
corruzione della “salute pubblica” dello stato, che indubbiamente si
trasformerà in una vera “purga” della feccia antifumo dalla
struttura statale.
Lo
stato di Washington dovrebbe far scuola: tutto ciò che serve è
tagliare i fondi agli antifumo e fare un po’ di “casino
politico” per risolvere rapidamente la situazione. Speriamo che
quanto sopra sia utile a lei ed ai lettori, e che rafforzi il
messaggio che è sempre possibile liberarsi del
nazionalsalutismo – è solo questione di organizzarsi e far sentire
il peso politico ed economico di 14 milioni di persone. Le
garantiamo che se solo il 10% di esse non si facesse più abbindolare
dalla propaganda e dalla falsa rappresentazione dell’evidenza del
ministero della “salute” e dalla sua gang di amici-nemici (in Dio e
non in borsa), presto si potrebbe tornare a vivere in pace e a
fumare dappertutto – anche se sarà sempre una cosa civile che i non
fumatori abbiano le loro sezioni riservate.
Cordiali saluti.
FORCES Italiana
La Redazione