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1 Dicembre 2004
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Il COMITATO D'ONORE di FORCES International

Spettabile FORCES,

sono un pipatore di 24 anni e apprezzo molto la controinformazione (o, ad esser sinceri, l'informazione corretta) che il vostro sito tenta di fare contro gli sciocchi allarmismi e le faziosità del salutismo di Stato.

Noi fumatori veniamo emarginati, ma nessuno si preoccupa di mettere in luce che il nostro "vizio" (francamente non mi sento un vizioso, che Sirchia mi perdoni) da' allo Stato tanti tanti quattrini; nessuno si preoccupa di dire che un tabacco (parlo della pipa, ma per le sigarette è la stessa storia) che in Italia costa 100, in Svizzera costa 70 se non 50. Questa differenza - che a volte risulta veramente impressionante - costituisce un incasso a tutto appannaggio dello Stato italiano, lo stesso Stato che ci discrimina. Nella Costituzione Italiana è scritto che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini,che impediscono il pieno sviluppo della persona umana [...]" (Art.3) La maggior parte delle manovre sirchiane sono tuttavia rivolte al creare delle barriere e delle ghettizzazioni fra fumatori e non. Emblematico di questa strategia è il divieto di fumo sui treni, che ormai marcia a pieno regime con gran soddisfazione di tutti i non fumatori e gran sorrisi di Sirchia. Sul sito di Trenitalia si legge lo slogan di questa campagna: "Libertà di non fumare". Il problema è che anche i fumatori hanno diritto alla libertà di fumare perchè l'uguaglianza fra i cittadini è sancita dalla Costituzione e, soprattutto, perchè anche i fumatori contribuiscono con le loro tasse alle entrate dello Stato.

Ora si dice che verranno aumentate le accise sui tabacchi (per questo motivo il 9 dicembre i tabaccai sciopereranno) e ciò si tradurrà in un ulteriore incremento del prezzo dei tabacchi medesimi. Il problema è che molti fumatori non si rendono conto che lo scopo di questo salutismo in realtà non è imporre il divieto di fumo in tutta la Nazione, quanto -a mio avviso- l'avere un pretesto per aumentare il prezzo di un bene acquistato da 14 milioni di italiani dicendo contemporaneamente "non si deve fumare" e riducendo di fatti i fumatori a cittadini di serie B. In Italia non verrà mai varato il divieto di fumo Buthan-style, per il semplice fatto che senza gli introiti derivanti dalle tasse sul tabacco il nostro Stato finirebbe presto in bancarotta. Questo comportamento ipocrita (a voce blaterano contro il fumo, ma poi sono contenti che si fumi perché è tutto guadagno) è vergognoso, ma continuerà ed assumerà toni sempre più drammatici perchè i fumatori stanno zitti. A parte associazioni come FORCES, non c'è nessuno che li tuteli e alla fin fine molti di loro si sentono inconsciamente colpevoli di fumare.

Stando così le cose, a mio avviso bisognerebbe iniziare a ribellarsi e a far sentire la nostra voce. Notevole in tal proposito è la vostra iniziativa contro Trenitalia...speriamo dia frutti. Da qualche tempo insieme ad alcuni amici di un sito per pipatori (www.fumarelapipa.com) ci stiamo ponendo la domanda siloniana "Che fare?". La mia opinione è questa: l'unico modo che noi fumatori abbiamo per far sentire la nostra voce è far leva sul fattore economico. Il succo del discorso è: facciamo vedere allo Stato che noi fumatori ci siamo, abbiamo un potere economico e ci siamo stufati di essere trattati peggio dei lebbrosi! A questo proposito credo che l'unica manovra sia uno sciopero dei consumatori da protrarsi per 1-2 mesi. Per 2 mesi chi può eviti di comprare tabacchi e chi proprio non sa resistere compri il prodotto più economico sul mercato. In questo modo si farà sentire allo Stato che i fumatori esistono ed hanno gli stessi diritti dei non fumatori e lo si farà sentire nel modo più diretto: toccando gli introiti che lo Stato da noi fumatori ricava.

Credo che sia il momento di muoversi in questo senso, perchè se rimaniamo a guardare ed accettiamo di esser trattati da poveri malati da curare e rieducare (con qualsiasi metodo) non potremo lamentarci quando un pacchetto di sigarette costerà 10 Euro imponendo di fatto un divieto di fumo su basi di censo.

Ringraziando per l'attenzione accordata a questa mia lettera e sperando in una vostra risposta, vi saluto cordialmente.

Albert Ruggi


Signor Ruggi,

per il nostro contributo sul "che fare", la riferiamo alla risposta data al lettore Paolo P. recentemente che, come vedrà, quadra esattamente con ciò che lei dice.

Per ciò che concerne l'incoerenza dello stato sul fumo si è già scritto a volumi. Abbiamo però solo un'osservazione che, forse, potrebbe aiutarla nella sua analisi - un'osservazione che viene da anni di studio del fenomeno antifumo.

È un errore pensare al movimento antifumo come ad un fronte unito. In esso esistono correnti, lotte interne e inimicizie proprio come succede in un grande partito politico. Proprio perché trans-partitico, infatti, il salutismo include gente di tutte le convinzioni politiche, che spesso hanno in comune solo il fanatismo per la salute, le truffe statistiche per giustificarlo, e l’irresistibile bisogno di forzare il mondo alla loro inadeguatezza di adattarsi alle diverse filosofie di vita. Ecco perché esistono quelli che pensano che il tabacco debba essere reso illegale (a nostro avviso i più coerenti), e quelli che invece vogliono che il fumo sia gradualmente eliminato con pressioni sociali e divieti, dando il tempo alle grandi industrie delle sigarette di diversificarsi in altri campi (che poi probabilmente andranno comunque sotto il tiro dei salutisti; esempio tipico è la Philip Morris che, diversificatasi da anni nel campo alimentare mentre bacia i fondelli delle cricche sanitarie, adesso se la deve vedere con gli antigrasso). Altri ancora vogliono che il fumo continui ad esistere per sfruttarne i proventi economici, ma che la profittevole industria della demonizzazione persecutoria continui, e che l'uso del tabacco sia limitato a veri e propri ghetti mentre è sotto continua sorveglianza. Quest'ultimo gruppo è quello dominante al momento.

Lo stato poi è SEMPRE lo specchio della società – anche quando è in mano alle dittature, perché anche in quel caso il popolo ha SEMPRE il potere ultimo di rovesciare il dittatore: se non lo fa ciò significa che, in fin dei conti, alla maggioranza del potere (quello cioè tenuto dal popolo) sta bene che il dittatore detti legge. Da questo concetto segue che lo stato – in questi tempi di totale confusione ideologica su tutti i fronti, tra l’altro – diventi Giano Bifronte per soddisfare tutte le tendenze e le potenze presenti nella società. Ciò include, naturalmente, anche i potentati antifumo, che si contendono (a dispetto della superficiale unità retorica) il monopolio della disinformazione e l’osso di denari pubblici e farmaceutici a colpi di sensazionalismo, “studi” e parate di popolari “santoni” in cappa bianca che, d’autorità, nascondano le truffe e i raggiri. A molti non-fumatori infine la truffa sul fumo sta benone in questi tempi di disonestà intellettuale, semplicemente perché a loro “da fastidio il fumo” - e quindi se istituzioni ormai marce promuovono truffe e disinformazione sul tabacco e odio contro chi lo consuma, ciò va benissimo perché serve ai loro scopi.

Ad ogni modo, nella palude Stige antifumo sono ben pochi gli iracondi per ideologia – anche se sono i più pericolosi perché fanatici. I grandi "santoni" in cappa bianca hanno forti connessioni con le grosse multinazionali farmaceutiche, ergo il massimo profitto; molti gruppi attivisti ricevono fondi e donazioni pubbliche; e gli innumerevoli centri antifumo della penisola hanno "il capo sì di merda lordo" perché attratti dalla speranza di profitti provenienti da fumatori deboli di mente abbastanza da credere o di essere malati, o di prevenire qualche malattia. Un recente esempio è quello dello stato di Washington, dove FORCES riuscì pochi mesi or sono a smascherare grossi finanziamenti della casa farmaceutica Johnson § Johnson direttamente ai tribunali e alle corti (nonché a “professionisti della salute”) di quello stato per istigare divieti di fumo nelle varie contee.

Ottenute le prove di detti finanziamenti, parte della stampa locale (che in USA è meno asservita al potere di quanto lo sia in Italia) denunciò la corruzione. Imbarazzata, la J&J sospese subito il flusso di denaro, incluso quello all’organizzazione dei “professionisti della salute”, chiamata “Washinghton Breathe” (Washington respira) – l’unica esistente in quello stato. Dopo soli cinque giorni l’organizzazione colò a picco perché i suoi “ideologi" abbandonarono immediatamente la nave non avendo più alcun sangue da succhiare. Con l’organizzazione distrutta, la propaganda diminuì subito – e così l’isterismo. Alle recenti elezioni, la governatrice antifumo Gregoire è stata sconfitta (anche perché i divieti che aveva promosso in collaborazione con le gang salutiste causarono enormi danni economici), ed ora nello stato di Washington si respira di nuovo la fumosa aria della libertà. Il nuovo governatore Rossi (un italo-americano) ha promesso una piena investigazione sulla corruzione della “salute pubblica” dello stato, che indubbiamente si trasformerà in una vera “purga” della feccia antifumo dalla struttura statale.

Lo stato di Washington dovrebbe far scuola: tutto ciò che serve è tagliare i fondi agli antifumo e fare un po’ di “casino politico” per risolvere rapidamente la situazione. Speriamo che quanto sopra sia utile a lei ed ai lettori, e che rafforzi il messaggio che è sempre possibile liberarsi del nazionalsalutismo – è solo questione di organizzarsi e far sentire il peso politico ed economico di 14 milioni di persone. Le garantiamo che se solo il 10% di esse non si facesse più abbindolare dalla propaganda e dalla falsa rappresentazione dell’evidenza del ministero della “salute” e dalla sua gang di amici-nemici (in Dio e non in borsa), presto si potrebbe tornare a vivere in pace e a fumare dappertutto – anche se sarà sempre una cosa civile che i non fumatori abbiano le loro sezioni riservate.

Cordiali saluti.

FORCES Italiana
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