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19 Gennaio 2007

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Ancora un altro divieto: comprendere la dinamica

Sono un vostro lettore. Vorrei sapere la vostra opinione riguardo alla legge recentemente votata all'unanimità dal consiglio regionale del Veneto che prevede il divieto di vendere alcolici dall'1 alle 6 del mattino. Ho già letto di lamentele da parte di alcuni gestori di locali notturni che rischiano di cessare l'attività a causa di questo ennesimo proibizionismo, mentre i bevitori andranno a passare la serata nelle regioni vicine.

Sfortunatamente non sono riuscito a capire quand'è l'entrata in vigore della legge.

Voglio precisare: non sono un alcolista, sono solo uno che ama la libertà, ma mi pare che di libertà ne stiano rimanendo molto poche! Quindi se vivessi in Veneto non potrei mai concedermi
nemmeno il piacere di un bicchiere di vino dopo l'una di notte se non a casa mia. Ma c'è di più! A Venezia (un tempo la mia città preferita dove trascorrere periodi di vacanza, ma ora non più) sembra che ci si sia voluti adeguare benissimo già alla legge antifumo: infatti se nelle altre città un minimo sforzo a creare qualche camera stagna per i fumatori sembra esserci, a Venezia non si può dire altrettanto, dove ci si limita invece ad adeguare solo posti particolarmente lussuosi e non accessibili alla massa. Questo mi porta a credere che ormai sia nato un vero e proprio coprifuoco: infatti se in un bar oltre a essere vietato fumare è anche vietato bere, che cosa rimane aperto a fare? Dovremo imporre una nuova abitudine: all'una tutti a casa! Poveracci i nottambuli!

A questo punto la mia domanda è questa: vuole il Veneto essere l'avanguardia del proibizionismo? Oppure c'è ancora speranza per i Veneti di scampare questi "arresti domiciliari"?


Caro Francesco,

siamo al corrente della proibizione in Veneto. Ieri il nostro presidente Turci era a "L'Antipatico" a parlare dell'imminente manovra divietista/persecutoria sul grasso, con relative discriminazioni, sanzioni, ecc. Stia tranquillo che la "sorpresa" sull'alcol - che sarà l’ultima ad arrivare perché la più dura, in quanto la prima proibizione fallì -  arriverà entro pochissimi anni (forse uno o due) in chiave maggiore. Bisogna anche osservare che il fumo è stato il rompighiaccio -- l’esercizio per saggiare quanta prepotenza e quanti abusi il popolo poteva sopportare (o addirittura sostenere) e se le minoranze (o presunte tali) avevano i "marroni" per difendere se stesse con azioni attive e organizzazioni di lotta. Non c'è bisogno di commentare sull'esito di tali saggi, almeno finora: tanti abbai ma nessun morso.

Metodologie di frodi statistiche e di tattiche sociali sono state affinate enormemente con l’esercizio antifumo. Ora tocca ai grassi e si adotterà la stessa tattica; ma si andrà molto più veloce che col fumo perché le strutture ora ci sono, la mentalità del disprezzo e della discriminazione è stata rafforzata e legittimata grazie alle "autorità" sanitarie, e la scienza rottame epidemiologica è diventata scienza di Stato. Con l’alcol sarà ancora peggio – e ancora più veloce. Ciò che vede adesso sono solo piccoli tremori.

Lei parla del Veneto. Bisogna capire che queste cose NON SONO UN FENOMENO LOCALE, ma sono tutte coordinate dalla cricca dell’Organizzazione Mondiale della Sanità a letto con Big Pharma. Il fatto che appaiano prima in un posto piuttosto che in un altro veramente non significa nulla: un cancro maligno può partire in qualsiasi organo, ma si metastatizzerà ovunque e infine ucciderà tutto il corpo.

La regolamentazione/divieto (nome moderno della proibizione), da canto suo non risolve nulla. Si è vietato fumare e il numero dei fumatori è aumentato ovunque è stato vietato. In Svezia l’alcol costa delle cifre incredibili (qualcosa come 15-20 euro alla bottiglia per un vinello da tavola), è difficile da ottenere, vietatissimo ai minori eppure la Svezia ha uno dei più grandi problemi di alcolismo del mondo - peggiorato notevolmente da quando le "autorità" hanno adottato la posizione antialcol. In Inghilterra le sigarette costano cifre astronomiche e c’è un problema enorme col contrabbando: il numero dei fumatori non diminuisce, anzi aumenta. Gli errori e la malafede stanno nell'adozione dello sballato concetto che gli stili di vita siano delle malattie in se stesse, e di trattarli quindi come tali. L'alcol certamente non sarà eccezione.

I "pusher" dei divieti questo lo sanno benissimo. Ma capisca, la preghiamo, che quella dei divieti salutisti è diventata un’industria a delinquere planetaria, sulla buona strada per diventare tanto potente quanto quella del petrolio, proprio per la sua capillarità. Conquistati i vertici, sta poi ai babbei locali (in questo caso il consiglio regionale) "credere" nella buona fede dei vertici marci e fare il lavoro sporco di implementazione. Perché tutto questo? Perché il divietismo oggi rende a tutti tranne che alle vittime -- che saranno, alla fine, tutti. Si arriverà quindi, inevitabilmente, a un commercio di frodi e di persecuzioni: io che fumo tollero quella sul fumo se tu tolleri quella sull’alcol (perché odio gli ubriachi); io tollero quella sull’alcol se tu tolleri quella sui grassi (perché i grassi mi fanno schifo) – e così via – tutti pilotati da media irresponsabili che condizionano una popolazione beota che vuole porre la sua fede in qualche “autorità” medico-sanitaria invece di porla in se stessa, nel proprio giudizio e nella propria cultura. Si parla qui di una vera e propria politica ed economia della frode e dell’intolleranza, che sono diventate la merce di scambio di farabutti in camice bianco o in giacca e cravatta, arrivati al potere non solo economico e sociale, ma anche politico ed esecutivo.

E su tutti guadagna e pilota un’entità sola: l’industria farmaceutica. Ciò continuerà all’infinito a meno che le vittime non si decidano a fare qualcosa invece che solo lamentarsi. Quando la scelta di uno stile di vita significa multe, sanzioni e talvolta anche la galera, ciò significa che lo Stato ha alzato la posta. Si può uscire dal gioco e obbedire – oppure chiamare le carte alzando anche noi la posta. Nella fattispecie significa ignorare le campagne delle "autorità" e continuare nelle nostre scelte di vita, implementandole anche quando sono vietate. La gente di deve chiedere: cosa è disposta a fare? Sarebbe anche opportuno ricordare che lo Stato siamo noi – noi fumatori, noi bevitori, noi ciccioni -- e che lo Stato deve obbedire a noi, non noi allo Stato. Ciò renderebbe vano il controllo dei vertici -- nel nostro caso, per esempio, il controllo del ministero della "salute" e delle sue periferiche da  farmaceutici, salutisti, ambientalisti o divietisti in generale. E' nella percezione schizofrenica della separazione tra i concetti di Stato e di cittadino che sta il seme della tirannia.

La speranza c'è, eccome, ma diventerà realtà solo quando si smetterà di pregare che arrivi qualcuno a toglierci le castagne dal fuoco e si prenderà consapevolezza del potere che si ha. Da parte nostra noi stiamo facendo del nostro meglio con il progetto multimediale (pagina principale) per educare ed informare. Ma certo non possiamo cambiare il mondo da soli. Anche una piccola minoranza può cambiare il mondo, ma prima ancora della capacità di vuole la volontà.

Saluti cordiali.

FORCES Italiana
La Redazione

 

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