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Caro lettore (non mi ha detto il suo nome),
capisco la sua confusione. Pubblicherò la sua lettera perché
rappresenta bene il pasticcio percettivo che tutte queste
statistiche più o meno
tendenziose
causano.
Questi “statistici” (noti bene che non uso la parola scienziati)
proiettano l’idea che il corpo umano funzioni come una calcolatrice,
e che i pericoli/rischi si sommino/sottraggano aritmeticamente,
cosicché chi fuma 8 sigarette al giorno abbia un rischio doppio di
chi ne fuma 4, mentre allo stesso tempo
i santoni
della salute
ci dicono che l’unico rischio accettabile è zero! Non è così
semplice.
Innanzitutto – e per ogni sostanza nell’universo – esiste una
soglia di rischio che gli azzeccagarbugli salutisti si guardano
bene dal menzionare. Per la loro mentalità lineare, un milligrammo
di una sostanza fa male un decimo di dieci milligrammi. CIO’ E’
ASSOLUTAMENTE FALSO. Se così fosse, tutte le medicine farebbero male
o ucciderebbero, visto che sono spesso basate su minute dosi di
talvolta potentissimi veleni! E poi perché si parla sempre in
termini di “far male”? Perché bisogna spaventare la gente!
Che significa soglia di rischio? Significa che, sotto una certa
esposizione, il rischio diventa insignificante o non misurabile,
oppure
spesso
si trasforma in un beneficio. Sulla base di ciò, due milligrammi di
sostanza X nel corpo possono essere essenziali per la vita; tre
possono avere un effetto terapeutico – ma dieci la possono mandare
all’altro mondo!
Chiarificato questo, come lo si applica alle sigarette? Stabiliamo i
necessari parametri:
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La soglia di
rischio statistico è generalmente stabilita a 3 o 5 sigarette al
giorno, in base a studi che in genere riferiscono alle molto forti
sigarette vendute nella metà del secolo scorso (è probabile che,
con le sigarette prodotte oggi, si possa arrivare a dieci,
ma non esistono dati recenti che possano confermare questa stima).
Sotto questa soglia , il rischio diventa non commensurabile e/o si
potrebbero avere addirittura dei benefici grazie all’effetto della
nicotina contro malattie come Alzeimer, Parkinson e altre, o miglioramento dell’attività psicomotoria.
-
Sempre
statisticamente, oltre alla soglia il rischio aumenta in
proporzione diretta all’uso. Esempio: se si fumano 60 sigarette al
giorno si è tre volte più a rischio di chi ne fuma 20, una volta e
mezzo in più di chi ne fuma 40, e così via. Naturalmente anche la
durata del fumare ha le sue conseguenze. Malattie statisticamente
associate al fumo cominciano a notarsi in numero significativo
oltre i 45-50 anni di età, poi l’incidenza aumenta rapidamente fin
verso gli 80 anni, dopo di che addirittura cala. Interpretare il
fattore durata rimane complicato in quanto la generale resistenza
degli organismi cala comunque con l’avanzare dell’età sia per
fumatori che per non fumatori, e anche in relazione a variazioni
genetiche. Ad esempio, si opina che il calo di incidenza dopo gli
80 anni sia dovuto a una innata dotazione genetica alla longevità:
i forti sopravvivono comunque.
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Statisticamente, per i tumori al polmone l’aumento medio di
rischio nei fumatori è di circa 10 rispetto ai non fumatori,
mentre per malattie cardiovascolari l’aumento medio sarebbe solo
di 0,7. Da tener conto comunque che questi eccessi statistici sono
da prendersi con circospezione, perché i fumatori in genere
seguono un tenore di vita che comporta un eccesso di altri rischi
rispetto ai non fumatori. Di questi rischi la letteratura
epidemiologica ne riporta una trentina per i tumori al polmone e
oltre 300 per malattie cardiovascolari. Nessuno studio riguardante
il fumo ha finora saputo calcolare il contributo statistico di
questi cause accessorie, e di conseguenza i risultati ne risultano
viziati.
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Statisticamente ancora, su cento che fumano tutti muoiono, ma
anche su cento che non fumano tutti muoiono! I fumatori in genere
perdono circa 4 anni di vita media rispetto ai non fumatori.
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Statisticamente
è la parola chiave. Vede, le statistiche sono valide SOLO per
masse di popolazione comparate ad altre masse prese a campione.
Non sono >MAI< valide per singoli individui!
Esempio: se le masse di fumatori sono statisticamente 10 volte più
a rischio di cancro polmonare delle masse di non fumatori, ciò non
significa affatto che Giovanni che fuma sia 10 volte più a rischio
di Paolo che non fuma, e facilmente Giovanni potrebbe andare al
funerale di Paolo! Quanto Giovanni come individuo sia più o
meno a rischio di Paolo per il cancro polmonare o altra malattia
E’ IMPOSSIBILE da sapere, perché l’epidemiologia NON PUO’
stabilirlo – anche se il dottore per esperienza, convinzione,
sentito dire, o missione potrebbe dire che Giovanni è a maggior
rischio di Paolo perché fuma; ma in realtà non lo può sapere,
perché Paolo potrebbe essere
predisposto
geneticamente o essere più esposto agli altri numerosi cofattori
di cancro polmonare, che Giovanni!
Cosa ancora più interessante, il dottore non può sapere che è
stato il fumo nemmeno dopo che il cancro è stato
rilevato, ancora per via delle concause.
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Quando
sentiamo che “per smettere di fumare bisognerebbe lavorare in un
reparto di oncologia”, dunque, si tratta di una retorica forse
emotiva ma non razionale e oggettiva, perché far vedere un
paziente di cancro e dire che ha fumato (inferendo/affermando che
la colpa è solo del fumo) è l’equivalente di mettere un
portafoglio rubato vicino a lei e inferire/affermare che lei è un
ladro senza avere alcuna prova se non la vicinanza tra lei e il
portafoglio. Questo non ci viene mai detto dai media - un
po’ perché i reporter ne sono totalmente ignari, e specialmente
perché ciò toglierebbe mordente al programma di isterismo dei
santoni professionali della “salute” che deve far credere che “il
fumo fa male sempre e comunque”. Così magari, agendo sulla paura
si moltiplicano i clienti dei vasti interessi commerciali dell’
industria farmaceutica.
Come si potrebbe dunque indovinare quanto il fumo (il cibo,
l’alcol…) possa far male a un individuo? Come regola generale,
questo
avviene
quando si fuma (si mangia, si beve…) di più di quello che il
nostro corpo possa eliminare o usare, perché ciò conduce a una
saturazione dei meccanismi di detossificazione cui segue un’
accumulazione di tossici.
La permanenza di tali tossici nel corpo potrebbe innescare i
meccanismi delle malattie, come talvolta accade. E’ anche
poi
vero che oggi, in tempi di grande abbondanza rispetto al passato, si
tende ad esagerare con tutto e a perdere il senso della misura
forzando i nostri corpi ad assumere di più di quello che hanno
bisogno
o che possono
sopportare;
quindi bisogna stare all’occhio – ma senza diventare isterici!
Comunque non si può dire
genericamente
QUANTO di questi tossici rappresenti esattamente la soglia di
rischio perché ognuno di noi è unico, ed anche perché cambiamo
continuamente durante la nostra vita: lei non è la stessa persona di
dieci
anni fa: la sua situazione è cambiata, il suo ambiente, e persino il
suo corpo non ha più le stesse cellule! Tutto in lei e nel suo
ambiente è in continua
evoluzione.
Un
medico informato, accorto, intelligente e umano dovrebbe essere in
grado di consigliare su quanto possa costituire un livello di
moderazione personale, ma ancor meglio sarebbe sviluppare una
sufficiente conoscenza di se stessi e del proprio organismo, e
di percepire direttamente quello che sia un proprio moderato tenore
di vita.
Da quanto sopra si può intuire da dove venga l’assurda
filosofia dei salutisti: se ultimamente portiamo l’esposizione di
tutto a zero, possiamo essere certi che nulla faccia male! Ma ciò è
fondamentalmente sbagliato, perché zero esposizione:
-
Non permette
di godere dei benefici fisici che possono aversi dall’uso della
sostanza sotto la soglia di pericolo.
- Non permette
di godere dei benefici psicologici derivanti dal piacere,
essenziale al benessere e all’esistenza tanto quanto lo è la
salute fisica, con cui esso è inestricabilmente collegato e
inter-dipendente.
- Non permette
il rafforzamento delle difese del corpo perché il corpo non è mai
esposto alla minaccia e quindi, se esposto in seguito, non “sa”
come difendersi.
- Rilassa le
condizioni di controllo ambientale, creando l’insorgenza di nuove
malattie. Le do qui una teoria, peraltro corroborata da certi
fatti. Un esempio tipico è il grande aumento dell’asma negli USA
dove, dopo aver eliminato in molti ambienti il fumo passivo, hanno
abbassato la circolazione forzata dell’aria nei grattacieli (e la
manutenzione dei sistemi di condizionamento) perché non era più
necessario rimuovere il fumo, e si poteva così risparmiare energia
e denaro!! Risultato: “sick building syndrome” con aumenti di asma
e allergie, nonché di tubercolosi (come sta attualmente accadendo
a San Francisco). La stessa cosa vale per gli aerei e nelle case.
Il fumo che “da fastidio” inevitabilmente è indicatore di
scarso ricambio d’aria, e ci forza a cambiarla, e anche a
pulire i locali. Ciò a sua volta permette la rimozione di batteri,
virus e sostanze che causano allergie. Rimuovendo il fumo si
rimuove dunque l’unico indicatore istantaneo di questo problema,
e si tende a respirare aria malsana che si crede pulita perché non
si vede il fumo!
Da quanto sopra vede che l’incertezza - assieme alla morte - è
l’unica certezza della vita. Non si può sapere, di cento che
fumano, quanti ne moriranno per il fumo perché tutte le malattie “da
fumo” hanno decine o centinaia di co-fattori che col fumo non
c’entrano nulla. Non esiste una malattia unica del
fumatore – nemmeno il cancro polmonare! Badi bene che non sto
escludendo la possibilità che il fumo provochi malattie, ma solo
affermando che è assurdo e disonesto quantificare l’inquantificabile
per pilotare il comportamento della gente – come è disonesto tacere
i benefici del fumo da parte di coloro che affermano di dire la
verità in nome della “salute”!
I
saccenti
“luminari” invece pretendono di sapere quale cerino ha fatto
bollire l’acqua di una pentola che richiede 100 cerini accesi tutti
assieme per bollire! Nella fattispecie, i 100 cerini sono 100
ipotetiche cause di malattia che devono concorrere per scatenarla.
Basta leggere i giornali: il fumo uccide più che l’alcol, che uccide
più che il cibo - a meno che non sia geneticamente modificato -
che
uccide più che lo smog…
osserviamo una vera folla di “number one killer”, mentre con i
computer si generano
oltre il
40% più “morti” di quanti finiscono nei cimiteri! Perché? Perché i
“luminari” sono il più delle volte dei
ciechi
che brancolano nel buio senza nemmeno l’umiltà di ammettere la loro
ignoranza.
In conclusione, il tutto in moderazione tende a metterci
sotto le soglie di pericolo, che ci permette di godere i benefici e
il piacere
di una vita, e
di ritardare di
pagare lo scotto
finale
-- un vero affare che si può fare senza bisogno di pendere sempre
dalle labbra di santoni e luminari che si arricchiscono
alle nostre
spalle
con spauracchi statistici senza fine.
Cordiali
saluti.
Turci |