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Cara redazione Forces-Ailati e caro Gian Turci,
in
qualità di socio vi segnalo un brutto episodio che si sta verificando
nella mia città, Trieste. Sarò breve, perché non servono molte parole e
commenti di fronte a quanto vi descriverò.
Nella
mia città già da un paio d'anni vengono organizzati degli spettacoli
teatrali estivi nella splendida cornice del Teatro romano, sito
archeologico di una certa importanza del quale vi allego una foto.
Ebbene, anche quest'anno grazie all'amministrazione provinciale sono
partiti gli spettacoli, facenti parte della rassegna "Teatri a Teatro"
della quale vi
segnalo il link http://www.teatriateatrots.it/.
Mi
sono abbonato per assistere agli spettacoli, e mercoledì 13 c. m. ho
assistito alla prima rappresentazione. E in quella occasione ho scoperto
che... Indovinato? All'interno (dalla foto potete accorgervi della
contraddizione) del teatro è vietato fumare! Durante l'intervallo ho
acceso la prima bionda della serata, e dopo due tirate è arrivato un
membro dello staff che premurosamente mi ha detto che dentro non si può
fumare. Al che gli ho fatto notare che, trattandosi di un luogo aperto,
non si può propriamente parlare di "dentro" e "fuori", e tanto meno di
estrinseci divieti di fumo. Ovviamente parole al vento: "dentro" per lo
staff (e per chi lo governa) significa dentro al perimetro del teatro. Si
può fumare solo fuori dal perimetro, in pratica nella strada antistante.
Ora mi chiedo: con quale autorità si impone un divieto all'aperto?
Confesso la mia frustrazione: sono rimasto spaesato dalla novità di questa
situazione che mi sono trovato a vivere. Quella sigaretta non l'ho spenta,
nè sono uscito dal teatro. Ho constatato però che TUTTI i fumatori si sono
subito abituati a ciò che è stato loro imposto.
Come se ne può venir fuori? Dal mio punto di vista è inconcepibile che
centinaia di clienti fumatori vengano gabbati e costretti ad "uscire" in
strada! Inconcepibile perchè qua il classico appiglio che gli antifumo
trovano nella legislazione non c'è! Se l'antifumo medio non ha altre armi
per evitare che i fumatori fumino in luoghi pubblici chiusi, ha sempre la
possibilità di dire "Sono io ad aver ragione perchè la legge vieta il fumo
in luoghi pubblici chiusi!". Ma finora (e perlomeno in Italia) l'antifumo
non ha potuto far leva su niente per evitare che si fumi all'aperto (se
non sui classici concetti di "fastidio", "puzza", ecc. ecc.).
Ma
in questo contesto triestino, contesto in cui partecipano le "autorità"
cittadine per eccellenza come il Comune e la Provincia, pare che gli
antifumo possano far leva anche sui miracoli.
Come spezzare questo meccanismo partito da poco? Non c'è molto da dire: va
semplicemtente fermato al più presto.
Aspetto vostri suggerimenti, anche di tipo legale.
Un caro saluto a tutti.
-- Dott. Stefano Borroni
Caro
Dott. Borroni,
Le
rispondo personalmente perché le sue domande, indirizzate a me, sono
interessanti e logiche e sono di interesse generale.
La
follia di cui lei parla non è certamente solo triestina, ma è un problema
pressoché mondiale. Non si dimentichi mai che la Gestapo della salute (in
realtà del controllo sociale) è coordinata da Ginevra (OMS) con l’aiuto e
la consulenza dei giganti farmaceutici.
Il
problema della diffusione di questa follia è ampiamente dovuto alle
vittime stesse -- nel senso che i grassi, i fumatori e i bevitori sono
stati condizionati a pensare che fanno qualcosa di “sbagliato” sia
moralmente sia altrimenti e di conseguenza sono solo nella posizione di
subire. Goebbles ha insegnato bene alla “salute pubblica” – non sto
scherzando e neppure esagerando. Chi maledirà e non obbedirà Prodi o Padoa
Schioppa obbedirà ciecamente Livia Turco che impone la stessa tassa,
truffa politica o repressione in nome della salute. Dove oggigiorno siede
il potere politico ultimo – quello del controllo del comportamento – è
lapalissiano e non c’è dubbio su quale sia il tiranno da distruggere.
Un
controllo sociale ben fatto deve prima di tutto assicurarsi che la
reazione delle vittime sia prevenuta, perché le vittime di solito sono
assai più numerose e potenti dei persecutori, ed una loro rivolta potrebbe
causare seri problemi, se non addirittura la punizione dei persecutori
stessi.
In
sintesi, il problema non sono tanto gli antifumo quanto le loro vittime
che subiscono. Qui si potrebbe entrare in una profonda analisi del perché
e addirittura scrivere un voluminoso libro su queste dinamiche
psico-sociali, ma ora non è il caso. Basta prendere l’esempio in
fattispecie del teatro che lei menziona. A meno che non esista qualche
struttura particolare (esempio, regione a statuto speciale) ciò che è
fatto nel teatro è addirittura contrario all’infame legge Sirchia, che
proibisce il fumo nei locali CHIUSI. E’ lapalissiano che il teatro in
questione è a cielo aperto. Ammettendo anche che i pericoli del fumo
passivo non siano una truffa (e lo sono!), la legge Sirchia non si applica
perché non esiste menzione di divieti a cielo aperto. Quindi, visto che i
diritti di proprietà sono già stati annullati dalla legge stessa (il
proprietario non può stabilire la “smoking policy" a casa sua!); e visto
che il proprietario pubblico non è tenuto, secondo la legge, a vietare il
fumo all’aperto, – il diritto di proprietà del padrone in generale di
permettere/vietare il fumo non è applicabile... alla faccia dalla libertà
di scelta.
L’effetto finale è, infatti, tipico della mentalità antifumo e
assolutamente paradossale: il diritto di proprietà si può applicare
solo nel senso del divieto e non nell’altro e le regole scientifiche
ed epidemiologiche valgono solo quando “danno addosso” al bersaglio
stabilito; contrariamente se con le stesse regole si può dimostrare
l'opposto di quanto già stabilito e deciso nulla vale (o è
convenientemente ignorato).
In
questa squallida farsa di scienza e di giustizia la logica e la coerenza
non si applicano in primo luogo, quindi è inutile parlarne ed è inutile
arguire su tali basi. L’unica cosa che si applica è la forza bruta.
La risposta del fumatore dovrebbe essere quella della ribellione
personale, dell’inosservanza della legge antifumo, del boicottaggio dei
locali… e quella dei tribunali. Né bisogna fraintendere il
comportamento dei fumatori che lei ha osservato nel teatro come un assenso
alla proibizione: ciò che lei ha osservato è il comportamento di cittadini
pecoroni, che fumino o meno. Tale gente non ha mai fatto la
differenza nella storia: a dispetto della nostra illusione democratica,
chi ha fatto la differenza sono sempre stati i pochi, alle regole dei
quali i pecoroni si sono sempre adeguati – una realtà universale e non
solo italiana.
Per
esempio, nel caso del teatro si potrebbero denunciare i gestori per
violazione della legge Sirchia e per abuso di potere. Potrebbero esserci
le basi per violazione del diritto di associazione previsto dalla
costituzione. Si potrebbe, in breve, ottenere l’annullamento del
provvedimento o quantomeno l’istituzione di un’ala fumo e un’ala non fumo.
Bisogna capire che in uno stato marcio come quello salutista si violano
consciamente regole e costituzioni (quando non le si possono cambiare) a
poi si aspetta che qualcuno faccia causa – mentre, si capisce, si
scoraggia energicamente ogni iniziativa volta a fare giustizia, perché la
“giustizia” consiste nel vietare il fumo (o il comportamento bersaglio) e
non nel bilanciamento dei bisogni o scelte.
Ma
non troverà certo l’industria del tabacco (completamente soggiogata dalle
autorità sanitarie, quindi annichilita) che l’aiuti in tale causa. Non
certo le associazioni fumatori, che sosterranno la sua posizione a parole
ma non a fatti, perché la loro funzione in realtà è di fare abituare il
fumatore al concetto di progressiva “denormalizzazione” del fumo (e quindi
del fumatore) in modo che si pieghi e smetta di fumare per essere
“socialmente accettabile”. Non certo lei sarà aiutato dalle associazioni
consumatori, tutte dalla parte degli antifumo un po’ per essere
politicamente “accettabili” e un po’ perché la loro missione è di
combattere gli “sporchi” capitalisti industriali, non ultime le
multinazionali del tabacco. Tutti i gruppi summenzionati baciano
totalmente le chiappe politiche del ministero della “salute” e dei suoi
mafiosi e quindi sarebbe ridicolo e umiliante rivolgersi a loro.
FORCES, se avesse i soldi, potrebbe certo aiutarla – perché la vittoria in
tribunale sia contro le frodi epidemiologiche che un provvedimento del
genere è quasi certa -- sebbene gli antifumo stiano lavorando sottacqua
per modificare la giurisprudenza e le procedure nello stesso modo
in cui si è fatto per le multe automobilistiche. In teoria lei può fare
ricorso contro una multa, ma in realtà non può; e siccome lai perderà
(GARANTITO) contro il vigile, lei sarà anche punito col doppio
della sanzione per avere osato difendersi. Però se perdesse lo Stato
non le darebbe certo l’equivalente della multa. Alla faccia della
democrazia e dell'uguaglianza, lo Stato è padrone e lei servo. Ne segue
che è solo “logico” che i furti siano puniti se li fa il cittadino ma non
se li fa lo Stato, perché la punizione è a senso unico, come i diritti di
proprietà sono "accettabili" solo se in direzione del divieto di
fumo.
Ciononostante il “come” sconfiggere la legge antifumo non è (finora) il
problema, appunto perché basata su eclatanti violazioni costituzionali,
scientifiche, logiche e così via. Il problema è come trovare il denaro
(che a tutt’ora deve venire dalle tasche del singolo cittadino) ed anche
un avvocato che non se la “faccia sotto” sfidando il potere costituito e
l’isterismo contro le sigarette. Ci creda o no, la nostra esperienza dice
che il secondo caso è più difficile del primo, al di la delle coraggiose
nuvole di parole iniziali pronunciate da avvocati che hanno paura di
“avvelenarsi” l’ambiente in cui lavorano se invocano la giustizia vera
contro la truffa antifumo. Inoltre l’avvocato dovrebbe anche accettare di
essere educato su tale truffa – un cosa rara perché gli avvocati
tendenzialmente sono dei mercenari e basta -- e “non hanno il tempo” di
imparare cose nuove. Una nuova specialità legale contro le truffe
epidemiologiche applicate alla politica arricchirebbe molti avvocati
(oltre che creare una società libera); ma purtroppo gli avvocati sono
avvocati e non imprenditori.
In
conclusione, se lei se la sentisse di agire positivamente contro questa
situazione, noi potremmo darle tutti gli elementi per vincere – se un
avvocato coraggioso e ideologicamente motivato fosse disponibile. Una
volta che l’abuso del teatro fosse sconfitto, lei vedrebbe tutti i
pecoroni fumatori adeguarsi e fumare tranquillamente, e i pecoroni non
fumo tacere -- tranne forse qualche esaltato, che sarebbe rapidamente
ridotto al silenzio menzionando la decisione del tribunale; non
dimentichiamoci che l'architettura mentale dell'antifumo è sintonizzata
sull'autorità e sulla prepotenza.
Nel
frattempo, proprio l’altro giorno abbiamo raggiunto il nostro goal di
50.000 dollari per la creazione del sistema multimediale grazie a
donazioni e aiuti da tutto il mondo da quei gruppi ed individui che hanno
votato la loro vita alla distruzione della Frode del Secolo. Presto,
quindi, saremo in grado di trasmettere vocalmente e visivamente questo
tipo di informazione e di educare la gente su come difendersi ed
efficacemente ribellarsi contro la legge antifumo – una lotta porta a
porta che potrà essere vinta facilmente... non appena i fumatori la
smetteranno di scusarsi per godere la vita.
Cordiali saluti.
Gian
Turci |