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18 Giugno 2007

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Vi segnalo un brutto episodio

Cara redazione Forces-Ailati e caro Gian Turci,

in qualità di socio vi segnalo un brutto episodio che si sta verificando nella mia città, Trieste. Sarò breve, perché non servono molte parole e commenti di fronte a quanto vi descriverò.

Nella mia città già da un paio d'anni vengono organizzati degli spettacoli teatrali estivi nella splendida cornice del Teatro romano, sito archeologico di una certa importanza del quale vi allego una foto.
 
Ebbene, anche quest'anno grazie all'amministrazione provinciale sono partiti gli spettacoli, facenti parte della rassegna "Teatri a Teatro" della quale vi segnalo il link http://www.teatriateatrots.it/.

Mi sono abbonato per assistere agli spettacoli, e mercoledì 13 c. m. ho assistito alla prima rappresentazione. E in quella occasione ho scoperto che... Indovinato? All'interno (dalla foto potete accorgervi della contraddizione) del teatro è vietato fumare! Durante l'intervallo ho acceso la prima bionda della serata, e dopo due tirate è arrivato un membro dello staff che premurosamente mi ha detto che dentro non si può fumare. Al che gli ho fatto notare che, trattandosi di un luogo aperto, non si può propriamente parlare di "dentro" e "fuori", e tanto meno di estrinseci divieti di fumo. Ovviamente parole al vento: "dentro" per lo staff (e per chi lo governa) significa dentro al perimetro del teatro. Si può fumare solo fuori dal perimetro, in pratica nella strada antistante.

 Ora mi chiedo: con quale autorità si impone un divieto all'aperto?

Confesso la mia frustrazione: sono rimasto spaesato dalla novità di questa situazione che mi sono trovato a vivere. Quella sigaretta non l'ho spenta, nè sono uscito dal teatro. Ho constatato però che TUTTI i fumatori si sono subito abituati a ciò che è stato loro imposto.

Come se ne può venir fuori? Dal mio punto di vista è inconcepibile che centinaia di clienti fumatori vengano gabbati e costretti ad "uscire" in strada! Inconcepibile perchè qua il classico appiglio che gli antifumo trovano nella legislazione non c'è! Se l'antifumo medio non ha altre armi per evitare che i fumatori fumino in luoghi pubblici chiusi, ha sempre la possibilità di dire "Sono io ad aver ragione perchè la legge vieta il fumo in luoghi pubblici chiusi!". Ma finora (e perlomeno in Italia) l'antifumo non ha potuto far leva su niente per evitare che si fumi all'aperto (se non sui classici concetti di "fastidio", "puzza", ecc. ecc.).

Ma in questo contesto triestino, contesto in cui partecipano le "autorità" cittadine per eccellenza come il Comune e la Provincia, pare che gli antifumo possano far leva anche sui miracoli.

Come spezzare questo meccanismo partito da poco? Non c'è molto da dire: va semplicemtente fermato al più presto.

Aspetto vostri suggerimenti, anche di tipo legale.

Un caro saluto a tutti. 
 
-- Dott. Stefano Borroni


Caro Dott. Borroni,

Le rispondo personalmente perché le sue domande, indirizzate a me, sono interessanti e logiche e sono di interesse generale.

La follia di cui lei parla non è certamente solo triestina, ma è un problema pressoché mondiale. Non si dimentichi mai che la Gestapo della salute (in realtà del controllo sociale) è coordinata da Ginevra (OMS) con l’aiuto e la consulenza dei giganti farmaceutici.

Il problema della diffusione di questa follia è ampiamente dovuto alle vittime stesse -- nel senso che i grassi, i fumatori e i bevitori sono stati condizionati a pensare che fanno qualcosa di “sbagliato” sia moralmente sia altrimenti e di conseguenza sono solo nella posizione di subire. Goebbles ha insegnato bene alla “salute pubblica” – non sto scherzando e neppure esagerando. Chi maledirà e non obbedirà Prodi o Padoa Schioppa obbedirà ciecamente Livia Turco che impone la stessa tassa, truffa politica o repressione in nome della salute. Dove oggigiorno siede il potere politico ultimo – quello del controllo del comportamento – è lapalissiano e non c’è dubbio su quale sia il tiranno da distruggere.

Un controllo sociale ben fatto deve prima di tutto assicurarsi che la reazione delle vittime sia prevenuta, perché le vittime di solito sono assai più numerose e potenti dei persecutori, ed una loro rivolta potrebbe causare seri problemi, se non addirittura la punizione dei persecutori stessi.

In sintesi, il problema non sono tanto gli antifumo quanto le loro vittime che subiscono. Qui si potrebbe entrare in una profonda analisi del perché e addirittura scrivere un voluminoso libro su queste dinamiche psico-sociali, ma ora non è il caso. Basta prendere l’esempio in fattispecie del teatro che lei menziona. A meno che non esista qualche struttura particolare (esempio, regione a statuto speciale) ciò che è fatto nel teatro è addirittura contrario all’infame legge Sirchia, che proibisce il fumo nei locali CHIUSI. E’ lapalissiano che il teatro in questione è a cielo aperto. Ammettendo anche che i pericoli del fumo passivo non siano una truffa (e lo sono!), la legge Sirchia non si applica perché non esiste menzione di divieti a cielo aperto. Quindi, visto che i diritti di proprietà sono già stati annullati dalla legge stessa (il proprietario non può stabilire la “smoking policy" a casa sua!); e visto che il proprietario pubblico non è tenuto, secondo la legge, a vietare il fumo all’aperto,  – il diritto di proprietà del padrone in generale di permettere/vietare il fumo non è applicabile... alla faccia dalla libertà di scelta.

L’effetto finale è, infatti, tipico della mentalità antifumo e assolutamente paradossale: il diritto di proprietà si può applicare solo nel senso del divieto e non nell’altro e le regole scientifiche ed epidemiologiche valgono solo quando “danno addosso” al bersaglio stabilito; contrariamente se con le stesse regole si può dimostrare l'opposto di quanto già stabilito e deciso nulla vale (o è convenientemente ignorato).

In questa squallida farsa di scienza e di giustizia la logica e la coerenza non si applicano in primo luogo, quindi è inutile parlarne ed è inutile arguire su tali basi. L’unica cosa che si applica è la forza bruta. La risposta del fumatore dovrebbe essere quella della ribellione personale, dell’inosservanza della legge antifumo, del boicottaggio dei locali… e quella dei tribunali. Né bisogna fraintendere il comportamento dei fumatori che lei ha osservato nel teatro come un assenso alla proibizione: ciò che lei ha osservato è il comportamento di cittadini pecoroni, che fumino o meno. Tale gente non ha mai fatto la differenza nella storia: a dispetto della nostra illusione democratica, chi ha fatto la differenza sono sempre stati i pochi, alle regole dei quali i pecoroni si sono sempre adeguati – una realtà universale e non solo italiana.

Per esempio, nel caso del teatro si potrebbero denunciare i gestori per violazione della legge Sirchia e per abuso di potere. Potrebbero esserci le basi per violazione del diritto di associazione previsto dalla costituzione. Si potrebbe, in breve, ottenere l’annullamento del provvedimento o quantomeno l’istituzione di un’ala fumo e un’ala non fumo. Bisogna capire che in uno stato marcio come quello salutista si violano consciamente regole e costituzioni (quando non le si possono cambiare) a poi si aspetta che qualcuno faccia causa – mentre, si capisce, si scoraggia energicamente ogni iniziativa volta a fare giustizia, perché la “giustizia” consiste nel vietare il fumo (o il comportamento bersaglio) e non nel bilanciamento dei bisogni o scelte.

Ma non troverà certo l’industria del tabacco (completamente soggiogata dalle autorità sanitarie, quindi annichilita) che l’aiuti in tale causa. Non certo le associazioni fumatori, che sosterranno la sua posizione a parole ma non a fatti, perché la loro funzione in realtà è di fare abituare il fumatore al concetto di progressiva “denormalizzazione” del fumo (e quindi del fumatore) in modo che si pieghi e smetta di fumare per essere “socialmente accettabile”. Non certo lei sarà aiutato dalle associazioni consumatori, tutte dalla parte degli antifumo un po’ per essere politicamente “accettabili” e un po’ perché la loro missione è di combattere gli “sporchi” capitalisti industriali, non ultime le multinazionali del tabacco. Tutti i gruppi summenzionati baciano totalmente le chiappe politiche del ministero della “salute” e dei suoi mafiosi e quindi sarebbe ridicolo e umiliante rivolgersi a loro.

FORCES, se avesse i soldi, potrebbe certo aiutarla – perché la vittoria in tribunale sia contro le frodi epidemiologiche che un provvedimento del genere è quasi certa -- sebbene gli antifumo stiano lavorando sottacqua per modificare la giurisprudenza e le procedure nello stesso modo in cui si è fatto per le multe automobilistiche. In teoria lei può fare ricorso contro una multa, ma in realtà non può; e siccome lai perderà (GARANTITO) contro il vigile, lei sarà anche punito col doppio della sanzione per avere osato difendersi. Però se perdesse lo Stato non le darebbe certo l’equivalente della multa. Alla faccia della democrazia e dell'uguaglianza, lo Stato è padrone e lei servo. Ne segue che è solo “logico” che i furti siano puniti se li fa il cittadino ma non se li fa lo Stato, perché la punizione è a senso unico, come i diritti di proprietà sono "accettabili" solo se in direzione del divieto di fumo.

Ciononostante il “come” sconfiggere la legge antifumo non è (finora) il problema, appunto perché basata su eclatanti violazioni costituzionali, scientifiche, logiche e così via. Il problema è come trovare il denaro (che a tutt’ora deve venire dalle tasche del singolo cittadino) ed anche un avvocato che non se la “faccia sotto” sfidando il potere costituito e l’isterismo contro le sigarette. Ci creda o no, la nostra esperienza dice che il secondo caso è più difficile del primo, al di la delle coraggiose nuvole di parole iniziali pronunciate da avvocati che hanno paura di “avvelenarsi” l’ambiente in cui lavorano se invocano la giustizia vera contro la truffa antifumo. Inoltre l’avvocato dovrebbe anche accettare di essere educato su tale truffa – un cosa rara perché gli avvocati tendenzialmente sono dei mercenari e basta -- e “non hanno il tempo” di imparare cose nuove. Una nuova specialità legale contro le truffe epidemiologiche applicate alla politica arricchirebbe molti avvocati (oltre che creare una società libera); ma purtroppo gli avvocati sono avvocati e non imprenditori.

In conclusione, se lei se la sentisse di agire positivamente contro questa situazione, noi potremmo darle tutti gli elementi per vincere – se un avvocato coraggioso e ideologicamente motivato fosse disponibile. Una volta che l’abuso del teatro fosse sconfitto, lei vedrebbe tutti i pecoroni fumatori adeguarsi e fumare tranquillamente, e i pecoroni non fumo tacere -- tranne forse qualche esaltato, che sarebbe rapidamente ridotto al silenzio menzionando la decisione del tribunale; non dimentichiamoci che l'architettura mentale dell'antifumo è sintonizzata sull'autorità e sulla prepotenza.

Nel frattempo, proprio l’altro giorno abbiamo raggiunto il nostro goal di 50.000 dollari per la creazione del sistema multimediale grazie a donazioni e aiuti da tutto il mondo da quei gruppi ed individui che hanno votato la loro vita alla distruzione della Frode del Secolo. Presto, quindi, saremo in grado di trasmettere vocalmente e visivamente questo tipo di informazione e di educare la gente su come difendersi ed efficacemente ribellarsi contro la legge antifumo – una lotta porta a porta che potrà essere vinta facilmente... non appena i fumatori la smetteranno di scusarsi per godere la vita.

Cordiali saluti.

Gian Turci


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