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Salve, sono uno
studente, e mi intendo di materia medica, affine ai miei studi.
Apprezzo il vostro lavoro, e condivido molte delle vostre opinioni.
Sono convinto che la mia abitudine di bere una bella e spumeggiante
birrona weizen al bar con i miei amici, accompagnata da un paio di
sigarette, sia una abitudine che non mi porterà alla tomba. (tra
l'altro quando dico che la weizen contiene più lievito di birra di
decine di costosissime bustine da farmacia, e ricchissimo di vitamine
B, vengo guardato con un misto di sospetto e compatimento). Ma ci sono
alcune cose sulle quali non sono d'accordo:
-
se rifiutate
(rifiutiamo) l'ingiustificato allarmismo sul fumo, dobbiamo
probabilmente rifiutare anche gli studi sugli effetti benefici del
fumo, in quanto verosimilmente verranno condotti con gli stessi
errori di metodologia e deboli correlazioni statistiche. E' comunque
vero che tali studi sono meno strumentalizzabili di quelli antifumo.
Caro Christian,
infatti è
proprio così. Sebbene esistano indicazioni abbastanza forti che il
fumo fino a dieci sigarette al giorno potrebbe
portare beneficio, non c'è dubbio che tali studi siano spesso
basati sulla stessa scienza rottame di quelli che fanno vedere
l'opposto; l'unica differenza tra gli uni e gli altri è il numero,
che per quelli antifumo si parla ormai di livelli di produzione industriali.
Ma come validità, si parla sempre di epidemiologia multifattoriale e
di associazioni molto deboli, proprio come quelli antifumo. La ragione
per cui li pubblichiamo sul sito è che vogliamo far vedere ai lettori
che esistono sempre due facce di ogni moneta.
-
ci sono verità
prodotte da un approccio più "a scatola aperta", quali per esempio
l'immediata (ma non massiva, e a quanto ne so totalmente
reversibile) paralisi delle cellule ciliate dovute alla nicotina e
ad altre sostanze del fumo di sigaretta, che ne fa l'esatto
contrario di un espettorante, e che verosimilmente può causare alla
lunga enfisema polmonare. Credo che anche su base statistica questi
risultati produrrebbero una forte correlazione. E' pur vero che
anche qua, causa l'infinita variabilità individuale, non potremmo
creare una regola uniforme, ma seguendo questo approccio noi
dovremmo rifiutare il metodo medico in genere (in quanto basato per
ipotesi stesse su una serie di approssimazioni, dovute alla varietà
insita al mondo biologico, e che non ne fanno una scienza esatta) ,
e quindi chiudere gli occhi sui successi della medicina conseguiti
in millenni. Il discorso è generalizzabile anche ai grassi,
all'alcol, etc.
Non si tratta di
chiudersi al mondo medico; infatti, è proprio grazie al suo approccio
tentativo che meravigliosi risultati sono stati conseguiti. La
medicina non è, per definizione, una scienza esatta e nessuno si
aspetta che lo sia o lo diventi. Il problema è che qui si parla di una
cosciente, consapevole, falsa rappresentazione dell'evidenza
epidemiologica alla mano: non si può dire, come fa Veronesi e
cento altri, che "non c'è dubbio" che il fumo passivo sia cancerogeno,
per esempio, con un'elevazione statistica di rischio del 30% al
massimo, quando ce ne vuole il 200-300% solo per dimostrare che il
rischio esiste! Qui abbiamo gente che prende in mano studi che hanno
appena detto: "non abbiamo potuto provare l'esistenza del rischio"
(= incremento di rischio, diciamo, il 14%) e li sventolano (ma non ce
li danno...) affermando che sono prova che il fumo passivo uccide!!
Ciò è, a dir
poco, immorale, non etico, e molto, molto pericoloso. E
dovrebbe essere illegale, nella nostra opinione. La medicina e
la "salute pubblica" dovrebbero essere tenute a rendere edotto il
popolo delle proprie (grandi) limitazioni, e non a presentare ipotesi
vaghe come fossero realtà scientifiche, tutto qui. Ed è vergognoso
che personaggi medici pure di rilievo si prestino a tale inganno.
Concludendo, se
ho capito bene, la vostra posizione è la seguente:
-
si rifiutano i
risultati conseguiti con deboli correlazioni statistiche, numero di
campioni insufficiente, e approccio "a posteriori". Soprattutto
quando è palese che i risultati sono strumentalizzabili. Accettate
invece i risultati, sempre statistici, con correlazioni
significative. Rimane il problema di discernere tra una correlazione
debole e significativa.
Ciò che dice di
noi qui sopra è corretto. Però la risoluzione al problema della
correlazione significativa già esiste: correlazioni statistiche con
un'elevazione del 300% e un intervallo di confidenza a destra (o a
sinistra, ma non a cavallo) del medio grafico statistico, ripetute su
numerosi studi con un ampio numero di soggetti dovrebbero essere
considerate indicative dell'esistenza di un rischio come, per esempio,
nel caso del fumo attivo e cancro polmonare. Ogni correlazione minore
di ciò dovrebbe essere scartata. Ciò vorrebbe dire, incidentalmente,
che oltre il 90% degli "allarmi" su cibi, sostanze e ambiente non
avrebbero ragione di esistere, e ciò significherebbe il fallimento
dell'industria della paura. Ma anche nel caso di forte
correlazione, al pubblico si dovrebbe sempre dire che si tratta di
rischio (non di "certezze e numeri precisi", come dice Veronesi) e
che comunque non si può MAI ridurre statistiche che per natura sono di
massa a un rischio individuale. Queste leggi di metodologia e di etica
non le abbiamo create noi, ma sono frutto di decadi di rispettabile
professionalità, che oggi si è deciso di ignorare per i motivi che
sappiamo.
Certamente.
Basta che si possa dimostrare certezza di ciò che si è misurato.
-
rifiutate
l'approccio salutista in quanto atteggiamento patologico di massa,
che tramite il rifiuto di abitudini di vita non giudicate conformi a
certi parametri, rifiuto più o meno giustificato da realtà
scientifiche-mediche,finisce per:
-
ghettizzare e
mal giudicare coloro i quali perseverano "diabolicamente" nei loro
sbagli
-
togliere
quelli che per alcuni possono essere "i piccoli piaceri della vita",
e che in quanto tali hanno secondo me una valenza terapeutica
incalcolabile
-
non
riconoscere alla moderazione la virtù che gli è debita, in quanto la
sostanza è nemica di per sè, e non nelle proporzioni utilizzate e
nella modalità di assunzione (es. birra vs. whiskey). Specularmente,
sono benefici per eccellenza i costosissimi ed abusatissimi
integratori vitaminici, nessuno ha mai spiegato alla gente che anche
le vitamine, se in eccesso e soprattutto prive del contesto
alimentare naturale, possono essere inutili se non tossiche.
Fino qui siamo
perfettamente d'accordo con lei.
-
Non accettare
il limite stesso della scienza medica, come dicevo prima, ovvero il
tentativo di separare la malattia dal contesto individuale e farne
materia di scienza esatta. Non accettare neppure il fatto che
nonostante il suo limite tale metodo ha apportato e apporta
continuamente benefici e successi.
Su questo
abbiamo già risposto sopra.
Non accettare la
realtà di un sistema sanitario non sufficientemente (e sempre meno)
finanziato dallo stato. Scaricare apertamente la colpa di questo sullo
"stile di vita", e quindi più tu esuli dai dettami dell'autorità
sanitaria, più quando verrai ricoverato ti sentirai in colpa per
essere un peso per la collettività (e più gli altri te la daranno), a
causa delle tue abitudini "sbagliate" (questo in fondo il messaggio
dell'attuale ministro della sanità per giustificare i continui e
ripetuti tagli al FSN). Questo ragionamento, secondo me sbagliato
nello spirito stesso di chi ha coniato il concetto di Sistema
Sanitario Nazionale, avrebbe perlomeno la sua logica se le "scoperte"
fossero attendibili.
Se la capiamo
bene, quanto sopra ha bisogno di precisazioni. Nel presente contesto
del sistema sanitario statale esiste un patto sociale tra lo stato e
il popolo. Esso consiste, primariamente, nel provvedere cure per chi
ha bisogno e non può sempre permettersele. Tale patto è sempre stato
inteso come universale, ed indipendente dalle "colpe" del
cittadino, che hanno (o si suppone abbiano) portato alla sua
presente condizione. Questo è un punto chiave che si applica
anche nell'ammessa -- ma certamente non concessa -- ipotesi che
malattie (di cui spesso non si conosce nemmeno l'eziopatologia) siano
"causate" da, o "attribuibili" a, questo o quello stile di vita. Ora i
salutisti vogliono cambiare le carte in tavola o, meglio ancora,
vogliono cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corso
-- e per di più truffando il popolo facendo passare come scienza ciò
che sono solo traballanti ipotesi e statistiche spesso ideologicamente o
politicamente motivate.
Quanto sopra
potrebbe anche condurre a considerazioni sulla validità di un sistema
sanitario di stato rispetto a uno privato (ed entrambi, in fondo,
hanno fallito -- basta guardare la situazione americana). Ci si
potrebbe (e si dovrebbe) chiedere dove stabiliamo il limite del
cervellotico "diritto alla salute" blaterato dalla nostra
Costituzione, per esempio. Può, invocando tale "diritto", un amabile
vecchietto di 90 anni affetto da una malattia terminale pretendere
terapie che costano 3.000 euro al giorno allo stato, mentre a un
fumatore o a un obeso di 50 si negano le cure mediche perché qualche
statistica del menga dice che è un autolesionista? Una domanda scomoda
che nessuno si pone, mentre si vomita nonsenso sugli stili di vita;
un problema che bisognerebbe affrontare e risolvere anche se
politicamente imbarazzante e "scorretto". Ma questo ampio discorso
merita un'arena tutta sua.
Il tutto
(aggiungo io) nella illusoria e inconscia speranza che seguendo i
dettami (= le privazioni) salutisti uno ritarda o addirittura evita la
propria morte. (grandioso l'urlo di Beppe Grillo "nessuno che va in
televisione dicendo che tutti dobbiamo morire"). In questo in effetti
siamo molto vicini all'atteggiamento storico delle religioni
millenariste, privazioni ergo salvezza.
Certamente.
Stiamo attraversando un periodo di "aberrazione culturale" dove si
rifiuta il fatto che la morte è parte integrante della vita, e
che l'incertezza è, con la morte, l'unica certezza vera di
questo mondo. Non si tratta di fatalismo, ma di una realtà
filosofica accettata da tutte le culture della Terra in tutte le
epoche. Ma no, oggi tutto deve essere espresso in numeri -
anche ciò che non si può quantificare; tutto deve essere
garantito, tutelato, regolato, sorvegliato, sanzionato, mentre i
danni presunti ma non accertabili diventano colpe certe, e come
tali devono essere trattati, punendo i presunti colpevoli. E,
perdiana, guai a ricordare che si muore anche se si vive come Padre
Pio! Infine, si esprime il valore dell'individuo in termini di "buco
nero", cioè definendolo tramite ciò che egli non è, invece che
con ciò che è: "un vero uomo non beve, non fuma, e non gioca
d'azzardo", ci dice il Sirchia. Ignorando (a fatica) il suo aulico
paternalismo, la perversione concettuale è qui lampante. Allo stesso
modo, il
principio di precauzione stabilisce che chi è accusato di fare del
male alla salute o all'ambiente deve provare che non fa male con la
scienza, mentre l'accusatore può prescindere dall'evidenza
scientifica -- basta il sospetto -- ben sapendo che è
impossibile provare un negativo, e quindi inevitabilmente
garantendo il favorevole verdetto.
Complimenti
infine per il ribaltamento concettuale che chiedete riguardo alla
mancanza di rsipetto del fumatore: se è vero che il fumo da fastidio
agli altri, è anche vero che tutta sta continua rottura di coglioni (e
ghettizzazione) da parte di tutti sull'abitudine della sigaretta è
una grave mancanza di rispetto, che sperimento giornalmente. Forse fa
anche più male della sigaretta. E se uno va nei locali dove si può
fumare, non ha il coraggio di chiedere gentilmente di spostarsi un
attimo al fumatore accanto a lui, e si lamenta che la legge antifumo
non è ancora in vigore, per quanto mi riguarda poteva anche starsene a
casa.
Concludo
chiedendo una risposta, se ho interpretato bene il vostro spirito, e
se siete d'accordo sulle mie affermazioni, ci tengo molto.
Grazie.
Christian
La risposta è
sopra, e grazie per avere scritto. A questo punto risulta chiaro ad
entrambi che il fumo in se stesso è trascurabile rispetto al
problema del sovvertimento dei principi etici, scientifici e giuridici
che ha per vittima anche il fumo. Si tratta dunque di una
guerra di valori, e di una guerra senza esclusione di colpi che
va combattuta all'ultimo sangue perché ne va del nostro futuro e
di quello dei nostri figli -- e forse questo è l'unico punto
su cui FORCES e i salutisti, per ragioni opposte, la vedono allo
stesso modo.
Cordiali saluti.
FORCES Italiana
Gian Turci per La Redazione
P.S. Mi
piacerebbe sapere cosa ne pensate sugli ultimi sviluppi riguardo ai
consumi alcolici: ho l'impressione che dai 30 gr alcol/die consigliati
dall'OMS si stia rapidamente passando ai 20 gr/die massimo e se
proprio, e tra poco saremo tutti alcolizzati anche se non lo sappiamo.
Bingo!...
Proprio come per l'indice di massa corporea: Se
Tom Cruise e Harrison Ford sono obesi, lo siamo tutti, no?... La
tattica è quella di diventare intolleranti un po' per volta --
lasciando che la gente si abitui al pugno di ferro nel guanto
di velluto-- e poi applicare più pressione fino ad arrivare a
tolleranza zero. Quello che bisogna fare, invece, è non
abituarsi, e il pugno di ferro sferrarlo sul muso degli
architetti culturali e degli ingegneri sociali senza tanti guanti. E'
la filosofia della tolleranza zero che va distrutta, perché tolleranza
zero esprime, dopotutto, un equivalente valore di intelletto. E anche
se ciò è ottenuto un po' alla volta, è il risultato che conta. |