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20 Febbraio 2004
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Salve, sono uno studente, e mi intendo di materia medica, affine ai miei studi. Apprezzo il vostro lavoro, e condivido molte delle vostre opinioni. Sono convinto che la mia abitudine di bere una bella e spumeggiante birrona weizen al bar con i miei amici, accompagnata da un paio di sigarette, sia una abitudine che non mi porterà alla tomba. (tra l'altro quando dico che la weizen contiene più lievito di birra di decine di costosissime bustine da farmacia, e ricchissimo di vitamine B, vengo guardato con un misto di sospetto e compatimento). Ma ci sono alcune cose sulle quali non sono d'accordo:

  • se rifiutate (rifiutiamo) l'ingiustificato allarmismo sul fumo, dobbiamo probabilmente rifiutare anche gli studi sugli effetti benefici del fumo, in quanto verosimilmente verranno condotti con gli stessi errori di metodologia e deboli correlazioni statistiche. E' comunque vero che tali studi sono meno strumentalizzabili di quelli antifumo.

Caro Christian,

infatti è proprio così. Sebbene esistano indicazioni abbastanza forti che il fumo fino a dieci sigarette al giorno potrebbe portare beneficio, non c'è dubbio che tali studi siano spesso basati sulla stessa scienza rottame di quelli che fanno vedere l'opposto; l'unica differenza tra gli uni e gli altri è il numero, che per quelli antifumo si parla ormai di livelli di produzione industriali. Ma come validità, si parla sempre di epidemiologia multifattoriale e di associazioni molto deboli, proprio come quelli antifumo. La ragione per cui li pubblichiamo sul sito è che vogliamo far vedere ai lettori che esistono sempre due facce di ogni moneta.

  • ci sono verità prodotte da un approccio più "a scatola aperta", quali per esempio l'immediata (ma non massiva, e a quanto ne so totalmente reversibile) paralisi delle cellule ciliate dovute alla nicotina e ad altre sostanze del fumo di sigaretta, che ne fa l'esatto contrario di un espettorante, e che verosimilmente può causare alla lunga enfisema polmonare. Credo che anche su base statistica questi risultati produrrebbero una forte correlazione. E' pur vero che anche qua, causa l'infinita variabilità individuale, non potremmo creare una regola uniforme, ma seguendo questo approccio noi dovremmo rifiutare il metodo medico in genere (in quanto basato per ipotesi stesse su una serie di approssimazioni, dovute alla varietà insita al mondo biologico, e che non ne fanno una scienza esatta) , e quindi chiudere gli occhi sui successi della medicina conseguiti in millenni. Il discorso è generalizzabile anche ai grassi, all'alcol, etc.

Non si tratta di chiudersi al mondo medico; infatti, è proprio grazie al suo approccio tentativo che meravigliosi risultati sono stati conseguiti. La medicina non è, per definizione, una scienza esatta e nessuno si aspetta che lo sia o lo diventi. Il problema è che qui si parla di una cosciente, consapevole, falsa rappresentazione dell'evidenza epidemiologica alla mano: non si può dire, come fa Veronesi e cento altri, che "non c'è dubbio" che il fumo passivo sia cancerogeno, per esempio, con un'elevazione statistica di rischio del 30% al massimo, quando ce ne vuole il 200-300% solo per dimostrare che il rischio esiste! Qui abbiamo gente che prende in mano studi che hanno appena detto: "non abbiamo potuto provare l'esistenza del rischio" (= incremento di rischio, diciamo, il 14%) e li sventolano (ma non ce li danno...) affermando che sono prova che il fumo passivo uccide!!

Ciò è, a dir poco, immorale, non etico, e molto, molto pericoloso. E dovrebbe essere illegale, nella nostra opinione. La medicina e la "salute pubblica" dovrebbero essere tenute a rendere edotto il popolo delle proprie (grandi) limitazioni, e non a presentare ipotesi vaghe come fossero realtà scientifiche, tutto qui. Ed è vergognoso che personaggi medici pure di rilievo si prestino a tale inganno.

Concludendo, se ho capito bene, la vostra posizione è la seguente:

  • si rifiutano i risultati conseguiti con deboli correlazioni statistiche, numero di campioni insufficiente, e approccio "a posteriori". Soprattutto quando è palese che i risultati sono strumentalizzabili. Accettate invece i risultati, sempre statistici, con correlazioni significative. Rimane il problema di discernere tra una correlazione debole e significativa.

Ciò che dice di noi qui sopra è corretto. Però la risoluzione al problema della correlazione significativa già esiste: correlazioni statistiche con un'elevazione del 300% e un intervallo di confidenza a destra (o a sinistra, ma non a cavallo) del medio grafico statistico, ripetute su numerosi studi con un ampio numero di soggetti dovrebbero essere considerate indicative dell'esistenza di un rischio come, per esempio, nel caso del fumo attivo e cancro polmonare. Ogni correlazione minore di ciò dovrebbe essere scartata. Ciò vorrebbe dire, incidentalmente, che oltre il 90% degli "allarmi" su cibi, sostanze e ambiente non avrebbero ragione di esistere, e ciò significherebbe il fallimento dell'industria della paura. Ma anche nel caso di forte correlazione, al pubblico si dovrebbe sempre dire che si tratta di rischio (non di "certezze e numeri precisi", come dice Veronesi) e che comunque non si può MAI ridurre statistiche che per natura sono di massa a un rischio individuale. Queste leggi di metodologia e di etica non le abbiamo create noi, ma sono frutto di decadi di rispettabile professionalità, che oggi si è deciso di ignorare per i motivi che sappiamo.

  • accettate invece tutto ciò che è prodotto da un approccio "a scatola aperta", per esempio le scoperte biochimiche o quelle fisiopatologiche.

Certamente. Basta che si possa dimostrare certezza di ciò che si è misurato.

  • rifiutate l'approccio salutista in quanto atteggiamento patologico di massa, che tramite il rifiuto di abitudini di vita non giudicate conformi a certi parametri, rifiuto più o meno giustificato da realtà scientifiche-mediche,finisce per:

  • ghettizzare e mal giudicare coloro i quali perseverano "diabolicamente" nei loro sbagli

  • togliere quelli che per alcuni possono essere "i piccoli piaceri della vita", e che in quanto tali hanno secondo me una valenza terapeutica incalcolabile

  • non riconoscere alla moderazione la virtù che gli è debita, in quanto la sostanza è nemica di per sè, e non nelle proporzioni utilizzate e nella modalità di assunzione (es. birra vs. whiskey). Specularmente, sono benefici per eccellenza i costosissimi ed abusatissimi integratori vitaminici, nessuno ha mai spiegato alla gente che anche le vitamine, se in eccesso e soprattutto prive del contesto alimentare naturale, possono essere inutili se non tossiche.

Fino qui siamo perfettamente d'accordo con lei.

  • Non accettare il limite stesso della scienza medica, come dicevo prima, ovvero il tentativo di separare la malattia dal contesto individuale e farne materia di scienza esatta. Non accettare neppure il fatto che nonostante il suo limite tale metodo ha apportato e apporta continuamente benefici e successi.

Su questo abbiamo già risposto sopra.

Non accettare la realtà di un sistema sanitario non sufficientemente (e sempre meno) finanziato dallo stato. Scaricare apertamente la colpa di questo sullo "stile di vita", e quindi più tu esuli dai dettami dell'autorità sanitaria, più quando verrai ricoverato  ti sentirai in colpa per essere un peso per la collettività (e più gli altri te la daranno), a causa delle tue abitudini "sbagliate" (questo in fondo il messaggio dell'attuale ministro della sanità per giustificare i continui e ripetuti tagli al FSN). Questo ragionamento, secondo me sbagliato nello spirito stesso di chi ha coniato il concetto di Sistema Sanitario Nazionale, avrebbe perlomeno la sua logica se le "scoperte" fossero attendibili.

Se la capiamo bene, quanto sopra ha bisogno di precisazioni. Nel presente contesto del sistema sanitario statale esiste un patto sociale tra lo stato e il popolo. Esso consiste, primariamente, nel provvedere cure per chi ha bisogno e non può sempre permettersele. Tale patto è sempre stato inteso come universale, ed indipendente dalle "colpe" del cittadino, che hanno (o si suppone abbiano) portato alla sua presente condizione. Questo è un punto chiave che si applica anche nell'ammessa -- ma certamente non concessa -- ipotesi che malattie (di cui spesso non si conosce nemmeno l'eziopatologia) siano "causate" da, o "attribuibili" a, questo o quello stile di vita. Ora i salutisti vogliono cambiare le carte in tavola o, meglio ancora, vogliono cambiare le regole del gioco mentre il gioco è in corso -- e per di più truffando il popolo facendo passare come scienza ciò che sono solo traballanti ipotesi e statistiche spesso ideologicamente o politicamente motivate.

Quanto sopra potrebbe anche condurre a considerazioni sulla validità di un sistema sanitario di stato rispetto a uno privato (ed entrambi, in fondo, hanno fallito -- basta guardare la situazione americana). Ci si potrebbe (e si dovrebbe) chiedere dove stabiliamo il limite del cervellotico "diritto alla salute" blaterato dalla nostra Costituzione, per esempio. Può, invocando tale "diritto", un amabile vecchietto di 90 anni affetto da una malattia terminale pretendere terapie che costano 3.000 euro al giorno allo stato, mentre a un fumatore o a un obeso di 50 si negano le cure mediche perché qualche statistica del menga dice che è un autolesionista? Una domanda scomoda che nessuno si pone, mentre si vomita nonsenso sugli stili di vita; un problema che bisognerebbe affrontare e risolvere anche se politicamente imbarazzante e "scorretto". Ma questo ampio discorso merita un'arena tutta sua.

Il tutto (aggiungo io) nella illusoria e inconscia speranza che seguendo i dettami (= le privazioni) salutisti uno ritarda o addirittura evita la propria morte. (grandioso l'urlo di Beppe Grillo "nessuno che va in televisione dicendo che tutti dobbiamo morire"). In questo in effetti siamo molto vicini all'atteggiamento storico delle religioni millenariste, privazioni ergo salvezza.

Certamente. Stiamo attraversando un periodo di "aberrazione culturale" dove si rifiuta il fatto che la morte è parte integrante della vita, e che l'incertezza è, con la morte, l'unica certezza vera di questo mondo. Non si tratta di fatalismo, ma di una realtà filosofica accettata da tutte le culture della Terra in tutte le epoche. Ma no, oggi tutto deve essere espresso in numeri - anche ciò che non si può quantificare; tutto deve essere garantito, tutelato, regolato, sorvegliato, sanzionato, mentre i danni presunti ma non accertabili diventano colpe certe, e come tali devono essere trattati, punendo i presunti colpevoli. E, perdiana, guai a ricordare che si muore anche se si vive come Padre Pio! Infine, si esprime il valore dell'individuo in termini di "buco nero", cioè definendolo tramite ciò che egli non è, invece che con ciò che è: "un vero uomo non beve, non fuma, e non gioca d'azzardo", ci dice il Sirchia. Ignorando (a fatica) il suo aulico paternalismo, la perversione concettuale è qui lampante. Allo stesso modo, il principio di precauzione stabilisce che chi è accusato di fare del male alla salute o all'ambiente deve provare che non fa male con la scienza, mentre l'accusatore può prescindere dall'evidenza scientifica -- basta il sospetto -- ben sapendo che è impossibile provare un negativo, e quindi inevitabilmente garantendo il favorevole verdetto.

Complimenti infine per il ribaltamento concettuale che chiedete riguardo alla mancanza di rsipetto del fumatore: se è vero che il fumo da fastidio agli altri, è anche vero che tutta sta continua rottura di coglioni (e ghettizzazione) da parte di tutti  sull'abitudine della sigaretta è una grave mancanza di rispetto, che sperimento giornalmente. Forse fa anche più male della sigaretta. E se uno va nei locali dove si può fumare, non ha il coraggio di chiedere gentilmente di spostarsi un attimo al fumatore accanto a lui, e si lamenta che la legge antifumo non è ancora in vigore, per quanto mi riguarda poteva anche starsene a casa. 

Concludo chiedendo una risposta, se ho interpretato bene il vostro spirito, e se siete d'accordo sulle mie affermazioni, ci tengo molto.

Grazie.
Christian

La risposta è sopra, e grazie per avere scritto. A questo punto risulta chiaro ad entrambi che il fumo in se stesso è trascurabile rispetto al problema del sovvertimento dei principi etici, scientifici e giuridici che ha per vittima anche il fumo. Si tratta dunque di una guerra di valori,  e di una guerra senza esclusione di colpi che va combattuta all'ultimo sangue perché ne va del nostro futuro e di quello dei nostri figli -- e forse questo è l'unico punto su cui FORCES e i salutisti, per ragioni opposte, la vedono allo stesso modo.

Cordiali saluti.
FORCES Italiana
Gian Turci per La Redazione

P.S. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate sugli ultimi sviluppi riguardo ai consumi alcolici: ho l'impressione che dai 30 gr alcol/die consigliati dall'OMS si stia rapidamente passando ai 20 gr/die massimo e se proprio, e tra poco saremo tutti alcolizzati anche se non lo sappiamo.

Bingo!... Proprio come per l'indice di massa corporea: Se Tom Cruise e Harrison Ford sono obesi, lo siamo tutti, no?... La tattica è quella di diventare intolleranti un po' per volta -- lasciando che la gente si abitui al pugno di ferro nel guanto di velluto-- e poi applicare più pressione fino ad arrivare a tolleranza zero. Quello che bisogna fare, invece, è non abituarsi, e il pugno di ferro sferrarlo sul muso degli architetti culturali e degli ingegneri sociali senza tanti guanti. E' la filosofia della tolleranza zero che va distrutta, perché tolleranza zero esprime, dopotutto, un equivalente valore di intelletto. E anche se ciò è ottenuto un po' alla volta, è il risultato che conta.

 
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