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5 Febbraio 2006

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Chiarificazioni sui rischi del fumo attivo


Hello,

apro applaudendo a FORCES International per pubblicare un sito così illuminato e, diciamolo pure,  mozzafiato – o meglio, mozzafiato è l’informazione in esso contenuta. Grazie per essa; ho trovato il vostro sito per caso e devo dire che mi avete sollevato il morale immensamente!

… Ho letto che Sir Richard Doll “… scoprì che 166 fumatori su 100.000 muoiono di cancro, contro 7 non fumatori su 100.000.” Ne segue che la percentuale dei fumatori che muoiono di cancro polmonare è un pallido 0,166%. Inoltre:

“Secondo il professor Richard Doll (che fu il primo a scoprire una correlazione tra fumo e cancro negli anni ’50) [*] la ricerca suggerisce che se si comincia a fumare da teenager e si smette a trenta il rischio di cancro polmonare è del 2%, se si smette a 50 il rischio va a 8% e a 70 il rischio sale al 16%.”

Ora, mentre il 2, l’8 o il 16% a tali età è ancora considerevolmente più sicuro di quanto ci si potrebbe aspettare dato quanto si sente, è comunque assai più alto che lo 0,166%. La mia domanda: perché queste differenze e qual è la verità sui tassi di cancro polmonare? La ragione della mia domanda non è per sentirmi più sicuro come fumatore, ma per essere bene informato quando dico a tutti i miei amici, fumatori e non, come siamo stati presi per i fondelli.

Spero in un vostro aiuto.

David Wheeler


[*] Questo è spesso detto da media e autorità, ma è errato. I primi a scoprire la correlazione statistica tra fumo e cancro furono i nazisti, che usarono questa epidemiologia rottame come giustificazione per le loro campagne antifumo (indistinguibili da quelle odierne) e di “salute pubblica” per la purezza razziale. Richard Doll semplicemente continuò il loro lavoro, e per aver “scoperto” ciò che gli ex-nemici dell’Inghilterra già sapevano fu fatto “Sir”, accaparrando all’Inghilterra la paternità del tutto. Ma Doll, recentemente deceduto, non poté mai dimostrare scientificamente le sue correlazioni statistiche, che ancora oggi restano indimostrabili dalla scienza.


Caro David,

l’aumento del rischio del fumo attivo per cancro polmonare è stato l’oggetto di un grandissimo numero di ricerche epidemiologiche. Alcuni grossi studi indicano che il Rischio Relativo (RR) per il fumo attivo può arrivare a 10. Il che significa 10 volte più possibilità di ammalarsi di cancro rispetto ai non-fumatori. A primo acchito, ciò sembra veramente impressionante. D’altra parte, il RR cambia con ogni singolo studio. In altre parole, non esiste un rischio fisso di incremento e ogni ricercatore, in ogni studio, trova rischi diversi.

Il problema qui non è con i numeri ma con la metodologia. L’epidemiologia è, in gran parte, scienza rottame con vari livelli di gravità: da quella prevalentemente affidabile che esamina malattie monofattoriali (per esempio, quella relativa alla poliomielite, dove variazioni di una frazione di un punto decimale possono essere accuratamente seguite) a quella che esamina malattie multifattoriali concernenti il fumo di tabacco, l’ambiente e mille altre cose. Tenendo presente che non sappiamo nemmeno se l’origine del cancro sia tossica, virale, micotica o genica e che, per quanto riguarda il solo cancro polmonare, ci sono oltre 40 sospetti fattori (tra cui il fumo potrebbe esserne uno) diventa abbastanza intuitivo capire quanto sia impossibile per chiunque, in qualsiasi circostanza realistica e in tutti i casi, stabilire se il cancro sia stato causato dal fumo o da un’altra causa singola o da un gruppo di cause. E’ inoltre impossibile stabilire il contributo di una causa di una specifica patologia per ciascuna persona. E’ solo possibile comparare una massa di persone ad un’altra.

E’ fondamentale ricordarsi che l’epidemiologia è statistica e la statistica non è scienza. Per tale motivo, è chiaramente stabilito per definizione universale che l’epidemiologia non è in grado di stabilire le causalità, malgrado si sentano continuamente mass-media e “autorità” incompetenti o corrotte parlare di “nesso causale”; la parola “causale” è antitetica con la natura dell’epidemiologia e costituisce quindi informazione falsa e tendenziosa. Ciò è perché non viene coinvolta la scienza sperimentale, e perché tutte queste statistiche sono basate su questionari: semplici domande sullo stile di vita fatte a persone le cui risposte sono considerate vere perché non c’è modo di verificarle. Siamo quindi ben lungi dall’immagine hollywoodiana dello scienziato-con-microscopio che il pubblico si fa quando sente parlare di “studi”.

Il fatto che i fumatori, statisticamente, soffrano di cancro polmonare in quantità maggiore dei non fumatori non è assolutamente prova scientifica che il fumo causi il cancro del polmone (o qualsiasi altro tipo di cancro), perché i fumatori esaminati potrebbero essere stati coinvolti con, o  esposti a, svariati e più grandi fattori di rischio rispetto ai non fumatori esaminati: stato socio-economico, alcool, occupazione, etc. Si dice che gli individui abbienti fumino meno dei meno abbienti, quindi hanno meno incidenza di cancro. Ma qui il  “quindi” è una logica molto fasulla, in quanto le persone ricche si nutrono meglio, la loro vita è più confortevole e sicura, ricevono migliore assistenza medica e così via. Si, esistono meccanismi per compensare questi  fattori negli studi; però, anche se matematicamente corretti, tali meccanismi usano numeri che sono a loro volta unicamente basati su premesse speculative.

“Il significato causale di un’associazione è una questione di giudizio che va al di là di qualsiasi affermazione di probabilità statistica”, disse il Surgeon General degli Stati Uniti nel 1964, quando presentò il primo rapporto su fumo-e-cancro (parole divenute un binomio inseparabile nella bocca delle persone). In breve, il “nesso causale” tra il fumo e il cancro non è altro che un’opinione che non è basata su fatti scientifici e che viene espressa da un coro di persone che sono legate insieme da fortissimi interessi comuni di vario tipo, e che sono efficacissime e rapidissime a soffocare e a non confrontare ogni opinione dissidente.  Le loro opinioni sono arrogantemente rappresentate come scienza e vengono manipolate in modo da diventare cultura per eludere lo scrutinio scientifico – ma, ancora, non c’e assolutamente alcuna prova scientifica che il fumo causi il cancro. Per nascondere questa realtà, l’epidemiologia è stata elevata al rango di scienza nella percezione pubblica da ricercatori, sanitari e autorità disoneste con grande fanfara mediatica.

In generale il problema base dell’epidemiologia multifattoriale, anche quando l’aumento del rischio è notevole, sta nel fatto che i ricercatori non sanno quello che hanno misurato (e ciò vale tanto per il più sconosciuto di loro quanto per Sir Richard Doll), e ciò fa dell’epidemiologia plurifattoriale una vera scienza rottame, inutile per ogni serio intento e scopo scientifico perché non fornisce almeno tre elementi chiave: causalità, misura e ripetibilità da parte di altri sperimentatori.

Ancora più grave è la questione del fumo passivo, quando i questionari chiedono alle persone di ricordare quello che hanno fatto 30-40 anni prima – spesso anche di riferire che cosa hanno fatto i loro nonni! Inoltre, questi studi rottame chiaramente dicono che la causa del modesto incremento del rischio non può essere determinata. Il loro RR, infatti, è solo di 1,2 – 1,3 (20 – 30% d’incremento statistico) mentre le stesse regole dell’epidemiologia esigono che l’incremento del rischio sia almeno del 200% per cominciare a sospettare che il fattore esaminato potrebbe forse essere la causa dell’elevazione di rischio. Per finire, più della metà degli studi sono statisticamente non significativi – vale a dire che mostrano allo stesso tempo che l’esposizione al fumo passivo potrebbe far male e potrebbe far bene.

Quanto sopra di conseguenza dimostra l’esistenza di un ulteriore e veramente serio problema sociale: la corruzione istituzionale. Le “autorità” sanitarie di tutti i tipi mentono consapevolmente circa il rischio del fumo passivo. Come possiamo esserne certi? Riassumiamo le ragioni:

  1. Gli studi sul fumo passivo sono vero ciarpame statistico indipendentemente da quello che concludono.
  2. Il suddetto ciarpame NON dice nemmeno che esiste alcun pericolo.

Le “autorità” credono che la frode del fumo passivo ed il conseguente proibizionismo di fumo nei locali pubblici ”aiuti” i fumatori a smettere di fumare, salvandoli così dalle malattie “da tabagismo” - malattie le cui cause quelle stesse “autorità” non possono dimostrare scientificamente, nemmeno per un solo caso.

Se tali false relazioni fossero emanate dal Ministro delle Finanze sui fondi pubblici, o dal Ministro della Difesa sugli armamenti, quei ministri verrebbero crocifissi dall’opinione pubblica e governi cadrebbero, talvolta sulla base del solo sospetto. Ma se false relazioni su fumo passivo e attivo provengono dal Ministro della Salute, beh, allora va tutto bene perché il ministro lo fa “per il tuo bene”, perché “lo sanno tutti” (come?)  “che il fumo fa male”, e poiché la gente è stata condizionata da instancabili campagne ad odiare fumo e  fumatori. Sotto tale spinta emozionale troppi scelgono di non vedere la frode nemmeno quando viene loro sbattuta in faccia; in altre parole, quando il tema è il fumo, altri stili di vita o ambiente, ai sanitari e ai politici si da il permesso di truffare. Il problema di un popolo che ha deciso di truffare se stesso tramite le sue stesse autorità concerne politica, società e cultura – non la salute - e questo cancro sociale si sta espandendo a numerose altre aree, arricchendo e dando pieni poteri a individui disonesti che dirottano miliardi di fondi pubblici verso le loro organizzazioni e le loro politiche. Ma tutto nacque con l’epidemiologia sul fumo.

David, questa è, in sostanza, >>TUTTA<<  la “scienza” che c’è dietro la Grande Frode. I classici  “fiumi d’inchiostro” sono versati da decadi in questa crociata; e forse per questa ragione la gente, attonita da tanta dovizia di disinformazione, ciecamente si rivolge alle “autorità”  per slogan da tre parole che dicano tutto – come, per esempio, “il fumo uccide”. Sfortunatamente questi slogan sono falsi – ma non è sbalordire la gente la fine arte del buon prestidigitatore?

Gian Turci


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