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Hello,
apro applaudendo a
FORCES
International per pubblicare un sito così illuminato e,
diciamolo pure, mozzafiato – o meglio, mozzafiato è l’informazione
in esso contenuta. Grazie per essa; ho trovato il vostro sito per
caso e devo dire che mi avete sollevato il morale immensamente!
… Ho letto che
Sir Richard Doll “… scoprì che 166 fumatori su 100.000 muoiono di
cancro, contro 7 non fumatori su 100.000.” Ne segue che la
percentuale dei fumatori che muoiono di cancro polmonare è un
pallido 0,166%. Inoltre:
“Secondo il
professor Richard Doll (che fu il primo a scoprire una correlazione
tra fumo e cancro negli anni ’50) [*]
la ricerca suggerisce che se si comincia a fumare da
teenager e si smette a trenta il rischio di cancro polmonare è del
2%, se si smette a 50 il rischio va a 8% e a 70 il rischio sale al
16%.”
Ora, mentre il
2, l’8 o il 16% a tali età è ancora considerevolmente più sicuro di
quanto ci si potrebbe aspettare dato quanto si sente, è comunque
assai più alto che lo 0,166%. La mia domanda: perché queste
differenze e qual è la verità sui tassi di cancro polmonare? La
ragione della mia domanda non è per sentirmi più sicuro come
fumatore, ma per essere bene informato quando dico a tutti i miei
amici, fumatori e non, come siamo stati presi per i fondelli.
Spero in un
vostro aiuto.
David Wheeler |
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Caro David,
l’aumento del rischio del fumo attivo per cancro polmonare è stato
l’oggetto di un grandissimo numero di ricerche epidemiologiche.
Alcuni grossi studi indicano che il Rischio Relativo (RR) per il
fumo attivo può arrivare a 10. Il che significa 10 volte più
possibilità di ammalarsi di cancro rispetto ai non-fumatori. A primo
acchito, ciò sembra veramente impressionante. D’altra parte, il RR
cambia con ogni singolo studio. In altre parole, non esiste un
rischio fisso di incremento e ogni ricercatore, in ogni studio,
trova rischi diversi.
Il problema qui non è con i numeri ma con la metodologia.
L’epidemiologia è, in gran parte, scienza rottame con vari livelli
di gravità: da quella prevalentemente affidabile che esamina
malattie monofattoriali (per esempio, quella relativa alla
poliomielite, dove variazioni di una frazione di un punto decimale
possono essere accuratamente seguite) a quella che esamina malattie
multifattoriali concernenti il fumo di tabacco, l’ambiente e mille
altre cose. Tenendo presente che non sappiamo nemmeno se l’origine
del cancro sia tossica, virale, micotica o genica e che, per quanto
riguarda il solo cancro polmonare, ci sono
oltre 40 sospetti fattori (tra cui il fumo potrebbe esserne uno)
diventa abbastanza intuitivo capire quanto sia impossibile per
chiunque, in qualsiasi circostanza realistica e in tutti i casi,
stabilire se il cancro sia stato causato dal fumo o da un’altra
causa singola o da un gruppo di cause. E’ inoltre impossibile
stabilire il contributo di una causa di una specifica patologia per
ciascuna persona. E’ solo possibile comparare una massa di persone
ad un’altra.
E’ fondamentale ricordarsi che l’epidemiologia è statistica e la
statistica non è scienza. Per tale motivo, è chiaramente
stabilito per definizione universale che l’epidemiologia non è in
grado di stabilire le causalità, malgrado si sentano
continuamente mass-media e “autorità” incompetenti o corrotte
parlare di “nesso causale”; la parola “causale” è antitetica con la
natura dell’epidemiologia e costituisce quindi informazione falsa e
tendenziosa. Ciò è perché non viene coinvolta la scienza
sperimentale, e perché tutte queste statistiche sono basate su
questionari: semplici domande sullo stile di vita fatte a persone le
cui risposte sono considerate vere perché non c’è modo di
verificarle. Siamo quindi ben lungi dall’immagine hollywoodiana
dello scienziato-con-microscopio che il pubblico si fa quando sente
parlare di “studi”.
Il fatto che i fumatori, statisticamente, soffrano di cancro
polmonare in quantità maggiore dei non fumatori non è assolutamente
prova scientifica che il fumo causi il cancro del polmone (o
qualsiasi altro tipo di cancro), perché i fumatori esaminati
potrebbero essere stati coinvolti con, o esposti a, svariati e più
grandi fattori di rischio rispetto ai non fumatori esaminati: stato
socio-economico, alcool, occupazione, etc. Si dice che gli individui
abbienti fumino meno dei meno abbienti, quindi hanno meno
incidenza di cancro. Ma qui il “quindi” è una logica molto fasulla,
in quanto le persone ricche si nutrono meglio, la loro vita è più
confortevole e sicura, ricevono migliore assistenza medica e così
via. Si, esistono meccanismi per compensare questi fattori negli
studi; però, anche se matematicamente corretti, tali meccanismi
usano numeri che sono a loro volta unicamente basati su premesse
speculative.
“Il significato causale di un’associazione è una questione di
giudizio che va al di là di qualsiasi affermazione di probabilità
statistica”,
disse il Surgeon General degli Stati Uniti nel 1964, quando presentò
il primo rapporto su fumo-e-cancro (parole divenute un binomio
inseparabile nella bocca delle persone). In breve, il “nesso
causale” tra il fumo e il cancro non è altro che un’opinione che
non è basata su fatti scientifici e che viene espressa da
un coro di persone che sono legate insieme da fortissimi interessi
comuni di vario tipo, e che sono efficacissime e rapidissime a
soffocare e a non confrontare ogni opinione dissidente. Le loro
opinioni sono arrogantemente rappresentate come scienza e vengono
manipolate in modo da diventare cultura per eludere lo scrutinio
scientifico – ma, ancora, non c’e assolutamente alcuna prova
scientifica che il fumo causi il cancro. Per nascondere questa
realtà, l’epidemiologia è stata elevata al rango di scienza nella
percezione pubblica da ricercatori, sanitari e autorità disoneste
con grande fanfara mediatica.
In generale il problema base dell’epidemiologia multifattoriale,
anche quando l’aumento del rischio è notevole, sta nel fatto che
i ricercatori non sanno quello che hanno misurato (e ciò vale
tanto per il più sconosciuto di loro quanto per Sir Richard Doll), e
ciò fa dell’epidemiologia plurifattoriale una vera scienza rottame,
inutile per ogni serio intento e scopo scientifico perché non
fornisce almeno tre elementi chiave: causalità, misura e
ripetibilità da parte di altri sperimentatori.
Ancora più grave è la questione del fumo passivo, quando i
questionari chiedono alle persone di
ricordare quello che hanno fatto 30-40 anni prima – spesso
anche di riferire che cosa hanno fatto i loro nonni! Inoltre, questi
studi rottame chiaramente dicono che la causa del modesto incremento
del rischio non può essere determinata. Il loro RR, infatti, è solo
di 1,2 – 1,3 (20 – 30% d’incremento statistico) mentre
le stesse regole dell’epidemiologia esigono che l’incremento del
rischio sia almeno del 200% per cominciare a sospettare che
il fattore esaminato potrebbe forse essere la causa
dell’elevazione di rischio. Per finire,
più della metà degli studi sono statisticamente non
significativi – vale a dire che mostrano allo stesso tempo che
l’esposizione al fumo passivo potrebbe far male e potrebbe
far bene.
Quanto sopra di conseguenza dimostra l’esistenza di un ulteriore e
veramente serio problema sociale: la corruzione istituzionale.
Le “autorità” sanitarie di tutti i tipi mentono
consapevolmente circa il rischio del fumo passivo. Come possiamo
esserne certi? Riassumiamo le ragioni:
-
Gli studi
sul fumo passivo sono
vero ciarpame statistico indipendentemente da quello che
concludono.
-
Il suddetto
ciarpame NON dice nemmeno che esiste alcun pericolo.
Le “autorità” credono che la frode del fumo passivo ed il
conseguente proibizionismo di fumo nei locali pubblici ”aiuti” i
fumatori a smettere di fumare, salvandoli così dalle malattie “da
tabagismo” - malattie le cui cause quelle stesse “autorità” non
possono dimostrare scientificamente, nemmeno per un solo caso.
Se tali false relazioni fossero emanate dal Ministro delle Finanze
sui fondi pubblici, o dal Ministro della Difesa sugli armamenti,
quei ministri verrebbero crocifissi dall’opinione pubblica e governi
cadrebbero, talvolta sulla base del solo sospetto. Ma se false
relazioni su fumo passivo e attivo provengono dal Ministro della
Salute, beh, allora va tutto bene perché il ministro lo fa “per il
tuo bene”, perché “lo sanno tutti” (come?) “che il fumo fa male”, e
poiché la gente è stata condizionata da instancabili campagne ad
odiare fumo e fumatori. Sotto tale spinta emozionale troppi
scelgono di non vedere la frode nemmeno quando viene loro sbattuta
in faccia; in altre parole, quando il tema è il fumo, altri stili di
vita o ambiente, ai sanitari e ai politici si da il permesso di
truffare. Il problema di un popolo che ha deciso di truffare se
stesso tramite le sue stesse autorità concerne politica, società e
cultura – non la salute - e questo cancro sociale si sta
espandendo a numerose altre aree, arricchendo e dando pieni poteri a
individui disonesti che dirottano miliardi di fondi pubblici verso
le loro organizzazioni e le loro politiche. Ma tutto nacque con
l’epidemiologia sul fumo.
David, questa è, in sostanza, >>TUTTA<< la “scienza” che c’è dietro
la Grande Frode. I classici “fiumi d’inchiostro” sono versati da
decadi in questa crociata; e forse per questa ragione la gente,
attonita da tanta dovizia di disinformazione, ciecamente si rivolge
alle “autorità” per slogan da tre parole che dicano tutto – come,
per esempio, “il fumo uccide”. Sfortunatamente questi slogan sono
falsi – ma non è sbalordire la gente la fine arte del buon
prestidigitatore?
Gian Turci |