Continuo a leggere e rileggere il decreto del Ministro della salute
e rimpiango il fatto che non ci sia più tra noi il Principe Antonio
de Curtis (come liberamente amava definirsi) meglio conosciuto come
Totò, peraltro ottimo fumatore, a render pubblica ragione evidente
della “intelligenza” della normativa imposta.
Forse ne basterebbe una : Caporali si nasce, non si diventa !
Leggo e rileggo il decreto e l’ultima frase in questo contenuta,
quella in cui per semplificare la regola si esplicita che è
“concesso (ma quando mai uno Stato di diritto democratico - del
quale sono titolari tutti i cittadini - può utilizzare un termine
proprio del “principe assoluto” addirittura in un decreto legge ?)
fumare esclusivamente nelle private abitazioni e all’aria aperta”, è
quella che mi provoca lo sconcerto maggiore.
La cosa ovvia che ne risulta, comparandola con il principio più
volte indicato della salvaguardia della pubblica salute, è che i
luoghi “all’aria aperta” evidentemente non sono di competenza del
ministero della salute, così come le “private abitazioni”.
Viene da chiedersi allora come mai i luoghi di pubblico accesso, che
sono frequentati dalla stessa gente che frequenta “l’aria privata” e
le “private abitazioni”, siano per legge soggetti a restrizioni.
Onestamente, a questo punto, non mi resta che considerarli come
ghetti per non fumatori che preferisco frequentare il meno
possibile, così come considero da anni le sale cinema.
E’ inutile evidenziare quanto certe norme aiutino la civile
convivenza.
Credo che la aiutino nella stessa misura nella quale il bonus
fiscale dedicato ai lavoratori pensionandi aiuta l’occupazione
giovanile e le Aziende a ridurre i costi del lavoro. Un decreto che
ha messo anziani contro giovani, un decreto che ha reso più
difficile l’occupazione giovanile creando nel contempo problemi a
tutte le aziende.
In sostanza un buon esempio di cosa il governo intende per civile
convivenza.
Di aria nuova nel Paese c’è vero bisogno ed il decreto del ministro
della salute che definisce i luoghi di ritrovo pubblico, gli uffici,
i ristoranti, i bar, meglio tutto i luoghi chiusi tra quattro mura
(non c’è specifica per una tenda) che non siano definibili come
abitazione privata come frequentabili esclusivamente a patto di non
fumare la dice lunga.
Per secoli il tabacco ha accompagnato la vita dell’uomo così come
tante altre cose (a cominciare dal vino che sarà presto oggetto di
una similare campagna proibizionista come annunciato prontamente dal
ministro della salute).
Secoli che hanno visto la vita media dell’uomo aumentare in misura
esponenziale proprio nei Paesi più ricchi, quelli nei quali tra
l’altro, l’uso del tabacco e dell’alcool è mediamente più
accessibile (e con questo non voglio asserire che l’utilizzo, o
meglio l’eccesso nel consumo di questi prodotti sia salutare).
Oggi, nel momento in cui le case farmaceutiche trovano più margine
nei prodotti placebo che negli altri (quelli in un qualche modo
regolati dalle diverse autorità locali) esplode l’emergenza pubblica
relativa a fumo, alcool, obesità. Tutte emergenze che le case
farmaceutiche affrontano con prodotti da banco più o meno
reclamizzati in maniera quasi spudorata.
Non sarebbe male se il ministro della salute richiedesse (per
correttezza) almeno la proibizione della pubblicità dei prodotti
antifumo che tanti danari porta alle case farmaceutiche ed
indubbiamente ai maggiori gestori della pubblicità anche, se altre
ragioni evidenti non fossero sufficienti, perché ogni richiamo al
fumo, al pari dei cartelli che è obbligatorio esporre ovunque
oramai, altro non sono che un continuo reiterato richiamo ad un
“vizio” diffusamente amato, e quindi, infine, un costante e
permanente invito all’utilizzo dei prodotti da fumo.
Totò : Questa mappa e' piccola,e' troppo piccola,e' una mappina
Una domanda:
Se il gioco d’azzardo è proibito (ovvero lo Stato ne è l’unico
spacciatore) è difficile capire perché non esistano cartelli e
annunci vocali in tutti i luoghi pubblici al pari del fumo del quale
sempre lo Stato è l’unico spacciatore .
C’è invero una differenza : Il gioco, oltre a contribuire
enormemente al bilancio dello Stato, investe, in buona misura, il
tema della salute mentale (un’area di pubblica salute che
evidentemente il ministero della salute ignora totalmente) e
soprattutto un “problema” al quale evidentemente le case
farmaceutiche non hanno trovato modo di rispondere con un placebo
dedicato.
Una precisazione: non ritenendo assolutamente positivo il gioco di
Stato e non, non mi auguro alcuna restrizione alla possibilità di
giocare d’azzardo anche con lo Stato per coloro che ritengono farlo.
Mi dispiace semplicemente che lo facciano, ma credo sia loro
semplice diritto.
Totò : A proposito di politica,ci sarebbe qualche cosarellina da
mangiare?
Ho l’impressione che il decreto abbia ben poco a che fare con la
pubblica salute (anche perché credo che i reietti fumatori ripaghino
oltremodo il costo sociale, se mai questo realmente esiste - e se
esiste credo il ministro sia in grado di dimostrare con dati tecnici
che esiste da secoli -, del loro “vizio” attraverso l’ammontare
incredibile delle tasse che gravano sul tabacco) e ho l’impressione
che il messaggio che si evince dall’ultima frase del decreto sia :
- tu continua a fumare (scomodamente) e a pagare le tasse (tutte e
di più);
- tu, non fumatore, devi essere contento perché secondo il mio
giudizio hai garantiti i tuoi diritti;
- tu, casa farmaceutica, hai una ottima opportunità di mercato e,
viste le previsioni, attrezzati per l’alcool e per i grassi nell’
alimentazione che saranno oggetto di prossimi interventi sempre all’
insegna della “pubblica salute”.
Complimenti.
Totò : Non mi guardi con quegli occhiacci...
Diego Lilli