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DECRETO SIRCHIA


21 Gennaio 2005
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Il COMITATO D'ONORE di FORCES International

Continuo a leggere e rileggere il decreto del Ministro della salute e rimpiango il fatto che non ci sia più tra noi il Principe Antonio de Curtis (come liberamente amava definirsi) meglio conosciuto come Totò, peraltro ottimo fumatore, a render pubblica ragione evidente della “intelligenza” della normativa imposta.

Forse ne basterebbe una : Caporali si nasce, non si diventa !

Leggo e rileggo il decreto e l’ultima frase in questo contenuta, quella in cui per semplificare la regola si esplicita che è “concesso (ma quando mai uno Stato di diritto democratico - del quale sono titolari tutti i cittadini - può utilizzare un termine proprio del “principe assoluto” addirittura in un decreto legge ?) fumare esclusivamente nelle private abitazioni e all’aria aperta”, è quella che mi provoca lo sconcerto maggiore.

La cosa ovvia che ne risulta, comparandola con il principio più volte indicato della salvaguardia della pubblica salute, è che i luoghi “all’aria aperta” evidentemente non sono di competenza del ministero della salute, così come le “private abitazioni”.

Viene da chiedersi allora come mai i luoghi di pubblico accesso, che sono frequentati dalla stessa gente che frequenta “l’aria privata” e le “private abitazioni”, siano per legge soggetti a restrizioni.

Onestamente, a questo punto, non mi resta che considerarli come ghetti per non fumatori che preferisco frequentare il meno possibile, così come considero da anni le sale cinema.

E’ inutile evidenziare quanto certe norme aiutino la civile convivenza.

Credo che la aiutino nella stessa misura nella quale il bonus fiscale dedicato ai lavoratori pensionandi aiuta l’occupazione giovanile e le Aziende a ridurre i costi del lavoro. Un decreto che ha messo anziani contro giovani, un decreto che ha reso più difficile l’occupazione giovanile creando nel contempo problemi a tutte le aziende.

In sostanza un buon esempio di cosa il governo intende per civile convivenza.

Di aria nuova nel Paese c’è vero bisogno ed il decreto del ministro della salute che definisce i luoghi di ritrovo pubblico, gli uffici, i ristoranti, i bar, meglio tutto i luoghi chiusi tra quattro mura (non c’è specifica per una tenda) che non siano definibili come abitazione privata come frequentabili esclusivamente a patto di non fumare la dice lunga.

Per secoli il tabacco ha accompagnato la vita dell’uomo così come tante altre cose (a cominciare dal vino che sarà presto oggetto di una similare campagna proibizionista come annunciato prontamente dal ministro della salute).

Secoli che hanno visto la vita media dell’uomo aumentare in misura esponenziale proprio nei Paesi più ricchi, quelli nei quali tra l’altro, l’uso del tabacco e dell’alcool è mediamente più accessibile (e con questo non voglio asserire che l’utilizzo, o meglio l’eccesso nel consumo di questi prodotti sia salutare).

Oggi, nel momento in cui le case farmaceutiche trovano più margine nei prodotti placebo che negli altri (quelli in un qualche modo regolati dalle diverse autorità locali) esplode l’emergenza pubblica relativa a fumo, alcool, obesità. Tutte emergenze che le case farmaceutiche affrontano con prodotti da banco più o meno reclamizzati in maniera quasi spudorata.

Non sarebbe male se il ministro della salute richiedesse (per correttezza) almeno la proibizione della pubblicità dei prodotti antifumo che tanti danari porta alle case farmaceutiche ed indubbiamente ai maggiori gestori della pubblicità anche, se altre ragioni evidenti non fossero sufficienti, perché ogni richiamo al fumo, al pari dei cartelli che è obbligatorio esporre ovunque oramai, altro non sono che un continuo reiterato richiamo ad un “vizio” diffusamente amato, e quindi, infine, un costante e permanente invito all’utilizzo dei prodotti da fumo.

Totò : Questa mappa e' piccola,e' troppo piccola,e' una mappina

Una domanda:

Se il gioco d’azzardo è proibito (ovvero lo Stato ne è l’unico spacciatore) è difficile capire perché non esistano cartelli e annunci vocali in tutti i luoghi pubblici al pari del fumo del quale sempre lo Stato è l’unico spacciatore .

C’è invero una differenza : Il gioco, oltre a contribuire enormemente al bilancio dello Stato, investe, in buona misura, il tema della salute mentale (un’area di pubblica salute che evidentemente il ministero della salute ignora totalmente) e soprattutto un “problema” al quale evidentemente le case farmaceutiche non hanno trovato modo di rispondere con un placebo dedicato.

Una precisazione: non ritenendo assolutamente positivo il gioco di Stato e non, non mi auguro alcuna restrizione alla possibilità di giocare d’azzardo anche con lo Stato per coloro che ritengono farlo. Mi dispiace semplicemente che lo facciano, ma credo sia loro semplice diritto.

Totò : A proposito di politica,ci sarebbe qualche cosarellina da mangiare?

Ho l’impressione che il decreto abbia ben poco a che fare con la pubblica salute (anche perché credo che i reietti fumatori ripaghino oltremodo il costo sociale, se mai questo realmente esiste - e se esiste credo il ministro sia in grado di dimostrare con dati tecnici che esiste da secoli -, del loro “vizio” attraverso l’ammontare incredibile delle tasse che gravano sul tabacco) e ho l’impressione che il messaggio che si evince dall’ultima frase del decreto sia :

- tu continua a fumare (scomodamente) e a pagare le tasse (tutte e di più);

- tu, non fumatore, devi essere contento perché secondo il mio giudizio hai garantiti i tuoi diritti;

- tu, casa farmaceutica, hai una ottima opportunità di mercato e, viste le previsioni, attrezzati per l’alcool e per i grassi nell’ alimentazione che saranno oggetto di prossimi interventi sempre all’ insegna della “pubblica salute”.

Complimenti.

Totò : Non mi guardi con quegli occhiacci...

Diego Lilli

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