razie
della sua gentile lettera. Effettivamente, l'Associazione
Fumatori sembra essere sparita... almeno dall'Internet; non
sappiamo il perché.
Prendiamo atto
della sua lettera. Ma da ciò che dice vediamo che è necessaria
qualche spiegazione che, naturalmente, si applica solo a noi, perché
non possiamo presumere di parlare per altri.
Perché non si
passa all'azione, chiede lei? Domanda semplice dalla risposta
complessa. Innanzitutto, la rimandiamo a una lettera della posta di
FORCES
Fumatori: CHI
ha interesse a perseguitarli?
Dopo che
l'avrà letta - e su quella base - le diamo la conclusione prima
della spiegazione: perché non ci sono soldi. Il problema di
chi si batte contro le truffe sanitario-epidemiologiche è che la
gente, nella sua infinita inerzia, non prende l’argomento
proibizionista sul serio finché non lo sente direttamente sulla sua
pelle, e specialmente nel borsellino. Poi dice: "Ma che schifo!
Cos'è successo?"...
Le sue
osservazioni sui suoi colleghi circa fumatori e la legge sono tutte
giuste. Ma non è ancora successo. Bisognerà che succeda
quello che è successo in Canada, Stati Uniti, Irlanda... che una
buona parte dei fumatori se ne stia a casa e non vada più nei
ristoranti e nei bar. I grandi media che leccano i piedi dei
truffatori "sanitari" non ce lo dicono, ma in Irlanda, per esempio e
secondo il Pub Association, c'è stato un calo del 40% degli
incassi da quando è cominciato il divieto pochi mesi fa. In Canada
le bancarotte sono a catena in ogni area dove il divieto sia
applicato, così una contea lo mette, una lo toglie... in un'altalena
di stupidità senza fine, spinta solo dalla forza economica, e senza
mai risolvere il problema di base: togliere il potere a chi fa i
divieti con ogni mezzo necessario.
Che
bisognerebbe fare? Noi lo sappiamo benissimo:
-
Prima di
tutto, cominciare a mettere mano al portafoglio e sostenere
al massimo organizzazioni come la nostra, che non cercano di
parlare attorno al problema, ma vogliono prenderlo di petto.
-
Secondo,
cominciare a mettere mano alla propria agenda, e dedicare
un certo numero di ore alla settimana all'attivismo in modo
affidabile e costante - ore che noi potremmo coordinare - e a
procacciare nuovi membri paganti per l'associazione.
-
Terzo, come
aziende, mettere anche mani al portafoglio e dare a noi
e non alle associazioni di categoria (che, come i media,
leccano i piedi al ministero della "salute") l'equivalente
della quota associativa. Siccome siamo non-profit, la si può
persino decurtare dalle tasse.
-
Quarto - e
una volta che sufficiente denaro è raccolto - espandere la
potenza di comunicazione dell'associazione con mezzi indipendenti
in modo che sia conosciuta a livello di massa (troppo pochi
italiani sanno ancora di FORCES!), per poi organizzare manifeste
ed incisive azioni di lotta volte a danneggiare lo stato -
proprio come fanno le associazioni sindacali. Solo il danno
economico spingerà i fanatici della "salute pubblica" a
prestare attenzione.
-
Quinto,
portare il ministero della salute in tribunale sulla truffa del
fumo passivo -- che è una
truffa
vera, non un argomento retorico – ed è
dimostrabile davanti ad ogni corte legale. Ripetiamo: il
ministero della "salute" vieta il fumo sulla base di una truffa
statistica e
falsamente rappresenta al popolo l'evidenza alla mano.
Quando tutti
questi passi saranno implementati - senza compromessi e senza
arruffianamenti - allora si che i mascalzoni salutisti cominceranno
a venire a miti consigli. PRIMA, NO. Forse ci
sbagliamo, ma abbiamo l'impressione che un fondamentale errore di
giudizio sia alla base della sua ex-membership
all'Associazione Fumatori, che forse è stata vittima di un comune
errore fatale: non si combattono fanatici dalla schiuma alla bocca
con "Tolleranza e Cortesia", ma con calci in bocca.
Nel lento
frattempo che questa consapevolezza cresce, chi ha un ristorante
soffrirà le conseguenze:
-
di
fidarsi delle associazioni di categoria che paga senza che
difendano i suoi veri e tangibili interessi; stessa cosa sta
succedendo con le rivendite di tabacchi.
-
di
fregarsene (per ora) di creare un ambiente ospitale e favorevole
ai fumatori.
-
di
sostenere il divieto di fumo nei locali pubblici perché “a me non
piace il fumo”; presto, si spera, scopriranno che “ai fumatori non
piace il divieto”.
-
di
fregarsene di educarsi su come è truffato dalla "salute pubblica"
e quindi di difendersi.
-
di
essere limitato di vista abbastanza da credere che ciò che succede
oggi si fermerà con il fumo; può già cominciare invece a pensare
su come ridurre le porzioni ed anche i bicchieri di birra e di
vino per i pochi clienti rimasti visto che, senz'altro, si sarà
già conformato pure alla legge sulle bustine di zucchero,
antefatto al controllo obbligatorio delle dosi di zucchero col
cappuccino e il caffè della gente - per il suo bene, s'intende.
-
di
essere un coniglio che, allo stesso tempo, ha paura di - e crede
nella - "autorità" che dovrebbe essere invece sua serva,
visto che la paga col suo sudato denaro.
Pensiamo di
essere stati chiari. “Armiamoci e partite” è bello e comodo
da dire ma non risolve nulla, proprio come lamentarsi. E finché non
vedranno la forza, i fanatici della “salute”, che hanno il
potere esecutivo in mano, non si degneranno nemmeno di fare
attenzione, fregandosene altamente delle bancarotte e del malumore
della gente che opprimono e truffano; intanto, controllano anche le
statistiche, quindi i media di regime ci diranno che il divieto è un
successo, proprio come è già accaduto in altri Paesi.
Esagerazione?... Complottismo?... Si aspetti e si vedrà; nel
frattempo, si soffra.
Cordiali
saluti.
FORCES Italiana
La Redazione