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Sig. Lafranchi,
le
argomentazioni "scientifiche" (si fa per dire) apportate sono uno
standard classico. Sono tutte indirizzate nel nostro sito, e sono
tutte truffe. Wow! Esageriamo? Veda lei: la colleghiamo con
l'evidenza e, per sua comodità, commentiamo i collegamenti
principali. Saremo chiari ed anche un po' offensivi - ma non vediamo
altro modo per dire la verità vera.
Buongiorno,
vi scrivo
dalla Svizzera... il Canton Ticino ha appena approvato il divieto
totale di fumo nei "locali pubblici". Le argomentazioni scientifiche
alla base della loro tesi le trovate qui sotto. E' troppo chiedervi
di dare una lettura a queste argomentazioni e di fornirmi alcune
"tesi contrarie?" Sono titolare del blog
http://pinocchio.blogspirit.com e dopo aver preso
"filosoficamente" posizione ieri sera, vorrei fare un post per
contestare la validità delle loro tesi scientifiche....
Grazie sin
d'ora.
Gabriele
Lafranchi
2. Malattie
legate al fumo passivo
Sulla
correlazione tra tabagismo e un gran numero di malattie non sussiste
più alcun dubbio. La bibliografia è ampia e gli studi condotti in
modo corretto sono concordi nel ritenere il consumo di tabacco
responsabile di numerose malattie invalidanti e mortali (si tratta
in primo luogo di malattie delle vie respiratorie e del sistema
circolatorio, di tumori e di ulcere).
Si noti la
terminologia, perché è importante: "correlazione" e "ritenere". In
realtà sono stati astuti nel non menzionare ancora "causalità",
perché essa è indimostrabile - eppure, senza causalità, si
parla solo di ipotesi e opinioni e null'altro. Tra l'altro, noti
come immediatamente e intenzionalmente si faccia subito confusione
tra fumo attivo ("tabagismo) e passivo. Riteniamo che qui parlino di
fumo attivo, ma la confusione tra attivo e passivo è indispensabile
in primo luogo per gettare le basi di giustificazione del divieto a
livello emozionale. Sia ben chiaro: quanto sopra sul fumo attivo
non implica che il fumo attivo non possa causare malattie;
praticamente qualsiasi sostanza può causare malattie, e il fumo non
è eccezione.
3. Effetti del
fumo passivo sui bambini
La maggiore
esposizione al fumo in età pediatrica avviene durante la gravidanza,
allattamento e prima infanzia. L’esposizione al fumo passivo della
madre durante la gravidanza provoca ostruzione bronchiale,
iper-reattività bronchiale, ritardo di maturazione polmonare e
ridotto peso corporeo alla nascita. Il fumo passivo sembra inoltre
giocare un ruolo nella morte improvvisa del neonato. L’esposizione
al fumo passivo durante l’infanzia provoca, oltre a irritazione
degli occhi, naso e gola, un aumento di tosse, fischi respiratori,
asma bronchiale e allergie.
Qui invece si
usa la parola "provoca". Ciò è semplicemente falso. Prima di
tutto, tutti gli studi sono epidemiologici e quindi per
definizione non possono stabilire causalità ("provoca"). Secondo
per tutte le regole possibili e note dell'epidemiologia, il
"sospetto" di una connessione tra quanto esaminato ed una malattia
deve dimostrare un aumento di rischio del 200%. Nessuno degli
studi sul fumo passivo eccede invece il 30-40% (vedere
tutti gli studi in originale) ed è fatto in totale menefreghismo
della
metodologia scientifica e statistica, perché contrariamente
verrebbe fuori che non c'è dimostrazione che il fumo passivo fa
male. Inoltre, tutta l'evidenza sul fumo passivo, indipendentemente
dai risultati, è una vera truffa in primo luogo:
scienza rottame spesa per scienza vera.
Sulla base di
quanto sopra e su null’altro si afferma che è lecito vietare il fumo
nei locali pubblici. Si tratta quindi di una doppia truffa: una
volta perché si presenta scienza rottame come fosse scienza vera, e
un’altra volta perché neanche la scienza rottame dice che il fumo
passivo fa male, quindi si da falsa rappresentazione anche di quella.
Tenga a mente che nessuna delle "autorità" sanitarie pubbliche o
private ha mai accettato un dibattito pubblico sull'attendibilità
delle sue basi "scientifiche", perché si sa benissimo che persino
una persona qualunque con un minimo di preparazione potrebbe
smascherare il più grande "luminare". Perché dunque rischiare quando
si è già saldamente al potere politico?
4. Effetti del
fumo passivo sugli adulti
Molti studi
clinici hanno dimostrato una prevalenza più elevata di tumore
polmonare, malattie cardio-vascolari, malattie cerebro-vascolari,
asma bronchiale e tumori della vie aeree superiori nelle persone
esposte al fumo passivo rispetto ai soggetti non esposti. Il fumo
passivo è nocivo ovviamente per le donne incinte, futuri nascituri e
per i neonati.
Falso.
Non hanno dimostrato niente – come infatti dimostra il paragrafo che
segue:
Il fumo
passivo aumenta del 24% il rischio di cancro polmonare; nei soggetti
esposti al fumo passivo sia a domicilio che sul posto di lavoro
questo rischio è aumentato del 39%. Occorre ricordare che questo
rischio aumenta di oltre il 1000% nel fumatore attivo.
Qui ci si basa
sull'ignoranza del lettore: innanzitutto il 24-39% di aumento vuol
dire: "lo studio ha fallito di dimostrare l'esistenza del
rischio" (si ricordi la regola del 200% dei collegamenti sopra).
Quindi chi scrive ciò o è un'ignorante o è un truffatore (che altro
c’è di nuovo?...). Circa il 1000% del fumo attivo, invece, ciò è
vero - ma nessuna percentuale al mondo, in epidemiologia, può
dimostrare causalità - specialmente quando si esaminano malattie
multifattoriali. Il cancro polmonare, per esempio, ha
oltre 40 fattori concomitanti. Un’elevazione del 1000% indica
che, a livello di massa e non individuale, il rischio è 9 volte più
alto.
Secondo gli
studi citati nel rapporto del Gruppo di lavoro, il fumo passivo
aumenta del 25% il rischio di malattia cardio-vascolare e aumenta il
rischio di malattia cerebro-vascolare e di tumore della laringe.
Esiste inoltre una chiara relazione tra fumo passivo e nuova
insorgenza di asma bronchiale, come pure peggioramento di un’asma
bronchiale già nota. Per le patologie cerebro-vascolari l’aumento
del rischio è del 100%, ovvero del doppio di una persona non esposta
al fumo passivo.
Il doppio di
nulla è sempre nulla. 100% di aumento (anche se vero) non dimostra
l'esistenza del rischio - specialmente con la qualità degli studi a
disposizione!
Nel 1991, al
fine di stabilire i rapporti tra inquinamento atmosferico e
affezioni respiratorie nella popolazione svizzera adulta tra i 18 e
60 anni, per lo studio SAPALDIA (Swiss Study on Air Pollution and
Lung Diseases in Adults) sono state interrogate e sottoposte a esame
della funzionalità respiratoria 9651 persone in otto località
svizzere, tra cui Lugano. Queste persone sono state ricontrollate
dieci anni dopo e l’analisi dei dati è in corso. Le informazioni
raccolte nel 1991 hanno mostrato che i fumatori passivi soffrono più
frequentemente di disturbi respiratori rispetto ai soggetti non
esposti al fumo. Il 7% presenta una respirazione sibilante (vs 4%),
l’11% tosse cronica (vs 7%), il 7% bronchite cronica (vs 5%). La
probabilità di un fumatore passivo di divenire asmatico aumenta del
30% se l’esposizione giornaliera è inferiore a 3 ore e dell’80% se
superiore a 3 ore. La probabilità relativa per un fumatore passivo
di contrarre tosse cronica aumenta del 70% se la durata
dell’esposizione è inferiore a 20 anni e del 130% se superiore a 20
anni. La probabilità relativa per un fumatore passivo di acquisire
una bronchite cronica aumenta del 20% in caso di esposizione a
domicilio inferiore a 3 ore giornaliere e del 40% se l’esposizione
supera le 3 ore. Quando l’esposizione avviene sia a domicilio che
sul posto di lavoro la probabilità aumenta rispettivamente del 60% e
dell’80%.
Ecco un
esempio tipico di truffa epidemiologica. Questi dati, raccolti con
la metodologia
illustrata qui, hanno credibilità nulla. E' vergognoso (e
preoccupante) che le autorità sanitarie si abbassino a tanto per una
loro agenda politica.
Nonostante una
diluizione più o meno importante, l’aria è contaminata da più di una
decina di sostanze sicuramente cancerogene note.
Notare:
"cancerogene note" significa "già attribuite al cancro" - ma non
significa che è scientificamente dimostrato che causino il cancro
perché (1) la causa(e) del cancro (ogni cancro) è ancora ignota e
(2) le conclusioni sono state raggiunte sulla base
dell'epidemiologia che - ripetiamolo - per definizione non può
dimostrare causalità. Molti pensano che, quando si attribuisce il
cancro a qualcosa, si proceda con le stesse basi di certezza
scientifica usate, per esempio, per polio o tubercolosi. Ciò è
falso.
…e dai gas
della combustione e resta pericolosa per la salute.
Non
dimostrato! Sebbene non ci siano dubbi che i gas di combustione
siano tossici, nelle microquantità del fumo passivo è impossibile
stabilire se e quanto lo sono. La filosofia cervellotica è questa:
se una tonnellata della sostanza X fa male, un nanogrammo della
stessa fa anche male. Ciò è contrario ad ogni realtà tossicologica,
che invece dimostra che praticamente ogni sostanza in piccole
quantità o non fa nulla o fa anche bene, e che comincia a far male
in quantità che eccedono la soglia di pericolo. Questa gente mette
sempre la soglia a zero.
Il fumo
passivo rappresenta il più importante agente inquinante dell’aria
negli ambienti chiusi. Il livello di cotinina - che è il principale
metabolita della nicotina - è alto anche nelle urine dei soggetti
esposti al fumo passivo, benché non siano fumatori.
La cotinina è
una sostanza innocua. Ecco un altro angolo dell'imbroglio. La
presenza di cotinina prova solo che c'è stata esposizione al fumo
passivo. Ma, visto che non è stato dimostrato che esso fa male
nemmeno dalla statistica (lasciamo perdere la scienza), la presenza
di cotinina ha significato zero. Questa interpretazione "creativa"
di un'evidenza totalmente negativa è una truffa mondiale che prova
solo una cosa: la corruzione e l’idiozia sono arrivate al comando
supremo delle entità sanitarie, e hanno creato un consenso popolare
dando informazione falsa alla gente.
Da rilevare
che recentemente il fumo del tabacco in un ambiente chiuso è stato
classificato dal Centre International de Recherche sur le Cancer di
Lione nel Gruppo 1 delle sostanze cancerogene più pericolose per
l'uomo, annoverato quindi con sostanze come l'amianto, il radon,
l'arsenico e altre ancora.
Questo è
interessante. La "annoverazione" di cui si parla fu fatta come
"ruota di scorta" per la posizione della Environmental Protection
Agency, che fu
condannata da una corte federale americana per truffa aggravata nel
1998. Nella spiegazione della sua decisione la corte svela la
truffa metodologica sul fumo passivo, ordina alla EPA di
de-classificarlo come cancerogeno, ed esprime massimo disprezzo per
la corruzione e dell'Agenzia.
La EPA aveva
usato la STESSA METODOLOGIA del Centre International de Recherche
sur le Cancer. Al tempo, non si sapeva ancora se l'appello di questa
decisione avrebbe confermato la sentenza della corte federale o no;
quindi la gang dell'AIRC creò la "ruota di scorta" per implementare
comunque la truffa mondiale in caso di sconfitta negli USA. La ruota
di scorta si rivelò poi non necessaria perché la Corte d’Appello USA
decise - guarda un po' - che la Corte Federale non aveva l'autorità
territoriale, anche se si specificò in tale sentenza che "non si
vuole qui entrare nei meriti della scienza"; ciò fu detto perché gli
argomenti scientifici della Corte Federale erano semplicemente
ineccepibili.
In
considerazione del numero di persone esposte e dei danni che
produce, il fumo passivo va quindi considerato come un rischio per
la salute della popolazione in generale e ciò richiede da parte
dello Stato misure adeguate di protezione.
Le uniche
misure di protezione che lo Stato dovrebbe prendere è rimuovere
truffatori professionali da posizioni di autorità nelle istituzioni
sanitarie. Il fatto che i pericoli del fumo passivo siano una truffa
è lapalissiano e indiscutibile.
Cordiali saluti.
FORCES Italiana
La Redazione
2. Malattie legate al fumo passivo
Sulla
correlazione tra tabagismo e un gran numero di malattie non sussiste
più alcun dubbio. La bibliografia è ampia e gli studi condotti in
modo corretto sono concordi nel ritenere il consumo di tabacco
responsabile di numerose malattie invalidanti e mortali (si tratta
in primo luogo di malattie delle vie respiratorie e del sistema
circolatorio, di tumori e di ulcere).
3. Effetti del
fumo passivo sui bambini
La maggiore
esposizione al fumo in età pediatrica avviene durante la gravidanza,
allattamento e prima infanzia. L’esposizione al fumo passivo della
madre durante la gravidanza provoca ostruzione bronchiale,
iper-reattività bronchiale, ritardo di maturazione polmonare e
ridotto peso corporeo alla nascita. Il fumo passivo sembra inoltre
giocare un ruolo nella morte improvvisa del neonato. L’esposizione
al fumo passivo durante l’infanzia provoca, oltre a irritazione
degli occhi, naso e gola, un aumento di tosse, fischi respiratori,
asma bronchiale e allergie.
4. Effetti del
fumo passivo sugli adulti
Molti studi
clinici hanno dimostrato una prevalenza più elevata di tumore
polmonare, malattie cardio-vascolari, malattie cerebro-vascolari,
asma bronchiale e tumori della vie aeree superiori nelle persone
esposte al fumo passivo rispetto ai soggetti non esposti. Il fumo
passivo è nocivo ovviamente per le donne incinte, futuri nascituri e
per i neonati.
Il fumo
passivo aumenta del 24% il rischio di cancro polmonare; nei soggetti
esposti al fumo passivo sia a domicilio che sul posto di lavoro
questo rischio è aumentato del 39%. Occorre ricordare che questo
rischio aumenta di oltre il 1000% nel fumatore attivo.
Secondo gli
studi citati nel rapporto del Gruppo di lavoro, il fumo passivo
aumenta del 25% il rischio di malattia cardio-vascolare e aumenta il
rischio di malattia cerebro-vascolare e di tumore della laringe.
Esiste inoltre una chiara relazione tra fumo passivo e nuova
insorgenza di asma bronchiale, come pure peggioramento di un’asma
bronchiale già nota. Per le patologie cerebro-vascolari l’aumento
del rischio è del 100%, ovvero del doppio di una persona non esposta
al fumo passivo.
Nel 1991, al
fine di stabilire i rapporti tra inquinamento atmosferico e
affezioni respiratorie nella popolazione svizzera adulta tra i 18 e
60 anni, per lo studio SAPALDIA (Swiss Study on Air Pollution and
Lung Diseases in Adults) sono state interrogate e sottoposte a esame
della funzionalità respiratoria 9651 persone in otto località
svizzere, tra cui Lugano. Queste persone sono state ricontrollate
dieci anni dopo e l’analisi dei dati è in corso. Le informazioni
raccolte nel 1991 hanno mostrato che i fumatori passivi soffrono più
frequentemente di disturbi respiratori rispetto ai soggetti non
esposti al fumo. Il 7% presenta una respirazione sibilante (vs 4%),
l’11% tosse cronica (vs 7%), il 7% bronchite cronica (vs 5%). La
probabilità di un fumatore passivo di divenire asmatico aumenta del
30% se l’esposizione giornaliera è inferiore a 3 ore e dell’80% se
superiore a 3 ore. La probabilità relativa per un fumatore passivo
di contrarre tosse cronica aumenta del 70% se la durata
dell’esposizione è inferiore a 20 anni e del 130% se superiore a 20
anni. La probabilità relativa per un fumatore passivo di acquisire
una bronchite cronica aumenta del 20% in caso di esposizione a
domicilio inferiore a 3 ore giornaliere e del 40% se l’esposizione
supera le 3 ore. Quando l’esposizione avviene sia a domicilio che
sul posto di lavoro la probabilità aumenta rispettivamente del 60% e
dell’80%.
Nonostante una
diluizione più o meno importante, l’aria è contaminata da più di una
decina di sostanze sicuramente cancerogene note e dai gas della
combustione e resta pericolosa per la salute. Il fumo passivo
rappresenta il più importante agente inquinante dell’aria negli
ambienti chiusi. Il livello di cotinina - che è il principale
metabolita della nicotina - è alto anche nelle urine dei soggetti
esposti al fumo passivo, benché non siano fumatori.
Da rilevare
che recentemente il fumo del tabacco in un ambiente chiuso è stato
classificato dal Centre International de Recherche sur le Cancer di
Lione nel Gruppo 1 delle sostanze cancerogene più pericolose per
l'uomo, annoverato quindi con sostanze come l'amianto, il radon,
l'arsenico e altre ancora.
In
considerazione del numero di persone esposte e dei danni che
produce, il fumo passivo va quindi considerato come un rischio per
la salute della popolazione in generale e ciò richiede da parte
dello Stato misure adeguate di protezione. |