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Egregio Dott.
Nicoletta,
mi avvicino a
Lei con il massimo del rispetto, anche intimorito dalla
sfilza dei titoli dei quali legittimamente si fregia e della
esperienza che indubbiamente più di me ha delle cose del mondo, per
porLe alcune osservazioni sulla
Sua pregiata nota intitolata la “stele di Giuliani”.
Fermo restando il formale rispetto per il “morto”, come Lei lo
definisce forse dimenticando che quel corpo morto conteneva idee,
passioni e pulsioni, esattamente come Lei e me medesimo (e forse di
più perché molto giovane e capace di sentimenti, utopie e fantasie
che purtroppo non ci appartengono da troppo tempo), credo che sia
difficile ritenerlo, come Lei sostiene, un attentatore al potere
costituito perché “era all’attacco di una camionetta di carabinieri”
armato di scotch e di un estintore (sono le Sue parole).
Ancora più difficile è capire la Sua logica quando, con molta
semplicità, mette insieme un attacco ai poteri costituiti con un
attacco alla democrazia. Sarebbe come dire che chi in Iraq si è
battuto contro il potere costituito di Saddam si è implicitamente
battuto contro la democrazia essendo indubbio che Saddam all’epoca
rappresentasse il potere costituito, ovvero che la lotta
antifascista in Italia ha rappresentato un periodo di non democrazia
perché mirata a combattere un potere costituito.
Credo la cosa non stia in piedi.
Trovo ancor più triste il suo riferimento alla lotta risorgimentale,
dove arriva persino a giustificare la ragione dei tanti che vi hanno
partecipato, non presentando considerazioni sulle pulsioni ideali ma
semplicemente con l’affermazione che “questi poi hanno vinto”.
Ma allora chi vince ha ragione? Ma da che parte stava la ragione tra
il duca di Urbino e Lorenzo de’ Medici?
E qui si spiega infine la Sua affermazione relativamente all’operato
dell’attuale Governo dove, ben lontano da esprimere alcuna
considerazione su quanto ha prodotto in questi cinque anni
nell’interesse del Paese, afferma che non lo si lascia governare. Ma
non basta la soverchiante maggioranza parlamentare della quale gode
per farlo? Oppure, ma sembra che in merito non la sfiori alcun
dubbio, non sarebbe stato necessario che prestasse un qualche
interesse alle pubbliche esigenze e forse un po’ di rispetto per
quel popolo che è il suo datore di lavoro?
Ma per far questo sarebbe stato anche necessario avere anche
qualche capacità e cultura, forse anche non provvista di titoli
accademici.
Per ultimo vorrei considerare che il Suo chiaro impegno nella difesa
del Sud lo vedo assolutamente come esempio di come, da sempre,
nell’intento di difendere il Sud ed in assenza di visione politica e
sociale, se ne provoca nei fatti la perpetua sudditanza.
Il Sud, al pari del resto del Paese, ha da sempre espresso uomini e
pensieri eccellenti (da Benedetto Croce ad Antonio Gramsci, da
Leonardo Sciascia a Giovanni Falcone – per citarne alcuni tra i
tanti di statura mondiale e di credenza politica assolutamente
diversificata). Tutti questi non hanno mai espresso difese di parte,
bensì si sono assolutamente occupati del Paese nel suo insieme. Ed
il motivo è semplice: il sud è una parte del Paese che ha pieno
diritto di cittadinanza e altrettanto pieno dovere di
partecipazione, esattamente come le altre.
Con l’attuale Governo, al quale Lei tiene espressamente, non
soltanto si è rinnovata in termini assolutamente grave la “questione
meridionale” bensì ci ritroviamo anche a dibattere di una “questione
dei popoli del nord” (a sua volta divisa in questione del quadrante
del nordovest che si contrappone quella del quadrante del nordest)
per arrivare non alla “questione del centro” semplicemente perché la
questione del nord incorpora tutto quello che esiste al nord di
Roma, mentre quella meridionale incorpora tutto quello che esiste al
sud di Roma lasciando alla capitale l’epiteto leghista “Roma ladrona”.
E Lei veramente ritiene ancora oggi l’abbattimento del Regno delle
due Sicilie, e non soltanto di quello, ma questo è un dato storico
(pensi al potere temporale dei Papi) ancor più rilevante da Lei non
riportato, come una cosa illegittima e dannosa per le popolazioni
del tempo?
Tornando al tema della Sua nota sulla Stele a Carlo Giuliani vorrei
dire che avrei personalmente avuto estrema difficoltà sia nel votare
a favore sia nel votare contro.
Ed il motivo è semplice: non ho sufficiente informazione certa per
decidere.
Se poi dovessi basarmi esclusivamente su quanto a mia conoscenza
(quanto riportato dalla stampa di tutte le tendenze) beh, forse
davanti alla uccisone (è un termine che Lei stranamente non ha mai
utilizzato nella Sua pur attenta nota) di un giovane “armato di un
rotolo di scotch e di un estintore” (ma più pericolosamente armato
della propria passione civile) all’assalto di una camionetta dei
carabinieri (sono sempre le Sue parole, salvo il riferimento alla
passione civile), una lapide forse è giusto porla a ricordo.
Cordiali saluti.
Dr.
Diego Lilli
La breve risposta di
Nicoletta
Egregio Dottor
Lilli,
intanto, sono
rimasto veramente e favorevolmente colpito dall'urbanità dei suoi
modi e dallo stile. Mi conforta sapere che ancora si può
dissentire senza offendere.
Ed è anche per
questa ragione che mi dispiace rilevare che lei non è d'accordo
quasi in toto su quanto scrivo, ma tant'è, la democrazia è anche
questo. Pore liberamente esprimere le proprie opinioni. Che vale
per lei, ma anche per me.
Altrettanti
cordiali saluti
Antonio
Nicoletta
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