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4 Novembre 2005

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DISSENSO CIVILIZZATO


Egregio Dott. Nicoletta,

mi avvicino a Lei con il massimo del rispetto, anche intimorito dalla sfilza dei titoli dei quali legittimamente si fregia e della esperienza che indubbiamente più di me ha delle cose del mondo, per porLe alcune osservazioni sulla Sua pregiata nota intitolata la “stele di Giuliani”.
 
Fermo restando il formale rispetto per il “morto”, come Lei lo definisce forse dimenticando che quel corpo morto conteneva idee, passioni e pulsioni, esattamente come Lei e me medesimo (e forse di più perché molto giovane e capace di sentimenti, utopie e fantasie che purtroppo non ci appartengono da troppo tempo), credo che sia difficile ritenerlo, come Lei sostiene, un attentatore al potere costituito perché “era all’attacco di una camionetta di carabinieri” armato di scotch e di un estintore (sono le Sue parole).
 
Ancora più difficile è capire la Sua logica quando, con molta semplicità, mette insieme un attacco ai poteri costituiti con un attacco alla democrazia. Sarebbe come dire che chi in Iraq si è battuto contro il potere costituito di Saddam si è implicitamente battuto contro la democrazia essendo indubbio che Saddam all’epoca rappresentasse il potere costituito, ovvero che la lotta antifascista in Italia ha rappresentato un periodo di non democrazia perché mirata a combattere un potere costituito.
 
Credo la cosa non stia in piedi.
 
Trovo ancor più triste il suo riferimento alla lotta risorgimentale, dove arriva persino a giustificare la ragione dei tanti che vi hanno partecipato, non presentando considerazioni sulle pulsioni ideali ma semplicemente con l’affermazione che “questi poi hanno vinto”.
 
Ma allora chi vince ha ragione? Ma da che parte stava la ragione tra il duca di Urbino e Lorenzo de’ Medici?
 
E qui si spiega infine la Sua affermazione relativamente all’operato dell’attuale Governo dove, ben lontano da esprimere alcuna considerazione su quanto ha prodotto in questi cinque anni nell’interesse del Paese, afferma che non lo si lascia governare. Ma non basta la soverchiante maggioranza parlamentare della quale gode per farlo? Oppure, ma sembra che in merito non la sfiori alcun dubbio, non sarebbe stato necessario che prestasse un qualche interesse alle pubbliche esigenze e forse un po’ di rispetto per quel popolo che è il suo datore di lavoro?
Ma per far questo sarebbe stato anche  necessario avere anche qualche capacità e cultura, forse anche non provvista di titoli accademici.
 
Per ultimo vorrei considerare che il Suo chiaro impegno nella difesa del Sud lo vedo assolutamente come esempio di come, da sempre, nell’intento di difendere il Sud ed in assenza di visione politica e sociale, se ne provoca nei fatti la perpetua sudditanza.
 
Il Sud, al pari del resto del Paese, ha da sempre espresso uomini e pensieri eccellenti (da Benedetto Croce ad Antonio Gramsci, da Leonardo Sciascia a Giovanni Falcone – per citarne alcuni tra i tanti di statura mondiale e di credenza politica assolutamente diversificata). Tutti questi non hanno mai espresso difese di parte, bensì si sono assolutamente occupati del Paese nel suo insieme. Ed il motivo è semplice: il sud è una parte del Paese che ha pieno diritto di cittadinanza e altrettanto pieno dovere di partecipazione, esattamente come le altre.
 
Con l’attuale Governo, al quale Lei tiene espressamente, non soltanto si è rinnovata in termini assolutamente grave la “questione meridionale” bensì ci ritroviamo anche a dibattere di una “questione dei popoli del nord” (a sua volta divisa in questione del quadrante del nordovest che si contrappone quella del quadrante del nordest) per arrivare non alla “questione del centro” semplicemente perché la questione del nord incorpora tutto quello che esiste al nord di Roma, mentre quella meridionale incorpora tutto quello che esiste al sud di Roma lasciando alla capitale l’epiteto leghista “Roma ladrona”.
 
E Lei veramente ritiene ancora oggi l’abbattimento del Regno delle due Sicilie, e non soltanto di quello, ma questo è un dato storico (pensi al potere temporale dei Papi) ancor più rilevante da Lei non riportato,  come una cosa illegittima e dannosa per le popolazioni del tempo?
 
Tornando al tema della Sua nota sulla Stele a Carlo Giuliani vorrei dire che avrei personalmente avuto estrema difficoltà sia nel votare a favore sia nel votare contro.
 
Ed il motivo è semplice: non ho sufficiente informazione certa per decidere.
 
Se poi dovessi basarmi esclusivamente su quanto a mia conoscenza (quanto riportato dalla stampa di tutte le tendenze) beh, forse davanti alla uccisone (è un termine che Lei stranamente non ha mai utilizzato nella Sua pur attenta nota) di un giovane “armato di un rotolo di scotch e di un estintore” (ma più pericolosamente armato della propria passione civile) all’assalto di una camionetta dei carabinieri (sono sempre le Sue parole, salvo il riferimento alla passione civile), una lapide forse è giusto porla a ricordo.
 
Cordiali saluti.
 
Dr. Diego Lilli


La breve risposta di Nicoletta

Egregio Dottor Lilli,

intanto, sono rimasto veramente e favorevolmente colpito dall'urbanità dei suoi modi e dallo stile. Mi conforta sapere che ancora si può dissentire senza offendere.

Ed è anche per questa ragione che mi dispiace rilevare che lei non è d'accordo quasi in toto su quanto scrivo, ma tant'è, la democrazia è anche questo. Pore liberamente esprimere le proprie opinioni. Che vale per lei, ma anche per me.

Altrettanti cordiali saluti

Antonio Nicoletta


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