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Caro signor
Marinelli,
la sua
richiesta è più che legittima. Prima di tutto, essendo noi a Genova,
non abbiamo a disposizione detto giornale; ma se lei fosse così
gentile da passarci le coordinate, faremmo in modo da contattarlo.
Tenga però presente quanto segue, che riteniamo molto importante, ed
alla base della grande distorsione sul fumo. Ci perdoni la
necessariamente lunga esposizione.
a) Polveri
sottili - Dette polveri sono oggetto di discordia internazionale
da anni, ormai. Perché? La realtà è che i vari ricercatori e
scienziati NON HANNO DATI AFFIDABILI per stabilire una
causa-effetto, e per tale ragione sono solo disponibili CONVINZIONI
basate su OPINIONI e su "feeling" personali. Ciò si applica sia alle
polveri da fumo che a quelle da traffico, anche se sono
profondamente diverse e le seconde sono assai peggio delle prime. Le
polveri sottili sono sempre state con noi attraverso i tempi: basti
pensare ai preistorici, che bruciavano di tutto per tenersi caldi
nelle caverne; oppure a tempi anche recenti, quando si bruciava
legna, carbone e altre sostanze organiche in stufe e caminetti per
tenersi caldi e per cucinare. La selezione naturale ci ha dunque
fatto sviluppare una buona resistenza. E' anche un fatto che, fino a
tempi recenti, non si sono avuti affidabili mezzi che permettevano
di diagnosticare il cancro. Chi può sinceramente sapere quale era la
situazione del cancro nel 1823, per esempio? Nessuno. Quindi le
"epidemie di cancro dei tempi moderni" non hanno senso in mancanza
di una vera comparazione col passato, le pare?...
b)
Estensione della vita - La gente deve morire: una
triviale realtà con cui la gente di oggi ha grande difficoltà a
confrontarsi proprio perché sa che la morte è l'unica vera garanzia
della vita. In questi ultimi quattro decenni di fumo, alcol e altri
"vizi" che “fanno così male”, la vita media è aumentata di molti
anni - e sappiamo che potremmo estenderla di altri uno o due al
massimo, anche se con grandi difficoltà e con costo letteralmente
infinito. Ma ancora si dovrà morire. L'insorgere del cancro
in qualsiasi forma è parte di ciò che la Natura provvede per
terminare la vita. Una volta si moriva per altre cause PRIMA
dell'insorgere del cancro; ora è più frequente che tali cause siano
rimosse, spianando la strada alle cause che restano e che non
possono essere eliminate: cancro e malattie cardiovascolari. Anche
se tali cause fossero eliminate, altre prenderebbero il loro posto -
come l'Alzeimer, per esempio, e tutto ciò costerebbe alla società
cifre sanitarie da bancarotta, mentre si biasimerebbero altri
"colpevoli" e l’industria della paura lancerebbe nuove, isteriche
“crociate sacrosante”. In breve, ciò che socialmente non si vuole
più accettare sono due cose fondamentali: 1) SI DEVE MORIRE; 2) Più
si vive, più la società va in bancarotta perché SI ALLUNGA LA
VECCHIAIA, non la vita produttiva. Però il cervellotico "diritto
alla salute” si applica a tutte le età, ergo i costi sanitari vanno
all'infinito mentre si tende all'assurdo secondo cui l'intera
società lavorerebbe esclusivamente per la salute e per il
prolungamento della vita a sacrificio di – e con priorità su - tutto
il resto. Come un’idiozia del genere possa essere contemplata
persino nella Costituzione italiana (e come valore fondamentale, per
giunta!) deve essere l’oggetto di una discussione a parte, forse più
di carattere psicologico/psichiatrico che sociale!
c) Le
posizioni di Nardelli e Piscoli sono posizioni o inconsciamente
illogiche o intenzionalmente equivoche - e noi in questi casi
propendiamo per la seconda interpretazione, perché ci rifiutiamo di
credere che specialisti del genere siano incompetenti
abbastanza da cadere nel primo caso. Innanzitutto tutto bisogna
distinguere tra fumo attivo e passivo (notare invece che si parla
solo di "fumo" - primo atto per confondere le idee). Il fumo passivo
è
una truffa totale dimostrata e facilmente dimostrabile, e ci
fermiamo qui. Il fumo attivo invece ha forti indicatori (statistici,
non scientifici) di associazione col cancro, esibendo un rischio
relativo di circa 10. Differentemente dal fumo passivo, gli studi
indicano coerentemente una forte elevazione di rischio, e la
frequenza di cancro polmonare nel fumatore è circa una decina di
volte più alta che nel non fumatore.
Paura?
Prima di dire di si, vediamo ciò che questa gente NON ci dice per
spaventarci - e qui è dove la mezza verità e la disonestà più
abietta sono applicate. Consideri quanto segue, e giudichi lei:
1) L'incidenza
(frequenza) di cancro polmonare tra i non fumatori è di circa
10/100.000, ovvero dieci persone su 100.000 contraggono il male.
2) -
L'incidenza di cancro polmonare tra i fumatori è di circa
100/100.000, ovvero cento persone su centomila contraggono il
cancro. Ciò significa un rischio relativo di 10, o elevazione di
rischio del 900%, che arrotondiamo a 1.000 per fare le cose semplici
sulla base di 10, tanto vedrà che non fa nessuna differenza.
3) Da (2) di
deduce che se si fuma si ha 1 possibilità su 1.000 di contrarre il
cancro polmonare (100.000 : 100). Come si può intuire, il rischio è
comunque piccolo. Infatti, basta guardare le cifre dall'angolo
opposto per rendersi conto che 1 possibilità su 1.000 del fumatore
di contrarre il cancro (contro 1 su 10.000 del non fumatore -
diciamo 1.000% di elevazione di rischio) significa esattamente che
il fumatore ha il 99,9% delle possibilità del non fumatore di
EVITARE il cancro polmonare! Adesso il 1.000% di elevazione non
fa più così paura, vero? Ecco perché gli antifumo non si esprimono
MAI in questi termini.
4) Inoltre si
noti - e questo è FONDAMENTALE - che tale numerologia si riferisce a
MASSE di persone esaminate, perché è ASSOLUTAMENTE IMPOSSIBILE
determinare il rischio per il singolo individuo, quindi la
possibilità di uno su mille non si applica a lei (se fuma) o a
nessun altro fumatore del pianeta, ma solo a delle MASSE più o
meno astratte di fumatori che sono comparate a MASSE più o meno
astratte di non fumatori.
5) Non è
finita qui. Il cancro polmonare ha
oltre 40 fattori concomitanti, dei quali il fumo è uno (e
no, non si può dire che sia “uno più grosso degli altri”, perché non
esistono gli “uno” più grossi e gli “uno” più piccoli!). È anche
impossibile isolare con affidabilità i vari co-fattori.
Nonostante ciò
si osserva comunque ed indiscutibilmente che statisticamente i
fumatori hanno 10 volte più possibilità di contrarre il cancro
polmonare. Ma le hanno davvero? Giudichi lei.
a) Il calcolo
delle 10 volte di più è fatto IPOTIZZANDO che i fumatori
contraggano il cancro polmonare SEMPRE E COMUNQUE a causa del
fumo *, e ciò è praticamente IMPOSSIBILE. Si
chieda questo: se lei ha lavorato 7 anni in una miniera di asbesto o
di carbone, poi ha vissuto nel centro di Milano per 15 anni; nel
frattempo ha fumato 20 sigarette al giorno e un brutto giorno le è
diagnosticato il cancro (corna già fatte), cosa è stato il
colpevole?... non può dirlo né lei, né il più grande luminare
oncologo di questo mondo.
b) Fumatori e
non fumatori tendono ad avere fondamentali differenze di
personalità. Ciò non è una cosa di poco conto. Un esempio innocente è che il
fumatore spende di più al bar o al ristorante - ecco perché, per
tali utenze, il divieto di fumo è disastroso: anche se il fumatore
rappresenta il 25% delle popolazione, lui al ristorante contribuisce
il 50% degli incassi. Se metà dei fumatori non va più al ristorante
(perché ha carattere abbastanza da non sottomettersi al divieto),
ecco l’universale caduta del 25% di incassi che si verifica in ogni
Paese che adotta il divieto. Ma il carattere del fumatore differisce
in molti altri modi: egli tende ad aver meno paura del rischio
perché ama di più il piacere - quindi in generale si espone di più a
quei rischi che contribuiscono al cancro polmonare. ** Comparando
fumatori e non, spesso si comparano arance e mele affermando che
sono la stessa cosa perché entrambe sono frutta.
c) Esiste una
soglia di pericolo per ogni cosa, anche per il fumo. Fino a
circa 10 sigarette al giorno l'elevazione di rischio non è
misurabile (proprio come quella del fumo passivo; questo è un grande
segreto che gli antifumo si guardano bene dal dirci). Oltre le 10,
il rischio statistico aumenta in proporzione diretta al consumo. Una
sigaretta che riduca fortemente il rischio è stata disponibile
per
oltre 30 anni. Ma, per via dell'isterismo circolato dalla
"salute pubblica", né l'industria del tabacco né la "salute
pubblica" stessa si sentono di appoggiarla; la prima per terrore di
ammissione di colpa, la seconda perché "mai e poi mai bisogna
condonare il vizio del fumo”, perbacco! Ergo, anche se le cifre
della "salute pubblica" sulla mortalità del fumo fossero vere e
attendibili, ostacolare tale sigaretta è un’altra dimostrazione
che la "salute pubblica" è il principale assassino della
situazione per via della mentalità moralista-abolizionista -
oltre ad esserlo già per disinformare i cittadini con informazione falsa
o tendenziosa su fumo attivo e passivo. Quanto sopra si applica
anche a tutte le altre malattie “attribuite” al fumo – anzi,
l’evidenza per tali malattie è assai più tenue ed aleatoria.
Infine, il
“rischio zero” è un assurdo filosofico e statistico da cui parte la
“tolleranza zero”, che conduce inevitabilmente alla follia che
l’unico modo sicuro di fare qualcosa è quello di non farla e/o di
non esserne esposto; l’unico rischio accettabile diventa dunque
zero, ergo è obbligo dello Stato di raggiungerlo a qualunque costo.
Questa diabolica filosofia negativa è alla base delle campagne SS
(Salute & Sicurezza) a “salvaguardia”, “tutela” e “difesa” di
fumatori, non fumatori, ambiente, lavoratori, ecc. ecc.
Da tutto
quanto sopra si può vedere come sia difficile smantellare questa
truffa/distorsione epidemiologica a livello di massa. Sul “Trentino”
o su qualsiasi altro medium, per passare al pubblico il concetto che
“il fumo uccide” bastano letteralmente tre parole pronunciate da
qualche autorevole santone a cui la gente già crede. Per dimostrare
che il santone sta truffando la gente con mezze verità o completi
falsi in questa lettera sono state necessarie circa 1.400 parole (se
avessi lavorato sodo ne sarebbero servite forse solo 1.000). Lei
pensa veramente che il “Trentino” darebbe a noi o a chiunque il
necessario spazio, e la stessa frequenza dei messaggi antifumo?
Anche se ciò fosse, non durerebbe a lungo perché:
1)
Riceverebbe pressioni “dall’alto” con accuse di essere
“stampa irresponsabile”. Avrà visto la reazione di Sirchia e le
pressioni esercitate sulla RAI e su Giletti per la mia apparizione a
“Domenica In” lo scorso 9 Gennaio, quando denunciai la truffa del
fumo passivo.
2)
Rischierebbe di perdere la generosa pubblicità dei
farmaceutici, che sostengono la politica antifumo per ovvi motivi.
3)
Rischierebbe di perdere una parte dei lettori, perché il
concetto che “il fumo uccide” è diventato una fede di massa più
forte della religione, e così pure le conseguenti sante &
sacrosante crociate contro le sigarette. Dimostrare che si tratta
prevalentemente di una truffa (totale nel caso del fumo passivo)
istigherebbe dunque odio e cianotici isterismi paragonabili a quelli
contro gli eretici durante l’Inquisizione.
4)
E' molto difficile che i “santoni” accettino un dibattito
pubblico sui media, perché il loro mandato (centralizzato e
mondiale) è di non partecipare ad alcuna controversia (“il
fumo uccide” – e basta!) – appunto per nascondere la
disinformazione.
5)
I numerosi medici e statistici che sono a conoscenza delle verità suesposte
non si farebbero avanti per il terrore di mettersi contro un sistema
in cui essi devono operare per la loro carriera e
per mantenere le loro famiglie. Ecco perché noi offriamo protezione
totale d'identità a medici, statistici ed epidemiologi che la
richiedono e che ci
aiutano tramite il
Comitato Scientifico di FORCES. Non dimentichiamoci che qui non
si tratta di dibattiti (come dicono gli antifumo), ma di
politiche nazionali già stabilite che hanno dietro
immani
interessi farmaceutici e livido isterismo, al quale grossi e
influenti nomi della politica e della medicina hanno contribuito con
ampia esposizione, e questa gente non ritratterebbe le sue
affermazioni neppure davanti all’evidenza più schiacciante. Ma lei
ce lo vede un Ciampi o un Veronesi a ritrattare i suoi discorsi
antifumo?...

Ecco quindi come
la si fa franca con le menzogne. Il problema è
che lo stesso sta già succedendo per alcol e obesità, e poi
succederà anche per qualsiasi altra cosa scelta dall’industria della
paura per fare soldi, e dai ministeri della “salute” per coprire i
fallimenti delle loro politiche sanitarie dissennate,
inevitabilmente destinate alla bancarotta. Il messaggio ultimo della
“salute pubblica” un giorno sarà questo: “Cittadino, ti obbligo a
darmi i soldi, ma sarà colpa tua se ti ammalerai perché hai
[_____ metti qui il “vizio” del momento], quindi ti paghi le
cure!”
Che fare?
L’unica soluzione che vediamo possibile è sostenere FORCES, ed usare
i materiali che essa fornisce per una paziente, capillare educazione
di coloro che ci circondano, onde creare una consapevolezza
scientifica e politica che alla fine distruggerà la macchina della
truffa – sperando e non garantendo che si sia ancora in tempo prima
che la società dimostri che Orwell era un ottimista. Ciò detto,
restiamo in attesa delle coordinate del "Trentino"; non si sa mai.
Cordiali
saluti.
Gian Turci
*
Quante volte
abbiamo sentito che “Il mio amato XY è morto di cancro polmonare
perché fumava 40 sigarette al giorno”? Scientificamente ciò è
una menzogna per via dei fattori concomitanti, e rappresenta solo
l’opinione di chi cura il paziente, e le opinioni non
dimostrano MAI causalità – però forniscono certo agli eredi una
fede e un capro espiatorio, quando non si crede più alla
volontà di Dio! E’ invece corretto quando si dice che: “XY è morto a
causa della polio o della tubercolosi”, perché sono malattie con una
causa unica ed un misurabile effetto. Da qui si può vedere la
disonestà professionale di chi va in televisione e fa vedere le
radiografie del cancro al polmone di un fumatore affermando - senza
ombra di dubbio - che sono state le sigarette, come se il cancro
fosse una malattia mono-fattoriale!
**
Questo potrebbe spiegare perché il fumatore disinformato che smette
di fumare per paura o per pressione sociale diventa spesso un fetido
e fanatico intollerante del fumo e di chi ancora si gode la
sigaretta in sua presenza: una significativa parte della sua
personalità è stata soppressa, e non può tollerare chi gli ricorda
quella personalità che ha dovuto soffocare. |