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RECIPROCA INDIGNAZIONE

Sinceramente quando ho letto le sue opinioni sul fumo, in particolare su quello passivo, ho pensato che fossero così stupide da non meritare la benchè minima attenzione, ma poi, riflettendo, ho creduto utile farle conoscere anche il mio pensiero.

Egregio signore,

mi lasci dire che, in quanto a stupidità, lei mi fa davvero concorrenza, ma siccome lei rappresenta il disgraziato frutto di una propaganda di frodi e di intolleranza che, ahinoi, ha fatto fin troppe vittime, a questo scopo (e solo a questo) prendo il tempo per risponderle. Per una migliore "vivisezione" delle risposte, mi prendo la libertà di separare la sua lettera punto per punto.

Ammesso, per assurdo, che effettivamente non vi siano prove scientifiche sugli effetti del fumo passivo,

Prima di tutto, non è "per assurdo". Il fumo passivo è una frode scientifica bella e buona e, mi creda, faremo del nostro meglio per informare il pubblico e il nostro governo di ciò.

mi spiega per quale motivo io dovrei sopportare, nel mio ufficio, un collega che mi fa vivere nella sua nauseabonda e schifosissima puzza di fumo che mi si attacca addosso e che sento anche a distanza di ore? Mi spiega perchè il gusto di una pietanza al ristorante debba essere annientato dal fetore di una sigaretta di un altro avventore? E per quale motivo dovrei uscire di corsa da un locale pubblico con gli occhi arrossati e lacrimanti a causa della coltre creata da fumatori per nulla rispettosi dell'altrui liberta"?

Innanzitutto, nessuno ha mai affermato che non devono esistere sezioni fumatori e non fumatori qualora possibile - e ciò è possibile in moltissime situazioni. Secondo, il padrone del ristorante è l'unica entità che abbia il diritto di imporre lo smoking o il no smoking - e non lo stato. Terzo, io e molti altri sopportiamo la schifosissima puzza dei tubi di scappamento anche della sua nauseabonda automobile (magari diesel) che lei, assai cafonescamente, pompa nei miei polmoni contro la mia volontà. La differenza è la mia sigaretta emette nanogrammi, la sua maledetta macchina invece emette chili. Ma lei paga le tasse sulla sua macchina, e io la devo sopportare. I fumatori pagano un milione il secondo ogni secondo dell'anno in tasse sul tabacco che vanno, purtroppo, anche a beneficio di gente come lei, che dovrebbe avere, almeno, la creanza rispettare coloro che pagano tali immense somme. Per metterla in termini brutali, siccome io pago dall'uno ai tre milioni di lire di tasse l'anno in più di lei, se avessi la disgrazia di averla come collega in un ufficio, non sarei certo io quello che si fa intimidire dalle sue rimostranze. Nel mio ufficio, chi non vuole annusare il delizioso odore della mia sigaretta, è invitato ad accomodarsi fuori.

So cosa sta pensando, anche il fumatore deve essere libero di fare quello che vuole.... forse è vero..... ma con la differenza che io al fumatore non arreco alcun disturbo, lui per di contro a me ne arreca molto. Un piccolo esempio banale, le farebbe piacere se un giorno di gennaio fosse andato in ufficio con un fortissimo raffreddore e il suo collega, solo in virtù del diritto di libertà, spalancasse le finestre perchè è uno che non sopporta il caldo?

Non presuma di sapere ciò che sto pensando. Non riconosco tale diritto allo stato, si figuri a lei. E poi, non è vero che lei non arreca nessun disturbo. Con l’invocazione di una legge proibizionista basata su frodi scientifiche lei mi arreca moltissimo disturbo, specialmente perché sento puzza di fascismo e di oppressione. E siccome siamo in fase di lamentele, io mi lamento che il cartello vietato fumare sia il trofeo dell’intolleranza e dell’ottusaggine, simbolo del controllo di stato che gente come lei invoca a pieni polmoni. Cosa rende il mio disturbo meno importante del suo - la sua presunzione? Se non fosse osceno, le suggerirei subito dove se la potrebbe mettere. Se una persona mi apre il balcone ed io non voglio, le parlo civilmente, e certamente troveremo un accordo, magari alternando i due bisogni, come succede sempre tra persone come si deve. Individui della sua fattispecie, invece, invocano subito leggi restrittive perché ovviamente sono deficienti dei mezzi verbali ed intellettuali per trovare un compromesso che soddisfi entrambi i lati.

Al di la dei problemi legati alla salute pubblica, dei quali sono peraltro convintissimo, credo che alla stragrande maggioranza dei fumatori manchi soprattutto l'educazione ed il rispetto per il prossimo. Ognuno è libero di uccidersi come vuole è vero, ma dovrebbe almeno avere l'accortezza di farlo per conto proprio... se non è d'accordo con me spero che un giorno salendo su una metropolitana affollatissima veda accanto a lei un uomo che con tutta calma estrae dalla giacca una bomba a mano e prima di togliere la sicura la guardi negli occhi e le dica "ho deciso di farla finita".

Mamilio

La farsa dei "problemi della salute pubblica" è sempre stata la scusa dei totalitari per imporre la loro volontà. Ripetiamo: il fumo passivo è una frode dimostrata e dimostrabile - solo che tali dimostrazioni, per persone come lei, sono semplicemente sprecate, anche perché stabilire la correttezza scientifica, nonché vivere in  tolleranza e civiltà, non sembra proprio essere lo scopo degli antifumo. "Tolleranza Zero" è tanto il motto dei salutisti quanto lo era di Mussolini e di Stalin. Paragonare una bomba a mano al fumo passivo, penso sia una chiara dimostrazione della ristrettezza mentale su cui gente come Veronesi conta per imporre il comando della mafia salutista, che porta, come ultimo risultato, a una situazione come quella australiana - inevitabile conclusione dell'escalation dell'isterismo malato di gente della sua fatta, che magari arriverebbe anche a giustificare il lasciar morire il fumatore, basta levarselo dai piedi.

E per questa ragione, mi creda, l'indignazione che lei ha per me è totalmente reciprocata non solo contro di lei, ma contro tutti quelli del suo stampo, che sono pronti ad usare prevaricazione - e magari anche violenza - per imporre la loro cervellotica volontà, e dimostrando così di essere solo capaci di capire quella lingua.

Gian L. Turci