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29 Luglio 2002
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Il COMITATO D'ONORE di FORCES International

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Reportage esplosivo:
Chi paga la disinformazione su fumo e salute? Perchè? Quanto?

Multinazionali Farmaceutiche:
GOVERNI IN TASCA, ANTIFUMO IN VENDITA

IL DATABASE CHE SCARDINA 40 ANNI DI TRUFFE E SUPERSTIZIONI SUL FUMO. SEI PRONTO PER LA VERITA'?

THE EVIDENCE

Mille documenti scientifici che la cricca antifumo non vuole che tu conosca, e che espongono 40 anni di truffe e disinformazione sul fumo. Sei pronto per la verità?

DIBATTITO SUL PROIBIZIONISMO

Sig Marco,

sono Gian Turci da FORCES Italiana. Cercherò di rispondere alla sua lunga lettera a me passata dalla redazione. Rispondo alla sua lettera un pezzo alla volta.

Alla cortese attenzione della redazione di Forces Italiana.

Essendomi documentato riguardo alle vostre posizioni inerenti al problema del fumo passivo,vi scrivo per portarvi a conoscenza di alcune mie riflessioni in merito,sperando in tal modo di poter intavolare una discussione costruttiva. Mi sembra giusto ( ed ovvio ) che,in un Paese " civile ",debba essere lasciata al singolo individuo la massima libertà di decisione su tutto ciò che riguarda la sfera personale,e tra le scelte individuali sta appunto anche quella di decidere se fumare o no. Credo tuttavia sia dovere dello Stato informare i cittadini sui danni per la salute che determinate abitudini,fumo compreso ( ma anche molte altre,sono d'accordo con voi ),possono provocare.

Il problema per quanto concerne il fumo (ma non solo esso) è il fatto che i pericoli del fumo, specialmente quello passivo, non sono affatto provati. Al prossimo aggiornamento del sito ci sarà un regalo che sarà gradito ad alcuni, e molto sgradito ad altri. Il titolo dice tutto: "La truffa del fumo passivo - Corso rapido per principianti". In esso, la corrotta metodologia e le molto traballanti "prove" sui pericoli del fumo passivo sono spiegate con scienza vera e risultati di studi, ma in modo assolutamente accessibile alla persona comune. Non abbiamo alcun problema che lo stato informi di pericoli reali, come l'AIDS, la tubercolosi, e mille altre malattie. Il problema sorge quando lo stato presenta ipotesi non provate (come, di recente, quella delle patatine fritte cancerogene) come se fossero fatti scientifici accertati per influenzare il comportamento dei cittadini; se poi il comportamento non cambia, ecco che arrivano sanzioni e divieti.

E' scontato però che quando determinate azioni si compiono in presenza di altri individui e vanno in qualche modo a ledere i diritti altrui,ciò che nasce come libera scelta si può trasformare in un sopruso. Così,se fumare è un diritto, "affumicare",se pur involontariamente,gli altri non lo è certamente.

Se per "affumicare" si intende un pericolo per la salute pubblica, veda sopra. Se invece si tratta di semplice cortesia e vivere civile (che deve funzionare in entrambe le direzioni, però) allora soluzioni sono possibili.

Con questo non voglio assolutamente criminalizzare la categoria dei fumatori .Non penso proprio che chi fuma sia, per questo solo motivo,un essere spregevole e che chi non fuma sia necessariamente un santo : imbecilli e maleducati se ne troveranno dall'una e dall'altra parte,indipendentemente dal fatto che abbiano o meno la sigaretta in bocca.

Lei non vuole criminalizzare i fumatori: li vuole solo cacciare fuori dalle porte di ogni luogo pubblico e di ogni posto di lavoro; e se accendono lo stesso, non li si criminalizza affatto appioppando loro €250 di multa...

Ad ogni modo, esiste una grande differenza tra ciò che LEI forse intende e ciò che l'establishment antifumo pratica. Per quest'ultimo non è una questione di civismo o di cortesia. Dietro di esso si nascondono immensi interessi commerciali, come ampiamente documentato sul nostro sito. Il permettere allo stato di avanzare agende di ingegneria sociale nascondendosi dietro il dito della salute e della scienza rottame (di comodo) per il fumo crea un pericolosissimo precedente, che è già usato per altri campi, come previsto dalla nostra organizzazione anni addietro. Si veda solo il campo dell'alimentazione, per esempio.

Senza pregiudizi penso però che si debba fare di tutto per evitare che il piacere di alcuni diventi una specie di tortura per altri.  Ci sono molti studi scientifici che hanno dimostrato come l'esposizione al fumo passivo possa provocare gravi danni per la salute,tuttavia so che altri studi,a cui voi fate riferimento, hanno portato alla conclusione che non vi sia relazione certa tra la comparsa di certe patologie e l'inalazione indiretta di fumo.

La sua affermazione è incorretta. NESSUNO degli studi ha trovato un incremento statisticamente significativo per qualsiasi patologia - cancro polmonare incluso - tranne uno minore. A credito degli antifumo c'è, purtroppo, l'aver inculcato nel popolo la convinzione che il fumo passivo uccida. Nell'aggiornamento in corso riportiamo ancora un'altra demolizione di uno di questi studi, questa volta nostrano, prodotto dell'Istituto Tumori. Noi non siamo collegati ad "alcuni" studi, ma li abbiamo TUTTI (vedere sezione "The Evidence"). Di nuovo, le raccomando di visitare il prossimo aggiornamento circa il "corso per principianti".

A parte il fatto che quest'ultima posizione è espressione di una minoranza di studiosi,comunque, dire che qualcosa non è stato dimostrato è ben diverso dall'affermare che non è possibile che si verifichi.

Prima di tutto, la scienza non è una democrazia, e le maggioranze non comandano (o non dovrebbero); solo i fatti provati contano. Secondo, lei dimostra (lo dico rispettosamente) l'inversione di logica tipica della scienza rottame, o di una certa moralità purtroppo oggi molto corrente. Nella scienza, ciò che non è dimostrato non è vero -- ma ciò non significa che non lo possa diventare una volta, però, che è stato pienamente dimostrato.

Invece oggi la si pensa più o meno così... "Signor Marco, penso che lei mi abbia rubato il portafoglio; mi dimostri che non è vero, e se non lo può fare, la mia ipotesi è dimostrata corretta; quindi io chiamo me stesso 'vittima', e la metto in galera nel caso che lei sia un ladro, e chiamo ciò 'prevenzione' ". Non è così che funziona la scienza, né la giustizia, né una società civile. L'onere della prova è a carico di chi accusa, che deve sostanziarlo in modo tangibile e verificabile -- non portando cento testimoni che dicono di aver visto la strega volare sulla scopa.

Gli antifumo non hanno provato alcuna delle malattie "da fumo passivo" (se è per quello potremmo anche parlare di fumo attivo, ma non è qui il caso), e cercano, con la produzione in serie di scienza rottame basata su interviste, di compensare (ahinoi con successo) la mancanza di prove reali. Ciò è disonesto e criminale - che esso sia applicato al fumo o a qualsiasi altro soggetto.

 Credo pertanto che,se non altro a scopo cautelativo,si dovrebbe dar la possibilità a chi lo desidera di non respirare il fumo degli altri,esattamente per lo stesso motivo per cui si getta via con decisione un fungo nel momento in cui ci viene soltanto il minimo dubbio che possa essere velenoso.

Con questa logica, possiamo tranquillamente proibire tutto. Se basta il minimo dubbio che qualcosa sia velenoso, non capisco perché si permettano le automobili. Comunque, qui non si sta parlando di "dar la possibilità a chi lo desidera", ma di divieto assoluto che, per definizione, esclude possibilità.

E spero poi che non si voglia negare anche la relazione che lega all'esposizione al fumo l'insorgenza di alcuni di fenomeni ( magari meno gravi di altri,ma comunque molto fastidiosi ) come l'arrossamento degli occhi e certe reazioni allergiche.

Assolutamente no. Ma anche le cipolle fanno venire gli occhi rossi, per non parlare di mille altre sostanze che fanno venire allergie. Che facciamo, parliamo seriamente di vietare/regolare tutto, oppure selezioniamo il fumo perché ci piace meno del resto, e chiudiamo un occhio su ciò che ci piace di più?

In ogni caso,aspetto sanitario a parte,vorrei portare la discussione su un altro piano,e cioè su quello del fastidio che il fumo passivo provoca in chi lo subisce.  Qui i dubbi non sussistono : nessuno  può negare che per una moltitudine di esseri umani il fumo inalato indirettamente sia un fatto estremamente spiacevole,a meno che si supponga che i molti milioni di non-fumatori che la pensano in questo modo siano una massa compatta di bugiardi o di pazzi.

Nessuno dei due. Ma il potere del "pompaggio" dei media, per esempio, deve essere tenuto in seria considerazione. Trent'anni fa (anche meno) quasi nessun non fumatore provava "fastidio" alla presenza di un fumatore. Oggi invece il numero è crescente, in diretta proporzione con la disinformazione e l'isterismo creato dalla propaganda antifumo.

Un giornalista americano, cinque anni fa, dimostrò una cosa che dovrebbe farla riflettere. Si munì di una sigaretta di ceramica piena di ghiaccio secco, e fece finta di fumarla in diversi luoghi pubblici. Nel suo articolo egli descrisse attacchi d'asma, tossi convulse, allergie improvvise, mal di testa, e persino arrossamenti di occhi (perché se li sfregavano troppo) da parte dei non fumatori che lo circondavano. Con ciò non voglio affermare che TUTTI siano ipocondriaci, ma solo mettere in rilievo il potere di suggestione imposto dai media e dai santoni medici sul popolo.

E questo motivo,da solo,dovrebbe essere più che sufficiente per portarci a bandire il fumo da tutti quei luoghi in cui esso possa venire" accidentalmente " respirato. Ma,mi si dirà,il diritto di chi fuma non deve essere rispettato? A questa domanda la risposta è ovvia : nel caso in cui  l'azione di un individuo provochi dei problemi ad altri ,o si riesce a trovare delle soluzioni che permettano a tutti di non veder ridotti i propri diritti,o si impedisce l'azione ( specie se non necessaria ) che provoca il danno, in questo caso l'atto del fumare.

La parola "danno" presuppone, se riferita a quello fisico, che esistano prove che il fumo passivo lo provochi, il che non è il caso. Se invece per "danno" si intende "fastidio", allora soluzioni altro che il divieto totale sono fattibilissime nella stragrande maggioranza dei casi: ristoranti fumo e non fumo, voli smoking e non, carrozze fumatori nei treni, sezioni fumatori in aeroporti e stazioni, e così via.

Nelle nostre leggi,regolamenti,codici ecc. è davvero ampio il  numero dei fenomeni che,potendo arrecare fastidi ( fastidi,non danni! ) ad altri,per questa sola ragione non sono permessi: non si può parcheggiare l'auto in un posto riservato ai portatori di handicap se non se ne ha titolo,non si può conversare al cellulare durante una proiezione cinematografica,non si può dare una festa da ballo con musica a tutto volume alle tre di notte in un condominio e così via.

Vero. Ma esistono posti in cui tutto quanto sopra lo si può fare tra persone con simili bisogni o preferenze. Chi vuole sentire la musica a tutto volume va in discoteca e la condivide con altri che la vogliono; chi non vuole fumare può andare in sezioni non smoking, e così via. Di nuovo, qui però non si sta parlando di separazione, ma di divieto totale, vale a dire che non si può fare da nessuna parte se non a casa propria.

E'  proprio in difesa dei diritti di chi ne resterebbe vittima che questi comportamenti vengono proibiti,limitando in parte (necessariamente) la libertà di agire di chi ne ricaverebbe piaceri o vantaggi.

Non so se lei si profuma, ma in tal caso, forse non le piacerebbe una legge che le dia €250 di multa se si mette un profumo (succede già in Canada). Dove vuole tirare la linea di demarcazione tra spazio personale e spazio "pubblico"? Con il suo ragionamento, potremmo tranquillamente tornare a giustificare l'apartheid. Infatti, i neri "davano fastidio alla maggioranza" negli USA degli anni 50, per esempio. E poi puzzavano di sudore, si diceva, e la scienza rottame affermava che portavano malattie, e così via. Vero è che i neri non potevano certo trasformarsi in bianchi, ma mi dica, se ciò fosse stato possibile, avrebbe sostenuto tale logica? In fin dei conti, in tal caso avrebbero avuto la possibilità di adeguarsi al volere della maggioranza! In una società civile ci deve essere spazio per tutti, e per l'esercizio pubblico delle scelte di tutti; tale società deve essere fondata sulla tolleranza, non sull'isterismo istituzionalizzato, vittimismo o divieto. Non è un caso che ogni volta che c'è stata una regressione storica della libertà e del civismo, nonché l'annicchilimento di principii, i divieti proliferavano. Parlando di nessi, eccone uno bello grosso e ben provato.

Eh sì,triste ma vero : vivendo in mezzo agli altri non ci si può comportare come se fossimo soli al mondo !

E' assai più triste quando gli "altri" vogliono che l'individuo si senta solo al mondo perché è diverso da loro, o perché appartiene a una minoranza. Eh si, (per dirla come lei), se c'è bisogno di un esempio di bigottismo e di chiusura mentale (quindi sociale), questo è uno buono.

Ora,qualcuno riesce a spiegarmi perché,sulla scia di ciò che ho appena detto,si dovrebbe essere legittimati nel fumare in un luogo pubblico senza averne chiesto autorizzazione ai presenti ?

Perché l'individuo ha diritto ad agire ed esistere in accordo con i propri bisogni e le proprie scelte, non secondo i gusti degli altri, o chiedendo loro il permesso di essere se stesso. L'unica eccezione è nel caso in cui faccia male agli altri - e il male del fumo passivo non è assolutamente provato.

Non credo valga la pena di sforzarsi per dare una risposta : è chiaro che è una domanda retorica.

La domanda non è affatto retorica per me; è fondamentale, perché indirizza una postura mentale e sociale che va ben al di la del fumo. Se lei pensa che gli "altri" abbiano il diritto di imporre il comportamento all'individuo anche quando non fa male a nessuno, allora il suo lineare ragionamento dovrebbe sostenere che, dove i fumatori sono in maggioranza, i non fumatori dovrebbero essere forzati a respirare il fumo altrui, e a comportarsi come i fumatori. Se lei venisse nel mio ufficio, le piacerebbe che io le imponessi di accendere una sigaretta, anche se lei non fuma, perché in ufficio fumiamo tutti? Non credo. Però lei pensa che l'opposto sia giusto, e magari che tutti dovremmo spegnere perché LEI che non fuma entra in ufficio; su questo non c'è dubbio, perché lei sostiene una legge che impone a ME, nel MIO ufficio, di non fumare perché è "accessibile" al pubblico!

Mi sembra comunque che anche voi concordiate sul fatto che il problema del fumo passivo vada in qualche modo risolto e che eventuali differenze di pensiero possano semmai riguardare i mezzi da impiegare per raggiungere questo scopo.

Assolutamente. Ma la soluzione non sta nel divieto totale, altrimenti perché non mettiamo in galera tutti i potenziali ladri così non dobbiamo mettere l'antifurto nelle auto? Non rida: sto semplicemente seguendo la logica del principio di precauzione da lei sopra enunciato.

E' lapalissiano che l'ideale sarebbe trovare una soluzione che permettesse a tutti,fumatori e non,di poter goder appieno della propria libertà,soluzione che molti ( voi compresi ,se non sbaglio ) identificano con l'uso degli aspiratori e l'allestimento di aree destinate ai fumatori.

Senz'altro.

Personalmente,e senza preconcetti,credo però che questa strada non sia percorribile,almeno per quanto riguarda i locali di ristorazione e comunque quelli aperti al pubblico. Innanzi tutto non si deve riporre una fiducia illimitata negli impianti di aspirazione : essi non riescono ad eliminare completamente il fumo all'interno di un ambiente,pertanto vanno considerati degli strumenti di "supporto".

Questo presuppone che il fumo passivo sia nocivo. La presupposizione è invalida, quindi la logica che ne segue è corrotta alla base. Una cosa che gli impianti di condizionamento possono senz'altro fare è eliminare l'odore. Quando il fumo da fastidio sul serio, è perché non c'è una buona circolazione d'aria. Se si elimina il fumo, si elimina la "spia" di tale cattiva circolazione. I batteri, i pollini, le spore e i virus (quelli che causano VERAMENTE allergie e malattie, non il fumo passivo) nonché molti agenti chimici, non hanno odore, e siccome non hanno odore non sono percepiti come un pericolo per la salute, quindi un'aria "smoke-free" è un'aria salubre! Sembra proprio che il cervello oggigiorno si sia ridotto a due narici.

Da quando hanno vietato il fumo negli aerei (e ridotto di conseguenza la ventilazione fino al 90% per risparmiare carburante) c'è stata un'esplosione di malattie pneumologiche (TBC inclusa) contratte sugli aerei. Ma figuriamoci se la stampa riporta questo: potrebbe anche indebolire la menzogna del fumo passivo!

Per quanto riguarda invece le aree per-fumatori,esse purtroppo risolvono a metà il problema ,riuscendo sì a tutelare i diritti dell'utenza ma non quelli di chi vi presta la propria opera :il controllore in servizio su un treno o i camerieri all'interno di un ristorante saranno comunque costretti a subire il fumo altrui quando si troveranno all'interno di esse.E su quest'aspetto credo non si sia riflettuto abbastanza.

Di nuovo, questo presuppone che il fumo passivo sia un pericolo e un problema. Ma esposizioni protratte per decenni non hanno rivelato un incremento statistico significativo di malattie -- vedi ancora il "corso per principianti". E questa è la ragione dell'accanimento della propaganda antifumo: siccome la scienza non prova che il fumo passivo sia un pericolo, bisogna radicare questa superstizione nella cultura in modo da trascendere logica, scienza e ragione a livello emozionale, ottenendo comunque lo scopo proibizionista desiderato.

Se ai suoi ragionamenti togliamo il fattore pericolo, infatti, essi sono ridotti a ciò che dovrebbero essere in primo luogo: una discussione su come esistere civilmente tra persone con gusti e stili di vita diversi. E questo è esattamente ciò che gli antifumo, e le multinazionali farmaceutiche dietro di essi, non vogliono che succeda.

Come se non bastasse,per motivi inerenti alle dimensioni ( o al "taglio" ) degli spazi  a disposizione,vincoli architettonici eccetera,in molti casi sarà impossibile installare un aspiratore e/o creare delle zone per fumatori. In questi casi allora cosa si farà ?

Limitatamente a quei luoghi, ci si comporterà come ci si è comportati negli ultimi 500 anni; se nel luogo c'è una maggioranza fumatrice, il non fumatore tollera, se c'è una maggioranza non fumatrice, il fumatore tollera. E questo penso che la "stragrandissima" maggioranza dei fumatori lo accetterebbe senza problemi.

E 'ovvio : o si permetterà di fumare come avviene oggi,e saremo al punto di partenza,o si dovrà comunque proibire il fumo all'interno di tutto l'ambiente,con il rischio,per bar,ristoranti eccetera di veder una parte di clientela dirottata altrove ( e questo per le piccole attività potrà rappresentare una vera tragedia ). In considerazione di tutto ciò mi sembra quindi che l'unica strada sensatamente percorribile per arrivare ad una vera soluzione del problema sia l'applicazione del divieto assoluto.

Lei sembra sperare che il divieto assoluto porti tutti su un piano di eguaglianza, perché se è vietato dappertutto, pensa lei, le piccole attività saranno tutte alla pari. Ciò è, per metterla in termini moderati, ingenuo, falso, ipocrita e schizofrenico. Nei Paesi dove ciò è già stato fatto, la catena di bancarotte ha spesso indotto i nazi-salutisti ad abolire il divieto per salvare l'economia. Dopo l'implementazione dei divieti, i fumatori hanno semplicemente scoperto che riunirsi a casa loro invece di andare al ristorante o al bar, per esempio, risparmiava un sacco di quattrini, e tutti potevano fumare a volontà e divertirsi anche di più. Il divieto di fumo nei cinema ha dato grande impulso al videoregistratore, mandando migliaia di sale cinematografiche all'oblivio finanziario proprio perché non si poteva fumare in sala! Posso darle un infinito numero di prove ben documentate, specialmente se lei legge l'inglese. Il fumatore che non può esercitare il suo diritto non porta soldi a chi non gli da il benvenuto.

Io di principio non vado in ristoranti dove non si fuma, e ho smesso di andare al cinema da quando è vietato fumare; con i soldi risparmiati ho comprato uno splendido “home theatre”, e me ne sono ancora avanzati tanti. Più i divieti si espandono, più i fumatori scoprono quanto si risparmia standosene a casa, o usando l'auto invece del treno locale, o facendosi una bella spaghettata a casa tra amici, e così via. I danni per le infrastrutture turistiche e per i commercianti sono ben dimostrati in altri Paesi che hanno già adottato questa follia.

Questa inevitabile realtà gli antifumo professionisti la negano disperatamente, ma i fatti sono fatti. Nei Paesi anglosassoni, la bancarotte ormai si contano a migliaia, ma non ci è dato di saperlo, naturalmente, perché ciò rallenterebbe l'avanzata del nazi-salutismo. La disfatta economica degli antifumo è la vera, silente reazione dei fumatori demonizzati. Gli antifumo possono avanzare, infatti, solo grazie al denaro pubblico e dei farmaceutici.

L'opposto, invece, è proprio ciò che risolve la situazione. Senza divieto, e con una legislazione equilibrata che permetta il libero mercato, il numero dei locali che accomodano fumatori e non fumatori sarebbe esattamente conforme alle reali proporzioni di popolazione fumatrice e non anche se, probabilmente, dimostrerebbe quanti non fumatori non abbiano problemi alla "esposizione" al fumo passivo, scegliendo di raggiungere i loro amici fumatori nei locali "smoking". E anche questo è già stato provato dai fatti, come è stato anche provato che molti fumatori scelgano di rinunciare momentaneamente alla sigaretta per stare coi loro amici non fumatori. Ciò che importa è che la scelta sia libera, e non un'imposizione di stato.

Comunque,ripeto,non ho alcun pregiudizio nei confronti dei divieti parziali o di qualsiasi altra misura che porti ad ottenere dei buoni risultati,purché mi si dimostri che il mezzo usato sia veramente efficace e privo di " effetti collaterali ".

L'unico effetto "collaterale" da dimostrare è che l'odore sia sparito. Ma ci vuole anche buona fede, che non esiste se si va a contare <LA molecola> apposta per "dimostrare" che non si può rimuovere il fumo passivo se non al 99,99999999999% per cercare una scusa per mantenere o istituire il divieto, come fanno i nazi-salutisti americani, che sostengono che "non esiste un livello di esposizione sicuro al fumo passivo" (anche una molecola quindi uccide), e che negano il principio fondamentale della tossicologia: "Semplice esposizione non equivale a tossicità; è la dose che fa il veleno". Ma ovviamente, se l'unica dose accettabile è lo zero assoluto...

Limitatamente al problema del fumo nei ristoranti vorrei spendere invece altre due parole. In questi ambienti dovrebbe essere nell'interese degli stessi fumatori non mescolare il proprio e l'altrui fumo con i profumi ed i sapori dei cibi e delle bevande (non è un caso che durante le degustazioni di cibi o di vini il fumo è severamente bandito dai locali in cui esse si svolgono),pertanto parlare di fumo passivo in questo contesto,a rigor di logica,dovrebbe essere pura teoria.

Mi scusi, ma a lei che frega se ai fumatori piace il fumo col pane e salame?! Vengono forse i fumatori a dire ai non fumatori quanto fessi sono a non farsi una sigaretta dopo il caffè, che ne rende la degustazione sublime?!

In realtà,invece,di teorico non c'è proprio niente ,perché la schiera di coloro che hanno l'abitudine di fumare quando sono a mangiar fuori è molto nutrita.

E allora? Questo dovrebbe dimostrarle qualcosa, no?

Ora,invocare il diritto di poter fumare in un ristorante mi suona un po' come voler disporre della libertà di ascoltare la radio durante un concerto sinfonico,cioè mi sembra un atto prima di tutto masochistico. E' per questo che non riesco davvero a capire perchè un divieto totale applicato ai locali di ristorazione spaventi così tanto.

Forse questo lo può capire così: perché "da fastidio" non poter esercitare il proprio stile di vita e la propria abitudine quando si paga. Il fatto è che i non fumatori (meglio, gli antifumo) tendono a fare esattamente ciò che accusano i fumatori di fare: essere così centrati su se stessi che i loro bisogni e preferenze contano qualcosa, mentre bisogni e preferenze dei fumatori sono inferiori perché loro sono i "cattivi". E questo ragionamento da solo è prova eclatante dell'involuzione fetale che stiamo attraversando come società.

Comunque,se proprio fumare mentre si mangia lo si vuole considerare un fatto" normale " e non un sintomo di mancanza di rispetto per il proprio palato,quale in realtà esso è ( de gustibus non est disputandum ! ) ,vorrei capire quale grave limitazione sarebbe dovervi rinunciare per la durata di un pasto ( inoltre,ci sarebbe sempre la possibilità,se proprio non se ne potesse fare a meno,di uscire qualche minuto dal locale per fare due " tiri "). E mi sfugge anche il motivo per cui si può resistere per due o tre ore senza fumare assistendo alla proiezione di un film o alla rappresentazione di un'opera lirica mentre se si è seduti al tavolo di un ristorante non poter mettere in bocca una sigaretta diventa un sacrificio impossibile.

Questo è un bel discorso alla Sirchia. Ora glielo spiego io il perché. Secondo Sirchia, il fumatore dovrebbe stare "solo" quattro ore senza fumo al lavoro, poi se va al ristorante "solo" un'altra oretta lì, poi "solo" altre quattro ore per finire il lavoro, poi "solo" un'altra ora quando è sul treno... ammesso che poi alla sera non vada in discoteca, dove deve stare senza fumare per "solo" due o tre ore. La semplice aritmetica che ciò significhi 13 ore è convenientemente dimenticata, cercando di fare fessi i fumatori un'ora alla volta (stesso sistema usato per le tasse, tra parentesi: fregare il cittadino con mille lire alla volta, molte volte; così sembra di meno...), mentre si dice loro: "ma io sono rispettoso dei diritti dei fumatori".

Guardi che gli anelli al naso la gente non li ha ancora, e l'ipocrisia infantile di questa "logica" è lapalissiana. Perché è un problema andare fuori? Forse lo capirebbe meglio così: perché per lei è un problema andare fuori da un locale "fumoso" a prendere una boccata d'aria "fresca"? Forse perché vuole godersi la cena in pace?...

Ma c'è di più. Non è solo il fatto pratico di uscire; esiste anche il fattore morale, in quanto, ci creda o meno, anche i fumatori hanno emozioni e dignità personale. L'essere forzati ad andare fuori a passeggiare come puttane mentre si fuma, messi alla berlina di tutti e puniti pubblicamente come bambini cattivi per scelte che non sono più gradite allo stato -- eccetto quando si cacciano 13.000 miliardi l'anno di tasse sul tabacco che i non fumatori non pagano (il tutto, per di più, basato su scienza truffaldina) non è una cosa piacevole. A lei piacerebbe essere cacciato fuori sotto la pioggia se entra in un locale dove sono tutti fumatori? Non credo proprio.

Allora, con il dovuto rispetto, la esorto a non essere egoista e corto di vista. Il divieto assoluto crea enorme odio e risentimento a livello sociale, che si manifestano in altre "vendette", come il diventare autentiche carogne sul lavoro, per esempio. Le parlo per esperienza. Io ho vissuto 25 anni in America, ed ho visto che succede. Ho visto gente pestarsi, spararsi, incarognirsi in mille modi; amicizie rotte, divorzi, madre contro figlio, fratello contro sorella - non per la sigaretta in se stessa, ma per ciò che essa RAPPRESENTA. "Se tu sei stronzo abbastanza da impedirmi di fumare dappertutto, io te la faccio pagare salata in qualche modo, vedrai, e ti aspetto al varco; e quando ti colpirò, tu ti vendicherai, e la catena non finirà mai".

E se il divieto viene dallo stato, allora "la faccio pagare alla società tutta, in un modo o nell'altro". Non cerchi di razionalizzare emozioni: questo è ciò che succede in realtà - visto, provato e documentato. Quando non ce l'ho fatta più, sono tornato in Italia, dove ora vedo gli stessi errori e gli stessi pregiudizi d'importazione, per non parlare delle stesse truffe scientifiche e morali. Quando in Italia arriverà il divieto assoluto, si renderà conto che avevo ragione, ma il danno sarà già irreparabile.

Mi piacerebbe davvero che qualcuno mi chiarisse questi dubbi.

Spero di essere stato esauriente.

In ogni caso,disquisizioni sui gusti a parte,concludo con l'augurio che si possano trovare delle soluzioni che accontentino tutti,anche se,e ne ho già spiegato le motivazioni,dubito che ciò sia possibile.

Questo dipende dalla buona volontà di tutti, e dal NON ascoltare la propaganda antifumo, non importa chi ce la propini.

E nel caso si renda necessario fare una scelta tra la difesa del diritto di fumare e quella del diritto di non essere "affumicati",non ho dubbi che sia quest'ultimo a dover prevalere.Non per punto preso,ma in nome del rispetto verso chi subisce un fastidio (nella migliore delle ipotesi) causato dal piacere di altri.

Questo è un errore fatale. Il rispetto deve funzionare in due direzioni, o le faide saranno senza fine, perché il rispetto unidirezionale presuppone sempre sottomissione ad un comportamento, razza, religione, o moralità SUPERIORE, e senz'altro non esiste alcuna ragione di credere a tale superiorità nel caso dei non fumatori. Purtroppo, questo è il messaggio subliminale che la propaganda antifumo instilla nel popolo, istigandolo all'intolleranza. E questi tipi di propaganda sono sempre stati (e sempre saranno) una bomba sociale ad orologeria in attesa di un posto dove esplodere.

La invito a considerare, da quanto sopra, che ciò che lei sostiene non fa che invertire la situazione rispetto a quella di oggi, e creare odio nella direzione opposta. Se poi lei pensa  che abusare una minoranza sia meno grave che abusare una maggioranza, allora non stiamo a parlare di giustizia e di civiltà, ma passiamo al sodo e facciamo a chi picchia di più, come tutte le persone incivili. Le conseguenze, poi, le pagheremo tutti.

Cordiali saluti.

Gian Turci

FORCES Italiana