DIBATTITO SUL PROIBIZIONISMOSig Marco, sono Gian Turci da FORCES Italiana.
Cercherò di rispondere alla sua lunga lettera a me passata dalla redazione.
Rispondo alla sua lettera un pezzo alla volta. Alla cortese attenzione della redazione di Forces Italiana.
Essendomi documentato riguardo alle vostre posizioni inerenti
al problema del fumo passivo,vi scrivo per portarvi a conoscenza di alcune
mie riflessioni in merito,sperando in tal modo di poter intavolare una
discussione costruttiva. Mi sembra giusto ( ed ovvio ) che,in un Paese
" civile ",debba essere lasciata al singolo individuo la massima
libertà di decisione su tutto ciò che riguarda la sfera personale,e tra le
scelte individuali sta appunto anche quella di decidere se fumare o no.
Credo tuttavia sia dovere dello Stato informare i cittadini sui danni per la
salute che determinate abitudini,fumo compreso ( ma anche molte altre,sono
d'accordo con voi ),possono provocare. Il problema per quanto concerne il fumo
(ma non solo esso) è il fatto che i pericoli del fumo, specialmente quello
passivo, non sono affatto provati. Al prossimo aggiornamento del sito ci sarà
un regalo che sarà gradito ad alcuni, e molto sgradito ad altri. Il titolo
dice tutto: "La truffa del fumo passivo - Corso rapido per
principianti". In esso, la corrotta metodologia e le molto traballanti
"prove" sui pericoli del fumo passivo sono spiegate con scienza
vera e risultati di studi, ma in modo assolutamente accessibile alla persona
comune. Non abbiamo alcun problema che lo stato informi di pericoli reali,
come l'AIDS, la tubercolosi, e mille altre malattie. Il problema sorge
quando lo stato presenta ipotesi non provate (come, di recente, quella delle
patatine fritte cancerogene) come se fossero fatti scientifici accertati per
influenzare il comportamento dei cittadini; se poi il comportamento non
cambia, ecco che arrivano sanzioni e divieti. E' scontato però che quando determinate azioni si compiono
in presenza di altri individui e vanno in qualche modo a ledere i diritti
altrui,ciò che nasce come libera scelta si può trasformare in un sopruso.
Così,se fumare è un diritto, "affumicare",se pur
involontariamente,gli altri non lo è certamente. Se per "affumicare" si
intende un pericolo per la salute pubblica, veda sopra. Se invece si tratta
di semplice cortesia e vivere civile (che deve funzionare in entrambe le
direzioni, però) allora soluzioni sono possibili. Con questo non voglio assolutamente criminalizzare la
categoria dei fumatori .Non penso proprio che chi fuma sia, per questo solo
motivo,un essere spregevole e che chi non fuma sia necessariamente un santo
: imbecilli e maleducati se ne troveranno dall'una e dall'altra
parte,indipendentemente dal fatto che abbiano o meno la sigaretta in bocca. Lei non vuole criminalizzare i
fumatori: li vuole solo cacciare fuori dalle porte di ogni luogo pubblico e
di ogni posto di lavoro; e se accendono lo stesso, non li si criminalizza
affatto appioppando loro €250 di multa... Ad ogni modo, esiste una grande
differenza tra ciò che LEI forse intende e ciò che l'establishment
antifumo pratica. Per quest'ultimo non è una questione di civismo o di
cortesia. Dietro di esso si nascondono immensi interessi commerciali, come
ampiamente documentato sul nostro sito. Il permettere allo stato di avanzare
agende di ingegneria sociale nascondendosi dietro il dito della salute e
della scienza rottame (di comodo) per il fumo crea un pericolosissimo
precedente, che è già usato per altri campi, come previsto dalla nostra
organizzazione anni addietro. Si veda solo il campo dell'alimentazione, per
esempio. Senza pregiudizi penso però che si debba fare di tutto per
evitare che il piacere di alcuni diventi una specie di tortura per altri.
Ci sono molti studi scientifici che hanno dimostrato come
l'esposizione al fumo passivo possa provocare gravi danni per la
salute,tuttavia so che altri studi,a cui voi fate riferimento, hanno portato
alla conclusione che non vi sia relazione certa tra la comparsa di certe
patologie e l'inalazione indiretta di fumo. La sua affermazione è incorretta.
NESSUNO degli studi ha trovato un incremento statisticamente significativo
per qualsiasi patologia - cancro polmonare incluso - tranne uno minore. A
credito degli antifumo c'è, purtroppo, l'aver inculcato nel popolo la
convinzione che il fumo passivo uccida. Nell'aggiornamento in corso
riportiamo ancora un'altra demolizione di uno di questi studi, questa volta
nostrano, prodotto dell'Istituto Tumori. Noi non siamo collegati ad
"alcuni" studi, ma li abbiamo TUTTI (vedere sezione "The
Evidence"). Di nuovo, le raccomando di visitare il prossimo
aggiornamento circa il "corso per principianti". A parte il fatto che quest'ultima posizione è espressione di
una minoranza di studiosi,comunque, dire che qualcosa non è stato
dimostrato è ben diverso dall'affermare che non è possibile che si
verifichi. Prima di tutto, la scienza non è una
democrazia, e le maggioranze non comandano (o non dovrebbero); solo i fatti
provati contano. Secondo, lei dimostra (lo dico rispettosamente)
l'inversione di logica tipica della scienza rottame, o di una certa moralità
purtroppo oggi molto corrente. Nella scienza, ciò che non è dimostrato non
è vero -- ma ciò non significa che non lo possa diventare una volta, però,
che è stato pienamente dimostrato. Invece oggi la si pensa più o meno così...
"Signor Marco, penso che lei mi abbia rubato il portafoglio; mi
dimostri che non è vero, e se non lo può fare, la mia ipotesi è
dimostrata corretta; quindi io chiamo me stesso 'vittima', e la metto in
galera nel caso che lei sia un ladro, e chiamo ciò 'prevenzione' ".
Non è così che funziona la scienza, né la giustizia, né una società
civile. L'onere della prova è a carico di chi accusa, che deve sostanziarlo
in modo tangibile e verificabile -- non portando cento testimoni che dicono
di aver visto la strega volare sulla scopa. Gli antifumo non hanno provato alcuna
delle malattie "da fumo passivo" (se è per quello potremmo anche
parlare di fumo attivo, ma non è qui il caso), e cercano, con la produzione
in serie di scienza rottame basata su interviste, di compensare (ahinoi con
successo) la mancanza di prove reali. Ciò è disonesto e criminale - che
esso sia applicato al fumo o a qualsiasi altro soggetto. Credo pertanto che,se non altro a scopo cautelativo,si
dovrebbe dar la possibilità a chi lo desidera di non respirare il fumo
degli altri,esattamente per lo stesso motivo per cui si getta via con
decisione un fungo nel momento in cui ci viene soltanto il minimo dubbio che
possa essere velenoso. Con questa logica, possiamo tranquillamente proibire tutto.
Se basta il minimo dubbio che qualcosa sia velenoso, non capisco perché si
permettano le automobili. Comunque, qui non si sta parlando di "dar
la possibilità a chi lo desidera", ma di divieto assoluto che,
per definizione, esclude possibilità. E spero poi che non si voglia negare anche la relazione che
lega all'esposizione al fumo l'insorgenza di alcuni di fenomeni ( magari
meno gravi di altri,ma comunque molto fastidiosi ) come l'arrossamento degli
occhi e certe reazioni allergiche. Assolutamente no. Ma anche le cipolle
fanno venire gli occhi rossi, per non parlare di mille altre sostanze che
fanno venire allergie. Che facciamo, parliamo seriamente di vietare/regolare
tutto, oppure selezioniamo il fumo perché ci piace meno del resto, e
chiudiamo un occhio su ciò che ci piace di più? In ogni caso,aspetto sanitario a parte,vorrei portare la
discussione su un altro piano,e cioè su quello del fastidio che il fumo
passivo provoca in chi lo subisce. Qui
i dubbi non sussistono : nessuno può
negare che per una moltitudine di esseri umani il fumo inalato
indirettamente sia un fatto estremamente spiacevole,a meno che si supponga
che i molti milioni di non-fumatori che la pensano in questo modo siano una
massa compatta di bugiardi o di pazzi. Nessuno dei due. Ma il potere del
"pompaggio" dei media, per esempio, deve essere tenuto in seria
considerazione. Trent'anni fa (anche meno) quasi nessun non fumatore provava
"fastidio" alla presenza di un fumatore. Oggi invece il numero è
crescente, in diretta proporzione con la disinformazione e l'isterismo
creato dalla propaganda antifumo. Un giornalista americano, cinque anni
fa, dimostrò una cosa che dovrebbe farla riflettere. Si munì di una
sigaretta di ceramica piena di ghiaccio secco, e fece finta di fumarla in
diversi luoghi pubblici. Nel suo articolo egli descrisse attacchi d'asma,
tossi convulse, allergie improvvise, mal di testa, e persino arrossamenti di
occhi (perché se li sfregavano troppo) da parte dei non fumatori che lo
circondavano. Con ciò non voglio affermare che TUTTI siano ipocondriaci, ma
solo mettere in rilievo il potere di suggestione imposto dai media e dai
santoni medici sul popolo. E questo motivo,da solo,dovrebbe essere più che sufficiente
per portarci a bandire il fumo da tutti quei luoghi in cui esso possa
venire" accidentalmente " respirato. Ma,mi si dirà,il diritto di
chi fuma non deve essere rispettato? A questa domanda la risposta è ovvia :
nel caso in cui l'azione di un
individuo provochi dei problemi ad altri ,o si riesce a trovare delle
soluzioni che permettano a tutti di non veder ridotti i propri diritti,o si
impedisce l'azione ( specie se non necessaria ) che provoca il danno, in
questo caso l'atto del fumare. La parola "danno" presuppone,
se riferita a quello fisico, che esistano prove che il fumo passivo lo
provochi, il che non è il caso. Se invece per "danno" si intende
"fastidio", allora soluzioni altro che il divieto totale sono
fattibilissime nella stragrande maggioranza dei casi: ristoranti fumo e non
fumo, voli smoking e non, carrozze fumatori nei treni, sezioni fumatori in
aeroporti e stazioni, e così via. Nelle nostre leggi,regolamenti,codici ecc. è davvero ampio
il numero dei fenomeni
che,potendo arrecare fastidi ( fastidi,non danni! ) ad altri,per questa sola
ragione non sono permessi: non si può parcheggiare l'auto in un posto
riservato ai portatori di handicap se non se ne ha titolo,non si può
conversare al cellulare durante una proiezione cinematografica,non si può
dare una festa da ballo con musica a tutto volume alle tre di notte in un
condominio e così via. Vero. Ma esistono posti in cui tutto
quanto sopra lo si può fare tra persone con simili bisogni o preferenze.
Chi vuole sentire la musica a tutto volume va in discoteca e la condivide
con altri che la vogliono; chi non vuole fumare può andare in sezioni non
smoking, e così via. Di nuovo, qui però non si sta parlando di
separazione, ma di divieto totale, vale a dire che non si può fare
da nessuna parte se non a casa propria. E' proprio in
difesa dei diritti di chi ne resterebbe vittima che questi comportamenti
vengono proibiti,limitando in parte (necessariamente) la libertà di agire
di chi ne ricaverebbe piaceri o vantaggi. Non so se lei si profuma, ma in tal
caso, forse non le piacerebbe una legge che le dia €250 di multa se si
mette un profumo (succede già in Canada).
Dove vuole tirare la linea di demarcazione tra spazio personale e spazio
"pubblico"? Con il suo ragionamento, potremmo tranquillamente
tornare a giustificare l'apartheid. Infatti, i neri "davano fastidio
alla maggioranza" negli USA degli anni 50, per esempio. E poi puzzavano
di sudore, si diceva, e la scienza rottame affermava che portavano malattie,
e così via. Vero è che i neri non potevano certo trasformarsi in bianchi,
ma mi dica, se ciò fosse stato possibile, avrebbe sostenuto tale logica? In
fin dei conti, in tal caso avrebbero avuto la possibilità di adeguarsi al
volere della maggioranza! In una società civile ci deve essere spazio per
tutti, e per l'esercizio pubblico delle scelte di tutti; tale società
deve essere fondata sulla tolleranza, non sull'isterismo
istituzionalizzato, vittimismo o divieto. Non è un caso che ogni volta che
c'è stata una regressione storica della libertà e del civismo, nonché l'annicchilimento
di principii, i divieti proliferavano. Parlando di nessi, eccone uno bello
grosso e ben provato. Eh sì,triste ma vero : vivendo in mezzo agli altri non ci si
può comportare come se fossimo soli al mondo ! E' assai più triste quando gli
"altri" vogliono che l'individuo si senta solo al mondo perché è
diverso da loro, o perché appartiene a una minoranza. Eh si, (per dirla
come lei), se c'è bisogno di un esempio di bigottismo e di chiusura mentale
(quindi sociale), questo è uno buono. Ora,qualcuno riesce a spiegarmi perché,sulla scia di ciò
che ho appena detto,si dovrebbe essere legittimati nel fumare in un luogo
pubblico senza averne chiesto autorizzazione ai presenti ? Perché l'individuo ha diritto ad agire
ed esistere in accordo con i propri bisogni e le proprie scelte, non secondo
i gusti degli altri, o chiedendo loro il permesso di essere se stesso.
L'unica eccezione è nel caso in cui faccia male agli altri - e il male del
fumo passivo non è assolutamente provato. Non credo valga la pena di sforzarsi per dare una risposta :
è chiaro che è una domanda retorica. La domanda non è affatto retorica per
me; è fondamentale, perché indirizza una postura mentale e sociale che va
ben al di la del fumo. Se lei pensa che gli "altri" abbiano il
diritto di imporre il comportamento all'individuo anche quando non fa male a
nessuno, allora il suo lineare ragionamento dovrebbe sostenere che, dove i
fumatori sono in maggioranza, i non fumatori dovrebbero essere forzati a
respirare il fumo altrui, e a comportarsi come i fumatori. Se lei venisse
nel mio ufficio, le piacerebbe che io le imponessi di accendere una
sigaretta, anche se lei non fuma, perché in ufficio fumiamo tutti? Non
credo. Però lei pensa che l'opposto sia giusto, e magari che tutti dovremmo
spegnere perché LEI che non fuma entra in ufficio; su questo non c'è
dubbio, perché lei sostiene una legge che impone a ME, nel MIO
ufficio, di non fumare perché è "accessibile" al pubblico! Mi sembra comunque che anche voi concordiate sul fatto che il
problema del fumo passivo vada in qualche modo risolto e che eventuali
differenze di pensiero possano semmai riguardare i mezzi da impiegare per
raggiungere questo scopo. Assolutamente. Ma la soluzione non sta
nel divieto totale, altrimenti perché non mettiamo in galera tutti i
potenziali ladri così non dobbiamo mettere l'antifurto nelle auto? Non
rida: sto semplicemente seguendo la logica del principio di precauzione da
lei sopra enunciato. E' lapalissiano che l'ideale sarebbe trovare una soluzione
che permettesse a tutti,fumatori e non,di poter goder appieno della propria
libertà,soluzione che molti ( voi compresi ,se non sbaglio ) identificano
con l'uso degli aspiratori e l'allestimento di aree destinate ai fumatori. Senz'altro. Personalmente,e senza preconcetti,credo però che questa
strada non sia percorribile,almeno per quanto riguarda i locali di
ristorazione e comunque quelli aperti al pubblico. Innanzi tutto non si deve
riporre una fiducia illimitata negli impianti di aspirazione : essi non
riescono ad eliminare completamente il fumo all'interno di un
ambiente,pertanto vanno considerati degli strumenti di "supporto".
Questo presuppone che il fumo passivo
sia nocivo. La presupposizione è invalida, quindi la logica che ne segue è
corrotta alla base. Una cosa che gli impianti di condizionamento possono
senz'altro fare è eliminare l'odore. Quando il fumo da fastidio sul serio,
è perché non c'è una buona circolazione d'aria. Se si elimina il fumo, si
elimina la "spia" di tale cattiva circolazione. I batteri, i
pollini, le spore e i virus (quelli che causano VERAMENTE allergie e
malattie, non il fumo passivo) nonché molti agenti chimici, non hanno
odore, e siccome non hanno odore non sono percepiti come un pericolo per la
salute, quindi un'aria "smoke-free" è un'aria salubre! Sembra
proprio che il cervello oggigiorno si sia ridotto a due narici. Da quando hanno vietato il fumo negli
aerei (e ridotto di conseguenza la ventilazione fino al 90% per risparmiare
carburante) c'è stata un'esplosione di malattie pneumologiche (TBC inclusa)
contratte sugli aerei. Ma figuriamoci se la stampa riporta questo: potrebbe
anche indebolire la menzogna del fumo passivo! Per quanto riguarda invece le aree per-fumatori,esse
purtroppo risolvono a metà il problema ,riuscendo sì a tutelare i diritti
dell'utenza ma non quelli di chi vi presta la propria opera :il controllore
in servizio su un treno o i camerieri all'interno di un ristorante saranno
comunque costretti a subire il fumo altrui quando si troveranno all'interno
di esse.E su quest'aspetto credo non si sia riflettuto abbastanza. Di nuovo, questo presuppone che il fumo
passivo sia un pericolo e un problema. Ma esposizioni protratte per decenni
non hanno rivelato un incremento statistico significativo di malattie --
vedi ancora il "corso per principianti". E questa è la ragione
dell'accanimento della propaganda antifumo: siccome la scienza non prova
che il fumo passivo sia un pericolo, bisogna radicare questa superstizione
nella cultura in modo da trascendere logica, scienza e ragione a livello emozionale,
ottenendo comunque lo scopo proibizionista desiderato. Se ai suoi ragionamenti togliamo il
fattore pericolo, infatti, essi sono ridotti a ciò che dovrebbero essere in
primo luogo: una discussione su come esistere civilmente tra persone con
gusti e stili di vita diversi. E questo è esattamente ciò che gli
antifumo, e le multinazionali farmaceutiche
dietro di essi, non vogliono che succeda. Come se non bastasse,per motivi inerenti alle dimensioni ( o
al "taglio" ) degli spazi a
disposizione,vincoli architettonici eccetera,in molti casi sarà impossibile
installare un aspiratore e/o creare delle zone per fumatori. In questi casi
allora cosa si farà ? Limitatamente a quei luoghi, ci si
comporterà come ci si è comportati negli ultimi 500 anni; se nel luogo c'è
una maggioranza fumatrice, il non fumatore tollera, se c'è una maggioranza
non fumatrice, il fumatore tollera. E questo penso che la
"stragrandissima" maggioranza dei fumatori lo accetterebbe senza
problemi. E 'ovvio : o si permetterà di fumare come avviene oggi,e
saremo al punto di partenza,o si dovrà comunque proibire il fumo
all'interno di tutto l'ambiente,con il rischio,per bar,ristoranti eccetera
di veder una parte di clientela dirottata altrove ( e questo per le piccole
attività potrà rappresentare una vera tragedia ). In considerazione di
tutto ciò mi sembra quindi che l'unica strada sensatamente percorribile per
arrivare ad una vera soluzione del problema sia l'applicazione del divieto
assoluto. Lei sembra sperare che il divieto
assoluto porti tutti su un piano di eguaglianza, perché se è vietato
dappertutto, pensa lei, le piccole attività saranno tutte alla pari. Ciò
è, per metterla in termini moderati, ingenuo, falso, ipocrita e
schizofrenico. Nei Paesi dove ciò è già stato fatto, la catena di
bancarotte ha spesso indotto i nazi-salutisti ad abolire il divieto per
salvare l'economia. Dopo l'implementazione dei divieti, i fumatori hanno
semplicemente scoperto che riunirsi a casa loro invece di andare al
ristorante o al bar, per esempio, risparmiava un sacco di quattrini, e tutti
potevano fumare a volontà e divertirsi anche di più. Il divieto di fumo
nei cinema ha dato grande impulso al videoregistratore, mandando migliaia di
sale cinematografiche all'oblivio finanziario proprio perché non si poteva
fumare in sala! Posso darle un infinito numero di prove ben documentate,
specialmente se lei legge l'inglese. Il fumatore che non può esercitare
il suo diritto non porta soldi a chi non gli da il benvenuto. Io di principio non vado in ristoranti
dove non si fuma, e ho smesso di andare al cinema da quando è vietato
fumare; con i soldi risparmiati ho comprato uno splendido “home theatre”,
e me ne sono ancora avanzati tanti. Più i divieti si espandono, più
i fumatori scoprono quanto si risparmia standosene a casa, o usando l'auto
invece del treno locale, o facendosi una bella spaghettata a casa tra amici,
e così via. I danni per le infrastrutture turistiche e per i commercianti
sono ben dimostrati in altri Paesi che hanno già adottato questa follia. Questa inevitabile realtà gli antifumo
professionisti la negano disperatamente, ma i fatti sono fatti. Nei Paesi
anglosassoni, la bancarotte ormai si contano a migliaia, ma non ci è dato
di saperlo, naturalmente, perché ciò rallenterebbe l'avanzata del
nazi-salutismo. La disfatta economica degli antifumo è la vera, silente
reazione dei fumatori demonizzati. Gli antifumo possono avanzare, infatti,
solo grazie al denaro pubblico e dei farmaceutici. L'opposto, invece, è proprio ciò che
risolve la situazione. Senza divieto, e con una legislazione equilibrata che
permetta il libero mercato, il numero dei locali che accomodano fumatori e
non fumatori sarebbe esattamente conforme alle reali proporzioni di
popolazione fumatrice e non anche se, probabilmente, dimostrerebbe
quanti non fumatori non abbiano problemi alla "esposizione" al
fumo passivo, scegliendo di raggiungere i loro amici fumatori nei locali
"smoking". E anche questo è già stato provato dai fatti, come è
stato anche provato che molti fumatori scelgano di rinunciare
momentaneamente alla sigaretta per stare coi loro amici non fumatori. Ciò
che importa è che la scelta sia libera, e non un'imposizione di stato. Comunque,ripeto,non ho alcun pregiudizio nei confronti dei
divieti parziali o di qualsiasi altra misura che porti ad ottenere dei buoni
risultati,purché mi si dimostri che il mezzo usato sia veramente efficace e
privo di " effetti collaterali ". L'unico effetto "collaterale"
da dimostrare è che l'odore sia sparito. Ma ci vuole anche buona fede, che
non esiste se si va a contare <LA molecola> apposta per
"dimostrare" che non si può rimuovere il fumo passivo se non al
99,99999999999% per cercare una scusa per mantenere o istituire il divieto,
come fanno i nazi-salutisti americani, che sostengono che "non esiste
un livello di esposizione sicuro al fumo passivo" (anche una molecola
quindi uccide), e che negano il principio fondamentale della tossicologia: "Semplice
esposizione non equivale a tossicità; è la dose
che fa il veleno". Ma ovviamente,
se l'unica dose accettabile è lo zero assoluto... Limitatamente al problema del fumo nei ristoranti vorrei
spendere invece altre due parole. In questi ambienti dovrebbe essere nell'interese
degli stessi fumatori non mescolare il proprio e l'altrui fumo con i profumi
ed i sapori dei cibi e delle bevande (non è un caso che durante le
degustazioni di cibi o di vini il fumo è severamente bandito dai locali in
cui esse si svolgono),pertanto parlare di fumo passivo in questo contesto,a
rigor di logica,dovrebbe essere pura teoria. Mi scusi, ma a lei che frega se
ai fumatori piace il fumo col pane e salame?! Vengono forse i fumatori a
dire ai non fumatori quanto fessi sono a non farsi una sigaretta dopo il
caffè, che ne rende la degustazione sublime?! In realtà,invece,di teorico non c'è proprio niente ,perché
la schiera di coloro che hanno l'abitudine di fumare quando sono a mangiar
fuori è molto nutrita. E allora? Questo dovrebbe dimostrarle
qualcosa, no? Ora,invocare il diritto di poter fumare in un ristorante mi
suona un po' come voler disporre della libertà di ascoltare la radio
durante un concerto sinfonico,cioè mi sembra un atto prima di tutto
masochistico. E' per questo che non riesco davvero a capire perchè un
divieto totale applicato ai locali di ristorazione spaventi così tanto. Forse questo lo può capire così:
perché "da fastidio" non poter esercitare il proprio stile di
vita e la propria abitudine quando si paga. Il fatto è che i non fumatori
(meglio, gli antifumo) tendono a fare esattamente ciò che accusano i
fumatori di fare: essere così centrati su se stessi che i loro bisogni e
preferenze contano qualcosa, mentre bisogni e preferenze dei fumatori sono
inferiori perché loro sono i "cattivi". E questo ragionamento da
solo è prova eclatante dell'involuzione fetale che stiamo attraversando
come società. Comunque,se proprio fumare mentre si mangia lo si vuole
considerare un fatto" normale " e non un sintomo di mancanza di
rispetto per il proprio palato,quale in realtà esso è ( de gustibus non
est disputandum ! ) ,vorrei capire quale grave limitazione sarebbe dovervi
rinunciare per la durata di un pasto ( inoltre,ci sarebbe sempre la
possibilità,se proprio non se ne potesse fare a meno,di uscire qualche
minuto dal locale per fare due " tiri "). E mi sfugge anche il
motivo per cui si può resistere per due o tre ore senza fumare assistendo
alla proiezione di un film o alla rappresentazione di un'opera lirica mentre
se si è seduti al tavolo di un ristorante non poter mettere in bocca una
sigaretta diventa un sacrificio impossibile. Questo è un bel discorso alla Sirchia.
Ora glielo spiego io il perché. Secondo Sirchia, il fumatore dovrebbe stare
"solo" quattro ore senza fumo al lavoro, poi se va al ristorante
"solo" un'altra oretta lì, poi "solo" altre quattro ore
per finire il lavoro, poi "solo" un'altra ora quando è sul
treno... ammesso che poi alla sera non vada in discoteca, dove deve stare
senza fumare per "solo" due o tre ore. La semplice aritmetica che
ciò significhi 13 ore è convenientemente dimenticata, cercando di fare
fessi i fumatori un'ora alla volta (stesso sistema usato per le tasse, tra
parentesi: fregare il cittadino con mille lire alla volta, molte volte; così
sembra di meno...), mentre si dice loro: "ma io sono rispettoso dei
diritti dei fumatori". Guardi che gli anelli al naso la gente
non li ha ancora, e l'ipocrisia infantile di questa "logica" è
lapalissiana. Perché è un problema andare fuori? Forse lo capirebbe meglio
così: perché per lei è un problema andare fuori da un locale
"fumoso" a prendere una boccata d'aria "fresca"? Forse
perché vuole godersi la cena in pace?... Ma c'è di più. Non è solo il fatto
pratico di uscire; esiste anche il fattore morale, in quanto, ci creda o
meno, anche i fumatori hanno emozioni e dignità personale. L'essere forzati
ad andare fuori a passeggiare come puttane mentre si fuma, messi alla
berlina di tutti e puniti pubblicamente come bambini cattivi per scelte che
non sono più gradite allo stato -- eccetto quando si cacciano 13.000
miliardi l'anno di tasse sul tabacco che i non fumatori non
pagano (il tutto, per di più, basato su scienza
truffaldina) non è una cosa piacevole. A lei piacerebbe essere cacciato
fuori sotto la pioggia se entra in un locale dove sono tutti fumatori? Non
credo proprio. Allora,
con il dovuto rispetto, la esorto a non essere egoista e corto di vista. Il
divieto assoluto crea enorme odio e risentimento a livello sociale, che si
manifestano in altre "vendette", come il diventare autentiche
carogne sul lavoro, per esempio. Le parlo per esperienza. Io ho vissuto 25
anni in America, ed ho visto che succede. Ho visto gente pestarsi, spararsi,
incarognirsi in mille modi; amicizie rotte, divorzi, madre contro figlio,
fratello contro sorella - non per la sigaretta in se stessa, ma per ciò che
essa RAPPRESENTA. "Se tu sei stronzo abbastanza da impedirmi
di fumare dappertutto, io te la faccio pagare salata in qualche modo,
vedrai, e ti aspetto al varco; e quando ti colpirò, tu ti vendicherai, e la
catena non finirà mai". E se il divieto viene dallo stato,
allora "la faccio pagare alla società tutta, in un modo o
nell'altro". Non cerchi di razionalizzare emozioni: questo è ciò
che succede in realtà - visto, provato e documentato. Quando non ce
l'ho fatta più, sono tornato in Italia, dove ora vedo gli stessi errori e
gli stessi pregiudizi d'importazione, per non parlare delle stesse truffe
scientifiche e morali. Quando in Italia arriverà il divieto assoluto, si
renderà conto che avevo ragione, ma il danno sarà già irreparabile. Mi piacerebbe davvero che qualcuno mi chiarisse questi dubbi.
Spero di essere stato esauriente. In ogni caso,disquisizioni sui gusti a parte,concludo con
l'augurio che si possano trovare delle soluzioni che accontentino
tutti,anche se,e ne ho già spiegato le motivazioni,dubito che ciò sia
possibile. Questo dipende dalla buona volontà di
tutti, e dal NON ascoltare la propaganda antifumo, non importa chi ce
la propini. E nel caso si renda necessario fare una scelta tra la difesa
del diritto di fumare e quella del diritto di non essere
"affumicati",non ho dubbi che sia quest'ultimo a dover
prevalere.Non per punto preso,ma in nome del rispetto verso chi subisce un
fastidio (nella migliore delle ipotesi) causato dal piacere di altri. Questo è un errore fatale. Il rispetto
deve funzionare in due direzioni, o le faide saranno senza fine, perché il
rispetto unidirezionale presuppone sempre sottomissione ad un
comportamento, razza, religione, o moralità SUPERIORE, e senz'altro non
esiste alcuna ragione di credere a tale superiorità nel caso dei non
fumatori. Purtroppo, questo è il messaggio subliminale che la propaganda
antifumo instilla nel popolo, istigandolo all'intolleranza. E questi tipi di
propaganda sono sempre stati (e sempre saranno) una bomba sociale ad
orologeria in attesa di un posto dove esplodere. La invito a considerare, da quanto
sopra, che ciò che lei sostiene non fa che invertire la situazione rispetto
a quella di oggi, e creare odio nella direzione opposta. Se poi lei pensa
che abusare una minoranza sia meno grave che abusare una maggioranza,
allora non stiamo a parlare di giustizia e di civiltà, ma passiamo al sodo
e facciamo a chi picchia di più, come tutte le persone incivili. Le
conseguenze, poi, le pagheremo tutti. Cordiali saluti. Gian Turci FORCES Italiana |