Ma bravi paladini
di deboli ed oppressi che sono oppressori di loro stessi in primis e
di chi li circonda!
premetto che fumo
e bevo
ma non fumo in
luoghi chiusi in presenza di altre persone perché una volta sono
stato un non fumatore anch'io e mi ricordo bene il terribile
fastidio causatomi dal fumo di sigaretta, perché anche tralasciando
i danni o presunti tali sulla salute, il bruciore agli occhi o il
semplice disgusto per l'odore "di sigaretta" erano per me motivo di
malessere e non vedo con che diritto potrei pretendere di arrecare
disagio a chi mi circonda per via di un mio vizio che di certo
salutare non è.
E non finisco le
mie serate ubriaco fradicio importunando chi mi circonda al quale
nel migliore dei casi avrò rovinato la serata, i casi peggiori li
conoscete benissimo... e le statistiche sul numero degli incidenti
causati dal consumo eccessivo di alcolici non venitemi a raccontare
che sono frutto di politiche terroristiche anti alcol, quindi il mio
diritto a bere e fumare deve corrispondere al diritto degli altri a
non pagarne le conseguenze, questa è libertà e civiltà tutto il
resto sono solo arroganza egoismo e forse qualche maniuccia di
persecuzione (le case farmaceutiche le industrie di tabacco e i
governi compiacenti e complici non hanno di certo la mia stima e il
mio appoggio).
Marco
Caro Marco,
il suo sarcasmo è proprio fuori luogo, perché oggigiorno i fumatori
e chi beve
e mangia
sono veramente i deboli e gli oppressi (e i tassati), e
sembra che lo diventino sempre più ogni giorno. Basta leggere i
giornali.
Detto ciò, guardi che siamo della stessa opinione -- e per tale
ragione sosteniamo sezioni separate ovunque, così anche il
disagio arrecato ai fumatori dai non fumatori con le loro lamentele
e rovinando spesso loro le serate è eliminato. Il che non è lo
stesso del divieto universale imposto dallo stato. Con le sezioni
separate, i diritti di entrambi sono tutelati - non solo
quelli di chi non fuma.
Inoltre, una domanda viene alla mente. Concerne il diritto di fumare
che "deve corrispondere al diritto degli altri a non pagarne le
conseguenze". Il che significa (al di la del discorso che
i "mali"
del fumo passivo sono una truffa statistica) che dovunque esista
un non fumatore che anche potenzialmente possa essere infastidito
dal fumo non bisogna fumare. Ergo, siccome i non fumatori sono
dappertutto, non si può fumare da nessuna parte. Dove resta il
diritto di fumare con questa logica, Marco?
Vediamo: nascosti in un cesso? Forse nemmeno li, perché chi entra
dopo di noi potrebbe essere "infastidito" dal fumo -- e infatti in
molti cessi pubblici è vietato fumare, mentre i miasmi dello sterco
passivo (molto reali e misurabili) emessi da quello che c'era prima
vanno benone. Non a casa propria, se ci sono bambini o ospiti a cui
"da fastidio" il fumo, ovviamente! Non sul poggiolo, se il vicino di
poggiolo non gradisce il fumo. Non sull'auto, perché potrebbe "dare
fastidio" al passeggero. In America (quindi presto anche in Italia),
ormai non si fuma nemmeno all'aperto nei parchi, nelle spiagge e
spesso nelle strade perché i non fumatori potrebbero essere
"infastiditi" e "nauseati" dalle nuvole di fumo dei fumatori che non
possono fumare dentro come hanno diritto da cittadili teoricamente
liberi.
Allora, con questa logica ipocrita, siccome dappertutto i non
fumatori "pagano le conseguenze" di chi fuma, non si può fumare in
nessun luogo! Allora che male c'è ad essere onesti e dire: "I non
fumatori oggi hanno i bastoni più grossi e i fumatori devono
subire con la forza", invece di fare discorsi ipocriti "alla
Sirchia" su diritti che non si intende né riconoscere, né
tutelare? Glielo diciamo noi il perché: perché in tal caso è
solo questione per fumatori, bevitori e per chi vuol vivere secondo
il >suo< metro e non quello del vicino o dello stato,
di provvedersi di bastoni grossi abbastanza per difendere i
suoi diritti con la forza. E considerando che se solo un
fumatore su venti decidesse di prendere in mano il bastone sarebbero
problemi sociali seri, ecco che lo stato continua ad
alimentare il senso di colpa come forma di controllo dei fumatori
tramite campagne statali basate su
truffe
e
istigazione dei non fumatori che costano a tutti miliardi
di euro.
Circa l'alcol, non pensiamo che lei sia in grado di dimostrare che
sosteniamo il diritto di guidare ubriachi. Altrimenti ci faccia
vedere dove lo abbiamo scritto nel sito.
Infine, se secondo lei gente che è
uccisa, pestata, insultata o cacciata fuori dai locali pubblici
perché ha fumato è affetta da "maniucce di persecuzione", forse
avrà bisogno di provare il peso di tali "maniucce" sulla sua persona.
Ma probabilmente a lei non succederà, visto che sembra proprio che
lo stato e la propaganda siano riusciti ad inculcarle per bene il
dovuto senso di colpa, che lei convenientemente sembra rinominare
"civismo" per evitare di dover difendere i diritti che lei ritiene,
in fondo, di non avere -- forse perché "peccatore"?...
Infine, civismo ed anche egoismo funzionano a due sensi --
non a senso unico -- e sono comunque una cosa individuale e
non di stato e su una base egalitaria, e non partendo
dal principio che si abbia torto in partenza perché si fuma o si
beve.
Saluti.
FORCES Italiana
La Redazione