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14 Gennaio 2004
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Cari amici,

mi chiamo Maria Luisa e vivo vicino  a Milano. Ho 57 anni, fumo da quando ne avevo 17 (57-17 = 40) e, da più di 30 anni, supero le 30 giornaliere. Dimenticavo: godo di ottima salute!

Ho scoperto la vostra esistenza leggendo le risposte deliranti all'articolo di Enstrom e Kabat, pubblicato sul British Medical Journal qualche mese fa, che scagiona il fumo passivo. Tra i vari messaggi di medici inviperiti, ho trovato il vostro e così mi sono sentita un po’ meno sola. Mi ha fatto piacere constatare che i miei timori non sono frutto di mania di persecuzione, ma sono condivisi da altri.

Durante le vacanze di Natale ho letto quasi tutto il vostro sito e ho trovato la conferma di tante idee che mi ero fatta. Certo che, se "il futuro dell'Italia si vede dal passato dell'America", come diceva quel tale di cui mi sfugge il nome, ci aspettano tempi duri.

Per correttezza devo dirvi che non sono in tutto d'accordo con voi (diciamo solo al 90%, visto che le statistiche sono di moda). Ad esempio, non mi sento di condividere un atteggiamento totalmente antiproibizionista e separerei il tabacco da altre sostanze che, agendo pesantemente sul cervello, impediscono l'esercizio di quella libertà che tutti vogliamo tutelare. Inoltre, in questo momento di entrata in vigore della nuova legge, cercherei di concentrarmi maggiormente sulla montatura del fumo passivo, che è diventato un potente strumento di repressione, piuttosto che sul fumo attivo.

Come? Facciamoci venire delle idee. Ognuno nel suo piccolo dovrebbe cercare di fare qualcosa. Da parte mia sto verificando i bar e i ristoranti che di solito frequento e boicotterò quelli che già da ora impediranno di fumare (la nuova legge non li obbliga, ma glielo consente). Non comprerò sigarette nelle tabaccherie dove è vietato fumare.

Un'altra cosa su cui non sono d'accordo, è accettare che ci siano locali separati per fumatori, anche se sembra una proposta ragionevole: se esco con degli amici a cena che faccio? Io e mio marito da una parte e gli altri dall'altra? Se vado a bere un caffè con un'amica non fumatrice io mi siedo in un locale e lei in un altro, e ci mandiamo gli sms? Mi sembra che accettare questo stato di cose sia come avallare l'ipotesi che il fumo passivo sia pericoloso o per lo meno così fastidioso da non potersi sopportare neanche in un locale periodicamente aerato o ventilato. Non so se avete notato che, negli ultimi tempi, il fumo dà fastidio anche a persone che prima non se ne erano mai lamentate e secondo me questo lavaggio del cervello è stato accentuato dalla creazione di spazi separati: un non fumatore deve avere un bel coraggio ad entrare in una zona riservata ai fumatori! Sì, perché i non fumatori sono davvero convinti, in buona fede, che rischiano grosso. Ho conosciuto persone molto intelligenti che, quando si tratta di fumo, sembrano totalmente lobotomizzate e non si rendono conto di essere diventate lo strumento più potente e gratuito della lotta al fumo.

Cosa pensate dell'Associazione Fumatori? Io mi ero iscritta qualche anno fa, però poi non li ho più sentiti. Non sarebbe il caso di unire tutte le forze in campo?

Se posso rendermi utile, purché nella zona di Milano, fatemelo sapere. Se qualcuno, sempre della zona di Milano, vuole contattarmi per iniziative o idee, vi lascio la mia e-mail.

Scusate il lungo sfogo e cari saluti a tutti.


Cara Maria Luisa,

la sua lettera è tanto ricca quanto benvenuta. Così ricca, infatti, che possiamo solo rispondere ad alcuni dei suoi argomenti per ragioni di brevità.

Iniziamo dai suoi punti di disaccordo: vero è che le droghe sono assai più nocive del tabacco (sebbene gli antiproibizionisti fasulli affermino che gli spinelli, con 12-16 volte più catrame delle sigarette, siano “terapeutici”, mentre le sigarette “uccidono”). Lo stesso probabilmente vale per l’alcol. Però bisogna sempre bilanciare le nostre paure con l’inevitabile realtà che se si accetta proibizionismo, paternalismo e repressione di certi comportamenti personali che non fanno male ad altri, è solo questione di tempo prima che il boomerang colpisca la nostra testa (che è infatti ciò che sta succedendo).

Tendenzialmente siamo d’accordo con lei sul problema sociale, economico e logistico che i locali separati fumo/non fumo rappresentano, ed è assolutamente vero che sono stati una delle basi della percezione che il fumo passivo sia dannoso abbastanza da giustificare la separazione. Ma bisogna anche fare i conti con la realtà: ci troviamo di fronte ad una potentissima macchina propagandistica di stato (la “salute pubblica”) finanziata coi nostri stessi quattrini (quindi con risorse inesauribili), e pilotata da multinazionali così potenti da avere bilanci più grandi di molte nazioni. Lo scopo di questa macchina è di estinguere il fumatore e farlo diventare un cliente dei farmaceutici che producono nicotina. Lo stesso sta ora accadendo per i ciccioni e per i bevitori. Lo strumento più importante di questa operazione di marketing globale di cui ministeri della salute con pochi scrupoli sono pedine è la truffa del fumo passivo.

Ha ragione lei quando dice che brave, intelligenti persone si comportano come dei lobotomizzati quando si parla di fumo: però non li si può biasimare troppo, dopo che sono oggetto di incessante bombardamento da parte di autorevoli venduti e dai loro ruffiani nei media. Quanta gente (che fuma) è convinta che il riscaldamento globale sia colpa dell’Uomo? Eppure, anche per tale “colpa” non esiste alcuna prova scientifica, proprio come per il fumo: è solo questione di propaganda.

Data tale situazione, c’è da considerarsi fortunati se si riesce ad ottenere sezioni separate (l’alternativa è ciò che succede in California); d’altra parte, i suoi amici (che lei senz’altro si sarà curata di educare sulla truffa del fumo passivo) potranno farle compagnia nella sezione fumo (anche se portano via posti preziosi ai fumatori). Questa situazione dovrebbe essere considerata temporanea – almeno fino a quando non si acquisirà sufficiente consapevolezza di massa tramite educazione e denuncia, e conseguentemente si otterrà la forza politica sufficiente a sfondare sia la serrata mediatica contro ogni voce dissenziente e informazione che rivela le truffe sul fumo, sia le potentissime lobby farmaceutiche che pilotano la politica “sanitaria” e pagano gli attivisti antifumo per fomentare odio e intolleranza.

Il che ci porta alle necessità che lei ha messo in luce: l’attivismo politico, l’organizzazione di seminari educativi, e l’implementazione di una strategia di lotta basata sul boicottaggio economico, sulle azioni legali e sullo sviluppo di mezzi di informazione come il nostro, indipendenti e non condizionati da interessi politici ed economici; mezzi, in altre parole, che non cerchino l’approvazione e i trend delle masse (ergo vendita di copie o “rating” di audizione) ma la diffusione di informazione ed opinione pura. Circa l’Associazione Italiana Fumatori, li consideriamo buoni compagni di lotta, ma purtroppo sembra che le nostre due organizzazioni partano da filosofie radicalmente diverse. L’AIF sembra non volere sfidare le truffe statistiche/scientifiche portate avanti dalla “salute pubblica” e da certi guru medico-farmaceutici – cioè non vuole sfidare la loro autorità. D’altra parte, l’AIF si muove sulla linea “tolleranza e cortesia”. Noi crediamo che essere tolleranti con (o chiedere tolleranza da) aguzzini sia futile e ingenuo, e non intendiamo rispettare (o essere deferenti a) l’autorità di truffatori, non importa quali siano i loro titoli accademici, legali o politici. Infine noi siamo libertari, e certo non limitati al fumo (sebbene esso sia l'argomento predominante del nostro gruppo); crediamo quindi che le libertà si acquistino combattendo lo stato etico, contro cui è illogico e inutile lottare per poter fumare -- e poi magari invocarlo per cinture di sicurezza o dieta.

Grazie di nuovo e cordiali saluti. 

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