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Cari amici,
mi chiamo Maria
Luisa e vivo vicino a Milano. Ho 57 anni, fumo da quando ne avevo 17
(57-17 = 40) e, da più di 30 anni, supero le 30 giornaliere.
Dimenticavo: godo di ottima salute!
Ho scoperto la
vostra esistenza leggendo le risposte deliranti all'articolo di
Enstrom e Kabat, pubblicato sul British Medical Journal qualche mese
fa, che scagiona il fumo passivo. Tra i vari messaggi di medici
inviperiti, ho trovato il vostro e così mi sono sentita un po’ meno
sola. Mi ha fatto piacere constatare che i miei timori non sono frutto
di mania di persecuzione, ma sono condivisi da altri.
Durante le
vacanze di Natale ho letto quasi tutto il vostro sito e ho trovato la
conferma di tante idee che mi ero fatta. Certo che, se "il futuro
dell'Italia si vede dal passato dell'America", come diceva quel tale
di cui mi sfugge il nome, ci aspettano tempi duri.
Per correttezza
devo dirvi che non sono in tutto d'accordo con voi (diciamo solo al
90%, visto che le statistiche sono di moda). Ad esempio, non mi sento
di condividere un atteggiamento totalmente antiproibizionista e
separerei il tabacco da altre sostanze che, agendo pesantemente sul
cervello, impediscono l'esercizio di quella libertà che tutti vogliamo
tutelare. Inoltre, in questo momento di entrata in vigore della nuova
legge, cercherei di concentrarmi maggiormente sulla montatura del fumo
passivo, che è diventato un potente strumento di repressione,
piuttosto che sul fumo attivo.
Come? Facciamoci
venire delle idee. Ognuno nel suo piccolo dovrebbe cercare di fare
qualcosa. Da parte mia sto verificando i bar e i ristoranti che di
solito frequento e boicotterò quelli che già da ora impediranno di
fumare (la nuova legge non li obbliga, ma glielo consente). Non
comprerò sigarette nelle tabaccherie dove è vietato fumare.
Un'altra cosa su
cui non sono d'accordo, è accettare che ci siano locali separati per
fumatori, anche se sembra una proposta ragionevole: se esco con degli
amici a cena che faccio? Io e mio marito da una parte e gli altri
dall'altra? Se vado a bere un caffè con un'amica non fumatrice io mi
siedo in un locale e lei in un altro, e ci mandiamo gli sms? Mi sembra
che accettare questo stato di cose sia come avallare l'ipotesi che il
fumo passivo sia pericoloso o per lo meno così fastidioso da non
potersi sopportare neanche in un locale periodicamente aerato o
ventilato. Non so se avete notato che, negli ultimi tempi, il fumo dà
fastidio anche a persone che prima non se ne erano mai lamentate e
secondo me questo lavaggio del cervello è stato accentuato dalla
creazione di spazi separati: un non fumatore deve avere un bel
coraggio ad entrare in una zona riservata ai fumatori! Sì, perché i
non fumatori sono davvero convinti, in buona fede, che rischiano
grosso. Ho conosciuto persone molto intelligenti che, quando si tratta
di fumo, sembrano totalmente lobotomizzate e non si rendono conto di
essere diventate lo strumento più potente e gratuito della lotta al
fumo.
Cosa pensate
dell'Associazione Fumatori? Io mi ero iscritta qualche anno fa, però
poi non li ho più sentiti. Non sarebbe il caso di unire tutte le forze
in campo?
Se posso
rendermi utile, purché nella zona di Milano, fatemelo sapere. Se
qualcuno, sempre della zona di Milano, vuole contattarmi per
iniziative o idee, vi lascio la mia e-mail.
Scusate il lungo
sfogo e cari saluti a tutti.
Cara Maria
Luisa,
la sua lettera è
tanto ricca quanto benvenuta. Così ricca, infatti, che possiamo solo
rispondere ad alcuni dei suoi argomenti per ragioni di brevità.
Iniziamo dai
suoi punti di disaccordo: vero è che le droghe sono assai più nocive
del tabacco (sebbene gli antiproibizionisti fasulli affermino che gli
spinelli, con 12-16 volte più catrame delle sigarette, siano
“terapeutici”, mentre le sigarette “uccidono”). Lo stesso
probabilmente vale per l’alcol. Però bisogna sempre bilanciare le
nostre paure con l’inevitabile realtà che se si accetta
proibizionismo, paternalismo e repressione di certi comportamenti
personali che non fanno male ad altri, è solo questione di tempo prima
che il boomerang colpisca la nostra testa (che è infatti ciò che sta
succedendo).
Tendenzialmente
siamo d’accordo con lei sul problema sociale, economico e logistico
che i locali separati fumo/non fumo rappresentano, ed è assolutamente
vero che sono stati una delle basi della percezione che il fumo
passivo sia dannoso abbastanza da giustificare la separazione. Ma
bisogna anche fare i conti con la realtà: ci troviamo di fronte ad una
potentissima macchina propagandistica di stato (la “salute pubblica”)
finanziata coi nostri stessi quattrini (quindi con risorse
inesauribili), e pilotata da multinazionali così potenti da avere
bilanci più grandi di molte nazioni. Lo scopo di questa macchina è di
estinguere il fumatore e farlo diventare un
cliente dei farmaceutici che producono nicotina. Lo stesso sta ora
accadendo per i
ciccioni
e per i
bevitori. Lo strumento più importante di questa operazione di
marketing globale di cui ministeri della salute con pochi scrupoli
sono pedine è
la truffa
del fumo passivo.
Ha ragione lei
quando dice che brave, intelligenti persone si comportano come dei
lobotomizzati quando si parla di fumo: però non li si può biasimare
troppo, dopo che sono oggetto di incessante bombardamento da parte di
autorevoli venduti e dai loro ruffiani nei media. Quanta gente (che
fuma) è convinta che il riscaldamento globale sia colpa dell’Uomo?
Eppure, anche per tale “colpa” non esiste alcuna prova scientifica,
proprio come per il fumo: è solo questione di propaganda.
Data tale
situazione, c’è da considerarsi fortunati se si riesce ad ottenere
sezioni separate (l’alternativa è ciò che succede in California);
d’altra parte, i suoi amici (che lei senz’altro si sarà curata di
educare sulla truffa del fumo passivo) potranno farle compagnia
nella sezione fumo (anche se portano via posti preziosi ai fumatori).
Questa situazione dovrebbe essere considerata temporanea – almeno fino
a quando non si acquisirà sufficiente consapevolezza di massa tramite
educazione e denuncia, e conseguentemente si otterrà la forza
politica sufficiente a sfondare sia la serrata mediatica contro
ogni voce dissenziente e informazione che rivela le truffe sul fumo,
sia le
potentissime lobby farmaceutiche che pilotano la politica “sanitaria”
e pagano gli attivisti antifumo per fomentare odio e intolleranza.
Il che ci porta
alle necessità che lei ha messo in luce: l’attivismo politico,
l’organizzazione di seminari educativi, e l’implementazione di
una strategia di lotta basata sul boicottaggio economico, sulle
azioni legali e sullo sviluppo di mezzi di informazione
come il nostro, indipendenti e non condizionati da interessi
politici ed economici; mezzi, in altre parole, che non cerchino
l’approvazione e i trend delle masse (ergo vendita di copie o “rating”
di audizione) ma la diffusione di informazione ed opinione pura.
Circa l’Associazione Italiana Fumatori, li consideriamo buoni compagni
di lotta, ma purtroppo sembra che le nostre due organizzazioni partano
da filosofie radicalmente diverse. L’AIF sembra non volere sfidare le
truffe
statistiche/scientifiche portate avanti dalla “salute pubblica” e
da certi guru medico-farmaceutici – cioè non vuole sfidare la loro
autorità. D’altra parte, l’AIF si muove sulla linea “tolleranza e
cortesia”. Noi crediamo che essere tolleranti con (o chiedere
tolleranza da) aguzzini sia futile e ingenuo, e non intendiamo
rispettare (o essere deferenti a) l’autorità di truffatori, non
importa quali siano i loro titoli accademici, legali o politici.
Infine noi siamo libertari,
e certo non limitati al fumo (sebbene esso sia l'argomento
predominante del nostro gruppo); crediamo quindi che le libertà si
acquistino combattendo lo stato etico, contro cui è illogico e inutile
lottare per poter fumare -- e poi magari invocarlo per cinture di
sicurezza o dieta.
Grazie di nuovo
e cordiali saluti.
FORCES Italiana
La Redazione |