Caro Gian Turci,
vorrei comunicarle una riflessione che ho fatto leggendo la
risposta al lettore Andrea sui fastidi "reali e non indotti del
fumo". Più volte mi sono chiesta come mai, da un po'di tempo il fumo
dà fastidio a tutti, eppure la nostra generazione è vissuta in
ambienti saturi di fumo: sale cinematografiche con la "nebbia",
riunioni di lavoro, serate a casa di amici in cui tutti fumavano, e
nessuno si lamentava, pur avendo il fumo le stesse caratteristiche
di oggi, anzi, allora si fumava più pesante (io fumavo le mitiche
Nazionali).
La mia ipotesi personale, che però ha un fondamento scientifico, si
basa sul condizionamento alla paura: prendiamo dei topini in una
gabbia e abbiniamo il suono di un campanello ad una scarica
elettrica dopo un breve intervallo di tempo; i topini imparano molto
rapidamente una reazione di evitamento, saltando su una piattaforma.
Il suono del campanello, di per sè innocuo, scatena la paura di
ricevere una scarica elettrica.
Io penso che il fumo passivo (di per sé innocuo) scateni la paura
indotta dalla martellante propaganda sui suoi effetti nocivi e
provochi una reazione di evitamento. Si potrebbe pensare che,
perbacco, noi non siamo topini, eppure Joseph Le Doux, il più grande
studioso dei meccanismi della paura, ha dimostrato che questi
fenomeni avvengono nell'amigdala, una zona del cervello situata in
profondità nel lobo temporale, molto arcaica dal punto di vista
dell'evoluzione, che può funzionare al di là della percezione
cosciente, e fanno parte del bagaglio di istinti di conservazione
che ci hanno fatto arrivare fino al 21° secolo (noi e i topini).
Se è così, la percezione del fumo passivo come "fastidio", potrebbe
essere molto difficile da combattere con argomenti razionali, perché
le dinamiche sottostanti sono potenti e i non fumatori sono vittime
come i fumatori.
Che ne pensa di questa mia teoria?
Maria Luisa
Cara Maria Luisa,
sono pienamente d'accordo con la sua teoria. Infatti, lei avrebbe
potuto parlare per me - incluso l'esempio dei topi!

Il cervello (anche non umano) funziona
per associazione, questo è un fatto stabilito dalla scienza - non
dall'epidemiologia multifattoriale statistica...
Detto ciò, lo stabilire a livello
individuale o di massa un'associazione tra una realtà fisica e una
sensazione (nella fattispecie, un'emozione) diventa solo questione
di avere sufficiente potenza comunicativa. Dopo ciò, spesso non è
nemmeno più necessario essere esposti all'esperienza per ricordare
l'associazione: basta solo evocare il pensiero.
Per dimostrare la teoria, un giornalista americano sei anni fa entrò
in un ristorante di New York con una sigaretta di ceramica riempita
di ghiaccio secco cosicché "fumasse". Il giornalista fu accorto
abbastanza da assicurarsi prima di essere l'unico nella sala a
"fumare" per non diluire il risultato dell'esperimento con
co-fattori (fumo vero). Egli notò che a ben quattro tavoli gli
avventori furono subito colti da furiosi attacchi di tosse
alla vista della sigaretta con "fumo". Visto che due di loro
diventarono pure paonazzi dalla tosse e vistosamente col fiato
corto, è accettabile ipotizzare che non mentissero. L'associazione
nelle loro menti era talmente potente da somatizzare effetti
fisici, e addirittura pantografarli ad una scala assai più
grande di quelli che si sarebbero verificati (se alcuno) se la
sigaretta fosse stata vera.
E' quindi spesso ingiusto accusare i
non fumatori che tossiscono o "si fanno venire" gli attacchi d'asma
in un locale col fumo: molti somatizzano i sintomi davvero per via
del condizionamento - ed è un modo come un altro per esprimere
paura. Ciò a dispetto del fatto che le concentrazioni di polveri
e gas dove si fuma siano spessissimo immensamente inferiori a quelle
che si trovano in centro città (dove loro però non tossiscono), o
del fatto che il fumo (specialmente quello inalato direttamente) non
provoca attacchi d'asma, semmai li calma per via del monossido
d'azoto che dilata gli alveoli (non a caso nel passato si
prescrivevano sigarette a chi soffriva d'asma).
Ma tornando a noi, queste carogne della "salute pubblica" ci stanno
davvero trattando come topi da laboratorio usando metodologia medica
tramite intenzionale associazione fatta per mezzo dei media di massa
e della propaganda pagata con le nostre tasse. Per fortuna esiste un
vantaggio che noi umani abbiamo rispetto ai topi: un ulteriore
strato di corteccia cerebrale che permette il pensiero logico -
anche se bisogna ammettere che, di questi tempi, quello strato non
sembra essere molto utilizzato! Frequentemente le associazioni negli
umani possono essere disfatte in buona parte con informazione
e consapevolezza (o tramite una nuova associazione con un opposto).
Ecco perché la missione di FORCES ha speranza e ottime potenzialità
di successo - limitate esclusivamente dalla penosa scarsità dei
mezzi finanziari a sua disposizione. Una volta che il meccanismo
associativo antifumo è svelato ed
i suoi
dati-truffa "scientifici" sono spiegati, l'associazione diventa
subito molto più debole nel soggetto, e spesso scatta qualche relé
neuronico che di nuovo chiude il circuito alla ragione e abbassa la
soglia isterica emozionale, rendendo quindi possibile ragionare
nuovamente perché la percezione della minaccia è indebolita. A quel
punto è spesso possibile sfruttare quello spiraglio temporaneo di
apertura mentale per inserire informazione vera e verificabile nella
sua mente e ripristinare l'autonomia emozionale e di pensiero. Ed è
significativo il fatto che, quando liberatosi dalla "sbornia", il
soggetto tende ad avere una forte reazione emozionale
antisalutista - la reazione tipica di chi si è accorto di essere
stato violato.
Sorprendentemente è più facile de-programmare un non fumatore che si
sentiva minacciato solamente dal fumo passivo che un fumatore,
perché quest'ultimo oltre al senso di "pericolo" è anche
condizionato al senso di colpa indotto. Il lavoro per
liberare i fumatori dal condizionamento del ministero della "salute"
è quindi più intenso di quello necessario per liberare i non
fumatori. Ma il lavoro più grosso è quello di liberare gli
ex-fumatori, che spesso intrecciano psicologicamente il
condizionamento sulla
truffa
del fumo passivo e sul senso di colpa con lo spirito nobilitante
della "missione" per "liberare chi è ancora nel vizio" (anche se non
è stato loro richiesto). Questo da loro un senso di "successo", di
scopo, di "utilità sociale" e, allo stesso tempo, un senso
primordiale di potere perché sono schierati con quella che
percepiscono essere la parte dominante sociale da cui, per
l'innata umana insicurezza, hanno disperatamente bisogno di sentirsi
accettati, approvati e
riconfermati nella loro persuasione e nella costosa rinuncia
a certi cospicui piaceri della vita. Ciò non è da sottovalutare,
anche perché richiama un senso di distorta uguaglianza:
"se ho rinunciato >io< a questo piacere (magari
per paura, ma non lo ammetto) ci devi rinunciare anche tu, per
amore o per forza, perché mi ricordi troppo la gioia a cui ho
rinunciato (e così feci della mia paura virtù)". Questa
sindrome sociale era diffusissima ai tempi del proibizionismo
statunitense, ed è parallela a quella dell'ex-drogato che trova
talvolta gratificazione nella delazione alla polizia del suo
migliore amico perché ciò è "per il bene" della sua vittima e per
"il bene sociale".
Tutte queste sono dinamiche
psicologiche individuali e di massa ben riconosciute e furono
ampiamente applicate dall'Unione Sovietica e dalla Germania nazista,
che facevano ampio uso della "salute pubblica" per i loro scopi.
Esiste una relazione direttamente proporzionale tra l'oppressione
sociale e l'uso cavilloso di regolamenti, delazione ed altri mezzi
coi quali il cittadino senza più capacità di scelta compensa il suo
soffocamento esercitando il potere che gli è passato dallo stato per
i propri scopi contro i suoi concittadini. Sotto questo aspetto, la
delazione contro il fumatore che si farà alla polizia antifumo
organizzata dalle regioni l'anno prossimo sarà identica a quella che
si fece alla Gestapo contro l'ebreo che entrava in un locale
"ariano".
Maria Luisa, il condizionamento di cui lei parla funzionerà
identicamente per i
mangiatori, i
bevitori
e per qualunque altro gruppo preso a bersaglio dalla macchina della
"salute pubblica" - ma abbiamo anche visto che può essere disfatto.
I mass media ruffiani dei salutisti (che sanno che possiamo
dimostrare i nostri argomenti scientificamente) ci ignorano il
più possibile proprio perché hanno capito che abbiamo la capacità
di rompere l'incantesimo fraudolento spiegandone il meccanismo
e gli imbrogli.
Questa è la ragione per cui è imperativo che FORCES cresca
economicamente e rapidamente e sviluppare i mezzi di informazione di
massa necessari per la de-programmazione tramite educazione e
scienza vera prima, ed organizzando poi le vittime del salutismo
di stato politicamente.
Personalmente quindi, non credo che
sia molto difficile distruggere le dinamiche emozionali
condizionanti visto che siamo in grado di diagnosticarne il
meccanismo e di incepparlo con la verità. In realtà, quello è il
lavoro più facile. Ciò che è difficile è trovare le vaste
risorse economiche necessarie per portare questa informazione alle
masse e spezzare così la schiena della truffa sanitaria in corso.
Tutto qui. E certo non è poco!
Salutissimi.
Gian Turci