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4 Maggio 2004
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Il COMITATO D'ONORE di FORCES International

Caro Gian Turci,

vorrei comunicarle una riflessione che ho fatto leggendo la risposta al lettore Andrea sui fastidi "reali e non indotti del fumo". Più volte mi sono chiesta come mai, da un po'di tempo il fumo dà fastidio a tutti, eppure la nostra generazione è vissuta in ambienti saturi di fumo: sale cinematografiche con la "nebbia", riunioni di lavoro, serate a casa di amici in cui tutti fumavano, e nessuno si lamentava, pur avendo il fumo le stesse caratteristiche di oggi, anzi, allora si fumava più pesante (io fumavo le mitiche Nazionali).

La mia ipotesi personale, che però ha un fondamento scientifico, si basa sul condizionamento alla paura: prendiamo dei topini in una gabbia e abbiniamo il suono di un campanello ad una scarica elettrica dopo un breve intervallo di tempo; i topini imparano molto rapidamente una reazione di evitamento, saltando su una piattaforma. Il suono del campanello, di per sè innocuo, scatena la paura di ricevere una scarica elettrica.

Io penso che il fumo passivo (di per sé innocuo) scateni la paura indotta dalla martellante propaganda sui suoi effetti nocivi e provochi una reazione di evitamento. Si potrebbe pensare che, perbacco, noi non siamo topini, eppure Joseph Le Doux, il più grande studioso dei meccanismi della paura, ha dimostrato che questi fenomeni avvengono nell'amigdala, una zona del cervello situata in profondità nel lobo temporale, molto arcaica dal punto di vista dell'evoluzione, che può funzionare al di là della percezione cosciente, e fanno parte del bagaglio di istinti di conservazione che ci hanno fatto arrivare fino al 21° secolo (noi e i topini).

Se è così, la percezione del fumo passivo come "fastidio", potrebbe essere molto difficile da combattere con argomenti razionali, perché le dinamiche sottostanti sono potenti e i non fumatori sono vittime come i fumatori.

Che ne pensa di questa mia teoria?

Maria Luisa


Cara Maria Luisa,

sono pienamente d'accordo con la sua teoria. Infatti, lei avrebbe potuto parlare per me - incluso l'esempio dei topi!

Il cervello (anche non umano) funziona per associazione, questo è un fatto stabilito dalla scienza - non dall'epidemiologia multifattoriale statistica...

Detto ciò, lo stabilire a livello individuale o di massa un'associazione tra una realtà fisica e una sensazione (nella fattispecie, un'emozione) diventa solo questione di avere sufficiente potenza comunicativa. Dopo ciò, spesso non è nemmeno più necessario essere esposti all'esperienza per ricordare l'associazione: basta solo evocare il pensiero.

Per dimostrare la teoria, un giornalista americano sei anni fa entrò in un ristorante di New York con una sigaretta di ceramica riempita di ghiaccio secco cosicché "fumasse". Il giornalista fu accorto abbastanza da assicurarsi prima di essere l'unico nella sala a "fumare" per non diluire il risultato dell'esperimento con co-fattori (fumo vero). Egli notò che a ben quattro tavoli gli avventori furono subito colti da furiosi attacchi di tosse alla vista della sigaretta con "fumo". Visto che due di loro diventarono pure paonazzi dalla tosse e vistosamente col fiato corto, è accettabile ipotizzare che non mentissero. L'associazione nelle loro menti era talmente potente da somatizzare effetti fisici, e addirittura pantografarli ad una scala assai più grande di quelli che si sarebbero verificati (se alcuno) se la sigaretta fosse stata vera.

E' quindi spesso ingiusto accusare i non fumatori che tossiscono o "si fanno venire" gli attacchi d'asma in un locale col fumo: molti somatizzano i sintomi davvero per via del condizionamento - ed è un modo come un altro per esprimere paura. Ciò a dispetto del fatto che le concentrazioni di polveri e gas dove si fuma siano spessissimo immensamente inferiori a quelle che si trovano in centro città (dove loro però non tossiscono), o del fatto che il fumo (specialmente quello inalato direttamente) non provoca attacchi d'asma, semmai li calma per via del monossido d'azoto che dilata gli alveoli (non a caso nel passato si prescrivevano sigarette a chi soffriva d'asma).

Ma tornando a noi, queste carogne della "salute pubblica" ci stanno davvero trattando come topi da laboratorio usando metodologia medica tramite intenzionale associazione fatta per mezzo dei media di massa e della propaganda pagata con le nostre tasse. Per fortuna esiste un vantaggio che noi umani abbiamo rispetto ai topi: un ulteriore strato di corteccia cerebrale che permette il pensiero logico - anche se bisogna ammettere che, di questi tempi, quello strato non sembra essere molto utilizzato! Frequentemente le associazioni negli umani possono essere disfatte in buona parte con informazione e consapevolezza (o tramite una nuova associazione con un opposto).

Ecco perché la missione di FORCES ha speranza e ottime potenzialità di successo - limitate esclusivamente dalla penosa scarsità dei mezzi finanziari a sua disposizione. Una volta che il meccanismo associativo antifumo è svelato ed i suoi dati-truffa "scientifici" sono spiegati, l'associazione diventa subito molto più debole nel soggetto, e spesso scatta qualche relé neuronico che di nuovo chiude il circuito alla ragione e abbassa la soglia isterica emozionale, rendendo quindi possibile ragionare nuovamente perché la percezione della minaccia è indebolita. A quel punto è spesso possibile sfruttare quello spiraglio temporaneo di apertura mentale per inserire informazione vera e verificabile nella sua mente e ripristinare l'autonomia emozionale e di pensiero. Ed è significativo il fatto che, quando liberatosi dalla "sbornia", il soggetto tende ad avere una forte reazione emozionale antisalutista - la reazione tipica di chi si è accorto di essere stato violato.

Sorprendentemente è più facile de-programmare un non fumatore che si sentiva minacciato solamente dal fumo passivo che un fumatore, perché quest'ultimo oltre al senso di "pericolo" è anche condizionato al senso di colpa indotto. Il lavoro per liberare i fumatori dal condizionamento del ministero della "salute" è quindi più intenso di quello necessario per liberare i non fumatori. Ma il lavoro più grosso è quello di liberare gli ex-fumatori, che spesso intrecciano psicologicamente il condizionamento sulla truffa del fumo passivo e sul senso di colpa con lo spirito nobilitante della "missione" per "liberare chi è ancora nel vizio" (anche se non è stato loro richiesto). Questo da loro un senso di "successo", di scopo, di "utilità sociale" e, allo stesso tempo, un senso primordiale di potere perché sono schierati con quella che percepiscono essere la parte dominante sociale da cui, per l'innata umana insicurezza, hanno disperatamente bisogno di sentirsi accettati, approvati e riconfermati nella loro persuasione e nella costosa rinuncia a certi cospicui piaceri della vita. Ciò non è da sottovalutare, anche perché richiama un senso di distorta uguaglianza: "se ho rinunciato >io< a questo piacere (magari per paura, ma non lo ammetto) ci devi rinunciare anche tu, per amore o per forza, perché mi ricordi troppo la gioia a cui ho rinunciato (e così feci della mia paura virtù)". Questa sindrome sociale era diffusissima ai tempi del proibizionismo statunitense, ed è parallela a quella dell'ex-drogato che trova talvolta gratificazione nella delazione alla polizia del suo migliore amico perché ciò è "per il bene" della sua vittima e per "il bene sociale".

Tutte queste sono dinamiche psicologiche individuali e di massa ben riconosciute e furono ampiamente applicate dall'Unione Sovietica e dalla Germania nazista, che facevano ampio uso della "salute pubblica" per i loro scopi. Esiste una relazione direttamente proporzionale tra l'oppressione sociale e l'uso cavilloso di regolamenti, delazione ed altri mezzi coi quali il cittadino senza più capacità di scelta compensa il suo soffocamento esercitando il potere che gli è passato dallo stato per i propri scopi contro i suoi concittadini. Sotto questo aspetto, la delazione contro il fumatore che si farà alla polizia antifumo organizzata dalle regioni l'anno prossimo sarà identica a quella che si fece alla Gestapo contro l'ebreo che entrava in un locale "ariano".

Maria Luisa, il condizionamento di cui lei parla funzionerà identicamente per i mangiatori, i bevitori e per qualunque altro gruppo preso a bersaglio dalla macchina della "salute pubblica" - ma abbiamo anche visto che può essere disfatto. I mass media ruffiani dei salutisti (che sanno che possiamo dimostrare i nostri argomenti scientificamente) ci  ignorano il più possibile proprio perché hanno capito che abbiamo la capacità di rompere  l'incantesimo fraudolento spiegandone il meccanismo e gli imbrogli.

Questa è la ragione per cui è imperativo che FORCES cresca economicamente e rapidamente e sviluppare i mezzi di informazione di massa necessari per la de-programmazione tramite educazione e scienza vera prima, ed organizzando poi le vittime del salutismo di stato politicamente.

Personalmente quindi, non credo che sia molto difficile distruggere le dinamiche emozionali condizionanti visto che siamo in grado di diagnosticarne il meccanismo e di incepparlo con la verità. In realtà, quello è il lavoro più facile. Ciò che è difficile è trovare le vaste risorse economiche necessarie per portare questa informazione alle masse e spezzare così la schiena della truffa sanitaria in corso.

Tutto qui. E certo non è poco!

Salutissimi.

Gian Turci

 

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